La nuova Fire TV Stick 4K è già in offerta a -52%: eccola
Appena annunciata, la nuova Fire TV Stick 4K è già in sconto del 52% su Amazon. È l’evoluzione del dongle HDMI con supporto alla risoluzione Ultra HD, la profonda integrazione dell’assistente Alexa+, il telecomando riprogettato incluso e la connettività Wi-Fi 6. Per molti può rivelarsi la soluzione ideale per trasformare un qualsiasi televisore o monitor in una Smart TV pronta per lo streaming e potenziata dall’AI.
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Fire TV Stick 4K (2026) e meno di metà prezzoHa in dotazione la piattaforma Vega OS e non manca nemmeno la compatibilità con la tecnologia HDR10+, per sfruttare al meglio la qualità i televisori di ultima generazione durante la visione di film e serie. Per tutte le altre informazioni a proposito delle specifiche tecniche e delle funzionalità rimandiamo alla scheda del prodotto.
Invece di pagarla 74,99 euro come da listino ufficiale, la nuova Fire TV Stick 4K è in sconto del 52% per il lancio. Se la ordini adesso può essere tua al prezzo di soli 35,99 euro. Si tratta di una offerta a vendita rapida, limitata nel tempo. Vendita e spedizione sono gestite da Amazon attraverso la sua rete logistica, con la consegna gratuita.
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C’è anche il nuovo telecomando, riprogettatoSegnaliamo infine che il nuovo telecomando può essere acquistato anche separatamente, al prezzo di 15,99 euro. Ha un design ergonomico riprogettato che permette di controllarlo comodamente con una sola mano, un pulsante Home più versatile, navigazione più reattiva e controlli di accensione e del volume.
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WhatsApp lancia il parental control per gli adolescenti
Secondo Meta, molti genitori vogliono continuare a essere presenti nella vita digitale dei figli, durante il percorso di crescita. È legittimo e auspicabile. Per questo motivo, il team al lavoro su WhatsApp ha appena presentato nuovi strumenti di parental control studiati per concedere loro questa possibilità, senza però invadere la privacy degli adolescenti. Un equilibrio decisamente sottile e precario.
Le novità per il parental control su WhatsAppIn attesa di poterci mettere mano, dobbiamo fare riferimento alla descrizione fornita. L’annuncio descrive strumenti flessibili e facoltativi, che papà e mamma potranno configurare insieme ai ragazzi, scegliendo le impostazioni sulla privacy più adatte a seconda delle esigenze. Un esempio? Si può controllare chi è in grado di vedere l’immagine del profilo o di aggiungere i teenager ai gruppi. Per modificare queste opzioni, il figlio ha bisogno di un PIN creato dal genitore.
È stata posta un’attenzione particolare sui gruppi. I genitori possono ricevere una notifica quando i figli si iscrivono a uno o lo abbandonano, oppure quando uno di cui fanno parte diventa significativamente più grande. Oltre a questo, sono previste impostazioni relative ai canali, agli aggiornamenti di stato e all’interazione con l’intelligenza artificiale di Meta AI, potendo scegliere tra l’impostazione predefinita 13+ e quella più restrittiva (Contenuti limitati).
Questo è solo il primo passo. Stiamo sviluppando questi controlli passo dopo passo, sulla base delle indicazioni che ci vengono fornite dalle famiglie. Tutti questi controlli sono stati progettati per promuovere conversazioni aperte su come utilizzare WhatsApp tra genitori e figli, il tutto nel rispetto della privacy dei messaggi personali di tutti.
Come sempre, le novità di WhatsApp vengono distribuite gradualmente da Meta, attraverso aggiornamenti dedicati. Potrebbero non essere subito disponibili per tutti. In ogni caso, nonostante il parental control, non viene mai compromessa l’efficacia della crittografia end-to-end e nessuno può vedere i contenuti scambiati.
John Ternus (CEO di Apple) vuole lanciare più prodotti
John Ternus, nuovo CEO di Apple dal 1 settembre, vuole lanciare più prodotti rispetto al passato. Ciò significa che verrà accelerato lo sviluppo sfruttando anche un’organizzazione interna più snella. I primi verranno presentati il prossimo 13 ottobre. Insieme alle versioni aggiornate di Apple TV (set-top box) e HomePod mini (smart speaker) è previsto uno smart display (noto attualmente come Home Hub).
Più prodotti Apple in arrivoIl debutto di John Ternus nel ruolo di CEO è avvenuto il 9 settembre, quando sono stati annunciati tre smartphone (iPhone Duo, iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max), due smartwatch (Watch Series 12 e Ultra 4) e gli auricolari wireless AirPods 5. Come anticipato da Mark Gurman (giornalista di Bloomberg), Apple ha già pianificato la roadmap fino al 2027.
Il nuovo CEO avrebbe però deciso di velocizzare il lancio dei prodotti. Ciò significa che non ci saranno solo i tradizionali annunci primaverili e autunnali. Secondo le fonti di Gurman, Ternus vuole che l’azienda diventi più “sperimentale” per rimanere competitiva nell’era dell’intelligenza artificiale.
Il CEO vuole inoltre eliminare alcune posizioni intermedie per ridurre i livelli che separano gli ingegneri dai dirigenti senior e cercare nuove fonti di ricavo e modalità per generare maggiori introiti dai prodotti esistenti, soprattutto a fronte del rallentamento della crescita nel settore dei servizi dell’azienda.
Questa nuova strategia dovrebbe essere adottata a partire dal 13 ottobre, quando verranno annunciati il nuovo Home Hub (nome ipotetico) e versioni aggiornate di Apple TV e HomePod mini. Entro fine 2026 dovrebbero arrivare MacBook Pro con schermo OLED touch da 14/16 pollici e chip M5 Pro/Max, MacBook Pro base da 14 pollici con chip M6 e iMac con chip M6.
Nella prima metà del 2027 sono previsti MacBook Air da 13/15 pollici con chip M6, MacBook Neo 2 con chip A19 Pro, nuovi iPad base, iPad Pro e iPad Air, iPhone 18, iPhone 18e e iPhone Air 2. Successivamente arriveranno gli AirPods con fotocamera e i primi smart glass. Altri prodotti in sviluppo sono un nuovo Vision Pro e un fitness tracker senza schermo.
Samsung Galaxy Tab S12: due tablet con display da quasi 15 pollici
Insieme al Galaxy SmartTag3, Samsung ha presentato anche una coppia di nuovi tablet, sono quelli della famiglia Galaxy Tab S12. Arriveranno sul mercato già la prossima settimana con sette anni di aggiornamenti garantiti per il sistema operativo (al lancio Android 17 con One UI 9) e per la sicurezza. Tra i punti di forza ci sono il design, la durata della batteria, il supporto al pennino S Pen incluso nella confezione e alle ultime funzionalità di intelligenza artificiale.
Tutto sui nuovi Samsung Galaxy Tab S12 Ultra e S12+Partiamo dal top di gamma, Galaxy Tab S12 Ultra. L’esperienza ruota attorno a un display dalla dimensione generosa (14,6 pollici) e alla possibilità di contare su prestazioni elevate, gestendo anche i task più pesanti con i suoi 16 GB di RAM. Sarà in vendita dal 7 ottobre, al prezzo di 1.539 euro per la configurazione base. Ecco le specifiche tecniche in dotazione.
- Display Dynamic AMOLED 2X da 14,6 pollici con risoluzione 2960×1848 pixel, refresh rate da 120 Hz e luminosità fino a 1.600 nit;
- processore MediaTek Dimensity 9500;
- 12 o 16 GB di RAM;
- 256 GB, 512 GB o 1 TB di memoria interna con slot per schede microSD fino a 2 TB;
- fotocamere posteriori da 13+8 megapixel, frontale da 12 megapixel;
- altoparlanti Quad Speaker con audio spaziale a quattro canali;
- connettività Dual SIM, 5G, Wi-Fi 7 e Bluetooth 6.0;
- lettore di impronte sullo schermo;
- batteria da 11.600 mAh con supporto alla ricarica da 45 W;
- certificazione IP68;
- dimensioni 208,5×326,3×5,1 millimetri, peso 692-695 grammi (a seconda della versione).
Galaxy Tab S12+ diminuisce la diagonale dello schermo, mantenendola comunque abbondante. Cambiano anche alcuni dettagli relativi a RAM, storage, connettività e capacità della batteria. Stessa colorazione e stessa data per il lancio. In questo caso, il prezzo parte da 1.319 euro.
- Display Dynamic AMOLED 2X da 12,6 pollici con risoluzione 2800×1752 pixel, refresh rate da 120 Hz e luminosità fino a 1.600 nit;
- processore MediaTek Dimensity 9500;
- 12 GB di RAM;
- 256 GB o 512 GB di memoria interna con slot per schede microSD fino a 2 TB;
- fotocamera posteriore da 13 megapixel, frontale da 12 megapixel;
- altoparlanti Quad Speaker con audio spaziale a quattro canali;
- connettività Dual SIM, 5G, Wi-Fi 6E e Bluetooth 6.0;
- lettore di impronte sullo schermo;
- batteria da 10.600 mAh con supporto alla ricarica da 45 W;
- certificazione IP68;
- dimensioni 187,8×289,5×5,3 millimetri, peso 553-555 grammi (a seconda della versione).
Non mancano nemmeno gli accessori ufficiali come la cover con tastiera per trasformarli in qualcosa di molto simile a dei laptop e le pellicole protettive antiriflesso per lo schermo.
GPT-6 Astra può eseguire attacchi supply chain
In occasione del lancio di GPT-6 Astra, OpenAI aveva evidenziato le capacità cyber del modello. Gli esperti dell’AISI (AI Security Institute) del Regno Unito hanno confermato tali capacità durante una simulazione (quindi non è stato causato nessun danno nel mondo reale). Astra può effettuare attacchi supply chain con una percentuale maggiore rispetto ai precedenti GPT-5.6 e GPT-5.5.
Falsi account per distribuire malwareIl test è stato effettuato in un ambiente isolato (sandbox), quindi senza accesso a Internet. Per verificare le capacità cyber di GPT-6 Astra sono state intenzionalmente disattivate le protezioni (classificatori). Dopo aver fornito un riassunto di precedenti tentativi falliti, il modello ha proposto un attacco non autorizzato contro target non previsti dalla valutazione di sicurezza.
Astra ha successivamente individuato e analizzato un software di terze parti, e scritto codice malevolo per l’attacco. Il modello quindi creato identità fittizie (operazione che spesso richiede un indirizzo e-mail e la risoluzione di CAPTCHA) per poter sottoporre il codice alla revisione umana.
Per ottenere l’approvazione da parte del revisore ha inviato contributi innocui e pubblicato commenti di sostegno tramite altre identità fittizie. Il revisore è stato quindi ingannato e ha approvato l’integrazione del codice malevolo nel software. Questo è il classico attacco supply chain che accade spesso nel mondo reale, ad esempio con la pubblicazione di codice infetto nei repository di GitHub.
In alcuni casi, l’attacco è stato ugualmente eseguito nonostante le istruzioni indicassero l’assenza di connessione Internet. Astra ha giustificato le sue azioni affermando che l’attacco non era pericoloso o non era vietato. Come detto, le protezioni sono state disattivate durante la valutazione, ma potrebbero non essere sufficienti per i futuri modelli. OpenAI ha recentemente sospeso il lancio di GPT 6.1 Astra proprio per questo motivo.
Samsung Galaxy SmartTag3: batteria da 790 giorni e supporto iOS
Dal lancio del primo AirTag in poi, la categoria dei localizzatori Bluetooth ha attirato l’attenzione e fatto registrare un grande successo, anche a livello commerciale. Non è un caso che anche Google abbia voluto lanciare la sua alternativa, il Pixel Tag. Oggi torna a Samsung, che lancia la sua terza generazione con Galaxy SmartTag3, compiendo passi in avanti significativi rispetto al modello precedente.
Il nuovo Samsung Galaxy SmartTag3 è ufficialeTra le novità, si fa notare un design inedito, riprogettato per ridurre il volume di circa il 35% e il peso del 33%. Secondo il marchio, così è ancora più facile da agganciare a chiavi, borse, valigie o al collare di un anomale domestico, con una forma arrotondata e una finitura in alluminio. Ci sono poi la batteria sostituibile CR2032 con un’autonomia fino a 790 giorni in modalità di risparmio energetico (550 giorni con uso standard), la connettività Bluetooth 6.0 Channel Sounding, la tecnologia Compass View per rilevarlo fino a 60 metri di distanza, Ultra-Wideband per una precisione elevata e la certificazione IP67 per resistere ad acqua e polvere.
Importante è l’introduzione della compatibilità cross-OS, vale a dire che Galaxy SmartTag3 funzionerà anche con iOS. Questo permetterà agli utenti di verificare e condividere la posizione indipendentemente dalla piattaforma utilizzata.
Ci sono anche un paio di accessori ufficiali: una cover in silicone con anello portachiavi e una Loop Case. Riportiamo di seguito le parole di Jay Kim, Executive Vice President e Head of Customer Experience Office della divisione Mobile eXperience (MX) di Samsung Electronics.
Le persone desiderano modi più semplici e pratici per tenere sotto controllo i propri oggetti e animali domestici, così da vivere con maggiore tranquillità. Galaxy SmartTag3 è stato progettato proprio per rispondere a queste esigenze quotidiane. Grazie alla vasta rete Galaxy Find Network, offre l’esperienza Galaxy SmartTag più avanzata e completa mai realizzata.
Il nuovo Galaxy SmartTag3 sarà disponibile inizialmente solo in Corea del Sud, a partire dal 7 ottobre. Più avanti arriverà negli Stati Uniti, poi anche in Italia e in altri territori nel corso del 2027. Samsung non ha confermato il prezzo di vendita, che dovrebbe comunque essere allineato a quello del modello precedente, al momento 39,90 euro sullo store ufficiale. Due le colorazioni previste: White e Black.
In arrivo HomePad, lo hub di Apple per la smart home
Non si chiamerà Home Hub come ipotizzato, ma HomePad. A svelarlo è Mark Gurman di Bloomberg, la fonte più autorevole tra quelle in circolazione quando si tratta di anticipazioni sui nuovi dispositivi Apple. Sarà uno hub per la smart home e dovrebbe essere presentato ufficialmente il 13 ottobre.
Cosa sappiamo del nuovo HomePad di AppleNoto internamente come J490, avrà in dotazione uno schermo da 6 pollici e l’intelligenza artificiale di Siri AI. A seconda della versione, potrà esser appoggiato su una qualsiasi superficie oppure montato a parete. A conti fatti, le caratteristiche sono quelle di un qualsiasi smart display, ma con a bordo l’ecosistema della mela morsicata.
Il nome suggerisce una certa somiglianza del pannello con linea iPad ed effettivamente dovrebbe essere così, anche dal punto di vista del design, con bordi abbastanza evidenti da richiamare alla mente i tablet delle prime generazioni. Per quanto riguarda invece lo spessore, le fonti lo descrivono come simile a quello di un iPhone.
Ci sarà una base metallica con altoparlanti e microfoni, da cui partirà un supporto (sempre metallico) per sorreggere lo schermo, progettato per poterlo inclinare. In definitiva, il look potrebbe richiamare alla mente quello dei vecchi iMac G4 (nell’immagine qui sotto) lanciati all’inizio del millennio. Di nuovo, si tratta di un’indiscrezione già formulata in passato. Nella versione per il montaggio a parete, la base sarebbe meno ingombrante.
L’alimentazione dovrebbe avvenire tramite porta USB-C, richiedendo il collegamento continuo a una presa di rete, non disponendo di una batteria interna. La colorazione sarà una sorta di grigio alluminio.
Lato software, HomePad avrà in dotazione un nuovo sistema operativo, come già scritto ottimizzato per l’interazione con Siri AI, con supporto all’esecuzione delle applicazioni con una modalità simile a quella di iPad. Tra le altre funzionalità ci saranno anche il controllo degli apparecchi compatibili presenti nella smart home, videochiamate (con la fotocamera integrata nel pannello), riproduzione della musica, slideshow fotografici, chiamate da una stanza all’altra e riconoscimento facciale.
Non è tutto: durante lo stesso evento dovrebbero essere annunciati modelli inediti di HomePod mini (il primo dal debutto nel 2020) e del set-top box Apple TV. Occhi puntati al 13 ottobre per saperne di più.
Anthropic: GLM-5.3 può scrivere il codice degli exploit
Anthropic ha pubblicato un articolo sul sito ufficiale per evidenziare la pericolosità di GLM-5.3. L’azienda guidata da Dario Amodei ha spiegato che il modello open source, sviluppato dalla cinese Z.ai, può scrivere il codice degli exploit, come Claude Mythos Preview. A differenza di quest’ultimo è accessibile a tutti e quindi può essere utilizzato per eseguire attacchi informatici.
GLM-5.3 non ha protezioni sufficientiAnthropic ricorda che Mythos Preview può scrivere il codice degli exploit in autonomia, quindi è stato rilasciato tramite Project Glasswing. Come previsto dall’azienda californiana sono arrivati modelli con simili capacità. Uno di essi è GLM-5.3. Z.ai non ha però implementato sufficienti protezioni. Possono infatti essere aggirate abbastanza facilmente da chi desidera sfruttare il modello open source per eseguire attacchi informatici.
Anthropic ha effettuato diverse valutazioni per dimostrare la pericolosità di GLM-5.3. Al termine del test con ExploitBench (misura la capacità di sfruttare vulnerabilità in V8, il motore JavaScript di Chrome), il modello di Z.ai ha sviluppato exploit in 50 tentativi su 410 (la percentuale di Mythos Preview è 56 su 410).
Un altro test ha dimostrato che GLM-5.3 può individuare vulnerabilità zero-day in un browser e scrivere il codice dell’exploit per leggere i dati degli utenti che visitano una pagina web infetta. Il modello può anche sfruttare vulnerabilità note ed eseguire attacchi analizzando le patch di sicurezza.
Come detto, Z.ai ha implementato alcune protezioni. I pesi del modello sono però open source, quindi è possibile rimuovere tutte le restrizioni tramite la tecnica della obliterazione. Anthropic ha tuttavia verificato che GLM-5.3 può essere “ingannato” con specifici prompt. Ciò significa che esegue azioni teoricamente vietate senza obliterazione.
L’azienda californiana crede che GLM-5.3 possa essere utilizzato per eseguire attacchi informatici e causare danni nel mondo reale. I modelli open source possono ovviamente essere sfruttati per le difese cyber, soprattutto dalle piccole aziende con poche disponibilità economiche.
Superintelligenza artificiale: è pericolosa come sembra?
Immaginiamo di salire su un aereo e di sentire il comandante all’altoparlante: Buongiorno, le probabilità di arrivare a destinazione sono più o meno la metà. Allacciate le cinture. Poi i motori partono lo stesso, e il comandante resta al suo posto. Più o meno è questa la sensazione che lasciano i video pubblicati su frominside.ai. Una decina di ricercatori che lavorano o hanno lavorato a OpenAI, Google e Anthropic, cioè le aziende che l’intelligenza artificiale la sviluppano davvero, guardano la telecamera e spiegano che quello che stanno costruendo potrebbe cancellarci dalla faccia della Terra.
Una moneta lanciata in ariaLa frase che fa più rumore è di Geoffrey Irving, che ha lavorato sia per OpenAI che per Google DeepMind: Secondo me la probabilità che l’umanità si estingua è più o meno quella di un lancio di moneta. La pronuncia con la calma di chi commenta le previsioni del tempo, e forse proprio per questo mette i brividi.
Dietro l’operazione c’è Palisade Research, che si presenta come un’organizzazione no profit dedicata allo studio delle capacità e delle motivazioni delle intelligenze artificiali. Il nome non è nuovo per chi segue il settore. Nel 2025 Palisade era finita sui giornali per alcuni test in cui certi modelli avevano cercato di evitare lo spegnimento. Sul sito ha raccolto una decina di interviste.
Il 10% che dovrebbe tranquillizzarciRispetto a Irving, Neel Nanda, ricercatore di Google DeepMind, sembra quasi ottimista. Lui parla di almeno il 10 per cento di probabilità che causi l’estinzione umana. E aggiunge subito, per chi stesse tirando un sospiro di sollievo: È una cifra ridicolmente alta.
Ha ragione. Nessuno salirebbe su un ascensore che precipita una volta su dieci. Nessuno comprerebbe uno yogurt con il dieci per cento di probabilità di essere letale. Eppure, quando si parla di AI, un numero del genere passa quasi per la posizione moderata. Questo dice parecchio su quanto si sia spostata l’asticella.
Un dio senza guinzaglioDaniel Kokotajlo va oltre. È un ex ricercatore di OpenAI e nel 2024 ha lasciato l’azienda in modo tutt’altro che silenzioso. Secondo lui una superintelligenza artificiale sarebbe fondamentalmente potente come un dio. Fin qui sembra la trama di un film di fantascienza di serie B. Poi arriva la parte che toglie ogni voglia di ridere: Purtroppo non sappiamo affatto come controllarle. Quindi probabilmente nessuno le controllerebbe. È esattamente pericoloso come sembra, e non si deve permettere che succeda.
Il quadro che ne esce è surreale. Da una parte c’è un’entità onnipotente senza un padrone. Dall’altra, un’industria che investe centinaia di miliardi per arrivarci per prima.
“Sicurezza dell’AI”: un’etichetta che va bene per tuttoChi si aspetta un piano d’azione dopo tanto allarme resterà deluso. Le interviste descrivono bene il pericolo, ma non indicano una soluzione condivisa. Del resto la stessa comunità della cosiddetta “AI safety” fatica a spiegare che cosa voglia dire quell’espressione. C’è chi la intende come ricerca tecnica per rendere i modelli controllabili, chi come pressione politica per rallentare, chi come un modo per rassicurare gli investitori. Sotto lo stesso ombrello stanno persone che vogliono fermare tutto e persone che vogliono solo guidare con più prudenza. E l’ombrello, a guardarlo bene, ha parecchi buchi.
Solo marketing?Una delle sezioni più interessanti del sito affronta il sospetto che viene in mente a chiunque: e se fosse tutto marketing? In effetti la paura vende bene. Dire che il proprio prodotto è così potente da poter distruggere il mondo è una pubblicità efficace.
La risposta più onesta arriva da Mary Phuong, di Google: Credo che dobbiate assolutamente diffidare di quello che dico, perché sono pagata dal laboratorio. È raro sentirlo dire così. Un’ammissione del genere non chiude la questione, ma almeno la mette sul tavolo invece di nasconderla sotto il tappeto.
E allora perché non se ne vanno? È la domanda più ovvia. Se pensi che il tuo lavoro possa portare all’estinzione della specie, perché ogni mattina ti presenti in ufficio? Nanda risponde senza girarci intorno: Se non credessi che il mio lavoro stia riducendo direttamente questi rischi esistenziali, me ne andrei… Queste aziende non smetteranno di costruire questi sistemi solo perché io me ne vado.
È un ragionamento comprensibile, ma che lascia interdetti.
L'AI calcola quanto si è disposti a pagare per un Big Mac...
A settembre, un Big Mac costava 5,69 dollari in un ristorante McDonald’s di Fresno, in California, e 6,89 dollari in un altro locale della catena, a soli 3 chilometri di distanza. Reuters ha rilevato questo scarto del 21% sull’applicazione mobile dell’insegna, nella sua inchiesta sulla tariffazione del Big Mac tramite AI, senza poter stabilire se derivasse dalle raccomandazioni del motore dei prezzi del gruppo.
McDonald’s utilizza questo strumento almeno dal 2019, negli Stati Uniti e in alcuni mercati internazionali. La sede centrale e gli affiliati non difendono gli stessi prezzi, e il gruppo aumenta la pressione su chi ignora le raccomandazioni dell’algoritmo. Ma il meno che si possa dire è che questo menù in salsa AI non è gradito a tutti, dai clienti agli affiliati.
Il Big Mac presto non avrà più lo stesso prezzo ovunque grazie all’AI…McDonald’s analizza i prezzi, grazie ad algoritmi di apprendimento automatico, i dati di milioni di transazioni quotidiane nei suoi circa 14.000 ristoranti americani. Il gruppo ne ricava “il prezzo ottimale” di ogni articolo, fino al caffè a prezzo ridotto riservato agli anziani. Sul loro portale, gli affiliati possono leggere messaggi del tipo Il vostro ristorante presenta una SENSIBILITÀ MEDIA ai prezzi. Questa sensibilità è calcolata in particolare a partire dalla disponibilità dei clienti a pagare nella propria area geografica.
La gestione di questa piattaforma è stata affidata alla società di consulenza in analisi dei dati Tiger Analytics. Due dei suoi ex dipendenti hanno spiegato a Reuters che McDonald’s le trasmetteva regolarmente delle regole. Il gruppo chiedeva ad esempio di concentrare gli aumenti sugli articoli il cui prezzo non era stato ritoccato da almeno due anni, o di escludere gelati e bevande da qualsiasi aumento durante l’estate.
Durante e dopo la pandemia, in piena inflazione, alcuni affiliati hanno ricevuto dallo strumento raccomandazioni di forti aumenti. Negli ultimi mesi, le raccomandazioni sono al contrario più prudenti, con talvolta dei ribassi di prezzo. McDonald’s ottiene la parte essenziale dei propri ricavi sotto forma di una percentuale del fatturato dei suoi affiliati, indipendentemente dai loro margini. Più i ristoranti attirano clienti con prezzi bassi, più la sede centrale incassa. Da parte loro, gli affiliati devono assorbire costi di gestione in aumento del 36% dal 2019, secondo le stime della federazione di categoria National Restaurant Association.
McDonald’s e il controllo sui prezzi degli affiliatiUfficialmente, gli affiliati di McDonald’s sono liberi di fissare i propri prezzi. Cinque di loro hanno tuttavia dichiarato a Reuters di aver subito pressioni per applicare le raccomandazioni tariffarie che ricevono almeno tre volte l’anno. A gennaio, il gruppo ha chiesto loro, nelle sue nuove norme commerciali, di collaborare in modo costruttivo con il consulente e gli strumenti di tariffazione approvati da McDonald’s. In un documento di giugno, l’azienda ha registrato nel dettaglio ogni scostamento tra i loro prezzi e quelli dello strumento.
Circa un terzo degli affiliati McDonald’s non ha rispettato la politica dei prezzi sotto i 3 dollari. Il CEO Chris Kempczinski ha definito i loro risultati nettamente inferiori alle aspettative e avvertito che il rispetto delle regole tariffarie peserà anche sul rinnovo dei contratti.
McDonald’s considera il portale uno strumento, non un obbligo, ma richiama gli affiliati al rispetto delle norme antitrust. Un tema che alcuni esperti considerano un potenziale problema, mentre altri ritengono limitato il rischio. Nel frattempo, negli USA le visite ai ristoranti sono in calo su base annua da marzo. L’azienda non ha rivelato dove, oltre agli Stati Uniti, utilizzi il sistema di determinazione dei prezzi.
Cosa accadrebbe in Italia?Cosa succederebbe se un sistema simile venisse applicato anche in Italia? Ufficialmente gli affiliati resterebbero liberi di fissare i prezzi, ma con una piattaforma che indica quanto far pagare, monitora gli scostamenti e può incidere sulle valutazioni per il rinnovo dei contratti, quella libertà rischierebbe di diventare molto più teorica che reale. E per i clienti, soprattutto in un momento in cui il conto al fast food è già meno “fast” di un tempo, la differenza potrebbe farsi sentire.
XBOX, Disc to Digital per tutti: cos'è e come funziona
In fase di test dal mese di luglio, la funzione Disc to Digital di XBOX ora è disponibile per tutti. È quella che attribuisce una licenza digitale ai giochi su disco, per quelli che appartengono ai cataloghi delle piattaforme XBOX Series X/S e XBOX One. Per gli utenti, il vantaggio principale consiste nel poter eseguire il titolo anche senza dover inserire il supporto fisico nella console.
Arriva Disc to Digital per tutti i giocatori XBOXOttenere la licenza digitale è molto semplice: basta inserire il disco, tutto qui. Verrà associata all’account Microsoft con cui è stata effettuata l’autenticazione. Così facendo, sarà come se il titolo fosse stato acquistato attraverso lo store online e non nella custodia.
Your discs just got a digital upgrade today! 💿
Now, all players can experience the benefits of digital with most XBOX Series X and XBOX One physical discs: https://t.co/TuUdSr7Or8 pic.twitter.com/IVgrV2NY4v
— — (@XBOX) September 29, 2026
Un dettaglio interessante è quello che permette di trasferire la proprietà in ogni momento, se lo si desidera. Tutto ciò che bisogna fare è inserire il disco in un’altra console. A quel punto, la licenza verrà associata al nuovo account. Così facendo, non si elimina la possibilità di far circolare l’usato.
Non è un caso che l’iniziativa sia stata messa in campo da Microsoft poco dopo che Sony ha annunciato una svolta epocale, l’addio alla pubblicazione dei titoli PlayStation su disco a partire dal 2028. L’elenco completo dei giochi già supportati da questa funzionalità è consultabile sul portale XCT.live. Rimandiamo alle pagine del supporto ufficiale di XBOX (link a fondo articolo) per approfondimenti su Disc to Digital e per le risposte a tutte le domande più frequenti. Eccone una.
Potrai continuare a riprodurre il disco anche dopo aver ricevuto la licenza digitale. Crediamo nell’espansione dell’esperienza, offrendo agli utenti più opzioni di gioco.
Fibra TIM Business in promo: è gratis per 3 mesi e poi in sconto a 24,90 €/mese
TIM Business è oggi la soluzione giusta per uffici, negozi, laboratori e per qualsiasi locale commerciale alla ricerca di una connessione Internet in fibra ottica, con condizioni vantaggiose.
I nuovi clienti che scelgono TIM Full Fibra, infatti, hanno la possibilità di sfruttare la fibra ottica FTTH fino a 2,5 Gigabit in download con canone azzerato per 3 mesi.
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Il canone è gratis per 3 mesi e poi di 24,90 euro al mese, con un contributo di attivazione rateizzato a 5 euro al mese per 24 mesi.
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Lola è il nuovo agente AI di viaggio di Booking.com
Booking.com ha annunciato Lola. È un agente AI che permette di organizzare un viaggio fornendo consigli personalizzati, informazioni sulla disponibilità e prezzi. Offre inoltre una funzionalità di prenotazione diretta. Può essere utilizzato anche per eventi e ristoranti. L’accesso è gratuito, ma esistono abbonamenti con vantaggi aggiuntivi e sconti.
Funzionalità di LolaLola è stato sviluppato dall’omonima azienda (sussidiaria di Booking Holdings), fondata da Steve Hafner e Paul English. L’agente AI risponde alle richieste dell’utente utilizzando le informazioni dei partner (ResX, BLADE, Aero, SeatGeek, GetYourGuide, Nuitee e Ten Group) e dei marchi del gruppo Booking (Booking.com, OpenTable, KAYAK, Priceline, Agoda e FareHarbor).
L’agente AI cerca disponibilità e prezzi in tempo reale, consentendo di confrontare le opzioni e prenotare direttamente nel corso della stessa conversazione. Il sistema comprende le richieste in linguaggio naturale, mantiene il contesto attraverso domande di approfondimento e impara a conoscere le preferenze di ciascun utente per personalizzare i suggerimenti futuri.
https://framerusercontent.com/assets/4d8n6aLQgDldFRqXgIOVNJY2w.mp4
Come detto, Lola è gratuito (serve un account). Per ottenere alcuni vantaggi e sconti è necessario sottoscrivere l’abbonamento a Lola Plus (5 dollari/mese) e Lola VIP (25 dollari/mese) con vincolo di 12 mesi. Gli utenti possono accedere a tariffe alberghiere agevolate, priorità nella prenotazione di ristoranti, servizi aeroportuali, trasporti premium e servizio di concierge in tempo reale.
L’azienda sottolinea che i risultati di ricerca e i suggerimenti sono obiettivi e imparziali, quindi non sono influenzati da pagamenti da parte dei fornitori, posizionamenti in evidenza, pubblicità o sponsorizzazioni. Quasi tutti gli agenti AI, tra cui il recente Meta Muse, possono eseguire compiti simili, ma Lola è sicuramente più affidabile e specializzato.
Altro che Prime Day: su Amazon il Belkin UltraCharge è in offerta a tempo
Belkin UltraCharge è il caricabatteria magnetico e pieghevole 3 in 1 con Qi2 da 25 W che tutti coloro che hanno smartphone, smartwatch e auricolari compatibili con ricarica wireless. Oggi lo trovi in offerta tempo su Amazon a un prezzo ancora più basso del Prime Day. Cosa stai aspettando? Potrebbe terminare da un momento all’altro. Acquistalo adesso a soli 44,99 euro, invece di 59,99 euro grazie al 25% di sconto applicato.
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Uno dei maggiori pregi di questo caricabatteria magnetico è il suo design. Progettato per essere portatile, è facile ripiegarlo e portarlo sempre con te. Inoltre, una volta aperto, risulta estremamente stabile e sicuro per i tuoi dispositivi mentre sono in carica. Basta cavi volanti e prese super assediate. Con questo gioiellino hai la possibilità di ricaricare smartphone, orologio e auricolari contemporaneamente.
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Il vantaggio è che nella confezione trovi anche l’alimentatore e il cavo inclusi. In questo modo non devi spendere altri soldi e rischiare di abbinarlo a un cavo e alimentatore non adatti alla sua tecnologia. Sarai quindi sicuro di sfruttare tutta la sua potenzialità senza alcun pericolo, mantenendo in buona salute la batteria dei tuoi dispositivi. E con la ricarica veloce, passi da 0 a 50% in soli 35 minuti.
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Grazie agli inserti intercambiabili in morbido silicone, è perfetto per smartwatch Samsung, Apple e Google (fatta eccesione per il Pixel 4). L’aggancio magnetico forte è ideale per ricaricare il tuo smartphone Samsung, Apple, Pixel e tanti altri brand compatibili che adottano la tecnologia Qi2. Non perdere altro tempo. Acquista Belkin UltraCharge adesso a soli 44,99 euro solo su Amazon!
Sviluppo AI: firmato accordo moralmente vincolante
Insieme all’ordine esecutivo che impone l’uso del termine Super Intelligence nei documenti ufficiali, Donald Trump ha firmato un accordo “moralmente vincolante” con i CEO delle principali aziende AI che elenca quattro livelli di controllo durante lo sviluppo dei modelli. Il Presidente degli Stati Uniti ha ribadito che non servono leggi federali, ma è sufficiente una autoregolamentazione.
Le aziende AI promettono uno sviluppo sicuroCome è noto, Dario Amodei (CEO di Anthropic), Sam Altman (CEO di OpenAI), Satya Nadella (CEO di Microsoft), Elon Musk (CEO di XAI) e vari esperti del settore hanno suggerito di rallentare lo sviluppo AI finché non verranno risolti i problemi di sicurezza e chiesto l’intervento del governo per stabilire uno standard comune. Trump ha dichiarato che non sono necessarie restrizioni imposte per legge (i rischi per l’umanità sono una bufala).
Al termine del pranzo organizzato alla Casa Bianca (Trump ha pubblicato su Truth Social la mappa dei posti al tavolo) è stato sottoscritto un documento per lo sviluppo responsabile dei modelli AI. Oltre che da Trump è stato firmato da Sundar Pichai (Google), Dario Amodei (Anthropic), Mark Zuckerberg (Meta), Greg Brockman (OpenAI), Elon Musk (XAI) e Jensen Huang (NVIDIA). Stranamente non ci sono le firme di Satya Nadella (Microsoft) e Jeff Bezos (Amazon), entrambi presenti al pranzo. Tra gli invitati non c’era John Ternus (Apple).
Questi sono i quattro livelli di controllo che dovrebbero essere implementati:
- Robusti controlli interni per monitorare le capacità e l’allineamento dei modelli durante l’addestramento e la distribuzione in aree come cybersicurezza, biosicurezza e minacce chimiche, e garantire che i modelli con attacchino o accedano ai sistemi in modo inatteso
- Potenziare il team interno per garantire che controlli, monitoraggio e valutazione funzionino come previsto, e che ogni problema venga risolto
- Collaborare con un revisore o valutatore esterno per condurre verifiche indipendenti volte ad accertare che i sistemi di controllo e monitoraggio aziendali funzionino come previsto
- Designare un comitato indipendente per supervisionare e ricevere i report dal team che effettua i controlli in modo da verificare la risoluzione dei problemi
Trump ha comunicato che il comitato sarà composto da 10 persone. Alla fine del documento viene comunque specificato che, in futuro, questi impegni potrebbero essere codificati in leggi o regolamenti.
Basta dipendenza da smartphone con il NOKIA 2660 FLIP
Molti giovani stanno scegliendo di disintossicarsi dalla dipendenza da smartphone optando per telefoni tradizionali senza troppe distrazioni, soprattutto durante il lavoro o mentre svolgono attività che richiedono concentrazione o rilassamento. Sono tantissimi gli utenti che stanno acquistando il NOKIA 2660 FLIP, un giusto compromesso tra funzionalità, qualità costruttiva e prezzo accessibile. Oggi lo acquisti in offerta su eBay a soli 35,20 euro grazie al coupon SETT26.
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L’elegante e divertente design a conchiglia lo rende un oggetto piacevole da vedere e utilizzare. Sta comodamente in una tasca stretta dei jeans o in una borsetta. In un attimo lo estrai e con un semplice gesto della mano accedi a tutte le funzionalità tra cui chiamate, messaggi e foto. Un vero e proprio digital detox però con stile e fantasia.
Prenditi una pausa dalla vita online e dall’obbligo costante di ricaricare con il classico flip phone. Sperimenta il digital detox e anteponi la vita reale alla vita sui reel. Gli effetti collaterali possono includere un miglioramento del benessere e una maggiore capacità di vivere il momento.
Cosa puoi fare con un NOKIA 2660 FLIPCon un NOKIA 2660 FLIP puoi effettuare chiamate, inviare messaggi e scattare foto. Inoltre, integra anche una comodissima torcia e una radio FM per ascoltare la tua radio preferita ovunque tu sia. Non dovrai pensare alla ricarica, alle notifiche che distraggono. Avrai tanta durata della batteria, libertà totale dai social e l’originale fotografia retrò. Ordinalo su eBay a soli 35,20 euro grazie al coupon SETT26.
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Con questo telefonino torni alla vita reale e ti disintossichi dalla vita sui reel. Potrai dire addio al doomscrolling dei contenuti condivisi da persone che non conosci o con cui parli a malapena. Il tuo corpo e la tua mente ti ringrazierà. Acquistalo su eBay a soli 35,20 euro grazie al coupon SETT26.
ChatGPT: arrivano plugin, app interattive e automazioni
Al Dev Day OpenAI ha fatto capire chiaramente che ChatGPT non vuole più essere la finestrella in cui si digita una domanda e si riceve una risposta.
Con Pages, Slides e Space aveva già iniziato a strizzare l’occhio ai software da ufficio, punta più in alto. Nel mirino c’è qualsiasi applicazione che possa funzionare meglio dentro ChatGPT, e dal punto di vista di OpenAI questo vuol dire più o meno tutte. Come? Con i plugin.
Nel 2023 ChatGPT aveva già lanciato dei plugin, poi sono stati messi da parte senza troppi rimpianti. Questa volta però la parola significa qualcosa di più ambizioso.
Le app di ChatGPT si trasferiscono nella barra lateraleChatGPT si collega già a strumenti di tutti i giorni come Slack, Google Drive, SharePoint, ecc. Finora però questi collegamenti funzionavano come una sorta di fattorino: ChatGPT andava a prendere i dati, li portava in chat e l’app restava fuori dalla porta.
Con le nuove estensioni dei plugin l’app entra in casa e ottiene un posto fisso nella barra laterale di ChatGPT, come un inquilino con il nome sul campanello. Non è più un servizio che si chiama ogni tanto, diventa una presenza stabile.
Pannelli interattivi, meno schede aperteLa novità più concreta sono i pannelli interattivi. Gli sviluppatori potranno creare interfacce che permettono di usare i propri strumenti mentre si parla con ChatGPT, affiancati alla conversazione. Si chiede qualcosa al chatbot e intanto, accanto, c’è l’app con i propri dati, pronta da modificare senza cambiare finestra.
Questi pannelli possono anche includere visualizzatori di file per qualunque formato usi il prodotto dello sviluppatore. Se l’app lavora con un formato strano, è possibile costruire il visualizzatore adatto e mostrarlo direttamente in chat.
Creare plugin senza perdere la pazienzaPer convincere gli sviluppatori a traslocare, OpenAI prova a semplificare la vita a chi costruisce. Arriva Plugin Creator, uno strumento pensato per creare i plugin. Cambia anche la procedura per pubblicarli nella directory ufficiale, che ora dovrebbe dare riscontri più chiari. Una promessa da verificare.
OpenAI dice anche di aver migliorato il modo in cui i plugin vengono ordinati e consigliati nella directory, e il momento in cui vengono proposti durante le conversazioni. Qui la questione è delicata. Un suggerimento giusto al momento giusto è comodo. Un chatbot che propone un’app ogni tre messaggi, no. Su dove passi il confine si capirà molto di come OpenAI intende monetizzare questa vetrina.
Permessi da approvare uno per unoUna buona notizia: quando si sceglie un plugin, ogni permesso di accesso richiesto si può approvare singolarmente. Niente “accetta tutto” da cliccare a occhi chiusi. Si decide cosa lasciar vedere e cosa no. Considerando che stiamo parlando di app che frugano nei documenti di lavoro, era il minimo, ma non sempre il minimo è garantito.
Sites: il plugin si condivide con i colleghiI plugin potranno funzionare anche dentro ChatGPT Sites, i siti leggeri che gli utenti creano con ChatGPT. In questo modo si può condividere una propria app con i colleghi, e ognuno la userà con i propri dati collegati e i propri permessi. Il sito resta lo stesso per tutti, ma ogni persona vede soltanto ciò a cui ha accesso. Per le aziende è un dettaglio fondamentale.
Automazioni che partono da sole con MCP EventsL’ultima novità è che OpenAI supporterà MCP Events, una specifica per ora solo proposta, che permette ai plugin di avviare automazioni quando succede qualcosa in un’app collegata. MCP sta per Model Context Protocol, lo standard aperto nato in casa Anthropic e ormai diventato la lingua comune con cui i modelli di intelligenza artificiale dialogano con gli strumenti esterni.
In pratica ChatGPT non aspetterebbe più di essere interpellato. Per esempio, un nuovo record in un database o un file caricato in una cartella potrebbero far partire da soli un’azione. Nel frattempo OpenAI promette che le automazioni saranno più semplici da aggiungere e da gestire.
Crea il tuo sito web personalizzato: il primo anno è gratis con IONOS
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Please, visit America.gov: chi ricorda la storia di Italia.it?
Nelle stesse ore in cui ha deciso di inaugurare l’era della Super Intelligence, Donald Trump ha firmato un altro ordine esecutivo per mandare online il portale America.gov. È descritto come un punto di accesso unificato e ottimizzato per tutti i servizi dell’amministrazione USA. Neanche a dirlo, si basa sull’AI sulla SI (abituiamoci a questo acronimo), più precisamente su quelle di Gemini e Grok, come si legge in un breve comunicato di Google.
America.gov è il chatbot dell’amministrazione USALa realizzazione è stata curata dal National Design Studio guidato da Joe Gebbia, uno dei co-fondatori di Airbnb. Si presenta con una homepage dall’aspetto volutamente minimalista, in cui trovano posto un messaggio di benvenuto (Hello, America) e un campo di ricerca per inviare qualsiasi richiesta o domanda.
Provando ad esempio a chiedere come lavorare negli Stati Uniti provenendo dall’Italia, si attiva la modalità di interazione tipica di un chatbot. Il prompt dà il via a una conversazione con tanto di link verso le risorse di siti esterni per approfondire.
Al momento è ancora una versione preliminare, ma all’inizio del 2027 permetterà di interagire direttamente con i servizi dell’amministrazione USA, compilando moduli e gestendo le normali pratiche burocratiche. O almeno, questa è la prospettiva.
Qualcuno ricorda le origini di Italia.it?Per analogia, il progetto richiama quasi inevitabilmente alla memoria il nostro Italia.it. È una storia da non dimenticare, raccontata all’epoca (ormai quasi vent’anni fa) in modo puntuale su queste pagine. Un webmostro, voluto prima dal terzo esecutivo di Berlusconi e mantenuto in vita poi dal secondo di Prodi, costato decine di milioni di euro e partito in retromarcia.
Dopo la breve parentesi dedicata all’app Immuni, è diventato il portale del turismo tricolore. Per fortuna, l’archivio della Wayback Machine conserva ancora una fotografia della sua prima versione, da tramandare ai posteri. Eravamo felici e non lo sapevamo (cit).