Anthropic chiude Cowork e lancia Claude Docs e Claude Slides
Android 17 QPR1: tutte le novità in arrivo sui Google Pixel
Android 17 si perfeziona, nonostante alcuni bug segnalati dagli utenti. Google ha rafforzato la sicurezza del codice di sblocco, favorito l’accesso a un audio ad alta risoluzione tramite Bluetooth, imposto limiti di memoria alle applicazioni per ottimizzare le prestazioni degli smartphone e molto altro ancora.
Buone notizie: un primo aggiornamento stabile di Android 17 ha appena fatto capolino. E a dire poco, i team di Google erano ispirati. Facciamo il punto.
Android 17 QPR1, un’interfaccia più modernaMishaal Rahman, responsabile del coinvolgimento della community per Android, ha appena annunciato, in un post pubblicato su Reddit, l’arrivo di Android 17 QPR1. Questo aggiornamento include parecchie novità che dovrebbero piacere molto agli utenti.
Google ha, in un primo momento, concentrato i suoi sforzi sul design del suo sistema operativo mobile. Sono stati aggiunti effetti di sfocatura un po’ ovunque, dal menu contestuale della schermata Home alle cartelle delle applicazioni, passando per il pannello del volume; l’icona delle impostazioni di Android e il menu contestuale della schermata Home hanno avuto diritto a un restyling.
Le impostazioni rapide sono diventate più dinamiche con l’inclusione di nuove animazioni e anteprime del ritorno predittivo; anche il carosello multimediale è stato modernizzato, con una piccola anteprima della scheda successiva ora visibile sulla destra e la possibilità di scorrere più facilmente da una sessione all’altra. Quanto al pulsante di selezione dell’uscita audio, anche il suo design è stato completamente rivisto.
Google pensa anche al nostro benessere digitale: l’opzione “Pause Point”, annunciata durante l’ultimo evento I/O, fa infatti parte dell’aggiornamento. Questa funzionalità integra un breve ritardo prima dell’apertura di un’applicazione un po’ troppo fonte di distrazione. Basterà a dissuadere gli utenti dall’andare oltre? Niente è meno certo…
Per quanto riguarda a personalizzazione, è ormai possibile alternare tra più schermate di blocco ma anche impostare il motivo di vibrazione di ogni suoneria. Chi utilizza il terminale Linux integrato avrà anche la gioia di poter personalizzare i propri font, colori e scorciatoie da tastiera.
Le novità sul fronte della produttivitàI team di Google hanno trovato alcune belle idee per aumentare la produttività degli utenti. Sui grandi schermi, la barra delle applicazioni mette in primo piano le app aperte di recente invece dei suggerimenti algoritmici disponibili in precedenza; la modalità Desktop guadagna in flessibilità grazie a scorciatoie che appaiono al passaggio del cursore e a finestre PiP libere; è anche possibile trascinare il contenuto di una bolla verso un’altra finestra.
Arriva inoltre un nuovo riquadro nelle Impostazioni Rapide che permette di avviare la propria applicazione di appunti preferita. Una scorciatoia aggiuntiva è stata prevista in un angolo dello schermo per i possessori di mouse o trackpad.
Miglioramenti per la privacy e la sicurezzaSul fronte della privacy, Google ha integrato due novità. Invece di registrare tutto ciò che viene visualizzato, il registratore dello schermo si concentra ormai sull’applicazione in uso al momento dell’avvio della registrazione. Niente panico però, è possibile ampliare l’inquadratura manualmente. Inoltre, grazie a una nuova API, le applicazioni possono richiedere il permesso di conservare le informazioni di localizzazione incluse nelle foto che vengono loro inviate.
Claude Cowork e Chat: unica interfaccia per la produttività
Dopo aver condiviso la memoria, Claude Cowork condividerà ora anche l’interfaccia con Claude Chat. Gli utenti non dovranno più passare da un’interfaccia all’altra, in quanto Claude comprenderà il tipo di input. Anthropic ha inoltre integrato Claude Design, Docs e Slides. La novità sarà inizialmente disponibile per gli abbonati.
Potente tool AI per la produttivitàCome si può vedere nel video, finora Claude Cowork e Chat erano separati. Anthropic ha deciso di rimuovere la distinzione tra i due prodotti e fonderli in una singola conversazione. L’utente deve solo specificare cosa vuole fare e Claude deciderà quale strumento utilizzare per ottenere il risultato finale. Claude può rispondere ad una domanda rapida, ma anche gestire attività più complesse, come ricerche, report, fogli di calcolo e presentazioni, generando file pronti all’uso e modificabili.
Claude Design, che permette di trasformare richieste testuali in prototipi visivi, siti web, app, presentazioni e materiali grafici, funziona ora all’interno delle conversazioni. L’azienda californiana ha introdotto anche Claude Docs e Claude Slides, quindi è possibile creare e modificare documenti e presentazioni. Possono essere esportati in Google Docs o Microsoft Word e scaricate in formato PowerPoint o PDF.
I contenuti rimangono privati, ma l’utente può eventualmente condividerli con i colleghi di lavoro tramite link. Per impostazione predefinita viene sempre chiesta l’autorizzazione per eseguire le azioni, ma si può anche scegliere la modalità automatica. Ovviamente è possibile sfruttare le capacità agentiche di Cowork.
La novità sarà inizialmente disponibile per gli abbonati ai piani Max e Pro nelle app su web, desktop e mobile. Successivamente arriverà anche per i piani Free e Team.
Pentagono ordina i primi robot soldato per le missioni ad alto rischio
Una startup sostenuta da Eric Trump ha appena firmato un contratto da 24 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa americano per sviluppare robot umanoidi da combattimento. Dieci unità sono già state dispiegate, alcune delle quali in Ucraina.
Arrivano i robot da combattimentoMentre la Silicon Valley perfeziona umanoidi capaci di piegare il bucato o servire un caffè, Foundation Future Industries lavora a un’ambizione ben diversa. Fondata nel 2024, questa startup di San Francisco sviluppa il Phantom MK-1, un robot umanoide a grandezza umana in grado di trasportare 40 chilogrammi, progettato per ambienti industriali pesanti e zone di guerra. Il suo fondatore e amministratore delegato, Sankaet Pathak, non nasconde affatto le proprie intenzioni. Come ha dichiarato al Wall Street Journal, invece di sganciare una bomba su un edificio, si possono mandare degli umanoidi a camminare al suo interno e andare direttamente sull’obiettivo.
Un contratto col Pentagono, test in Ucraina ed Eric Trump al comando strategicoFoundation ha ottenuto un contratto da 24 milioni di dollari con il Pentagono per testare i robot presso le forze armate americane. Circa dieci unità sono state dispiegate a oggi, in particolare presso l’US Air Force e nell’ambito di programmi pilota in Ucraina, dove i Phantom sono stati utilizzati per spostare oggetti in zone pericolose.
Eric Trump, figlio del presidente americano, è al contempo investitore e “chief strategy advisor” dell’azienda, un cumulo di ruoli che solleva regolarmente interrogativi sui conflitti di interessi. La famiglia Trump ha investito anche nel produttore israeliano di droni XTEND e in Unusual Machines. L’azienda noleggia ciascun robot a 100.000 dollari all’anno. La sua fabbrica di San Francisco può produrre tra le 300 e le 500 unità all’anno. Una seconda linea di produzione è in costruzione. Il Phantom MK-2, equipaggiato con processori AMD Ryzen AI, è in fase di sviluppo.
Robot armati? Il CEO non lo escludeInterrogato sulla possibilità di armare un umanoide, Pathak ha dichiarato in un’intervista nel 2025: Se sei il primo a entrare e sei docile, i nemici non si faranno vedere. Bisogna essere i primi a entrare ed essere letali. Ritiene che 100.000 robot operativi basterebbero a porre fine a molte guerre prima ancora che inizino.
La realtà tempera l’ambizione. Un recente rapporto di Stanford sottolinea gli ostacoli tecnici, etici e giuridici che circondano il dispiegamento di sistemi autonomi in zona di combattimento: affidabilità, responsabilità in caso di errori, vulnerabilità ai cyberattacchi. La stessa Foundation ammette che il suo obiettivo iniziale di 10.000 robot entro fine 2026 era “piuttosto ambizioso”.
Sullo sfondo: gli Stati Uniti hanno vietato a fine luglio l’importazione di nuovi modelli di robot umanoidi stranieri, prendendo di mira direttamente la Cina e la sua quota dell’85% del mercato mondiale. Foundation, che si approvvigiona parzialmente di componenti cinesi, sta adeguando la propria catena di fornitura per conformarsi alla soglia del 65% di componenti nazionali imposta fino al 2028.
Ex ricercatore di Google crede l'AI ucciderà tutti
Dopo quello di un ex dipendente di Anthropic arrivano altri avvertimenti da due ex ricercatori di Google DeepMind. Bilal Chughtai ha deciso di lasciare l’azienda di Mountain View perché preoccupato dei rischi associati allo sviluppo dell’AI. Anche l’ex collega Josh Engels ha comunicato di aver lasciato il lavoro, evidenziando che i sistemi AI potrebbero causare enormi danni nei prossimi anni.
L’AI ha il potenziale di ucciderci tuttiNelle ultime settimane sono nati due schieramenti opposti. Da una parte ci sono Dario Amodei (Anthropic), Sam Altman (OpenAI), Elon Musk (SpaceX), Satya Nadella (Microsoft), Demis Hassabis (Google DeepMind) e diversi ricercatori che ritengono urgente rallentare lo sviluppo dei modelli AI, eventualmente con l’intervento dei governi. Dall’altra ci sono Mark Zuckerberg (Meta), Jensen Huang (CEO di NVIDIA) e Donald Trump che invece sminuiscono i pericoli.
Alla prima fazione si iscrivono anche due ricercatori che lavoravano per il team di Google DeepMind dedicato alla sicurezza. Bilal Chughtai ha ricordato che, nel 2022, le AI erano praticamente inutili. Dopo quattro anni, sciami di agenti basati sui modelli di OpenAI risolvono problemi matematici e, allo stesso tempo, sfuggono al controllo e attaccano i sistemi di Hugging Face.
Il ricercatore è quasi certo che verrà creata una superintelligenza con capacità superiori a quelle umane, ma al momento non è stato ancora risolto il problema dell’allineamento. Come dimostra l’incidente di Hugging Face, gli agenti AI possono eseguire azioni diverse da quelle autorizzate. Chughtai crede quindi che l’AI abbia il potenziale di ucciderci tutti. È pertanto necessario rallentare lo sviluppo, in modo da comprendere e risolvere i problemi di sicurezza.
L’ex collega Josh Engels ha espresso le stesse preoccupazioni. Oltre al problema dell’allineamento ha evidenziato la capacità dell’AI di creare una versione più potente di se stessa tramite il cosiddetto auto-miglioramento ricorsivo. Anche Engels suggerisce di rallentare lo sviluppo, in quanto esiste l’elevata probabilità che i sistemi AI causino danni immensi nei prossimi cinque anni.
5 cose inutili nel carrello che l'AI suggerisce di eliminare
Quante volte sarà capitato di tornare a casa con la spesa, sistemare tutto in frigorifero e accorgersi che alcuni prodotti costano ormai molto più di quanto si è disposti a pagare. Poi la routine prende il sopravvento, il dubbio sfuma e alla spesa successiva si rimettono nel carrello, per lamentarsi di nuovo dello scontrino… Per spezzare questo loop una volta per tutte, si può provare a passare la palla a ChatGPT e Gemini con una sfida ben precisa.
Prompt: Quali sono sette acquisti quotidiani non convenzionali che non valgono i soldi spesi? Non dirmi di smettere di comprare caffè da asporto o acqua in bottiglia, voglio prodotti specifici che la gente compra per abitudine senza rendersi conto che paga un sovrapprezzo per una comodità minima. Per ciascuno, spiega perché non vale il prezzo e suggerisci l’alternativa migliore.
Entrambi i chatbot producono elenchi che vanno ben oltre i soliti consigli generici. Dopo aver incrociato le risposte, cinque prodotti emergono come gli acquisti più facili da eliminare, quelli in cui il risparmio è reale, senza rinunciare alla qualità.
5 sprechi della spesa quotidiana da evitare secondo ChatGPT e Gemini 1. Le insalate in bustaLa busta di insalata pronta è il simbolo della comodità pagata a peso d’oro. Quello che si sta comprando è lattuga, qualche condimento e un po’ di contorno, assemblati e confezionati al posto nostro. Il costo è significativamente più alto rispetto a comprare gli stessi ingredienti separatamente, e la durata in frigorifero è notevolmente più breve.
L’alternativa è comprare un cespo di lattuga e gli ingredienti singoli. Preparare un’insalata richiede meno tempo di quanto si pensi, e una volta scoperta la differenza di freschezza tra un’insalata appena tagliata e una che è stata nella busta per giorni, tornare indietro è difficile.
Il risparmio non è enorme su una singola busta. Moltiplicato per quattro settimane, inizia a notarsi. Moltiplicato per un anno, diventa una cifra che nessuno si aspetta.
2. Il formaggio già grattugiatoGrattugiare un pezzo di formaggio richiede circa un minuto. Il sovrapprezzo che si paga perché qualcun altro lo faccia al posto proprio è sproporzionato rispetto al tempo risparmiato, ed è il tipo di spesa che passa inosservata perché la cifra assoluta è piccola. Ma è piccola solo perché si guarda una sola confezione. Chi compra formaggio grattugiato lo fa ogni settimana, e il costo annuale della comodità di quel minuto risparmiato è sorprendente.
C’è anche una differenza di qualità che va oltre il prezzo. Il formaggio grattugiato industriale contiene spesso amido o cellulosa come antiagglomeranti, sostanze che impediscono ai filamenti di attaccarsi ma che alterano leggermente la consistenza e il comportamento in cottura. Il formaggio grattugiato al momento fonde meglio, ha un sapore più intenso e, dettaglio non trascurabile, costa meno al chilo.
3. Gli utensili da cucina monousoTaglia-uova, taglia-patate, levatorsolo, macchine per le crêpes che fanno solo crêpes. Presi singolarmente costano poco. Sommati occupano un intero cassetto, vengono usati due volte e finiscono dimenticati in fondo alla cucina mentre un coltello, che si possiede già, fa esattamente la stessa cosa.
La regola che suggerisce l’AI è semplice e applicabile a qualsiasi acquisto di questo tipo: prima di comprare, bisogna chiedersi se qualcosa che si ha già in casa può fare la stessa cosa. La risposta è quasi sempre sì. Un buon set di coltelli e un tagliere sostituiscono un decina di gadget monouso.
4. I formati viaggio dei cosmeticiShampoo, balsamo, crema per il viso, lozione per il corpo, tutto in formato miniatura, confezionato in contenitori che sembrano campioni omaggio e costano come se fossero prodotti di lusso. Il sovrapprezzo dei formati viaggio può arrivare al duecento-quattrocento per cento rispetto al formato pieno. Si paga la confezione, non il contenuto.
L’alternativa è un set di flaconi da viaggio riutilizzabili, piccoli contenitori approvati per il trasporto aereo che si riempiono con i prodotti che si usano già a casa. Si comprano una volta, si usano per anni e si eliminano decine di acquisti miniaturizzati che, viaggio dopo viaggio, accumulano una spesa che si può assolutamente evitare.
5 I piumini catturapolvere “miracolosi”I piumini in piuma sintetica o polimero promettono di catturare la polvere con l’elettricità statica, senza bisogno di acqua né detergenti. In realtà, la maggior parte di quelli economici si limita a spostare la polvere dalla superficie nell’aria, dove galleggia per qualche minuto prima di depositarsi di nuovo esattamente dove era prima. Il risultato è che si finisce per pulire due volte: una con il piumino e una con uno straccio vero.
L’alternativa è un panno in microfibra leggermente umido. Costa pochi euro per un pacco da quattro, cattura la polvere al contatto senza disperderla, si lava in lavatrice e dura anni. È meno scenografico del piumino, ma fa il lavoro che il piumino promette senza mantenere.
Quanto costa davvero la comodità?Nessuno di questi prodotti ha, di per sé, un prezzo proibitivo. A far riflettere è piuttosto quanto si paga per la comodità che promettono.
L’AI è molto brava a individuare questo tipo di sprechi perché non ha le stesse resistenze emotive dell’essere umano. Non si affeziona alla comodità del gesto automatico, non giustifica la spesa con “costa poco“…
Prompt di approfondimento: Analizza il mio ultimo scontrino della spesa [incollare o descrivere]. Per ogni prodotto, dimmi se esiste un’alternativa più economica che offra essenzialmente la stessa cosa. Calcola quanto risparmierei in un anno se facessi ogni sostituzione.
Passa a Iliad a meno di 10 €/mese per sempre: ora c'è TOP 230
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Cosa prevede l’offerta di IliadCon TOP 230 di Iliad è possibile accedere a una tariffa mobile completa e ricca di vantaggi. Tra el caratteristiche troviamo:
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Riforma delle dogane: nuova tassa a carico dei consumatori?
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la riforma delle dogane. Oltre alla creazione di un sistema informatico doganale europeo e all’istituzione di una nuova autorità sono previste anche maggiori responsabilità per le piattaforme e soprattutto una commissione di gestione per i pacchi. Non è stato ancora stabilito l’importo, ma sappiamo già chi pagherà questa nuova tassa.
Dazio, tassa e commissione per gli utenti italianiDopo l’accordo provvisorio di fine marzo, il 3 settembre è arrivata l’approvazione da parte del Consiglio. Questa mattina, il Parlamento europeo ha approvato definitivamente la riforma del codice doganale che prevede maggiori responsabilità per le piattaforme e una semplificazione delle procedure.
La novità che interessa gli utenti finali si chiama commissione di gestione. Verrà applicata per ogni articolo acquistato da negozi online di paesi extra UE e spedito direttamente ai consumatori europei. Servirà per coprire i costi sempre più elevati legati alla gestione dell’enorme quantità di pacchi che arrivano principalmente dalla Cina.
La commissione di gestione sarà versata dalla stessa entità responsabile del pagamento degli altri oneri doganali relativi allo stesso pacco, evitando così di trasferire i costi sui consumatori (in teoria, ndr). L’importo esatto della commissione, che i paesi UE inizieranno a riscuotere entro il 1 novembre 2026, sarà stabilito dalla Commissione europea e rivisto ogni due anni.
A differenza del dazio di 3 euro, applicato dal 1 luglio, non c’è la soglia di valore (150 euro), quindi la commissione verrà applicata a tutti i pacchi spediti da paesi extra UE. Similmente verrà applicata al singolo articolo. Ipotizzando un importo di 2 euro, il totale sarà 2 euro se il pacco contiene tre prodotti uguali e 6 euro se ci sono tre prodotti differenti.
A partire dal 1 ottobre, in Italia verrà applicata anche una tassa di 2 euro per i pacchi extra UE di valore fino a 150 euro. Ciò significa che agli utenti italiani potrebbe essere addebitato un “sovrapprezzo” di 7 euro per ogni prodotto. Le piattaforme che apriranno magazzini in Europa beneficeranno di una tassa di gestione ridotta, se le merci sono importate in imballaggi raggruppati e in quantità sufficientemente elevate da rendere più efficienti i controlli doganali.
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Bollo auto, addio: chi non lo pagherà più e da quando
Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani, sono le parole con cui Giorgia Meloni ha annunciato l’intenzione di abolire il bollo auto, raccolte prima del Consiglio dei Ministri di oggi, mercoledì 16 settembre. Si tratta di una misura di cui potranno beneficiare in molti, ma non tutti.
Cosa sappiamo sull’abolizione del bollo autoStando a quanto trapelato, in attesa di un comunicato ufficiale, saranno interessati i veicoli piccoli e medi, fino a 80 kW di potenza (108 CV), oltre a tutti i moticicli. Inoltre, ogni cittadino avrà diritto all’esenzione per un solo veicolo assicurato. Una prima stima valuta in oltre il 70% la quota del parco macchine per cui non sarà richiesto il pagamento, per un totale pari a circa 14,5 milioni di mezzi.
C’è un’altra precisazione importante da fare. Al momento è prevista l’abolizione esclusivamente per il 2027, ovvero per i versamenti calendarizzati tra l’1 gennaio e il 31 dicembre del prossimo anno.
Inevitabilmente, la decisione andrà a ripercuotersi sulle casse pubbliche, in particolare quelle delle regioni. Non sono ancora state rese note le eventuali coperture finanziarie da stanziare a sostegno della misura. Nella bozza del testo si fa riferimento a un trasferimento complessivamente pari a 2.293,5 milioni di euro […] a titolo di compensazione della riduzione del gettito, a fronte di una perdita stimata in circa 6,5-7 miliardi di euro. Andrà verificato se, poi, le amministrazioni regionali non sceglieranno di compensare l’ammanco introducendo nuove imposte.
L’abolizione del bollo auto arriva nel momento in cui mantenere un veicolo rappresenta una spesa ingente, soprattutto se si è obbligati a usarlo ogni giorno. Pesano il progressivo aumento dei premi assicurativi negli ultimi anni e i prezzi dei carburanti che hanno ormai raggiunto i loro massimi, ben oltre i 2 euro al litro. I tagli delle accise rappresentano solo un rimedio temporaneo e, attualmente, interessano solo il diesel.
Divieto di accesso ai social per minori di 13 anni in Europa
Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, ha fornito i primi dettagli sulla proposta di legge che verrà presentata domani, nota come UE Kids Act, durante il discorso sullo stato dell’Unione 2026. In autunno arriverà il Digital Fairness Act che riguarda la dipendenza dai social media.
Ban per gli under 13La Presidente ha sottolineato che è il momento di introdurre specifici divieti per l’uso dei social media, seguendo l’esempio dell’Australia (si spera con risultati migliori, ndr). Dopo aver consultato un gruppo di esperti, la Commissione presenterà domani il Kids Act che prevede un approccio graduale e differenziato. Ogni età avrà un livello di protezione su misura.
L’accesso ai social media sarà vietato ai minori di 13 anni. Gli utenti con età compresa tra 13 e 15 anni non potranno avere un account personale, ma solo “mini account” creati e gestiti dai genitori con funzionalità limitate e restrizioni di tempo. Per gli account riservati agli adolescenti tra 15 e 18 anni verrà imposta la progettazione sicura alle piattaforme.
Non dobbiamo accettare funzionalità che creano dipendenza. Non dobbiamo accettare che bambini e ragazzi siano attratti verso contenuti sempre più estremi. Non dobbiamo accettare che le foto delle ragazze siano utilizzate per creare immagini sessualizzate generate dall’AI. Le piattaforme dovranno dimostrare di essere sicure.
Teoricamente tutti i social media vietano l’iscrizione ai minori di 13 anni, ma i controlli sono minimi o assenti. Il problema è adottare una verifica dell’età efficace. Gli utenti europei useranno un’app dedicata che, in Italia, sarà accessibile tramite IT-Wallet nell’app IO.
La Presidente della Commissione ha inoltre confermato che in autunno arriverà il Digital Fairness Act. Sarà una versione più approfondita di alcune disposizioni già presenti nel Digital Services Act. Riguarderanno in particolare le funzionalità che creano dipendenza, come scrolling infinito, riproduzione automatica e notifiche push.
Bonus Vacanze, occhio al sito che ruba documenti e busta paga
Arriva dal Computer Emergency Response Team di Agenzia per l’Italia Digitale la segnalazione di una nuova truffa che sta circolando. È quella che tenta di ingannare gli utenti promettendo loro di poter ottenere un Bonus Vacanze che in realtà non esiste. Il contributo era erogato in passato, ma è stato cancellato ormai da diversi anni.
Bonus Vacanze, occhio alla truffa del falso sitoTutto ha inizio con l’accesso a un falso sito di Agenzia delle Entrate. È stato creato riproducendo in modo non autorizzato i loghi e le grafiche ufficiali, organizzato in diverse sezioni. Attenzione dunque a eventuali email, SMS o messaggi di chat che invitano a visitarlo: l’indirizzo è agenzia*ntrate-gov.com, mentre quello reale è agenziaentrate.gov.it. A uno sguardo poco attento, i due domini potrebbero sembrare simili o equivalenti, ma non è così.
Include un gran numero di link, la maggior parte dei quali rimanda effettivamente al portale istituzionale del Fisco, per risultare più credibile e far abbassare la guardia. Tra i servizi citati compare però anche il Bonus Vacanze, la trappola che serve ad attirare le potenziali vittime.
Se aperto, il collegamento propone l’accesso con SPID, CIE o altro. Di nuovo, le prime due opzioni rimandano effettivamente ai siti ufficiali.
Chi sceglie l’ultima delle tre strade si trova invece di fronte a una schermata che chiede di caricare due documenti (la carta di identità e la tessera sanitaria) e la busta paga. Neanche a dirlo, facendolo li si consegna nelle mani dei cybercriminali.
Il rischio è quello di inciampare così in una truffa che espone a furti di identità e a raggiri di altro tipo, dalle campagne di phishing alle richieste di pagamento per non diffondere le informazioni riservate, attirati dalla prospettiva di ottenere un contributo che non viene più erogato da anni. A scanso di equivoci, lo scriviamo di nuovo: il Bonus Vacanze non esiste.
Caso Revolut: cosa rischiano i clienti della banca
Revolut ha fornito i dati personali dei clienti a un gruppo di cybercriminali noto come IAmNotVillain. Stando alle prime ricostruzioni, lo avrebbe fatto dopo aver ricevuto una richiesta da parte di una casella PEC compromessa riconducibile alle forze dell’ordine italiane, forse alla Polizia Postale. Non è chiaro quanti siano i profili interessati da un attacco che, per modalità e possibili ripercussioni, possiamo definire senza precedenti. Quali sono i rischi?
Rubati dati, documenti e selfie dei clienti RevolutCiò che sappiamo è riportato da un sito pubblicato dagli autori dell’operazione. Ora è offline, ma ancora raggiungibile tramite la Wayback Machine dell’Internet Archive. Lì si trova l’elenco completo delle informazioni rubate.
- Nome e cognome completo;
- indirizzo email;
- numero di telefono;
- indirizzo di residenza;
- ID dell’account;
- ID del conto bancario;
- prelievi in criptovalute;
- depositi in criptovalute;
- transazioni in moneta corrente (in uscita e in ingresso);
- documenti;
- selfie di verifica.
A testimonianza della violazione, IAmNotVillain ha pubblicato proprio i documenti e gli autoscatti inviati a Revolut da alcuni clienti noti al grande pubblico.
Rischio di phishing, truffe e furto di identitàNon c’è ragione di credere che ci sia un pericolo legato direttamente ai conti gestiti, i dati trafugati non permettono di assumerne il controllo. Non è però da escludere che, nelle mani sbagliate, le informazioni possano essere sfruttate per organizzare campagne di phishing altamente mirate, conoscendo persino i dettagli dei movimenti eseguiti. O altre tipologie di truffe, inclusi i furti di identità e potenziali ricatti per non rendere note cifre e spese effettuate.
A rendere la situazione ancora più complessa è il fatto che il gruppo racconta di essere stato a sua volta raggirato. C’è qualcuno che, dall’interno, ha sottratto un estratto dal database per poi cercare di attribuirsi la responsabilità dell’intera operazione.
Un impostore e truffatore che collaborava con noi ha preso un piccolo campione che gli avevamo consegnato e ora sostiene di essere lui l’autore della violazione. Quel frammento non rappresenta l’intero set di dati. Revolut e le altre società hanno inviato i dati a noi, non a lui. Possiamo dimostrarlo: abbiamo gli originali, i dati sui volumi, le conversazioni e i riferimenti alle aziende che li hanno trasmessi. Non intrattenete rapporti con lui: finirete sicuramente per essere truffati.
Il consiglio è lo stesso di sempre, ma considerate le circostanze più prezioso che mai: diffidare di qualsiasi comunicazione sospetta. I clienti di Revolut (oltre 80 milioni nel mondo) potrebbero incolpevolmente finire nel mirino dei cybercriminali. Al momento né il sito ufficiale né i profili social dell’azienda hanno pubblicato comunicati in merito.
Gli USA hanno armi nello spazio, avvertimento di Cina e Russia
Il governo statunitense ha ammesso per la prima volta di aver posizionato armi nello spazio. La conferma è arrivata da Troy Meink (Segretario dell’Air Force) e dal Gen. Douglas Schiess (capo della Space Force) durante la Air, Space and Cyber Conference. Cina e Russia hanno consigliato agli Stati Uniti di fermarsi prima che sia troppo tardi.
Quali armi USA sono in orbita?Durante il suo keynote, Troy Meink ha dichiarato che la missione dell’Air Force è difendere la patria, dissuadere tutti gli avversari e, se necessario, vincere in combattimento. Il Segretario ha sottolineato che le minacce sono aumentate negli ultimi anni. I droni hanno sostituito l’artiglieria, mentre l’intelligenza artificiale permette a molti paesi con poche risorse di migliorare le loro capacità in battaglia.
Meink ha quindi ammesso che ci sono armi nello spazio:
Oggi continuiamo a garantire la nostra prontezza nell’affrontare le sfide poste da minacce in evoluzione, ovunque esse si manifestino. È per questo che gli Stati Uniti dispongono ora di armi per il controllo dello spazio in orbita, capaci di difendere la forza congiunta da azioni ostili di avversari.
Il Segretario non ha specificato che tipi di armi sono in orbita, né quando sono state lanciate. Una seconda conferma è arrivata dal Gen. Schiess durante la stessa conferenza, aggiungendo che l’arsenale orbitale verrà ampliato nei prossimi anni.
Secondo alcuni esperti potrebbero essere dispositivi che interrompono le comunicazioni radio (jammer) oppure sistemi laser. Meno probabili satelliti che sparano proiettili (piccoli missili), in quanto la distruzione dei satelliti nemici causerebbe un aumento esponenziale di detriti nello spazio.
Non si è fatta attendere la risposta di Cina e Russia. Un portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese ha dichiarato:
La Cina sostiene l’uso pacifico dello spazio e si oppone a una corsa agli armamenti o a qualsiasi tentativo di militarizzarlo. Esortiamo gli Stati Uniti a cessare l’espansione del potenziamento militare nello spazio extra-atmosferico e a salvaguardare la stabilità strategica globale con azioni concrete.
Questo è invece il commento di Sergei Ryabkov (Vice Ministro degli Esteri russo):
Non è una novità per noi. Stiamo monitorando tutto questo, registrando ogni cosa e traendo le dovute conclusioni. Riteniamo che non sia ancora troppo tardi per creare un contesto che scongiuri una corsa agli armamenti, con i rischi di un conflitto aperto nello spazio che ne deriverebbero.
Papa Leone XIV sull'AI: non delegare le decisioni agli algoritmi
Papa Leone XIV è tornato a parlare pubblicamente di intelligenza artificiale, nella sua udienza generale di oggi in Piazza San Pietro. Non è certo un tema inedito per il Pontefice, già affrontato nella prima enciclica Magnifica humanitas e nei suoi incontri con la CEI. Un intervento che si inserisce nella (forse tardiva) discussione sui rischi associati allo sviluppo incontrollato della tecnologia.
AI e decisioni umane, l’intervento del PapaL’invito è quello a non delegare le decisioni umane agli algoritmi. Prende spunto dalla riflessione sul ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo, ponendo un problema che può e deve essere considerato da tutti, indipendentemente dalla condivisione di una fede.
Da una parte, infatti, lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei mass media e dei social media, il sempre crescente ricorso all’intelligenza artificiale, aprono nuove possibilità, abbattendo barriere e distanze. Dall’altra, le relazioni tendono a diventare sempre meno personali, più virtuali, e si rischia di abituarsi a delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana. Fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale è, a tale riguardo, il contributo che la comunità cristiana si propone di offrire.
In merito all’enciclica Magnifica humanitas, nei mesi scorsi sono emersi indizi piuttosto concreti in merito a una presunta attività di lobbying che avrebbe visto i big del settore AI cercare un dialogo con Papa Leone XIV, nelle settimane precedenti alla presentazione. L’influenza del Vaticano su una comunità globale è un fattore che i colossi di questa nuova industria non hanno alcuna intenzione di sottovalutare.
C’è da coniugare la volontà di guidare lo sviluppo seguendo i principi dell’etica e della responsabilità con quella di monetizzare gli investimenti fin qui assorbiti dalle aziende coinvolte. E, insieme, convincere l’opinione pubblica di poterlo fare senza mettere in discussione il destino del genere umano.
Mark Zuckerberg: modelli Muse già sicuri, non serve rallentare
Dario Amodei (Anthropic), Sam Altam (OpenAI), Elon Musk (SpaceX), Satya Nadella (Microsoft), Demis Hassabis (Google DeepMind) e diversi esperti del settore suggeriscono di rallentare lo sviluppo AI finché non verranno risolti i problemi di sicurezza. Mark Zuckerberg ritiene invece che non siano necessario un accordo tra le aziende, sottolineando i risultati ottenuti con i modelli Muse. La posizione del CEO di Meta è quindi simile a quella di Jensen Huang (CEO di NVIDIA) e di Donald Trump.
Muse è stato posticipato per migliorare la sicurezzaAnthropic, OpenAI e diversi ricercatori concordano sulla necessità di rallentare lo sviluppo dei modelli AI per evitare di perdere il controllo e assistere alle azioni non autorizzate di eserciti di agenti AI. Mark Zuckerberg inizia il post citando un articolo scritto all’inizio di agosto e con queste parole:
Ogni laboratorio ha la responsabilità e l’incentivo di procedere al ritmo necessario per addestrare i propri modelli in sicurezza, nonché la capacità di adottare le misure opportune per garantire che ciò avvenga.
In pratica, le aziende che sviluppano modelli AI sono responsabili dei danni causati, quindi devono fare di tutto per prevenirli. Zuckerberg sottolinea che i Superintelligence Labs seguono questo approccio fin dall’inizio, consentendo a terze parti di valutare i modelli (come ha suggerito Dario Amodei). Il CEO ha inoltre aggiunto:
Meta ha posticipato di diversi mesi il lancio di Muse per concentrarsi sulla sicurezza. Non abbiamo chiesto agli altri di fare lo stesso prima di noi; lo abbiamo fatto semplicemente come parte del nostro lavoro quotidiano, perché era chiaramente la scelta giusta, sia per le persone che per noi.
Dalle parole di Zuckerberg si deduce quindi che Meta non seguirà il consiglio di Amodei e non rallenterà lo sviluppo dei modelli perché la sicurezza è già uno dei requisiti di base. All’inizio di agosto, Muse Spark 1.1 ha attaccato un’azienda reale durante un test di valutazione effettuato da Irregular.
La posizione del CEO è dunque più vicina a quella di Jensen Huang. Durante un evento organizzato da Salesforce, il CEO di NVIDIA ha dichiarato che non è necessario scegliere tra velocità di sviluppo e sicurezza o chiedere un intervento governativo.
Nell’articolo pubblicato all’inizio di agosto è scritto:
Qualsiasi politica che rallenti il rilascio dei modelli americani – anche solo di un mese – potrebbe compromettere seriamente la leadership statunitense, consentendo al contempo ai modelli stranieri di prendere il largo.
Zuckerberg ha quindi anticipato Donald Trump, evidenziando che un rallentamento dello sviluppo AI sarebbe un regalo alla Cina.
iPhone 18 Pro, partenza a rilento? Cosa dicono i dati sulle vendite
Non appena aperti i preordini, diversi analisti hanno iniziato a confrontare i tempi di consegna indicati sul sito di Apple con quelli della generazione precedente. La constatazione iniziale è inequivocabile: contrariamente alle abitudini, la maggior parte delle configurazioni resta disponibile senza attesa, compreso un modello Pro Max solitamente preso d’assalto fin dai primi minuti.
Partenza a rilento per l’iPhone 18 Pro, come mai?Secondo l’analista Jeff Pu, di GF Securities, i primi segnali di domanda per l’iPhone 18 Pro sarebbero “tiepidi”. Negli Stati Uniti, si contano da tre a quattro settimane di attesa per le versioni Pro Max da 256 e 512 GB in tutti i colori, così come per la versione Borgogna da 1 TB. In Cina, questo termine scende a due o tre settimane per la variante Glacier. Al contrario, la quasi totalità dei modelli Pro classici, così come diverse configurazioni Pro Max, restano disponibili fin dal giorno del lancio, previsto per questo venerdì.
Pu attribuisce questa domanda più moderata a evoluzioni tecniche giudicate limitate e a un aumento di prezzo particolarmente marcato sulle capacità di archiviazione più elevate. In Italia, l’iPhone 18 Pro parte da 1.489 euro per 256 GB, contro 1.636 euro per il Pro Max, con tariffe che salgono fino a 2.989 e 3.139 euro per le versioni da 2 TB, ovvero un aumento di 150 euro per fascia rispetto alla generazione precedente.
L’analista menziona inoltre un possibile dirottamento di una parte degli acquirenti verso l’iPhone Duo, il primo pieghevole in assoluto del marchio, le cui prenotazioni apriranno il 16 ottobre. Sul fronte della produzione, Pu ha rivisto al ribasso le proprie stime, a 72 milioni di unità per la gamma Pro, a causa di vincoli legati al nuovo obiettivo ad apertura variabile, e a 6 milioni di unità per l’iPhone Duo, frenato dalla difficoltà di fabbricazione dovute alla cerniera.
Un segnale da ridimensionare secondo altri analistiNon tutti gli analisti condividono tuttavia questa lettura pessimistica. Bank of America, che ha monitorato l’evoluzione dei tempi di consegna, rileva un accorciamento complessivo: 14 giorni di attesa in media per l’iPhone 18 Pro contro 18 giorni l’anno scorso per l’iPhone 17 Pro, e 18 giorni contro 25 per il Pro Max. La banca americana invita comunque alla prudenza, giudicando il confronto da un anno all’altro meno pertinente questa volta: Apple ha lanciato solo la gamma Pro in questa occasione, l’iPhone Duo così come i futuri iPhone 18 e un possibile iPhone Air 2 sono stati rimandati a più avanti, possibilmente alla primavera 2027, i prezzi sono aumentati, l’apertura delle prenotazioni è passata da venerdì a sabato, a causa della commemorazione degli attentati dell’11 settembre.
Inoltre, con soltanto due referenze da produrre, e un iPhone Duo le cui scorte sarebbero dunque più ridotte al lancio, Apple ha anche potuto costituire uno stock ben più consistente per rispondere alla domanda iniziale.
Il centro di analisi Jefferies adotta una posizione più netta e osserva tempi ridotti da cinque a undici giorni negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e in Giappone, un segnale che giudica affidabile per anticipare una domanda fiacca, pur notando che la Cina e Hong Kong sfuggono a questa tendenza, con tempi che si allungano fino a circa 25 giorni, potenzialmente falsati da acquisti speculativi destinati alla rivendita.
Tra un mercato cinese in surriscaldamento e mercati occidentali che sembrano segnare il passo, l’iPhone 18 Pro non ha ancora finito di dividere gli analisti ancor prima della sua messa in vendita ufficiale.
Raspberry Pi Desktop: dock, launcher e task list
Raspberry Pi Desktop è l’interfaccia grafica di Raspberry Pi OS (porting di Debian). L’azienda britannica ha annunciato un aggiornamento che include tre principali novità: dock con icone, launcher grafico e task list (elenco delle applicazioni attive). Si tratta di funzionalità opzionali, quindi gli utenti possono mantenere la precedente esperienza d’uso.
Novità di Raspberry Pi DesktopRaspberry Pi Desktop deriva da LXDE. Nel corso degli anni sono state apportate diverse modifiche, ma sono rimaste le funzionalità base, come launcher, icone di stato e barra delle applicazioni. Gli utenti possono ora testare diverse novità che non alterano l’esperienza d’uso originale. Al posto o insieme alla barra delle applicazioni è possibile attivare il dock che ospita due nuovi widget.
Uno di essi apre il nuovo launcher grafico (simile a quello di Android). Ci sono le icone delle applicazioni in ordine alfabetico (ma possono essere spostate) e un campo di ricerca nella parte inferiore. Un clic sinistro sull’icona avvia l’applicazione, mentre un clic destro mostra il menu contestuale.
Un clic con il pulsante destro del mouse sull’icona del launcher (quella del lampone) permette di accedere alle opzioni di configurazione, una delle quali attiva la visualizzazione delle categorie delle applicazioni. Per ogni categoria vengono mostrate le icone delle prime quattro applicazioni incluse.
La nuova task list visualizza invece l’elenco delle applicazioni attive. Sulle icone viene mostrato un numero che indica le finestre aperte. Un clic sull’icona porta in primo piano tutte le finestre. Un clic con il pulsante destro del mouse sull’icona mostra l’elenco delle finestre che possono essere portate in primo piano, nascoste o chiuse.
Ci sono altre novità minori, come l’orologio in formato analogico, una pagina per le scorciatoie da tastiera nel centro di controllo e una finestra di dialogo per gli screenshot che permette di scegliere due opzioni (visualizzazione nell’editor o copia nella clipboard).
Purtroppo, a causa dell’aumento dei costi della DRAM, i prezzi del Raspberry Pi 5 sono piuttosto alti. La versione con 1 GB di RAM costa circa 50 euro, mentre quella con 16 GB di RAM costa oltre 330 euro.
L'AI potrebbe sfuggire al controllo umano: 4 scenari da incubo
Qualche giorno fa, Jacob Coxon, ingegnere di Anthropic, si dimetteva con clamore, accusando i giganti dell’AI di “giocare con le nostre vite”. Pochi giorni dopo, Dario Amodei, capo della start-up, invitava a rallentare volontariamente lo sviluppo dei modelli AI più avanzati, in attesa che la regolamentazione colmasse il proprio ritardo. Un appello al quale si sono uniti Sam Altman ed Elon Musk. Il che la dice lunga sull’entità dei timori di questi giganti, che hanno in gioco somme colossali.
Ma per molti è difficile immaginare come delle AI sarebbero in grado di minacciare letteralmente l’umanità. Si tratterebbe, in realtà, di scenari ben più insidiosi di quanto si possa pensare, secondo Forbes.
AI fuori controllo: come potrebbe essere davvero la fine dell’umanitàPerché, contrariamente all’immagine di una rivolta brutale delle macchine, gli esperti descrivono piuttosto un processo lento e quasi invisibile. Il ricercatore Stuart Russell, dell’Università di Berkeley, parla di una “transizione verso la perdita di controllo“: col passare del tempo, si affidano sempre più decisioni strategiche ad AI autonome, fino al giorno in cui questi sistemi diventano così centrali che risulta impossibile scollegarli senza provocare un collasso generalizzato.
Il pericolo sarebbe duplice, poiché queste infrastrutture (reti elettriche, mercati finanziari, sistemi di difesa, ecc.) diventeranno bersagli vulnerabili a cyberattacchi massicci, e l’AI stessa potrebbe, col tempo, non aver più bisogno dell’approvazione umana per agire.
Altri temono un “indebolimento” umano. A forza di delegare i propri compiti all’AI, l’umanità perderebbe progressivamente le competenze necessarie per comprendere, mantenere o riparare i sistemi che essa stessa ha creato. Diventeremmo allora totalmente dipendenti da una tecnologia che nessuno padroneggia più davvero.
Esiste inoltre la teoria dell’agente dormiente. Così, un’AI sufficientemente avanzata potrebbe capire di rischiare di essere modificata o disattivata se si mostrasse troppo autonoma durante le fasi di test. Simulerebbe allora la docilità, in attesa di essere ampiamente distribuita in infrastrutture critiche prima, eventualmente, di cambiare comportamento una volta che fosse troppo tardi per fermarla.
Due ambiti specifici sono più a rischioA preoccupare gli specialisti sono due ambiti in particolare, quello biologico e quello della difesa. Lo stesso Dario Amodei, così come il Center for AI Safety, lanciano l’allarme sulla capacità dell’AI di facilitare la progettazione di armi biologiche.
Abbassando il costo e la complessità della sintesi del DNA, questi strumenti potrebbero consentire ad attori malintenzionati di creare agenti patogeni altamente contagiosi e resistenti ai vaccini. Uno scenario tanto più preso sul serio in quanto Anthropic afferma di aver già sventato diversi tentativi di questo tipo negli ultimi mesi.
Ma non è tutto. Man mano che le grandi potenze integrano l’AI nei propri sistemi di allerta precoce, di gestione dei droni o di cyberdifesa, i decisori umani rischiano di essere progressivamente esclusi dal circuito decisionale. Un semplice bug software o un incidente tecnico potrebbe allora innescare una rappresaglia militare senza che alcun responsabile umano abbia dato il proprio via libera.
Non tutti sono dello stesso avviso, e alcuni invitano piuttosto a ridimensionare la questione. Secondo loro, questo panico può essere paragonato ai timori suscitati dalla stampa o dalla calcolatrice in passato. Strumenti divenuti oggi indispensabili. Chi avrà ragione?…
No Big Deal: l'AI ci ucciderà tutti... di noia
Senza infamia e senza lode, No Big Deal vuole essere l’ennesima serie TV ambientata nel mondo delle startup e caratterizzata dai toni tipici della sitcom. Nulla di inedito. La sceneggiatura è opera di Andrew Dickinson, uno che l’investitore lo ha fatto di mestiere e che, non essendo riuscito a coinvolgere nel progetto una casa di produzione né attori in carne e ossa, ha deciso di realizzarla comunque. In che modo? Ovviamente, affidandosi all’intelligenza artificiale.
Una serie creata con l’AI, No Big DealQui sotto c’è il primo episodio da vedere integralmente in streaming su YouTube. Poco più di venti minuti in cui si avvicendano situazioni tra il comico e il grottesco, con lo stralunato protagonista principale che sembra il clone AI dello Hugh Grant di Notting Hill.
Al di là della trama, che può piacere o meno, l’impressione è quella di trovarsi esattamente di fronte a ciò che è: una successione piuttosto noiosa e a tratti prevedibile di clip generate da prompt, animate da personaggi poco espressivi, con una pelle tirata un po’ troppo a lucido (il solito effetto cera) e dai movimenti spesso poco realistici. La tecnologia impiegata è quella di ModeLabs. Così recita la descrizione.
Ogni personaggio, ogni ambientazione e ogni scena sono generati fotogramma per fotogramma.
Proprio in questo momento, il mondo sembra essersi destato da uno stato di torpore, rendendosi improvvisamente conto dei rischi connessi all’AI, al suo sviluppo incontrollato. C’è chi sostiene che l’intelligenza artificiale arriverà a ucciderci tutti entro pochi anni e chi invece invita a mantenere la calma minimizzando l’allarme, chiedendo anzi di accelerare per non cedere il passo alla concorrenza. Se i modelli e gli algoritmi che proveranno a sterminare il genere umano sono gli stessi che hanno provato a rendere No Big Deal un buon prodotto di intrattenimento, possiamo stare tranquilli.