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Updated: 19 min 10 sec fa

Scoperta una colla che fissa in 10 secondi, dura anni ed è più forte in acqua

Mer, 08/12/2026 - 07:30

L’uomo da sempre ha caratterizzato la sua storia con diverse scoperte e, nonostante oggi abbiamo raggiunto obiettivi invidiabili, ancora riesce a trovare qualcosa di nuovo. È questa l’avventura di un gruppo di ingegneri che hanno creato una “super” colla in grado di fissare qualcosa in soli 10 secondi, resistere per anni e diventare più forte sott’acqua. Potremmo dire un attaccatutto quasi perfetto.

Infatti, in tutto ciò che riguarda il mondo degli adesivi uno dei principali problemi è l’acqua che complica i tentativi di manutenzione delle infrastrutture oceaniche, come ad esempio gli oleodotti. Qualsiasi adesivo al momento perdono tenacità a causa delle molecole dell’acqua che rivestono le superfici da assemblare, formando così una barriera repulsiva naturale oltre a erodere e lavare via gli adesivi.

Lo studio che ha permesso di realizzare una colla in grado non solo di resistere, ma addirittura di diventare più forte sott’acqua e mantenere la sua tenacità per anni è stato pubblicato su Nature Communications. “Ottenere un’adesione subacquea rapida, duratura e riciclabile ha a lungo rappresentato una sfida significativa, complicata dagli strati di idratazione, dai lenti processi di polimerizzazione e dalle problematiche ambientali legate agli adesivi tradizionali“, si legge.

Come è stato possibile realizzare questa colla

Gli ingegneri sono riusciti a realizzare questa colla subacquea grazie a un principio particolare definito liquido ionico supramolecolare. Questo principio permette un autoassemblaggio mediato dallo scambio di solvente. Gli esperti parlano di “flusso di Marangoni” che non solo accelera l’aggregazione supramolecolare, ma penetra anche efficacemente negli strati di idratazione, consentendo uno stretto contatto con le superfici del substrato sommerso.

In pratica, un parte iniziale, definita chimica oltre la molecola, si occupa di molte molecole che si combinano in strutture complesse. La parte successiva ricompone i suoi atomi, legandosi alle superfici subacquee quando l’adesivo entra in contatto con l’acqua.

Questa ricerca combina la chimica supramolecolare e la scienza interfacciale macroscopica per promuovere materiali adattivi con capacità di adesione personalizzabili“, hanno spiegato gli ingegneri dello studio. “Analisi spettroscopiche e teoriche rivelano lo sviluppo di reti non covalenti reversibili e riarrangiamenti molecolari guidati durante lo scambio di solvente“.

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Mer, 08/12/2026 - 07:00

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Queste offerte eBay con coupon stanno andando a ruba

Mer, 08/12/2026 - 06:30

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Cina, esplode in volo il razzo Lunga Marcia 7A: cosa è successo

Mar, 08/11/2026 - 19:01

Meno di 90 secondi dopo il decollo, un razzo cinese si è disintegrato in volo, trascinandosi dietro un satellite per telecomunicazioni nuovo di zecca. Un incidente raro che offusca il calendario record (e potenzialmente storico) che la Cina si era prefissata per il 2026.

Lunga Marcia 7A, il razzo cinese si disintegra in volo

Lunga Marcia 7A è entrato in servizio a marzo 2020. È altro 60 metri e la sua specialità è collocare carichi pesanti in orbita di trasferimento geostazionaria, a diverse decine di migliaia di chilometri di altitudine. Il fallimento di questo lancio rappresenta quindi un colpo non trascurabile.

Il razzo è decollato oggi verso le 20 ora locale dal sito di lancio di Wenchang, sull’isola di Hainan nel sud della Cina. A bordo si trovava un satellite per telecomunicazioni ChinaSat-4B, del valore di oltre 148 milioni di dollari. Ma il volo si è interrotto prematuramente.

Mentre il razzo attraversava la zona cosiddetta di Max-Q, ossia il momento in cui subisce la massima pressione aerodinamica dell’intera traiettoria, si è letteralmente disintegrato. I video condivisi da testimoni mostrano una palla di fuoco circondata da una densa nube di fumo nero.

Il razzo e il suo satellite sono così andati persi sopra il Mar Cinese Meridionale. La causa esatta resta, per il momento, oggetto di indagine. Dal suo unico precedente fallimento, durante il volo inaugurale, il Lunga Marcia 7A ha inanellato oltre una decina di missioni riuscite, e questo lancio doveva appunto stabilire un record di rapidità. Infatti, sono trascorsi appena 12 giorni dalla missione precedente, la rotazione più breve mai realizzata per un razzo cinese di nuova generazione.

Le conseguenze per la Cina

La Cina preferisce giocare la carta della prudenza. Il lancio del razzo Zhuque-3, sviluppato dall’azienda privata LandSpace, è stato rinviato. Doveva tentare un recupero inedito del primo stadio dopo un primo fallimento avvenuto alcuni mesi fa.

Ma non è la missione più critica. Perché il 24 agosto, la Cina prevede di lanciare Chang’e-7 verso il polo Sud della Luna a bordo di un Lunga Marcia 5. Ora, i booster di quest’ultimo utilizzano motori della stessa famiglia YF-100 di quelli del Lunga Marcia 7A. Se l’indagine dovesse concludere che il problema è legato a questo motore, il calendario lunare del Paese, in corsa contro gli Stati Uniti, potrebbe essere compromesso.

Truffa con smishing: INPS usa l'AI per verificare i documenti

Mar, 08/11/2026 - 18:42

Nelle ultime settimane sono state segnalate nuove campagne di smishing che sfruttano nome, logo e grafica di INPS. Quella più recente, descritta dagli esperti del CERT-AgID (Computer Emergency Response Team dell’Agenzia per l’Italia Digitale), prevede l’uso dell’intelligenza artificiale per verificare i documenti caricati dagli utenti. Si tratta in pratica di un filtro che semplifica il “lavoro” dei cybercriminali.

Furto dei dati con smishing e AI

Lo smishing è spesso più efficace del phishing, in quanto i controlli sugli SMS sono meno approfonditi rispetto a quelli sulle email. Non è noto come i cybercriminali hanno ottenuto i numeri di telefono. Le potenziali vittime ricevono un messaggio che invita a controllare i dati per continuare ad utilizzare i servizi di INPS. È presente un link che porta al sito fasullo con un design simile a quello legittimo.

La pagina iniziale è relativa ad un presunto aggiornamento della banca dati lavoro. Durante la procedura guidata è necessario inserire dati anagrafici (nome, cognome, telefono, email, datore di lavoro, posizione lavorativa, tipo di contratto, mese e anno di assunzione, IBAN di accredito). Successivamente viene chiesto di caricare tre documenti: carta d’identità, codice fiscale e patente.

Il CERT-AgID ha scoperto che il sito fake sfrutta l’intelligenza artificiale per rilevare il tipo di documento. Il sistema integrato può riconoscere correttamente diverse immagini, ma non è molto efficace (ha considerato valido il facsimile di una carta d’identità).

Questa soluzione ha un duplice scopo. Il primo è ingannare gli utenti, in quanto credono che sia la reale procedura di INPS e caricano quindi immagini di maggiore qualità. Il secondo è velocizzare la raccolta delle informazioni. Ciò consente ai cybercriminali di ottenere informazioni migliori da sfruttare in seguito.

Durante la procedura vengono chiesti anche buste paga, CUD e selfie. I cybercriminali possono così rubare l’identità degli utenti e mettere in atto vari tipi di truffe, ad esempio la richiesta di prestiti o finanziamenti. Il CERT-AgID ha informato INPS e chiesto la chiusura dei domini.

iOS 27, così Apple distinguerà gli scatti reali da quelli dell'AI

Mar, 08/11/2026 - 18:37

Dei riferimenti scoperti nella beta 5 di iOS 27 rivelano l’esistenza di “Apple Reference Image“, un sistema di verifica in grado di autenticare che una foto è stata effettivamente scattata con un iPhone. La funzione non è ancora attiva.

iOS 27, Apple lavora all’autenticazione delle foto

Con le immagini generate dall’intelligenza artificiale sempre più realistiche, capire se una fotografia è autentica o artificiale diventa una vera impresa. Apple sembra voler affrontare il problema con un sistema proprietario di verifica. Nella quinta beta di iOS 27 sono comparsi diversi riferimenti ad Apple Reference Image, una funzione ancora inattiva, ma descritta nell’informativa sulla privacy con dettagli sufficienti a ricostruirne il funzionamento.

Una modalità dedicata nell’app Fotocamera

Secondo il testo individuato da MacRumors, una modalità “Riferimento” farebbe la sua comparsa nell’applicazione Fotocamera, da attivare manualmente dall’utente. Una volta selezionata, questa modalità integrerebbe dati di provenienza direttamente nei metadati di ogni immagine scattata.

Per verificare che una foto sia stata effettivamente scattata con questa modalità attiva, basterebbe premere su un pulsante “Reference” che appare sull’immagine. Questa azione invierebbe quindi l’immagine grezza, le firme del sensore, la fascia oraria di acquisizione e gli identificativi hardware univoci del sensore ai server Private Cloud Compute di Apple, l’infrastruttura cloud sicura dell’azienda.

Questi server analizzano le informazioni per determinare se l’immagine proviene effettivamente dal sensore fotografico dichiarato, le attribuiscono un identificativo univoco e rinviano una versione autenticata al dispositivo dell’utente.

Piccola precisazione importante per la privacy, tanto cara al produttore. Durante questa verifica, Apple non riceverebbe mai la foto grezza in sé, ma unicamente i dati del sensore, un hash crittografico e il risultato dell’analisi. L’azienda si riserverebbe inoltre il diritto di rifiutare l’autenticazione di immagini provenienti da un sensore potenzialmente compromesso, e potrebbe persino revocare retroattivamente autenticazioni già concesse a un determinato sensore.

La risposta di Apple alla crescita dei contenuti generati dall’AI

Le foto autenticate potrebbero essere consultate su iPhone, iPad o Mac, con il badge Reference che resta cliccabile su ciascuna di queste piattaforme. Il fatto che l’autenticazione richieda l’attivazione preventiva di una modalità specifica suggerisce che la funzione si rivolga soprattutto a utilizzi professionali, come il fotogiornalismo o la documentazione visiva che necessita di una prova di autenticità, mestieri che integrano l’iPhone nella loro catena produttiva.

L’informativa sulla privacy menziona peraltro sia foto e video, sia sequenze non ritagliate, il che lascia pensare che il sistema potrebbe coprire anche i video.

Questo tipo di verifica hardware risponde a una problematica crescente: distinguere un’immagine realmente catturata da una fotocamera da un contenuto generato artificialmente, man mano che gli strumenti AI producono risultati sempre più realistici. Apple appone già filigrane o metadati identificativi sulle immagini prodotte dal proprio strumento di generazione, Image Playground, per evitare qualsiasi confusione.

Sul piano dei principi, questo approccio si avvicina agli standard C2PA Content Credentials già adottati da diversi produttori di fotocamere come Leica, Sony e Nikon, nonché da Google sulla sua gamma Pixel 10. Bisogna vedere se Apple sceglierà di allineare il proprio sistema a questo standard aperto, o di sviluppare una propria norma proprietaria.

Dipendenza dai social media: oltre 3.000 cause negli USA

Mar, 08/11/2026 - 17:40

I tre giudici del tribunale di appello di San Francisco hanno respinto il ricorso presentato da Meta, TikTok e altre aziende. Dovranno quindi affrontare un processo che riunisce oltre 3.000 cause intentate da Stati, distretti scolastici, governi locali e singoli cittadini. L’accusa è quella di aver progettato le rispettive piattaforme social in modo da creare dipendenza. Meta dovrà anche affrontare un processo, al termine del quale potrebbe pagare un risarcimento di 1.400 miliardi di dollari.

In caso di sconfitta, Meta rischia il fallimento

Le accuse sono rivolte a quasi tutte le piattaforme online più popolari negli Stati Uniti, tra cui Instagram, Facebook, TikTok, Roblox, Discord, Snapchat e YouTube, ma l’azienda che rischia di più è ovviamente Meta, considerato il numero di utenti. L’azienda di Menlo Park ha già perso in California e New Mexico. Nel primo caso deve pagare un risarcimento di 4,2 milioni di dollari, mentre nel secondo caso la cifra arriva a 942 milioni di dollari.

Le due sentenze potrebbero essere considerate un punto di riferimento e causare un effetto a cascata. Meta e le altre aziende avevano chiesto al tribunale di appello di annullare le decisioni della giudice Yvonne Gonzalez Rogers, in base alle quali le azioni legali potevano continuare. I giudici del tribunale di appello hanno confermato quanto deciso in primo grado.

Secondo le accuse, i social media sono stati progettati intenzionalmente per creare dipendenza, contribuendo all’aumento di depressione, ansia e altri problemi per la salute mentale degli utenti più giovani, molti dei quali sono minorenni. Le aziende aveva affermano che non sono responsabili per i contenuti pubblicati, come previsto dalla Section 230 del Communications Decency Act.

I giudici hanno respinto il ricorso perché la suddetta legge può essere invocata come difesa, quindi solo dopo la sentenza. Non serve per ottenere l’immunità dalle cause legali. In pratica, l’appello è stato presentato troppo presto. Il tribunale della California esaminerà in blocco oltre 3.000 cause sullo stesso argomento.

I giudici del tribunale di appello hanno inoltre respinto la richiesta di Meta di posticipare il processo che inizierà il 12 agosto con la selezione della giuria. Oltre al design che crea dipendenza c’è anche l’accusa di aver illegalmente raccolto e usato dati dei minori. In caso sconfitta dopo i tre gradi di giudizio, l’azienda di Menlo Park rischia il fallimento, in quanto è stato chiesto un risarcimento (improbabile) di 1.400 miliardi di dollari.

Il prompt di ChatGPT per trovare il prossimo libro da leggere

Mar, 08/11/2026 - 17:30

Ci sono due modi per trovare il prossimo libro da leggere. Il primo è il metodo classico: si entra in una libreria, si guarda la copertina, si legge il risvolto, si prende una decisione basata su un misto di intuizione e speranza. Il secondo è il metodo algoritmico: si compra un libro online e la piattaforma ne suggerisce altri cinque “simili” che in realtà sono simili solo per genere e non per sostanza. Entrambi i metodi funzionano, a volte. Entrambi deludono, spesso.

C’è un terzo modo che nessuno dei due riesce a replicare: avere un amico che conosce i propri gusti a menadito. Il problema è che quell’amico raramente esiste… ChatGPT non sostituisce quell’amico. Ma fa qualcosa che gli si avvicina: prende la lista dei libri preferiti, identifica gli schemi che li collegano, non solo il genere, ma il tipo di narrazione, il tono, l’approccio, i temi ricorrenti, e cerca libri recenti che condividano quegli stessi schemi.

Il prompt per trovare libri su misura

L’approccio che funziona è dare a ChatGPT una lista dei propri libri preferiti, più sono specifici e diversi tra loro, meglio è, e chiedergli di trovare titoli recenti con le stesse qualità.

Prompt da utilizzare con ChatGPT: Consigliami dieci libri molto apprezzati pubblicati negli ultimi cinque anni. Devono essere simili ai seguenti libri che sono tra i miei preferiti: [elenco di almeno cinque-dieci titoli con autore]. Prima di darmi i consigli, analizza la mia lista e dimmi quali temi, stili narrativi e approcci ricorrono nei miei gusti. Poi usa quegli schemi per trovare libri che li condividano.

La parte cruciale è l’istruzione “analizza prima di consigliare“. Senza la quale ChatGPT tende a cercare libri dello stesso genere, che è un filtro troppo grossolano. Con l’analisi preliminare, il chatbot identifica schemi più profondi: la predilezione per le storie dietro le quinte di un’industria, l’attrazione per le autobiografie senza filtri, il gusto per l’analisi culturale intelligente, la preferenza per la narrazione che unisce giornalismo e racconto personale.

Cosa fa ChatGPT con la propria lista

La prima cosa che il chatbot produce è il profilo dei propri gusti. Non una lista di generi, ma una mappa delle ragioni per cui certi libri attraggono più di altri.

Chi inserisce una lista eterogenea, autobiografie di musicisti, libri sull’industria dei videogiochi, romanzi distopici, saggi sulla cultura popolare, fumetti d’autore, scopre che ChatGPT trova i fili che collegano titoli apparentemente incompatibili.

Vedere i propri gusti letterari mappati in questo modo è un’esperienza curiosa, una specie di specchio che mostra non cosa si legge, ma perché si legge. E quella consapevolezza rende le raccomandazioni successive molto più mirate.

Perché funziona bene questo prompt di ChatGPT?

Le piattaforme di vendita online consigliano libri basandosi su due criteri principali: cosa hanno comprato altre persone che hanno acquistato lo stesso libro, e a quale genere appartiene il titolo. Sono filtri utili, ma rozzi, raggruppano per categoria merceologica, non per esperienza di lettura.

ChatGPT lavora a un livello diverso. Può riconoscere che un’autobiografia di un musicista e un saggio sull’industria dei videogiochi condividono lo stesso approccio narrativo, il racconto in prima persona di un mondo che il lettore non conosce dall’interno, e usare quel collegamento per suggerire un libro sull’industria cinematografica che condivide la stessa struttura. È un consiglio trasversale che nessun algoritmo basato sulle categorie produrrebbe mai, perché attraversa i confini dei generi seguendo un filo tematico che solo l’analisi del linguaggio naturale può cogliere.

Come rendere il prompt ancora più efficace?

Alcuni accorgimenti migliorano la qualità dei risultati. Includere libri di generi diversi nella lista dei preferiti è il più importante. Una lista composta solo da romanzi gialli produrrà consigli prevedibili, una lista che mescola narrativa, saggistica, fumetti e autobiografie costringe ChatGPT a cercare connessioni più profonde.

Prompt di approfondimento da utilizzare con ChatGPT: Per ciascun libro che mi hai consigliato, spiega quale dei miei preferiti somiglia di più e perché. Segnala anche se qualcuno dei libri suggeriti è un titolo poco conosciuto che potrei non trovare facilmente.

Questa richiesta aggiuntiva produce due informazioni preziose: la motivazione specifica dietro ogni raccomandazione (che permette di valutare se il consiglio è pertinente prima di comprare il libro) e la segnalazione dei titoli meno noti (che sono spesso le scoperte più gratificanti, proprio perché non sarebbero mai emersi in una ricerca tradizionale).

Si può anche chiedere a ChatGPT di indicare dove ciascun libro è disponibile, in formato cartaceo, digitale o audiolibro, per semplificare il passaggio dalla raccomandazione all’acquisto.

L’AI può trovare il libro giusto, ma il resto spetta a noi

La cosa più importante è che il chatbot non pretende di sostituire la lettura. Non legge i libri al posto nostro, non li riassume per risparmiare il tempo e non cerca di trasformarli in versioni condensate da consumare più velocemente. Fa qualcosa di molto più semplice: aiuta a trovare quelli giusti. Poi il resto spetta al lettore: aprire il libro, lasciarsi conquistare dalle pagine e dedicargli ciò che nessun algoritmo può fornire al posto nostro, cioè tempo, attenzione e immaginazione.

Il Parlamento europeo vuole Piracy Shield in tutti i paesi?

Mar, 08/11/2026 - 16:17

Oltre cinque anni fa, il Parlamento europeo aveva invitato la Commissione europea a presentare una proposta legislativa per contrastare le trasmissioni illegali di eventi sportivi. La Commissione ha adottato solo una raccomandazione non vincolante. Uno studio ha evidenziato che questo approccio non funziona. Sarebbe meglio un regolamento che introduce un blocco entro 30 minuti, come avviene in Italia con la piattaforma Piracy Shield.

Ordini di blocco per ISP, DNS, CDN e VPN

In base alla raccomandazione della Commissione sulla lotta alla pirateria online degli eventi sportivi e di altri eventi in diretta, i prestatori di servizi di hosting dovrebbero intervenire con urgenza per ridurre al minimo i danni causati dallo streaming illegale. Gli Stati membri dovrebbero inoltre consentire ai titolari dei diritti di chiedere ingiunzioni dinamiche (come avviene con Piracy Shield in Italia).

Un nuovo studio (PDF), commissionato dal Parlamento europeo e firmato dal professore Giovanni Maria Riccio dell’Università di Salerno, evidenzia che la raccomandazione non è sufficiente. Viene quindi suggerita l’introduzione di un regolamento vincolante per contrastare lo streaming illegale.

L’attuale risposta dell’UE alla pirateria dei contenuti in diretta rimane frammentata e non pienamente adattata alla velocità e alla complessità tecnica delle trasmissioni in diretta. Le norme esistenti forniscono strumenti utili, ma non garantiscono ancora un’applicazione coerente e tempestiva in tutti gli Stati membri.

Lo studio sottolinea la necessità di introdurre ordini di blocco per gli intermediari. Non solo ISP (Internet Service Provider), ma anche fornitori di DNS, CDN e VPN. Il blocco dovrebbe avvenire entro certe scadenze temporali (ad esempio 30 minuti come in Italia). Google ha recentemente evidenziato i possibili danni collaterali, mentre Cloudflare ha avviato uno scontro legale con AGCOM in Italia.

Nello studio viene evidenziata la scarsa efficacia dei blocchi tramite IP e DNS, in quanto possono essere bloccati siti e servizi legittimi. Nonostante ciò viene comunque suggerito di estendere l’approccio italiano a tutti i paesi europei.

Artisti AI su Spotify, sta per arrivare il badge dedicato

Mar, 08/11/2026 - 16:09

Nel nome della trasparenza, Spotify annuncia oggi l’introduzione del badge AI Persona. È quello che, tra poche settimane, verrà associato agli artisti creati con l’intelligenza artificiale. La piattaforma mantiene così una promessa formulata lo scorso anno, scegliendo come affrontare una questione che, per numeri e portata, sta diventando un problema non da poco.

Gli ascoltatori ci hanno espresso chiaramente di non voler incontrare profili di artisti generati interamente tramite AI che possano essere confusi per umani.

Cos’è il badge AI Persona in arrivo su Spotify

L’obiettivo è semplice: associare una nuova etichetta a quei profili che non corrispondono a persone reali. Per dirla in altro modo, a quelli che caricano brani creati con strumenti come Suno e Udio. Sarà visualizzata graficamente come nell’immagine qui sotto.

A partire da oggi, chi gestisce un account sul servizio può comunicare (attraverso Spotify for Artists) che i pezzi caricati sono generati con l’intelligenza artificiale. Spotify non si baserà solo sulle autodichiarazioni, ma effettuerà revisioni umane e identificherà i casi non segnalati con strumenti investigativi. I badge verranno mostrati a partire da metà settembre.

Un passaggio molto interessante del comunicato è quello con cui la piattaforma conferma che la musica realizzata da artisti etichettati come AI Persona sarà esclusa di default dalle raccomandazioni personalizzate e da quelle editoriali. È una scelta non scontata, che dovrebbe incontrare il favore dei musicisti.

[…] calibriamo i nostri algoritmi per mettere in risalto artisti autentici e ci impegniamo, basandoci sui segnali disponibili, a non includere spam, slop, o contenuti prodotti in serie fra le raccomandazioni della piattaforma.

Altre funzionalità di questo tipo già lanciate in precedenza sono AI Credits e SongDNA, quest’ultima utile per scoprire la storia dietro a ogni brano. Al contrario di quanto avviene con AI Persona, in primavera è arrivato il badge per gli artisti umani.

ChatGPT down: tutti gli aggiornamenti sui problemi dell'11 agosto

Mar, 08/11/2026 - 14:58

Molti stanno segnalando problemi con ChatGPT: il servizio di OpenAI è down o non funziona correttamente. La conferma arriva anche dalla dashboard ufficiale. Riporteremo qui tutti gli aggiornamenti del caso.

Abbiamo riscontrato che gli utenti stanno incontrando un numero elevato di errori per i servizi interessati. Stiamo lavorando all’implementazione di una soluzione.

Cosa sappiamo sul down di ChatGPT dell’11 agosto

Qui sotto le segnalazioni inviate a Downdetector da parte di chi non sta riuscendo a interagire con l’AI.

Abbiamo fatto un test. Da applicazione mobile non sembrano esserci particolari problemi, mentre su browser l’esperienza risulta particolarmente rallentata e l’applicazione desktop (Windows) nemmeno si apre correttamente.

… in aggiornamento

Disclaimer

È bene precisare che, quanto riportato in questo articolo, si basa solo ed esclusivamente sui feedback mostrati dal portale Downdetector (link in coda) e inviati dagli utenti, sulle segnalazione raccolte attraverso i social network, su quelle inviate dai nostri lettori alla redazione oppure su testimonianza diretta. Un down temporaneo e circoscritto, dovuto a un problema tecnico o di altra natura, non è da ritenere in alcun modo un giudizio sulla qualità generale di un servizio, di un prodotto o di una piattaforma.

Packaging, cambiano le regole in Europa: stop ai PFAS

Mar, 08/11/2026 - 14:14

Entrano in vigore le nuove regole sul packaging, in tutta Europa. L’applicazione della PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) è prevista a partire dal 12 agosto 2026, in tutti i Paesi del blocco. L’obiettivo è quello di ridurre l’impatto sull’ecosistema causato dalla produzione del materiale da confezionamento, spesso plastica derivata da combustibili fossili, ma non solo. Si punta anche a diminuire in modo importante la presenza dei pericolosi PFAS.

In vigore le nuove regole Ue sul packaging

L’acronimo è quello che identifica le sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate utilizzate per la produzione dei contenitori dei cibi, per le loro proprietà idrorepellenti e oleorepellenti. Si trovano spesso in grande quantità negli incarti, nei sacchetti da utilizzare in microonde e nelle scatole per le pizze. Sono note anche come forever chemicals perché non si smaltiscono mai, accumulandosi nell’ambiente e nel corpo umano. Alcune sono classificate come cancerogene e collegate a tumori come quelli a reni, prostata e testicoli oltre che ad altre malattie.

Quello alimentare non è l’unico settore interessato dalla novità. Vale anche per qualsiasi altra tipologia di prodotti, inclusi quelli tecnologici. L’Europa mira a promuovere il concetto di economia circolare e il riciclo delle risorse. Con questo scopo, a partire dal 2028 introdurrà un nuovo sistema di etichette che aiuterà le persone a fare la raccolta differenziata in modo corretto.

L’ennesimo step è previsto dal 2030, quando entreranno in vigore ulteriori misure. Una in particolare porrà dei limiti stringenti sullo spazio vuoto incluso in un packaging e sull’utilizzo di plastiche monouso in contesti come gli hotel e i ristoranti. Chiudiamo con il commento di Jessika Roswall, Commissaria per l’ambiente.

Il nuovo regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio è un investimento nel futuro dell’Europa: contribuirà a ridurre i rifiuti, ad aumentare il riciclo, a rendere più sicuri per i consumatori gli imballaggi a contatto con gli alimenti, limitando le sostanze nocive come i PFAS, e a ridurre la nostra dipendenza dalle materie prime vergini. Si tratta di passi essenziali verso un’economia veramente circolare.

Apple non ha cancellato l'iPhone all-glass: arriverà nel 2027

Mar, 08/11/2026 - 14:13

Secondo un analista di Jefferies, Apple avrebbe cancellato l’iPhone “all-glass” previsto nel 2027 per celebrare i 20 anni dal lancio del primo modello. Mark Gurman, noto giornalista di Bloomberg, ha smentito l’indiscrezione. La roadmap dell’azienda di Cupertino non è cambiata, quindi lo smartphone dovrebbe essere annunciato l’anno prossimo. Lo stesso design verrà probabilmente ereditato dai futuri modelli Pro.

Sarà un iPhone molto costoso

In base alle informazioni ricevute da alcuni fornitori, l’analista Edison Lee di Jefferies ha comunicato che l’iPhone “all-glass” è stato cancellato a causa della bassa resa produttiva. Apple avrebbe in pratica rilevato troppe unità difettose. Le fonti di Gurman affermano invece che il lancio dello smartphone è ancora previsto per settembre 2027.

Il giornalista di Bloomberg ipotizza che l’indiscrezione sia riferita al modello (effettivamente cancellato per difficoltà progettuali) con una maggiore quantità di vetro. Apple utilizzerà il vetro per le parti frontale e posteriore, mentre il frame (telaio intermedio) sarà ancora in metallo. I lati dello smartphone saranno curvi. Questo nuovo design verrebbe utilizzato per i modelli Pro.

Apple introdurrà la novità per celebrare i 20 anni dal lancio dell’iPhone originale nel 2007. Non è noto se verrà usato il nome iPhone 20, invece di iPhone 19. In occasione del decimo anniversario nel 2017 è stato annunciato l’iPhone X, insieme agli iPhone 8 e iPhone 8 Plus (non è mai esistito un iPhone 9).

L’unica certezza è che l’iPhone “all-glass” avrà un prezzo molto elevato. Considerati i materiali pregiati e i costi di RAM e storage si prevede una cifra superiore a 2.000 dollari. A titolo di confronto, il prezzo base dell’attuale iPhone 17 Pro Max è 1.199 dollari (1.489 euro in Italia).

Insieme all’iPhone “tutto vetro” verrà annunciato anche il secondo iPhone pieghevole. Il debutto di Apple in questo mercato (dominato da Samsung) è previsto tra circa due mesi, quando arriveranno anche gli iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max. I modelli “più economici” iPhone 18 e iPhone 18e verranno annunciati all’inizio del 2027, insieme all’iPhone Air 2.

YouTube raddoppia le soglie per monetizzare: che fatica, guadagnare!

Mar, 08/11/2026 - 13:21

Brutta notizia per i creator agli esordi… YouTube raddoppia le soglie di accesso al Partner Program a partire dal 1° febbraio 2027: 8.000 ore di visualizzazione qualificate oppure 20 milioni di visualizzazioni Short in 90 giorni. È la prima revisione importante dal 2018, che chiude la porta a un’ampia fetta di piccoli creator.

YouTube, la monetizzazione diventa più difficile

Guadagnare su YouTube diventerà due volte più difficile. La piattaforma ha appena annunciato una revisione significativa del suo YouTube Partner Program (YPP), il meccanismo che consente ai creator di percepire una quota dei ricavi pubblicitari e degli abbonamenti Premium. Secondo TechCrunch, le nuove soglie di accesso entrano in vigore il 1° febbraio 2027 e riguardano solo i futuri membri del programma, i 3 milioni di creator già ammessi mantengono il proprio status.

I numeri non lasciano spazio a interpretazioni. Per entrare nello YPP e accedere ai ricavi pubblicitari, un creator dovrà d’ora in poi dimostrare 8.000 ore di visualizzazione qualificate negli ultimi 12 mesi, contro le 4.000 attuali, oppure raggiungere 20 milioni di visualizzazioni qualificate per gli Short in 90 giorni, contro i 10 milioni richiesti finora. La soglia dei 1.000 iscritti resta invece invariata. Si tratta della prima revisione importante di questi criteri dal 2018, quando il programma contava molti meno partecipanti.

YouTube giustifica questa stretta con la crescita esplosiva della piattaforma: 200 miliardi di visualizzazioni degli Short al giorno oggi, contro i 70 miliardi del 2024, e oltre un miliardo di ore di visualizzazione quotidiane sulle TV. L’argomento di fondo è quello della qualità del bacino: concentrare i ricavi sui canali già in grado di generare un traffico consistente. Per i creator dipendenti dalle piattaforme, la finestra di monetizzazione si restringe sensibilmente.

Gli Short nel mirino, Premium Lite come contropartita

I creator già nel programma non sono del tutto risparmiati. A partire da febbraio 2027, percepire ricavi dallo Shorts Creators Pool richiederà di mantenere 10 milioni di visualizzazioni qualificate su una finestra mobile di 90 giorni. Scendere al di sotto non comporta l’esclusione dallo YPP, ma interrompe i ricavi degli Short per il periodo in questione, che riprendono automaticamente non appena la soglia viene nuovamente superata. YouTube precisa che i creator che generano ricavi significativi tramite gli Short non dovrebbero essere interessati, senza specificare quanti canali si trovino attualmente sotto questa soglia.

Come contropartita, YouTube annuncia l’estensione della sua offerta Premium Lite a tutti i Paesi in cui YouTube Premium è disponibile. La particolarità di questo livello, è che il 60% dei ricavi netti da abbonamento viene riversato in un fondo dedicato ai creator, contro il 30% del Premium standard. La distribuzione resta identica, ovvero 55% per i video lunghi e 45% per gli Short. YouTube promette anche bonus legati allo Shopping, incentivi per le partnership con i brand e ricompense per i creator che lanciano o amplificano tendenze. Nessun importo, nessuna data di attivazione per questi strumenti sono stati comunicati.

YouTube concede tempo fino al 31 gennaio 2027 ai creator già nel programma per accettare le nuove condizioni, pena la sospensione dei ricavi.

Aptoide Games è il primo store di terze parti in Google Play

Mar, 08/11/2026 - 12:33

Aptoide Games è il primo store di terze parti distribuito direttamente tramite Google Play negli Stati Uniti. Come anticipato a metà luglio, l’azienda di Mountain View ha deciso di rispettare l’ingiunzione emessa dal giudice al termine del processo nato dalla denuncia di Epic Games. In Europa verrà implementata una soluzione alternativa.

Aptoide Games su Android senza sideloading

Il giudice James Donato ha deciso le modifiche da apportare al Google Play Store per ripristinare la concorrenza nel mercato della distribuzione delle app per Android e dei sistemi di pagamento. L’azienda di Mountain View aveva sottoscritto un accordo con Epic Games per evitare i cambiamenti più radicali che potrebbero avere un impatto negativo sui profitti.

Era prevista l’introduzione dei cosiddetti Registered App Store con Android 17, ovvero store di terze parti approvati da Google per i quali è prevista una procedura di installazione più semplice. Questa soluzione verrà implementata in altri paesi. Google e Epic Games hanno deciso di annullare l’accordo (probabilmente perché non sarebbe stato approvato dal giudice), quindi negli Stati Uniti rimane valida l’ingiunzione originaria.

L’azienda di Mountain View deve consentire l’installazione degli store di terze parti dal Play Store e l’accesso all’intero catalogo del Play Store. La prima opzione è stata sfruttata da Aptoide. Gli utenti statunitensi possono ora installare Aptoide Games da questo link tramite una semplice procedura, evitando il sideloading. In Europa arriverà probabilmente tramite i Registered App Store. È già disponibile su iOS grazie al Digital Markets Act.

Curiosamente, Aptoide Games è arrivato sul Play Store prima di Epic Games Store, ovvero lo store dell’azienda che ha vinto la causa contro Google. Nei prossimi mesi potrebbero essere disponibili altri store, tra cui quello di Microsoft per i giochi Xbox (atteso da oltre due anni).

150 GB in 5G a 5,99€, con 2 mesi gratis: ecco la promo LycaMobile di agosto 2026

Mar, 08/11/2026 - 12:20

Per una tariffa con tanti Giga in 5G e minuti illimitati a prezzo contenuto è possibile puntare su LycaMobile e sulla promo 5G Portin 599, disponibile con portabilità del numero da qualsiasi operatore.  L’offerta costa 5,99 euro al mese e include 150 GB in 5G Full Speed (l’operatore usa ora la rete TIM). Per tutti i nuovi clienti ci sono 2 mesi di rinnovo gratis.

Non ci sono costi di attivazione: la spesa iniziale è di 5,99 euro. Per accedere alla promo basta visitare il [affiliate_link link_id=”4408″]sito ufficiale di LycaMobile[/affiliate_link], qui di sotto. L’attivazione può avvenire anche tramite eSIM. L’offerta è valida solo per un breve periodo di tempo.

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Perché scegliere l’offerta di LycaMobile

Con 5G Portin 599 di LycaMobile è possibile accedere a una tariffa completa che include:

  • minuti e SMS illimitati verso tutti in Italia
  • 150 GB in 5G Full Speed per navigare in Italia
  • in roaming in UE, UK, Svizzera, Ucraina e Moldavia è possibile sfruttare minuti e SMS illimitati oltre a 9 GB ogni mese, senza alcun costo aggiuntivo
  • servizi accessori inclusi e nessun costo extra

La promozione prevede un canone di 5,99 euro al mese con attivazione gratuita e con 2 mesi gratis per tutti i nuovi clienti che scelgono LycaMobile.

L’offerta in corso è disponibile richiedendo la portabilità del numero da un altro operatore. Non è possibile attivare questa promo con attivazione di un nuovo numero di cellulare.

Si tratta di una delle promo più interessanti del momento, che abbinano costi contenuti e vantaggi reali per l’utente, con una spesa minima e un bundle completo.

Per sfruttare la promozione è sufficiente seguire una breve procedura online, accedendo al sito ufficiale dell’operatore tramite il box qui di sotto.

L’offerta è valida solo per un breve periodo di tempo e solo trmaite il sito LycaMobile.

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Windows 11, Microsoft aumenta il prezzo delle licenze: PC più cari

Mar, 08/11/2026 - 11:56

Microsoft ha deciso di aumentare il prezzo delle licenze OEM di Windows 11. Sono quelle che il gruppo distribuisce ai produttori, per far sì che possano installare preventivamente il sistema operativo sui PC destinati al mercato. E non è difficile immaginare chi ne farà le spese: ancora una volta noi, gli utenti finali.

Licenze OEM più care per Windows 11

È l’ennesima brutta notizia che arriva nel momento storico in cui acquistare un nuovo computer è più caro che mai, a causa dei rincari innescati dalla crisi delle memorie. Una situazione che inizialmente sembrava poter riguardare solo RAM e SSD, ma che ora pare aver coinvolto il fronte hardware in ogni suo segmento.

La fonte taiwanese United Daily News fa riferimento a un aumento tra il 7% e il 10% già applicato nel mese di luglio. La cifra esatta è calcolata tenendo in considerazione fattori come il processore integrato. Non è la prima volta che accade, ma negli anni precedenti il rialzo non aveva mai superato pochi punti percentuali.

Rimane da capire cosa abbia spinto Microsoft a prendere la decisione. Difficilmente il rialzo può essere giustificato con la stessa motivazione che ormai sentiamo ripetere quasi come un mantra ogni volta che un’azienda deve ritoccare i listini verso l’alto, quella della carenza di chip e memorie. Forse, la volontà è più semplicemente quella di incrementare le entrate generate da un mercato PC che nell’ultimo periodo ha fatto registrare numeri in calo.

Il gruppo potrebbe aver pensato che, nonostante l’aumento sia inevitabilmente destinato a ricadere sul portafoglio degli utenti finali, questi ultimi faticheranno ad accorgersene, già alle prese con i rincari ben più importanti delle componenti hardware. Per completezza d’informazione, va precisato che la stessa società è tra quelle che stanno contribuendo ad alimentare la crisi, attraverso l’accaparramento delle risorse che verranno impiegate nella costruzione di nuovi data center.

Calcio e pirateria, per i blocchi coinvolte anche le VPN

Mar, 08/11/2026 - 11:33

Ancora una volta, la lotta alla pirateria nel mondo del calcio si combatte facendo leva sulle VPN. È quanto stabilito in Francia, dove l’emittente Canal+ ha ottenuto 14 ordinanze di blocco che interessano anche ISP, DNS e motori di ricerca. L’obiettivo è lo stesso di sempre: impedire la trasmissione non autorizzata delle partite.

Anche le VPN per la lotta ai pirati del calcio

Non è un caso che la notizia arrivi ora, a pochi giorni dall’inizio della nuova stagione. E la Ligue 1 nazionale non è l’unico torneo interessato, sono citati anche la Premier League inglese e la Champions League che prenderà il via a settembre.

Concentrandoci sulle Virtual Private Network, Canal+ ha ottenuto che Proton VPN, CyberGhost ed ExpressVPN contribuiscano a bloccare l’accesso agli streaming illegali. In passato, è accaduto qualcosa di molto simile in Spagna. E rispetto allo scorso anno, la richiesta dell’emittente non ha più interessato NordVPN e Surfshark, entrambe legate all’acceleratore lituano Tesonet, non è dato sapere per quale motivo.

Piracy Shield pronto a ripartire in Italia

Il tema è ormai da tempo caldo anche in Italia e non fatichiamo a immaginare che si tornerà a discuterne con il via della nuova stagione della Serie A, tra una decina di giorni. Il nostro Paese ha deciso di affrontare il problema puntando soprattutto sullo strumento del Piracy Shield e con una strategia che punta sulle sanzioni come deterrente, ma senza valutare la possibilità di rendere più popolari i prezzi degli abbonamenti, in costante aumento.

L’articolo pubblicato da TorrentFreak (link a fondo articolo) sull’argomento riporta l’elenco degli oltre 70 siti che il giudice francese ha deciso di bloccare con le ordinanze. Il rischio è però quello di innescare la stessa dinamica di sempre: oscurato un portale, chi lo gestisce torna online in breve tempo con un altro dominio, spesso cambiando solo estensione.

Valve Steam Machine: furto dei dati degli utenti europei

Mar, 08/11/2026 - 11:22

Valve ha confermato il furto dei dati degli utenti europei che hanno acquistato la Steam Machine e altri prodotti. Ciò è avvenuto a fine luglio in seguito all’accesso non autorizzato nei sistemi di CEVA Logistics, leader mondiale del settore che l’azienda statunitense ha scelto per la consegna dei dispositivi.

Pericolo phishing per gli utenti europei

L’attacco informatico contro CEVA Logistics è avvenuto il 29 luglio. Ignoti cybercriminali hanno ottenuto l’accesso ai sistemi interni e quindi ai dati dei clienti che usano i servizi dell’azienda francese, tra cui Valve. Quest’ultima ha inviato un’email agli utenti europei che hanno ordinato la Steam Machine e altri prodotti (consegnati da CEVA Logistics) per avvisarli dell’incidente.

Nella comunicazione è scritto che l’intrusione è avvenuta tra il 29 luglio e il 1 agosto. Valve è stata informata il 7 agosto. L’indagine è ancora in corso, ma l’azienda statunitense ha confermato il furto dei dati degli utenti europei che hanno effettuato un ordine (CEVA conserva le informazioni fino a 90 giorni dopo).

In dettaglio, i cybercriminali hanno avuto accesso a nome, indirizzo di residenza, numero di telefono, indirizzo email, tipo e prezzo del prodotto ordinato. Le altre informazioni associate all’account Steam, tra cui password e dati di pagamento, non sono state compromesse in quanto non fornite a CEVA.

Valve avvisa gli utenti che potrebbero ricevere comunicazioni (email, SMS, telefonate) che sembrano provenire da Valve o CEVA, come richieste di conferma dell’ordine o del pagamento. Si tratta sicuramente di phishing. I cybercriminali cercheranno di ottenere altri dati personali, oltre a quelli delle carte di credito.

Valve ha invitato CEVA a fornire i dettagli sull’intrusione. L’azienda francese deve ovviamente notificare l’incidente a tutti i garanti della privacy dei paesi interessati. In base alle ultime notizie, l’attacco ha causato l’interruzione delle attività in otto magazzini europei.

Viaggio all'estero in arrivo? VPN illimitata e 3 GB gratis per navigare con NordVPN

Mar, 08/11/2026 - 11:20

In vista di un viaggio all’estero è necessario avere una VPN illimitata, per proteggere la connessione e aggirare blocchi su base geografica durante la navigazione, e assicurarsi di poter contare su Giga per navigare, evitando la costosa tariffazione a consumo.

La soluzione giusta a queste due esigenze arriva da NordVPN: la nuova promo, infatti, garantisce uno sconto sul piano da 24 mesi con 4 mesi extra (utilizzando il codice BLAZE4MO) oltre a un coupon per avere 3 GB gratis con una eSIM Saily.

Sfruttando questa proo, il costo della VPN si riduce a 3,33 euro al mese, con un piano di 28 mesi di utilizzo. Per accedere all’offerta basta visitare il [affiliate_link link_id=”142″]sito ufficiale di NordVPN[/affiliate_link], accessibile tramite il box qui di sotto. Per tutti i nuovi utenti ci sono 30 giorni di garanzia di rimborso. 

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Perché scegliere NordVPN

Con NordVPN è ora possibile accedere a una VPN sicura e illimitata che, tra le caratteristiche, include:

  • la possibilità di criptare il traffico dati 
  • una politica no log che elimina il tracciamento
  • un network di migliaia di server per spostare il proprio IP in un altro Paese e aggirare blocchi su base geografica
  • l’accesso alla VPN da 10 dispositivi in contemporanea per account

Con la promo in corso, NordVPN è ora disponibile a un prezzo ridotto di 3,33 euro al mese, scegliendo il piano di 28 mesi (utilizzando il codice BLAZE4MO), e include 3 GB gratis per un’eSIM Saily.

La promozione è un’occasione ottima soprattutto per chi viaggia all’estero e ha bisogno di una VPN illimitata oltre che di Giga per navigare senza costi aggiuntivi. Per sfruttare la promo basta premere sul banner qui di sotto. I nuovi utenti hanno la possibilità di sfruttare 30 giorni di garanzia di rimborso. Lo sconto sarà valido solo per un breve periodo di tempo.

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