Google inizia a pagare gli editori per le risposte generate dall'IA
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Caso Revolut: Piantedosi evidenzia la negligenza della fintech
Come previsto, il caso Revolut è arrivato alla Camera dei Deputati. Durante il question time del 30 settembre, il Ministro dell’Interno (Matteo Piantedosi) ha attribuito la responsabilità principale alla fintech, in quanto non ha verificato la provenienza della PEC prima di consegnare i dati dei clienti al cybercriminale noto come IAmNotAVillain. Il Ministro non ha però fornito altri dettagli, in particolare sul furto e la pubblicazione dei dati appartenenti al suo dicastero.
Revolut non è soggetta alla normativa NISRispondendo all’interrogazione del Partito Democratico, il Ministro ha innanzitutto dichiarato che sono in corso approfondimenti giudiziari e verifiche da parte delle strutture di sicurezza cibernetica del Ministero dell’Interno. Piantedosi ha quindi confermato che l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha ricevuto la notifica sull’incidente da Revolut il 12 settembre. La fintech ha successivamente (15 settembre) comunicato di aver inviato i dati di 680 clienti ad un indirizzo PEC riferibile alla Prefettura di Reggio Calabria.
Il Ministro ha evidenziato che Revolut è una società di diritto britannico, quindi non soggetta alla normativa nazionale NIS, ovvero il decreto legislativo n. 138 del 4 settembre 2024 recepisce la direttiva europea NIS2. Secondo Piantedosi, il comportamento della fintech è stato negligente, in quanto ha risposto alla PEC della Prefettura di Reggio Calabria per una richiesta che compete alle Procure della Repubblica.
Credo vada innanzitutto sottolineato come l’azienda abbia ricevuto dalla casella PEC denominata “entilocali”, riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria, poi risultata mai utilizzata, una richiesta di informazioni che dalla stessa società avrebbe potuto e dovuto essere verificata, con un minimo di diligenza, a partire dall’apparente incoerenza dei dati richiesti rispetto alla fonte della richiesta stessa, nonché della quantità e tipologia dei dati richiesti.
Il Ministro non ha però fornito chiarimenti su altri aspetti della vicenda: come è avvenuto l’accesso ai sistemi del Ministero e se sono stati realmente sottratti 147 GB di dati, come rivendicato da IAmNotAVillain. Probabilmente è un’informazione riservata. Sul caso è intervento anche il Garante della privacy.
Shopify Canvas: come creare un negozio online parlando con l'AI
Shopify ha presentato Canvas, un nuovo strumento per costruire il negozio online parlando con un’intelligenza artificiale. L’agente AI si chiama Sidekick. Il commerciante gli spiega cosa vuole, lui mette mano al sito, e sullo schermo si vede tutto nascere in diretta, con i pezzi che si incastrano uno dopo l’altro. Per chi preferisce fare da sé, naturalmente, resta la vecchia abitudine di cliccare sugli elementi e modificarli a mano.
Shopify lancia Canvas e il sito si costruisce in chatShopify, un costruttore senza codice ce l’aveva già, e non era affatto male. Si sceglieva un tema e poi si spostavano sezioni e blocchi come i mattoncini di una scatola. Però appena si voleva qualcosa di più personale, l’unica porta era quella del codice: imparare a scriverlo o pagare qualcuno che lo sapesse fare.
Qui sta la parte interessante. Quello che si vede in Canvas non è una finta anteprima. Secondo Shopify è il codice vero del negozio che viene eseguito davanti ai propri occhi. Le animazioni si muovono, i pulsanti rispondono, e si può controllare come appare la pagina su schermi di dimensioni diverse.
Mentre Sidekick modifica il sito, scatta degli screenshot, in modo da vedere la stessa cosa che vede il commerciante, che intanto, può guardare il negozio intero come da un drone, oppure avvicinarsi a un dettaglio e zoomare fino al bottone che non lo convince. Si va in giro per il sito con lo stesso gesto con cui si sposta una mappa.
Sidekick non è un debuttante. Scriveva già codice, creava app, personalizzava temi e faceva tutta una serie di ritocchi. Gli mancava però un posto dove mettere insieme tutte queste abilità, una stanza grande con la vista sull’intero negozio. Canvas è quella stanza.
Perché la cosa funzionasse, Shopify ha dovuto fare un po’ di pulizie. Ha permesso a Sidekick di lavorare direttamente sui file del tema e ha semplificato l’architettura dei temi, così struttura, logica e grafica del negozio sono più facili da leggere per una macchina.
Il club è affollatoChi pensa che Shopify abbia inventato qualcosa di irraggiungibile si sbaglia. Wix, Squarespace, Webflow e Framer hanno già i loro strumenti con l’AI. Più in là, nel quartiere dei fricchettoni del “vibe coding”, ci sono Lovable e Replit. L’idea generale è che costruire un sito senza scrivere codice diventi normale, come oggi scrivere un messaggio invece di spedire una lettera.
Cosa manca all’appelloIl prodotto è appena nato e si vede. All’inizio non si possono usare i temi di terze parti, né i blocchi delle app e le estensioni. Restano fuori anche mercati, traduzioni, rollout e aggiornamenti dei temi. Si lavora poi solo da computer fisso, il telefono per ora non è invitato.
Shopify aggiungerà queste cose col tempo. Se lo farà davvero, Canvas potrebbe aprire la strada del commercio online a chi non ha i soldi per sviluppatori e designer, o la pazienza di imparare a programmare.
Luce e gas con Engie: prezzi fissi per 12 mesi con la promo di ottobre
Per bloccare il prezzo di luce e gas, in modo da evitare improvvisi rincari, è possibile puntare su Engie e sulla sua promozione Energia PuntoFisso 12 Mesi.
Quest’offerta consente di bloccare il prezzo dell’energia a 0,199 €/kWh per la luce e 0,92 €/Smc per il gas, con una quota fissa di 108 euro all’anno, per fornitura.
Per attivare la promo in questione è possibile seguire una breve procedura online, [affiliate_link link_id=”4549″]tramite il sito ufficiale di Engie[/affiliate_link]. L’offerta è valida fino al prossimo 7 ottobre, salvo proroghe.
La sottoscrizione richiede il possesso dei dati dell’intestatario e il codice identificativo della fornitura (POD per la luce e PDR per il gas), riportato in bolletta.
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Le caratteristiche dell’offerta di EngieScegliere un’offerta a prezzo fisso può rappresentare una protezione nel lungo periodo dai rincari, soprattutto in un periodo intenso come questo, con la crisi energetica che sta causando un sostanziale incremento del costo dell’energia, soprattutto per chi ha scelto una tariffa a prezzo variabile.
La promo di Engie prevede le seguenti condizioni di fornitura per luce e gas:
- Energia elettrica: costo dell’energia di 0,199 €/kWh, con una quota fissa di 108 euro all’anno
- Gas naturale: costo della materia prima di 0,92 €/Smc, con una quota fissa di 108 euro all’anno
- Offerta riservata alle utenze domestiche
- Prezzi fissi per i primi 12 mesi dall’attivazione
- Nessun costo iniziale e nessun vincolo
L’offerta è valida fino al prossimo 7 ottobre, per tutti i nuovi clienti che richiedono l’attivazione della tariffa.
Per completare la sottoscrizione dell’offerta è sufficiente avere a disposizione:
- i dati dell’intestatario della fornitura
- il codice identificativo della fornitura (POD per la luce e PDR per il gas), riportato in bolletta
- le coordinate IBAN del conto corrente
Per accedere all’offerta basta premere sul banner qui di sotto, seguendo poi una breve procedura di sottoscrizione.
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Surfshark è in offerta: ecco perché è la migliore VPN da attivare a ottobre (-85%)
Per una nuova VPN da attivare ad ottobre 2026 è possibile puntare su Surfshark, ora disponibile con un prezzo ridotto fino a 2,49 euro al mese, scegliendo il piano da 24 mesi con 3 mesi extra, per un totale di ben 27 mesi di uso illimitato.
Questa promo rappresenta l’occasione giusta per poter contare su una VPN senza limiti. Da segnalare che i nuovi utenti hanno la possibilità di sfruttare ben 30 giorni di garanzia di rimborso.
L’offerta è disponibile tramite il [affiliate_link link_id=”141″]sito ufficiale di Surfshark[/affiliate_link], premendo sul box qui di sotto.
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Nuova VPN da attivare a ottobre: è il momento di scegliere SurfsharkCon Surfshark è possibile sfruttare una VPN senza limiti che, tra le caratteristiche, include la crittografia del traffico dati, per un accesso sicuro a Internet anche da una rete non privata, oltre a una politica no log, che assicura una navigazione senza alcuna forma di tracciamento.
Da segnalare anche la disponibilità di un network composto da migliaia di server, con possibilità di aggirare blocchi su base geografica grazie alla scelta di un server situato in un altro Paese.
L’uso della VPN, inoltre, può avvenire da più dispositivi in contemporanea, con lo stesso account, sfruttando il servizio in modalità multi-dispositivo e multi-piattaforma.
Insostanza, Surfshark propone un servizio davvero completo, con tutte le funzionalità utili per chi ha bisogno di una VPN completa e vantaggiosa e anche al prezzo giusto.
Con l’offerta in corso, la VPN è ora disponibile con un prezzo ridotto fino a 2,49 euro al mese, grazie alla possibilità di attivare il piano biennale con 3 mesi extra, per un totale di 27 mesi di utilizzo.
La promozione include 30 giorni di garanzia di rimborso ed è attivabile tramite il box qui di sotto, con lo sconto che resterà attivo solo per un breve periodo.
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Windows 11 26H2 anche su PC con vecchi processori?
Come è noto, Microsoft ha aggiornato i requisiti hardware minimi a partire da Windows 11 24H2, impedendo l’installazione su PC con vecchi processori senza due specifiche istruzioni. Uno sviluppatore ha pubblicato su GitHub un tool che permette di aggirare queste restrizioni. Windows 11 26H2, rilasciato a fine settembre, potrebbe essere quindi installato anche su computer piuttosto “vintage”.
Procedura complicata e rischiosaA partire da Windows 11 24H2, Microsoft ha aggiunto due requisiti hardware. Il processore deve supportare le istruzioni SSE4.2 e POPCNT. Sui computer con vecchie CPU non è quindi possibile effettuare l’upgrade da Windows 11 23H2. Diversi tool, tra cui il popolare Rufus, permettono di rimuovere la verifica di altri requisiti (UEFI, Secure Boot e TPM 2.0), ma l’installazione di Windows 11 24H2 si blocca.
Lo sviluppatore Smu1zel ha scoperto che durante l’installazione viene verificata solo la presenza dell’istruzione POPCNT, parte di SSE4.2 (Intel) e SSE4a (AMD). Ha quindi creato il tool POP4.2 che cambia alcuni byte nel kernel., rimuovendo la verifica della presenza delle istruzioni SSE4.2. Ciò permette di installare Windows 11 26H2 anche sui processori con l’istruzione POPCNT. Nel seguente video si vede Windows 11 26H2 su un PC con AMD Phenom X4 9600 del 2008.
La procedura non è tuttavia alla portata di tutti. Come indicato nella pagina di POP4.2 su GitHub devono essere eseguite alcune azioni manuali, come la sostituzione dei file WindowsCodecs.dll e msxml6.dll di Windows 11 26H2 con quelli di Windows 11 23H2. Lo script Python del tool permette di creare un’immagine ISO modificata.
Ovviamente non è garantito il funzionamento stabile del sistema operativo o delle applicazioni. Lo stesso sviluppatore avverte che il progetto è sperimentale.
Come riconoscere un testo scritto dall'AI, lo studio di Graphite
Claude Opus 5.5 ha preso la brutta abitudine di ripetere un po’ troppo spesso l’intercalare Questo conta (“this matters”). Per l’esattezza, lo dice 116 volte più spesso di un essere umano. Per una macchina programmata per sembrare naturale, non è un bel risultato.
Per un po’ il colpevole perfetto è stato il trattino lungo. Poi i laboratori si sono accorti che la gente li annusava e hanno rimediato. Il problema è che i vizi non spariscono, cambiano solo abito. Lo dice un nuovo studio di Graphite, società di marketing che si è messa a frugare nelle abitudini di scrittura dei modelli più avanzati. Il bottino è sorprendente: 13.000 espressioni almeno due volte più frequenti nei testi delle macchine che in quelli scritti da persone. Tredicimila piccoli tic, e ognuno è una porticina da cui l’AI si fa riconoscere.
Graphite è partita da 10.000 articoli pubblicati prima dell’arrivo di ChatGPT, quindi scritti da esseri umani in un’epoca ancora innocente. Poi ha dato ai modelli solo i riassunti e ha chiesto di riscrivere gli articoli da capo, per evitare che si limitassero a scopiazzare il testo originale. A quel punto bastava mettere le due pile una accanto all’altra e contare quante volte ogni parola o costruzione saltava fuori.
Claude Opus e la sindrome del questo contaIl tic più vistoso di Opus 5.5 è la parola “dependable”, “affidabile”, che compare 23 volte più spesso che nei testi umani. Il vero campione però è la frase “this matters”, che il modello usa 116 volte più di noi. “Why X matters”, cioè “perché X è importante”, arriva a quota 92.
Il vecchio “non è X, è Y” è stato messo al bando, e Opus ha trovato subito la scappatoia: “è più di una X, è una Y”. La struttura è praticamente la stessa.
Astra, il campione dei forseAstra di OpenAI ha un repertorio diverso e un carattere più prudente. Adora scoprire un’altra dimensione di qualunque argomento, anche di una ricetta per i pancake. Ogni volta che deve promettere qualcosa si nasconde dietro un può offrire o un potrebbe fornire, così non si assume mai la responsabilità di niente.
La sua specialità è correggere un errore che nessuno aveva fatto. Un argomento non è semplicemente X, oppure si suggerisce di fare una cosa invece di affidarsi a X. Costruzioni di questo tipo compaiono oltre 100 volte più spesso che nella prosa umana.
Il trattino lungo ha davvero persoSu questo fronte i laboratori hanno vinto, e con un certo accanimento. Opus 5.5 usa il trattino lungo il 99% in meno rispetto a Opus 5. Astra lo usa l’88% in meno rispetto ai campioni umani, quindi scrive con più pudore di noi. Gemini 3.1 Pro l’ha quasi cancellato dal vocabolario.
Non c’è però da festeggiare troppo. Greg Druck, chief AI officer di Graphite, spiega a TechCrunch che il totale dei tic resta più o meno uguale. Riescono a togliere quelli più sfacciati, ma ne spuntano altri. E ogni versione ha i suoi.
Claude si avvicina a noi, GPT si allontanaSecondo Druck, Claude e GPT stanno prendendo due strade diverse. I modelli Claude, infatti, stanno diventando progressivamente più simili agli esseri umani nella scelta e nella frequenza delle parole. Per i GPT, invece, la tendenza è opposta: i loro testi si stanno allontanando sempre di più dalla distribuzione linguistica tipica degli esseri umani.
Le promesse e la realtà dei fattiLe promesse non mancano. Secondo Anthropic, Opus 5.5 comunica in modo più naturale dei precedenti. OpenAI non è stata da meno con le versioni GPT-6 di Sol e Luna, promettendo più chiarezza, meno gergo e meno giri di parole strani.
Druck è scettico. Pensa che i laboratori controllino queste cose molto meno di quanto si creda. Parliamo di modelli giganteschi, con miliardi di parametri. Possono fare solo un numero finito di test, e qualcosa scappa sempre.
9 comandi con la barra per farsi capire al volo da ChatGPT
A volte si fa una domanda semplice e ChatGPT risponde in modo prolisso, oppure succede il contrario, si spiega con cura cosa serve e lui risponde in modo laconico. Verrebbe voglia di aggiungere istruzioni su istruzioni, fino a scrivere richieste lunghe come un contratto d’affitto… Ma esiste un approccio molto più semplice: aggiungere una barra obliqua seguita da una parola. Basta scrivere /critico o /umano all’inizio del messaggio e la risposta cambia completamente strada.
Meglio chiarirlo subito: non esiste un menu nascosto di OpenAI che si attiva con la barra. Sono scorciatoie che il modello capisce dal contesto. Per questo funzionano anche con Gemini, Claude e gli altri assistenti basati sull’intelligenza artificiale. La barra è solo un segnale ben visibile. Dice all’assistente che la parola che segue spiega come rispondere e non fa parte della domanda.
9 comandi con la barra che migliorano le risposte di ChatGPTEcco i nove che vale la pena tenere a portata di mano.
1. /umano, per eliminare il tono roboticoI testi dell’AI “puzzano” di finto, come i mobili appena tolti dall’imballo. Frasi tutte della stessa misura, collegamenti prefabbricati, spiegazioni che nessuno ha chiesto e una levigatezza un po’ sospetta. /umano serve a sporcarli quanto basta perché sembrino scritti da una persona in carne e ossa.
Prompt: /umano Riscrivi questo testo in modo che suoni come qualcosa che una persona direbbe davvero: [incollare il testo]
È particolarmente utile quando si scrive una bozza e poi si chiede all’AI di revisionarla, troppo spesso il chatbot riscrive tutto. Con “/umano si fanno solo piccole correzioni, senza cambiarne lo stile.
2. /critico, ottenere onestà anziché complimentiGli assistenti virtuali hanno un difetto di carattere evidente: sono piacioni. Si presenta un’idea e trovano sempre qualcosa di incoraggiante da dire prima di arrivare ai problemi. Va benissimo quando si cerca sostegno morale. Molto meno quando si deve capire se l’idea sta in piedi oppure no.
Prompt: /critico Sto pensando di comprare una macchina per l’espresso molto costosa, anche se il caffè lo faccio due volte a settimana. Valuta l’idea.
Il comando chiarisce che non si vuole una pacca sulla spalla, ma i punti deboli, i rischi e le cose a cui non si è pensato. Funziona con le proposte di lavoro, i progetti, gli acquisti importanti e con tutto ciò a cui ci si affeziona un po’ troppo.
3. /riassunto, quando conta solo il succoA volte il contesto non interessa a nessuno. Serve la risposta, e basta.
Prompt: “/riassunto Spiegami cosa cambia effettivamente in questo annuncio: [incollare il testo]”
È perfetto per i messaggi chilometrici, i comunicati stampa, i manuali e gli articoli di cui si vuole capire la sostanza prima di decidere se leggerli tutti. Fa da setaccio: la farina passa, i grumi restano fuori.
4. /esperto, per saltare le spiegazioni di basePoi c’è il problema opposto, l’eccesso di spiegazioni. Quando si conosce già un argomento, leggere tre paragrafi di introduzione prima della parte utile è esasperante.
Prompt: /esperto Analizza l’architettura di questo agente di intelligenza artificiale. Dai per scontato che conosca i modelli linguistici, la chiamata di strumenti, il protocollo MCP e le finestre di contesto: [incolla i dettagli]
Qui un po’ di contesto aiuta, perché “esperto” vuol dire cose diverse a seconda del campo. Un sommelier e un tecnico di reti informatiche non partono dallo stesso livello. Specificare le competenze che il chatbot deve dare per scontate lo porta direttamente al livello giusto.
5. /differenze, per vedere cos’è cambiatoSe si danno ottocento parole a ChatGPT chiedendo di fare tre modifiche, non si vogliono indietro altre ottocento parole. Si vuole sapere cosa è cambiato.
Prompt: /differenze Snellisci questo paragrafo senza cambiare la mia tesi: [incollare il testo]
Si può essere ancora più espliciti: /differenze Mostrami solo le frasi che cambieresti e le sostituzioni.
Non serve solo per la scrittura. Funziona anche con il codice, con le istruzioni per l’AI e con qualsiasi documento in cui confrontare due versioni quasi identiche costa più fatica della correzione stessa.
6. /elenco, per chi legge di corsaChatGPT adora la prosa, ma a volte serve solo un elenco da scorrere in pochi secondi.
Prompt: /elenco Dammi i motivi principali per non comprare un telefono nuovo se il mio ha solo due anni.
È un comando minuscolo, ma fa capire subito che tipo di risposta serve. Torna utile per prepararsi a una riunione, mettere in fila pro e contro, decidere un acquisto, raccogliere idee. In generale ogni volta che si cercano informazioni e non una spiegazione ben confezionata.
7. /tabella per trasformare i confronti in qualcosa di leggibileSe /elenco mette ordine nei pensieri, /tabella mette ordine nei confronti. Ed è forse il più utile dei nove.
Prompt: /tabella Confronta ChatGPT, Claude e Gemini per scrittura, ricerca, programmazione e uso quotidiano.
Invece di ripetere ogni volta metti tutto in una tabella con le colonne per…, basta una parola. Le categorie conviene indicarle comunque. Per un confronto rapido, però, il comando trasforma un muro di testo in una griglia che si legge a colpo d’occhio.
8. /avvocatodeldiavolo, contro le certezze troppo comodeVa usato quando si è convinti di aver già deciso. Cioè proprio quando sarebbe il caso di ripensarci.
Prompt: /avvocato del diavolo Penso che cancellare tutti gli abbonamenti allo streaming e passare da un servizio all’altro ogni mese mi farà risparmiare. Cosa c’è di sbagliato in questo piano?
Non si chiede all’assistente se è d’accordo, ma di costruire l’argomento più solido possibile contro di sé. È un ottimo antidoto al pregiudizio di conferma, quell’abitudine molto umana di cercare solo le prove che ci danno ragione. Se il contrattacco non fa cambiare idea, almeno si decide sapendo cosa c’era dall’altra parte.
9. /paperella di gomma, per ragionare ad alta voceL’idea viene dalla programmazione. C’è un metodo famoso che consiste nello spiegare il proprio codice, riga per riga, a una paperella di gomma appoggiata sulla scrivania. A forza di raccontarlo, l’errore spesso salta fuori da solo. Qui la paperella la fa ChatGPT.
Prompt: /paperella di gomma Non risolvere ancora il problema. Fammi una domanda alla volta per aiutarmi a capire perché la mattina ci metto sempre troppo tempo a prepararmi.
Così l’assistente smette di fare il distributore automatico di risposte e diventa un compagno di ragionamento. Invece di sfornare subito una soluzione in dieci punti costruita su informazioni incomplete, prima fa domande. E intanto si continua a usare la testa, cosa non scontata ora che si delega all’AI perfino la lista della spesa. Funziona per scovare errori nel codice, prendere una decisione, pianificare un progetto o capire perché qualcosa che SI FAnon dà i risultati sperati.
Inventare i propri comandiPochi lo sanno, ma i comandi si possono anche creare su misura. Qualche idea:
- /corto, per risposte sotto le cento parole;
- /proposta, per trasformare un’idea nel formato che usi al lavoro;
- /bambini, per spiegare un concetto come lo capirebbe un bambino;
- /verifica, per separare i fatti accertati dalle supposizioni.
La barra non ha poteri magici. È solo il modo più semplice per creare un segnale riconoscibile. Se si vuole che un comando funzioni sempre allo stesso modo, va definito nelle istruzioni personalizzate di ChatGPT. Per esempio così:
Quando inizio un messaggio con /critico, salta i complimenti e concentrati sui punti deboli, sugli errori nei fatti e sulle informazioni mancanti. Quando uso /umano, riscrivi il testo variando la lunghezza delle frasi in modo naturale ed elimina le formule tipiche dell’AI e i collegamenti inutili.
Da quel momento /critico smette di essere una parola sperando che l’assistente la interpreti bene. Diventa un accordo preciso: gli hai spiegato cosa significa e lui sa cosa fare. Basta un carattere e una parola per arrivare dritti al punto.
Europol smantella il gruppo KillSec guidato da un 16enne
In seguito ad un’operazione internazionale coordinata da Europol, le forze dell’ordine di 10 paesi hanno smantellato il gruppo KillSec specializzato in attacchi ransomware. Sono stati sequestrati i server e il sito utilizzato per pubblicare i dati rubati. Durante l’indagine è stato individuato il probabile capo della banda di cybercriminali: un adolescente di 16 anni.
Dettagli della Operation KilSwitchLe forze dell’ordine ha preso il controllo del DLS (Data Leak Site) il 30 settembre, mettendo in sicurezza almeno 110 TB di dati sottratti tramite accessi non autorizzati. Il sito veniva utilizzato per minacciare le vittime e pubblicare i file rubati qualora non avessero pagato un riscatto.
Alla cosiddetta Operation KillSwitch, guidata dalla Germania, hanno partecipato le autorità di Belgio, Finlandia, Grecia, Paesi Bassi, Romania, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti, insieme a Europol ed Eurojust. Un aiuto tecnico è stato fornito dagli esperti di Bitdefender e Group-IB.
Il gruppo KillSec è responsabile di circa 1.000 attacchi contro diverse aziende nel mondo. Finora è stato accertato che circa 500 degli attacchi ha avuto successo. I cybercriminali hanno sottratto dati sensibili sfruttando vulnerabilità e punti di accesso scarsamente protetti nei sistemi delle organizzazioni.
Il presunto amministratore e operatore principale è un adolescente di 16 anni. Uno sviluppatore ha compiuto 18 anni ad agosto 2026 ed era minorenne all’epoca in cui sono stati commessi alcuni dei reati. Gli inquirenti hanno inoltre identificato una persona che si ritiene abbia svolto un ruolo di negoziatore e un’altra con un ruolo di affiliato.
Le autorità hanno eseguito otto perquisizioni domiciliari in Spagna, Grecia, Romania e Regno Unito, effettuato tre arresti provvisori e sequestrato diversi dispositivi. La polizia ha preso il controllo di cinque server centrali, tra cui le infrastrutture impiegate per gestire le attività del gruppo e archiviare i dati sottratti alle vittime. Le autorità hanno inoltre preso il controllo dei domini gestiti da KillSec, reindirizzando i visitatori verso una pagina che segnalava l’avvenuto sequestro da parte delle forze dell’ordine.
In alcuni casi, le vittime hanno pagato cifre sostanziose. Gli inquirenti esamineranno le prove e dati sequestrati per ricostruire i proventi illeciti, criptovalute comprese. Gli elementi raccolti potrebbero contribuire ad individuare ulteriori vittime, attacchi e persone coinvolte.
Unicredit down il 2 ottobre: tutti gli aggiornamenti
Il grafico qui sotto, estratto dalla pagina dedicata sul portale Downdetector, mostra il picco di segnalazioni relativo a malfunzionamenti in corso per i servizi online di Unicredit. Non sappiamo quanto sia esteso il down, al momento non si registrano dichiarazioni ufficiali. Pubblicheremo qui tutti gli aggiornamenti del caso, appena disponibili.
Ci sono problemi con i servizi di Unicredit?I primi feedback sono arrivati a metà pomeriggio di oggi, intorno alle ore 16:00 di venerdì 2 ottobre. Da lì a poco c’è stato un incremento piuttosto repentino. Va detto che al momento non si registrano problemi nell’accesso al sito ufficiale dell’istituto. Le anomalie riscontrate potrebbero dunque verificarsi in fase di autenticazione o durante l’esecuzione delle operazioni.
Aggiornamento (2 ottobre 2026, 16:31)Le segnalazioni sono rimaste più o meno costanti nel corso dell’ultima mezz’ora. La buona notizia è comunque che non sono aumentate. Potrebbe dunque essere il segnale di un problema circoscritto oppure già in fase di risoluzione in seguito a un intervento tecnico. Continueremo a pubblicare qui gli aggiornamenti.
Aggiornamento (2 ottobre 2026, 16:43)C’è un’ulteriore flessione dei feedback. L’esperienza ci suggerisce che possiamo considerare il problema quasi risolto.
… in aggiornamento
DisclaimerÈ bene precisare che, quanto riportato in questo articolo, si basa solo ed esclusivamente sui feedback mostrati dal portale Downdetector (link in coda) e inviati dagli utenti, sulle segnalazione raccolte attraverso i social network, su quelle inviate dai nostri lettori alla redazione oppure su testimonianza diretta. Un down temporaneo e circoscritto, dovuto a un problema tecnico o di altra natura, non è da ritenere in alcun modo un giudizio sulla qualità generale di un servizio, di un prodotto o di una piattaforma.
TIM down il 2 ottobre: tutti gli aggiornamenti
Da un’ora circa, il portale Downdetector sta registrando molte segnalazioni relative a un down della rete TIM. Il grafico qui sotto mostra la situazione attuale. Aggiorneremo l’articolo con tutte le novità, appena disponibili.
Il down della rete TIM: cosa sta succedendo?Ci sono feedback relativi a malfunzionamenti anche per gli operatori Kena Mobile e PosteMobile che utilizzano la stessa infrastruttura. Era accaduto lo stesso anche pochi giorni fa, quando si è verificata un’anomalia molto simile, risolta in poco più di un’ora.
Aggiornamento (2 ottobre 2026, 16:31)Le segnalazioni sono in diminuzione, ma ancora elevate. L’operatore non ha rilasciato dichiarazioni, non è dato a sapere si si tratta di un problema circoscritto a un’area specifica. Continuiamo a monitorare.
Aggiornamento (2 ottobre 2026, 16:42)Chi è interessato dal down racconta di non riuscire a chiamare, né a navigare da rete mobile o fissa. Per qualcuno, le telefonate sembrano non funzionare nemmeno in entrata.
Aggiornamento (2 ottobre 2026, 16:45)Dopo un lieve calo, il volume delle segnalazioni sembra essersi stabilizzato, rimanendo comunque piuttosto elevato.
… in aggiornamento
DisclaimerÈ bene precisare che, quanto riportato in questo articolo, si basa solo ed esclusivamente sui feedback mostrati dal portale Downdetector (link in coda) e inviati dagli utenti, sulle segnalazione raccolte attraverso i social network, su quelle inviate dai nostri lettori alla redazione oppure su testimonianza diretta. Un down temporaneo e circoscritto, dovuto a un problema tecnico o di altra natura, non è da ritenere in alcun modo un giudizio sulla qualità generale di un servizio, di un prodotto o di una piattaforma.
Suno Speech è l'AI giusta per creare le voci fuori campo
Il team di Suno ha appena annunciato una novità interessante e che vale la pena segnalare: si chiama Speech ed è descritta come il primo modello audio in grado di generare voce e musica insieme, come un’unica traccia coerente. In altre parole, permette di creare una traccia vocale (non cantata), con o senza sottofondo sonoro. È già disponibile in beta durante la fase di test, accessibile anche da chi ha un account gratuito.
AI e audio: cos’è e come funziona Speech di SunoSpeech si trova all’interno della scheda Create. Così come per la musica, consente di scegliere tra le modalità Simple e Advanced. Nella prima è sufficiente inserire la descrizione di ciò che si vuole ottenere con il più classico dei prompt. Con la seconda, invece, si possono specificare il tono desiderato e altri parametri come il genere, maschile o femminile.
A cosa serve? A far leva sull’intelligenza artificiale generativa di Suno per dar vita a lezioni, descrizioni, monologhi, voci fuori campo da aggiungere ad altri contenuti in fase di post-produzione e a qualsiasi altra cosa suggerisca la fantasia dell’utente. Né più né meno di ciò che già fanno da tempo altri modelli text-to-speech.
Il lancio in fase di test con la versione beta serve per raccogliere feedback e aggiustare eventualmente il tiro. Pronuncia e accenti rimangono i talloni d’Achille più grandi della tecnologia, il team lo sa bene e promette miglioramenti.
A volte, gli accenti britannici possono fare un salto in Australia e tornare indietro… Le pause drammatiche possono risultare davvero molto drammatiche.
Abbiamo fatto una prova, dando in pasto all’AI la prima parte di questo articolo, prima della pubblicazione. Il risultato? Eccolo qui.
All’inizio di settembre, Suno ha lanciato i suoi modelli v6. La versione v6-mini è accessibile anche da chi ha un account gratuito.
SpaceX abbandona la ISS e punta alla Luna
Da circa 26 anni, la Stazione Spaziale internazionale (ISS) è occupata a turno dagli astronauti. Dopo il ritiro degli Space Shuttle, la NASA si affida esclusivamente a SpaceX e alle sue navicelle Crew Dragon. L’azienda di Elon Musk ha però deciso di abbandonare le missioni verso la ISS per puntare esclusivamente alla Luna con il razzo Starship. L’agenzia spaziale statunitense deve ora sperare in Boeing.
Chi porterà gli astronauti sulla Luna?La NASA ha recentemente assegnato tre nuove missioni con equipaggio (Crew-15/16/17) a SpaceX che dovrebbero garantire il trasporto degli astronauti sulla ISS fino al 2030 (ieri è partita la missione Crew-13). L’azienda di Elon Musk ha comunicato che ritirerà la navicella e il razzo Falcon 9 perché intende utilizzare unicamente Starship.
Teoricamente, il mega razzo potrebbe portare sulla ISS un numero maggiore di astronauti alla volta. SpaceX vuole però usare Starship solo per lanciare i satelliti Starlink e portare gli astronauti sulla Luna con una versione modificata nota come Human Landing System (parte del programma Artemis).
La soluzione alternativa dovrebbe essere Starliner, la navicella di Boeing. Tuttavia, a distanza di oltre 12 anni dalla firma del contratto, non è stata ancora utilizzata per una missione ufficiale. Quella di test con due astronauti poteva finire male a causa di problemi al sistema di propulsione. Nonostante ciò, l’azienda della Virginia ha ottenuto dalla NASA altre due missioni con equipaggio.
Dopo la dismissione della ISS serviranno comunque navicelle per portare gli astronauti sulle future stazioni spaziali commerciali. Bue Origin ha avviato lo sviluppo di uno Space Vehicle che verrà lanciato con il razzo New Glenn, ma non sarà pronto prima del 2031. Fino ad allora, la NASA dovrà fare affidamento solo su Boeing.
Windows: basta Shift e un clic per scorrere più velocemente
Raymond Chen ha pubblicato un’altra perla sul blog The Old New Thing di Microsoft. Coinvolto nello sviluppo di Windows per oltre 30 anni, in un nuovo post ha raccontato la storia delle scorciatoie da tastiera dedicate alla scrollbar, la barra di scorrimento. È un pezzo curioso, una lettura consigliata, anche perché svela alcuni retroscena che non erano mai emersi (o che erano finiti nel dimenticatoio).
Le scorciatoie che conoscevi per la scrollbarAd esempio, con l’arrivo di Windows 2000, la software house ha introdotto il supporto al clic con il tasto destro del mouse sulla componente e un nuovo comando, chiamato Scroll here. È ancora attivo su Windows 11, ma probabilmente in molti ne ignorano l’esistenza (compreso il sottoscritto fino a poco fa).
Non si tratta di una vera e propria scorciatoia da tastiera, in senso stretto, perché per l’esecuzione prevede di usare la periferica in accoppiata con il mouse: con la combinazione Shift+clic su un qualsiasi punto della scrollbar, la schermata si sposta immediatamente in quella posizione. Può tornare utile soprattutto quando si sta navigando in pagine e documenti lunghi, per passare da una sezione all’altra senza doversi cimentare in uno scorrimento infinito. Provare per credere.
La cosa bizzarra è che anche Chen ammette di essere venuto a conoscenza di questo metodo solo di recente. Fino a poco tempo fa, per l’operazione utilizzava un clic con il tasto destro sulla scrollbar, per poi selezionare il comando nel menu contestuale aperto.
Non conoscevo questa scorciatoia fino a poco tempo fa. Avevo sempre usato il mio fidato menu contestuale.
Oggi, non tutti i software utilizzano l’approccio nativo di Windows per la barra di scorrimento integrata, dunque è possibile che con alcune app non funzioni.
Purtroppo, quasi nessuno utilizza più le barre di scorrimento Win32. Tutti usano framework che forniscono le proprie barre di scorrimento personalizzate.
La corsa che la nostra nazione non può permettersi di perdere
Amazon si allinea alla visione trumpiana sul futuro dell’intelligenza artificiale. Pardon, della Super Intelligence. Con un comunicato dal titolo La corsa che la nostra nazione non può permettersi di perdere, il gruppo sottolinea l’esigenza di continuare a investire sul miglioramento della tecnologia e, di conseguenza, dell’infrastruttura su cui poggia, prospettando scenari apocalittici se le cose dovessero andare diversamente e sventolando lo spauracchio cinese, pur senza citarlo esplicitamente. Ne riportiamo un paio di passaggi.
Le scelte che compiremo oggi ne determineranno l’esito: un calo di attenzione o di determinazione da parte della nostra nazione potrebbe farci perdere terreno, potenzialmente in modo irreparabile.
Vietato fermarsi, gli altri non lo farannoLa società, primo player del mercato cloud con la sussidiaria AWS, paragona la trasformazione in atto e la necessità di supportarla a quanto avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti hanno iniziato a lavorare sul potenziamento del sistema dei trasporti. Da lì, si sviluppa un intervento che sa tanto di manifesto e che culmina nell’etichettare come una minaccia le moratorie contro la realizzazione dei nuovi impianti.
Al momento, in tutto il Paese sono al vaglio oltre 100 moratorie sui data center. Se tali misure venissero adottate, gli Stati Uniti rischierebbero di compromettere irrimediabilmente la propria posizione in questa competizione, con conseguenze destinate a protrarsi per generazioni.
Ad Amazon va riconosciuto il merito di aver messo nero su bianco la propria posizione, in modo tanto esplicito. Franchezza e trasparenza sono doti da apprezzare, sempre, anche se si accompagnano a concetti e opinioni legittimamente discutibili o quantomeno controverse. Lo è ad esempio il passaggio in cui si affianca, a prescindere, la visione di chi non vuole i data center a disinformazione e vere e proprie falsità.
[…] nell’era dei social media e dell’informazione continua, i falsi miti si diffondono più rapidamente che mai. Di fatto, questo sviluppo infrastrutturale riveste un’importanza geopolitica tale che si moltiplicano le segnalazioni di vari Paesi intenti a diffondere deliberatamente negli Stati Uniti disinformazione sui data center, nel tentativo di indurci a rallentare il passo.
Il comunicato prosegue poi sfatando quattro falsi miti sul tema: l’eccessivo utilizzo di acqua per il raffreddamento dei server, la responsabilità per i rincari dell’energia, l’emissione di inquinanti nell’atmosfera e il mancato ritorno positivo per le comunità che ospitano le infrastrutture. A queste ultime è rivolto il programma Built Together, che stanzierà un miliardo di dollari entro i prossimi cinque anni, da destinare a istruzione, formazione professionale, accessibilità energetica, conservazione delle risorse idriche ed energetiche e altre priorità locali.
Un futuro già scritto, basta ammetterloCon il suo intervento, Amazon ha fatto da apripista. Gli altri seguiranno a ruota. Chi prima, chi dopo. Nessuno, tra i big dell’AI, ha davvero intenzione di rallentare, anche senza un interesse diretto collegato alla realizzazione dei nuovi data center.
OpenAI, Anthropic e i restanti protagonisti del settore si trovano nella condizione di dover ammettere di aver preso in carico le preoccupazioni inerenti ai rischi per un possibile sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale. Ci sono un’opinione pubblica da rassicurare e una reputazione da continuare a difendere. Lo fanno attraverso promesse e dichiarazioni di rito ormai quotidiane. Al tempo stesso, hanno però urgenza di monetizzare gli enormi investimenti degli ultimi anni, spinti anche dal volere di chi li ha finanziati e che ora ne chiede conto. Proprio adesso che i business iniziano a intravedere la prospettiva di un profitto, quanto potrebbero essere disposti ad azzoppare la loro corsa?
Le promozioni anticipate Lefant stravolgono i prezzi su Amazon prima delle Offerte Prime
L’autunno porta con sé l’ormai tradizionale appuntamento con le giornate promozionali di Amazon, un periodo dell’anno in cui rinnovare la dotazione tecnologica di casa diventa un investimento sensato e sostenibile. Tra le categorie merceologiche più gettonate spicca senza dubbio quella dedicata alla cura dei pavimenti, dove i robot aspirapolvere e lavapavimenti continuano a registrare passi avanti notevoli sia nelle performance di aspirazione sia nella gestione autonoma delle superfici. Chi sperava di non dover attendere il via ufficiale della Festa delle Offerte Prime troverà ottime notizie nel catalogo di Lefant: il brand ha infatti attivato un pacchetto di ribassi consistenti che, grazie all’uso combinato di forti tagli a listino e coupon sconto dedicati da applicare nel carrello, permette di portarsi a casa macchine di fascia elevata a una frazione del loro costo abituale.
Lefant M5 Pro
In cima alle opportunità più allettanti dell’intera selezione si posiziona il Lefant M5 Pro, autentica ammiraglia del marchio progettata per chi pretende un’automazione domestica completa e affidabile senza compromessi qualitativi. Questo modello rappresenta l’equilibrio ideale per le abitazioni moderne: la sinergia tra l’efficace aspirazione delle impurità e il lavaggio dinamico permette di trattare pavimentazioni dure, fughe tra le mattonelle e parquet con una cura meticolosa, rimuovendo macchie ostinate, polveri sottili e allergeni in un unico passaggio, senza bisogno di ritocchi manuali.
La parte più eclatante di questa iniziativa risiede però nella componente economica. Il prezzo originario di listino, fissato a 1.299,99 euro, scende già in partenza a 399,96 euro nella tariffa promozionale Prime, ma digitando il codice esclusivo TRN6M6J2 durante il riepilogo dell’ordine la spesa effettiva crolla a soli 299,97 euro. Si tratta di un abbattimento reale del 77% che rende un top di gamma accessibile al costo di una proposta entry-level. La promozione rimarrà attiva fino alla mezzanotte del 7 ottobre ed è raggiungibile consultando direttamente la pagina Amazon del Lefant M5 Pro.
[link_plain format_type=”card” link=”https://www.amazon.it/dp/B0FXX6XRQ6?maas=maas_adg_FEE9C79B904FCCF4BA49B6F062D711A3_afap_abs&ref_=aa_maas&tag=maas”]Lefant M5 Pro Robot Aspirapolvere Lavapavimenti con Rullo 23.000Pa[/link_plain]
Scendendo verso la fascia incentrata sulla pura potenza operativa, la famiglia Omni offre una doppia scelta particolarmente interessante per chi cerca la forza motrice di un rullo lavante abbinato a un’aspirazione pari a 20.000 Pa, utile a estrarre sporco e residui pesanti anche dalle trame dei tappeti più folti. Da una parte abbiamo il Lefant M210 Omni, che, rispetto al prezzo di listino di 599,99 euro, passa a 228,79 euro sfruttando il codice sconto XB8VAGS2 (la scadenza dell’offerta è programmata per il 5 ottobre). Dall’altra si fa largo la variante Lefant M210 Pro Omni, che mantiene l’identica turbina da 20.000 Pa e la struttura a rullo ma adotta ulteriori rifiniture nel ciclo di lavoro. In questo caso il listino di 699,99 euro, ma, sfruttando il coupon AD7YEUI1, si potrà acquistare ad appena 249,19 (offerta valida fino al 7 ottobre).
[link_plain format_type=”card” link=”https://www.amazon.it/dp/B0G7TMHWV6?maas=maas_adg_C32BAEFE0DEEBCC1401F1BFF83200333_afap_abs&ref_=aa_maas&tag=maas”]Lefant M210 Omni Robot Aspirapolvere Lavapavimenti Rullo 20.000Pa[/link_plain]
[link_plain format_type=”card” link=”https://www.amazon.it/dp/B0G7VGCTT8?maas=maas_adg_B91F55994BA6376F2E40CE5AF92EBABE_afap_abs&ref_=aa_maas&tag=maas”]Lefant M210 PRO OMNI Robot Aspirapolvere Lavapavimenti Rullo 20.000Pa[/link_plain]
Lefant M3 Max
Chi risiede in appartamenti articolati su molti vani o con geometrie complesse apprezzerà invece le doti del Lefant M3 Max, un robot studiato per orientarsi con precisione chirurgica grazie al supporto di un modulo di mappatura intelligente dell’ambiente, sempre supportato da un’aspirazione vigorously calibrata su 20.000 Pa. Questa combinazione garantisce percorsi logici e ottimizzati, riducendo i tempi di lavoro ed evitando passaggi ridondanti. A fronte di un prezzo base pari a 1.099,99 euro, l’offerta a tempo fissa la quota a 332,48 euro, che scende poi in via definitiva a 299,23 euro applicando a carrello il codice M8NRQGIG. Anche per questo modello la finestra utile si chiuderà alla mezzanotte del 5 ottobre, con la possibilità di ordinarlo direttamente dal banner presente qui sotto.
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A chiudere il cerchio troviamo il Lefant M330 Plus, la soluzione più accessibile dell’intera carrellata ma non per questo poco efficace, soprattutto se la vostra priorità quotidiana riguarda la gestione di cani e gatti. La sua architettura sottile gli consente di infilarsi agilmente sotto divani e madie, mentre la speciale feritoia anti-groviglio scongiura l’aggrovigliamento di peli e capelli attorno alle parti rotanti, azzerando le manutenzioni fastidiose a fine ciclo. Il prezzo di catalogo di 419,99 euro, ma con l’inserimento del coupon ZULLKRJQ prima del saldo finale la cifra scende incredibilmente a 99,39 euro, un importo davvero irrisorio per questa tipologia di prodotti. Offerta disponibile fino al 7 ottobre.
[link_plain format_type=”card” link=”https://www.amazon.it/dp/B0G51J1N66?maas=maas_adg_5ECC26C90AA720B24EDC15A325061AFD_afap_abs&ref_=aa_maas&tag=maas”]Lefant M330 Plus Robot Aspirapolvere Lavapavimenti Anti-Groviglio Grigio[/link_plain]
Per beneficiare di questi prezzi effettivi è sufficiente incollare i rispettivi codici promozionali nella casella riservata ai buoni sconto prima di completare il pagamento su Amazon. Tenendo a mente le scadenze differenziate tra il 5 e il 7 ottobre e la consueta richiesta sostenuta che accompagna queste finestre promozionali, valutare tempestivamente le esigenze della propria abitazione è il modo migliore per assicurarsi il robot desiderato prima dell’esaurimento delle scorte disponibili.
In collaborazione con LefantRaspberry Pi: i prezzi aumentano ancora, a causa della RAM
La crisi della RAM ci accompagnerà ancora a lungo, su questo non ci sono dubbi. E lo stesso vale per i suoi effetti negativi sulle nostre tasche. L’ennesima testimonianza è appena arrivata da Raspberry Pi, che ha comunicato di aver alzato i prezzi delle sue schede di quarta e quinta generazione. Non è la prima volta che accade, purtroppo non sarà l’ultima.
Le schede Raspberry Pi diventano più careContinuare a offrire i prodotti del catalogo con lo stesso listino è diventato insostenibile, quindi ecco scattare i rincari. L’annuncio ufficiale riguarda gli Stati Uniti e vede le versioni da 2 GB di Raspberry Pi 4 e Raspberry Pi 5 interessate da un aumento di 12,50 dollari, passando così rispettivamente a 67,50 dollari e a 77,50 dollari. Le altre edizioni e gli altri prodotti del catalogo rimangono al momento invariati.
C’è un altro passaggio del comunicato che vale la pena citare. È quello che consiglia di prendere in considerazione l’acquisto delle schede non di ultima generazione, in quanto ritenute in grado di soddisfare ancora buona parte delle esigenze più comuni. Un’anomalia nell’ambito tecnologico, dove solitamente si tende a spingere i clienti verso i modelli più recenti.
Ad esempio, potresti valutare se un modello meno recente, come i sempre popolari Raspberry Pi 3B, 3A+ o 3B+, sia in grado di offrire le prestazioni richieste dal tuo progetto a un costo inferiore; inoltre, vorrai sicuramente assicurarti di non pagare per una quantità di RAM superiore a quella effettivamente necessaria.
A proposito di crisi della RAM, di recente Raspberry Pi ha annunciato che sui suoi nuovi hardware non è possibile effettuare l’upgrade. Il motivo? Considerati i prezzi delle memorie ormai fuori controllo, qualcuno ha pensato di acquistare le versioni più economiche, modificarle con moduli di terze parti e rivenderli. Acquistandoli si corre il rischio di imbattersi in problemi di stabilità o di compatibilità.
AI di Microsoft può trascrivere il parlato in tempo reale in 60 lingue
Microsoft continua a sfornare modelli MAI fatti in casa per ogni tipo di esigenza: immagini, ragionamento, codice e voce. Il mese scorso era toccato a MAI-Transcribe-2, che nei test interni ha superato i concorrenti di OpenAI e Google con un costo dichiarato di appena 0,10 dollari all’ora. Un prezzo che, nel mercato dell’AI, suona quasi come un’offerta da supermercato.
Microsoft lancia tre nuovi modelli MAI per trascrizione e voce in tempo realeOra arrivano tre nuovi modelli: MAI-Transcribe-2-Streaming, MAI-Voice-2.1 e MAI-Voice-2.1-Flash. Microsoft li immagina come componenti di un unico sistema: uno ascolta, uno dà voce alle risposte e il terzo fa la stessa cosa, solo più velocemente. L’obiettivo è costruire assistenti vocali capaci di rispondere senza quei due secondi di silenzio che fanno pensare, ogni volta, che la chiamata sia caduta.
Il vecchio MAI-Transcribe-2 lavorava solo sull’audio registrato, mentre il modello Streaming, appena arriva l’audio, dopo poco più di 100 millisecondi, sputa fuori una prima trascrizione parziale. Poi ci ripensa, la corregge man mano che il contesto si chiarisce, e solo alla fine mette il timbro sul testo definitivo.
Capisce 60 lingue e riconosce da solo quando chi parla cambia idioma, anche a metà conversazione. Microsoft dice che su Artificial Analysis è primo per accuratezza, sia sui testi parziali sia su quelli finali. Nei suoi test interni su dettatura e sottotitoli, le parole comparivano il doppio più in fretta rispetto al rivale più vicino. Sono dati di casa, quindi conviene sempre non fidarsi troppo.
La modalità streaming costa 0,54 dollari all’ora di audio fino alla fine del 2026, oltre cinque volte il prezzo promozionale del fratello che aspetta la fine del discorso. La fretta si paga.
La voce che cambia lingua senza cambiare facciaSul fronte dell’output, MAI-Voice-2.1 è il nuovo modello di sintesi vocale multilingue. Parla 23 lingue in 26 varianti locali. Una stessa voce può saltare da una lingua all’altra restando riconoscibile, con l’accento nativo adatto a ogni idioma.
Costa 22 dollari per milione di caratteri. Il modello precedente, MAI-Voice-2, e la sua variante Flash già lavoravano dietro le quinte di Dynamics 365 Contact Center e di Azure Voice Live. Qui la versione nuova rifà il lavoro con qualche muscolo in più.
Flash, quello che non ha tempo da perderePer chi ha tanti utenti e poca pazienza c’è MAI-Voice-2.1-Flash. Genera 45 secondi di audio con circa 150 millisecondi di latenza complessiva, da capo a fondo. Secondo Microsoft l’inferenza è più veloce del 55% e costa circa il 60% in meno rispetto a modelli paragonabili. Il listino parla di 15 dollari per milione di caratteri.
Entrambe le voci sanno anche clonare un timbro vocale a partire da pochi secondi di audio di riferimento, in tutte le lingue supportate. Immaginiamo la gioia dei truffatori e, con un po’ più di ottimismo, quella di chi deve doppiare un corso aziendale…
DisponibilitàI tre modelli sono disponibili su Microsoft Foundry, nel MAI Playground e su Vercel. I due modelli vocali si trovano anche su OpenRouter, mentre il supporto a LiveKit è annunciato come imminente. Si possono usare inoltre attraverso Azure Voice Live.
SpaceX Crew-13: piccolo problema prima del lancio
Ieri mattina (pomeriggio in Italia) è iniziata la missione Crew-13 di SpaceX. Quattro astronauti (due statunitensi, un canadese e un russo) hanno raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), unendosi agli altri sette astronauti già presenti. Un dirigente dell’azienda di Elon Musk ha spiegato in dettaglio perché il lancio è stato posticipato di oltre due settimane.
Altre quattro missioni per SpaceXIl lancio è avvenuto alle ore 11:10 locali (le 17:10 in Italia) dallo Space Launch Complex 40 della Cape Canaveral Space Force Station in Florida. A bordo della navicella Crew Dragon Grace c’erano gli statunitensi Jessica Watkins e Luke Delaney, il canadese Joshua Kutryk e il russo Sergey Teteryatnikov. Watkins è il primo comandante donna di colore.
Dopo circa 7 ore e 55 minuti è avvenuto il docking della navicella alla porta frontale del modulo Harmony della ISS. Si tratta del viaggio più veloce della storia della stazione spaziale. I quattro astronauti sono ora all’interno della ISS insieme ad altri sette colleghi (i quattro della missione Crew-12 ritorneranno sulla Terra entro metà ottobre).
SpaceX ha recentemente ottenuto dalla NASA l’estensione del contratto per altre tre missioni (Crew-15/16/17). Potrebbero essere le ultime, in quanto l’azienda di Elon Musk non produce più le navicelle Crew Dragon e il razzo Falcon 9 verrà sostituito da Starship.
L’inizio della missione Crew-13 era previsto a metà settembre. Un dirigente ha fornito i dettagli sul problema e come è stato risolto. Durante la preparazione del lancio è stata rilevata una perdita di ossidante (tetrossido di azoto) all’interno del sistema di propulsione dovuta ad una valvola difettosa.
Per sostituire la valvola è stato eseguito un vero e proprio intervento chirurgico per evitare di svuotare il propellente o smontare il veicolo spaziale, operazioni che avrebbero comportato un eccessivo ritardo. La riparazione ha previsto il taglio della condotta del propellente, la rimozione e sostituzione della valvola e la successiva risaldatura della condotta. È stata la prima volta che SpaceX ha eseguito una riparazione di questo tipo su una navicella Dragon completamente assemblata e carica di propellente.
Tutto ha funzionato perfettamente senza incidenti (il tetrossido di azoto è volatile e tossico) e i quattro astronauti hanno raggiunto la stazione spaziale entro i termini previsti.