Ora sappiamo come (e cosa) sarà il primo dispositivo di OpenAI
Tralasciando il tastierino per Codex, il primo vero dispositivo di OpenAI sarà uno smart speaker portatile senza schermo, pensato per accompagnare l’utente nella sua quotidianità, con una batteria ricaricabile per trasportarlo facilmente da una stanza all’altra e in giro. Una sorta di companion legato a doppio filo alle capacità di ChatGPT, potrà occuparsi di compiti come il controllo delle apparecchiature presenti in casa. È quanto appena svelato su Bloomberg da Mark Gurman, uno che solitamente non sbaglia le previsioni.
Un companion, la controparte fisica di ChatGPTTra le altre funzionalità incluse dovrebbero figurare la riproduzione dei contenuti multimediali, la possibilità di offrire risposte a qualsiasi domanda e di replicare ai messaggi. Inoltre, sarebbe in grado di imparare abitudini, preferenze e necessità del suo possessore con il passare del tempo, arrivando ad anticiparne i bisogni in modo proattivo, attraverso una modalità di interazione ideata per risultare simile a quella umana, sfruttando la fluidità dei nuovi modelli GPT-Live, ascoltando e parlando allo stesso tempo.
Al momento si troverebbe ancora nella fase di progettazione e non sono emersi dettagli approfonditi per quanto riguarda il design, se non quello che lo vorrebbe dotato di elementi meccanici per il movimento. All’occorrenza, lo smart speaker di OpenAI si muoverebbe autonomamente per dare la sensazione di essere vivo. Tra le altre caratteristiche non dovrebbero mancare una fotocamera e altri sensori utili per comprendere l’ambiente circostante e il contesto in cui si trova.
A scanso di equivoci, l’immagine di copertina che apre questo articolo è stata generata dall’intelligenza artificiale, chiedendo a ChatGPT di immaginare come potrebbe essere un dispositivo con le caratteristiche descritte. Per il gruppo di Sam Altman, la commercializzazione di un prodotto hardware costituirà un passo importante nel percorso di crescita, anche e soprattutto in vista di una quotazione in Borsa che rientra tra gli obiettivi ormai da tempo.
Apple potrebbe ritardare il dispositivo di OpenAIGurman ha inoltre rilevato che i piani per la commercializzazione potrebbero essere stati complicati dalla recente denuncia di Apple per furto di segreti commerciali, accusa che OpenAI respinge con decisione. Non si esclude l’ipotesi di un rinvio per il lancio, dipenderà dall’evoluzione della causa legale.
Per la progettazione del dispositivo è stata determinante l’acquisizione di io Products conclusa lo scorso anno. È la startup co-fondata da Jony Ive, ex designer della mela morsicata, che all’iniziativa ha contribuito anche con il suo altro studio LoveFrom.
Sarà solo l’inizio, sono cinque i prodotti in arrivoA quanto pare, OpenAI ha già messo in cantiere cinque prodotti da portare sul mercato. Lo smart speaker con ChatGPT sarà solo il primo. Per quanto riguarda le tempistiche, la presentazione dovrebbe avvenire già quest’anno, con il lancio pianificato invece per il 2027 (Apple permettendo).
Tra gli altri dispositivi ci sarebbero anche un sostituto AI dello smartphone tradizionale e un ciondolo indossabile. Non è da escludere nemmeno una qualche sorta di robot per la casa.
Carta di credito gratuita per il noleggio auto: ecco TF Mastercard Gold
Siamo a metà luglio, ormai in tanti hanno già organizzato tutti i dettagli per la loro vacanza all’estero, altri invece sono ancora in alto mare, non avendo nemmeno una carta di credito con cui prenotare il noleggio auto, carta tra le altre cose indispensabile (la carta di debito non viene accettata).
Se anche voi vi ritrovate in questa situazione, potete prendere come riferimento la banca online svedese TF Bank. Il motivo è presto detto: è la banca che emette [affiliate_link link_id=”4841″]la TF Mastercard Gold, una carta di credito gratuita[/affiliate_link] ideale per le vacanze all’estero e subito pronta per essere impiegata al momento della prenotazione dell’auto a noleggio.
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Una carta di credito a 360 gradiIl fatto che la quota annuale sia gratuita non impedisce alla TF Mastercard Gold di TF Bank di essere una carta di credito a 360 gradi. Innanzitutto osserviamo che è possibile effettuare acquisti senza interessi fino a 55 giorni, quando la maggior parte delle altre carte richiede il saldo dopo i primi 30 giorni.
A questo proposito, i titolari della carta possono scegliere se saldare interamente il pagamento richiesto oppure procedere con pagamenti rateali flessibili, per la più ampia libertà possibile.
C’è poi tutto un discorso legato all’utilizzo della carta di credito all’estero. Prima di tutto vi confermiamo che non vi sono costi extra legati all’impiego della carta quando si è in un Paese diverso dall’Italia, al contrario invece di quanto accade con le carte analoghe delle altre banche.
È corrisponde al vero anche l’assenza di commissioni sul cambio valuta, un elemento questo notevole, che consente di beneficiare di un risparmio significativa durante una vacanza al di fuori dell’Unione europea. Infine, la TF Mastercard Gold include un’assicurazione di viaggio a zero spese, in grado di offrire copertura da infortuni, malattie, annullamento viaggio, nonché un rimborso fino a 2.500 euro per eventuali bagagli smarriti.
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NordVPN è in offerta a luglio 2026: perché è la scelta migliore per una nuova VPN
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Da segnalare anche la possibilità di accesso a un network di migliaia di server sparsi in tutto il mondo, per poter aggirare blocchi geografici e censure online spostando il proprio IP grazie alla possibilità di scegliere un server situato in un altro Paese.
Il servizio prevede la possibilità di accesso alla rete VPN da 10 dispositivi in contemporanea con lo stesso account. C’è anche una politica no log che elimina il tracciamento, garantendo una privacy maggiore.
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Perché Satya Nadella mette in guardia chi usa ChatGPT e Claude
Satya Nadella, patron di Microsoft, ha pubblicato un post sul blog che non è certo passato inosservato. Attacca frontalmente le grandi aziende AI, senza nominarle, certo, ma il messaggio è chiaramente rivolto ad attori come OpenAI e Anthropic.
L’accusa di Satya NadellaSecondo lui, le aziende che usano Claude, ChatGPT o Gemini credono di pagare solo il proprio abbonamento o i token. In realtà, spendono molto di più. Ogni prompt inviato, ogni correzione apportata al modello o uso professionale alimenta l’AI con informazioni sull’azienda stessa, sostiene. Un sapere accumulato che definisce “residui”. In concreto, nessuno potrebbe mai acquistare questo livello di conoscenza approfondita su un’azienda, eppure questi dati vengono consegnati gratuitamente alla società che ha progettato il modello.
Nadella ritiene che le pratiche degli attori dell’AI siano ipocrite. Queste aziende si sono costruite aspirando liberamente i contenuti del Web per addestrare i propri modelli. Ma non appena si tratta di permettere ad altri di imparare a partire dai loro modelli, quella che si chiama distillazione, impongono condizioni molto restrittive.
Il tempismo non è casuale, visto che Anthropic ha recentemente accusato le aziende cinesi, tra cui Alibaba, di aver saccheggiato Claude per addestrare le proprie AI.
Cos’è la distillazione?Si tratta di una tecnica che permette di addestrare un nuovo modello utilizzando le risposte di un modello già esistente e più potente. In concreto, si pongono migliaia di domande al modello “insegnante”, poi si usano le sue risposte per insegnare al modello “allievo” a ragionare allo stesso modo.
In questo modo, il nuovo modello acquisisce gran parte del know-how dell’originale, senza aver avuto bisogno delle stesse montagne di dati né degli stessi costi di addestramento. Ma se un concorrente può copiare le capacità di un modello a una frazione del prezzo, l’intero investimento iniziale perde di valore.
E Microsoft?Di fronte a questo problema, Nadella ha una soluzione bell’e pronta. Invita le aziende a mantenere il controllo sui propri dati: costruire i propri ambienti di apprendimento e utilizzare strumenti che permettano di passare facilmente da un modello AI all’altro, senza dipendere da un unico fornitore.
Un’idea che fa ovviamente comodo a Microsoft. Questi ambienti di apprendimento devono essere ospitati da qualche parte, e il cloud Azure è già la casa della maggior parte dei dati delle grandi aziende. Più un’azienda costruisce la propria autonomia rispetto ai modelli AI, più rafforza la propria dipendenza dall’infrastruttura Microsoft.
Ma non è tutto. Microsoft è azionista di OpenAI e di Anthropic, e i propri prodotti, a cominciare da Copilot, si basano anch’essi ampiamente sui dati d’uso dei propri clienti per migliorarsi. Ciononostante, la problematica descritta dall’AD è reale, e peserà probabilmente sempre di più man mano che le aziende generalizzeranno l’uso dell’AI nel quotidiano.
Spotify lancia la chat AI che aiuta a scoprire la musica
Metti artisti che non ho mai sentito., oppure Aggiungi qualcosa di più ritmato. o ancora Quando ho ascoltato questa canzone per la prima volta?, Cosa ha ispirato questo brano?. Spotify si trasforma da riproduttore musicale a interlocutore, un’AI con cui parlare, a voce o digitando, per scoprire musica, esplorare la propria cronologia e approfondire ciò che ascoltate.
La funzione estende l’esperienza del DJ AI, che selezionava musica per conto dell’utente a tutta l’app. Adesso si può conversare con Spotify nelle viste Home e In Riproduzione su mobile, con conversazioni bidirezionali che modellano ciò che l’app propone.
Spotify diventa un chatbot: ora si può parlare con l’app per scegliere cosa ascoltareEcco cosa si può fare:
- Scoprire nuova musica. Si può chiedere: Fammi ascoltare artisti che non conosco. Spotify propone una prima selezione, che può essere affinata in modo naturale con richieste come Aggiungi anche [nome artista], Solo uscite recenti oppure Qualcosa di più ritmato. La playlist si aggiorna man mano che la conversazione prosegue.
- Esplorare la propria cronologia. L’assistente permette anche di interrogare la storia degli ascolti con domande come Quando ho ascoltato questa canzone per la prima volta? oppure Quali generi ho ascoltato di più negli ultimi mesi?. In pratica, trasforma anni di dati di ascolto in una conversazione.
- Ottenere informazioni sui contenuti. Si possono fare domande come Cosa ha ispirato questo brano?, Quando è uscito questo album? o Quali artisti hanno uno stile simile?. Lo stesso vale per podcast e audiolibri, con spiegazioni e approfondimenti contestuali.
- Controllare Spotify con la voce. L’assistente può anche eseguire azioni direttamente dalla chat: Salva questa canzone, Aggiungila alla coda o Segui questo artista, senza dover uscire dalla conversazione o navigare nell’interfaccia dell’app.
Si può parlare o digitare, e Spotify risponde. L’utente raffina e la conversazione continua. Funziona come ChatGPT, ma per la musica. L’AI non dà una risposta e basta, ascolta il seguito e adatta la risposta.
La nuova funzione è in fase di rollout adesso su mobile nei mercati disponibili.
Sei palle spaziali cadono su una spiaggia in Australia
La scorsa settimana, una piccola località nel Queensland (Australia) con circa 1.400 abitanti è diventata famosa per una strana scoperta. Sulla spiaggia di Forrest Beach sono state trovare sei sfere di metallo, grandi come un pallone da basket. Inizialmente sembrava uno scherzo o una trovata pubblicitaria. La Australian Space Agency ha invece spiegato che si tratta di detriti spaziali.
Serbatoi di propellente per razziNon è la prima volta che la “spazzatura” spaziale viene trovata sulla Terra. In teoria dovrebbe bruciare nell’atmosfera, ma gli oggetti caduti sulla spiaggia di Forrest Beach resistono alle temperature estreme. Dopo un sopralluogo e aver creato un’area di sicurezza, i vigili del fuoco hanno stabilito che non c’era nessun rischio per le persone. L’agenzia spaziale australiana ha successivamente esaminato le sei sfere metalliche e pubblicato un post su Facebook per rassicurare gli abitanti.
Gli oggetti recuperati sembrano essere recipienti a pressione provenienti da un vettore di lancio spaziale. L’agenzia ha identificato la probabile provenienza. La posizione e le caratteristiche degli oggetti sono compatibili con i detriti di un razzo straniero rientrato di recente nell’atmosfera dall’orbita.
Le autorità dovranno ora individuare il razzo e il paese di origine. Quest’ultimo rimane il proprietario degli oggetti spaziali e potrebbe chiedere la restituzione (ovviamente deve rimborsare eventuali danni, ma in questo caso non ci sono). Secondo gli esperti del settore, le sei sfere sono contenitori a pressione per il propellente che viene spinto nei motori di un razzo. Sono in lega di titanio, quindi possono sopravvivere alle alte temperature.
La proprietaria di un ristorante nelle vicinanze ha sfruttato l’occasione per un po’ di pubblicità gratuita, visto che è stata contattata da TV e quotidiani.
Queste sfere sono comunemente note come palle spaziali, una chiaro riferimento al famoso film di Mel Brooks. A proposito, il sequel arriverà nei cinema ad aprile 2027 (40 anni dopo il primo film). Dark Helmet è tornato.
X modifica algoritmo per mostrare più post degli amici nelle risposte
Nikita Bier, responsabile prodotto di X, ha annunciato lunedì una modifica all’algoritmo per aumentare la visibilità dei post dei “mutuals“, le persone che si seguono e che seguono. Un piccolo cambiamento che potrebbe rendere X un po’ meno caotico, o almeno far sembrare le risposte meno un urlo nel vuoto e più una conversazione tra persone che si conoscono.
Cosa cambia su X con il nuovo algoritmoL’algoritmo di X ora dà più peso ai mutuals, le connessioni reciproche. I post e le risposte delle persone che si seguono e che seguono appariranno più spesso. In questo modo, le risposte dovrebbero sembrare meno un’arena di sconosciuti e più una comunità. Bier ha aggiunto che la modifica aiuterà a formare cluster attorno agli interessi più facilmente, cosa che molte persone hanno chiesto.
X sta facendo una serie di modifiche per diventare meno caotico: un nuovo sistema di compensazione per incentivare i contenuti originali invece dell’aggregazione, editor video per i creator, ha stanziato un milione di dollari per le dirette live, e adesso i mutuals nelle risposte.
Threads sta percorrendo la strada inversa. Invece di semplificare una piattaforma caotica, sta arricchendo un servizio già essenziale con nuove funzionalità social. Your Algo, ad esempio, offre maggiore controllo sul feed, mentre le Live Chat introducono discussioni in tempo reale. La piattaforma ha ormai superato i 500 milioni di utenti mensili.
X parte dal caos e cerca l’ordine. Threads parte dall’ordine e cerca il coinvolgimento. Entrambi convergono verso la stessa cosa: un luogo dove le persone parlano con persone che conoscono. Chi ci arriverà prima?
Come usare ChatGPT su Chrome: guida completa all'estensione
Convincere centinaia di milioni di persone ad abbandonare il proprio browser per uno nuovo è un’impresa che ha fatto inciampare anche i colossi tecnologici più potenti. OpenAI ci ha provato con Atlas, un browser con intelligenza artificiale integrata che prometteva un’esperienza di navigazione completamente diversa. L’idea era ambiziosa: un browser dove l’AI non è un’aggiunta, ma il centro di tutto, capace di leggere le pagine, analizzarle e rispondere a domande sul contenuto in tempo reale.
Il problema, prevedibile, è che le persone non cambiano browser. Non per pigrizia, ma per accumulo. Anni di password salvate, estensioni personalizzate, schede organizzate, abitudini consolidate, trasferire tutto l’ambaradan in un ambiente nuovo è un costo che pochissimi sono disposti a pagare, per quanto il nuovo ambiente sia tecnicamente superiore.
OpenAI, quindi, ha fatto l’unica cosa sensata che si poteva fare. Ha smesso di combattere una battaglia persa e ha portato le funzionalità di Atlas dove sono gli utenti. Se la montagna non va da Maometto… Il browser viene dismesso nelle prossime settimane, ma la tecnologia che lo rendeva interessante non scompare, viene trasferita in un’estensione per Chrome e nella piattaforma principale di ChatGPT.
Come installare ChatGPT su ChromeLa procedura richiede solo pochi minuti.
1. Installare l’estensioneSi apre il Chrome Web Store, si cerca l’estensione ufficiale di ChatGPT pubblicata da OpenAI, si clicca su “Aggiungi a Chrome” e si conferma l’installazione. Una volta completata, conviene fissare l’estensione nella barra degli strumenti per averla sempre a portata di mano.
2. Accedere al proprio accountSi clicca sull’icona di ChatGPT appena comparsa nella barra degli strumenti e si accede con il proprio account OpenAI. Gli utenti gratuiti hanno accesso alle funzionalità di navigazione standard; chi ha un abbonamento a pagamento sblocca automaticamente le funzionalità avanzate e limiti di utilizzo più alti.
3. Concedere i permessi del browserPer permettere all’AI di leggere il contenuto della pagina che si sta visitando, bisogna concedere all’estensione il permesso di accedere alla scheda corrente. Quando compare la richiesta, si clicca su “Consenti”. Questo passaggio è fondamentale, senza di esso l’estensione non può riassumere le pagine né rispondere a domande sul contenuto specifico che si sta guardando.
4. Iniziare a usarlaL’estensione funziona come un pannello laterale dinamico o come un menu rapido sovrapposto alla pagina. Si può iniziare immediatamente a usarla per qualsiasi compito di navigazione quotidiana.
Cosa sa fare l’estensione nella praticaLe funzionalità trasferite da Atlas a Chrome coprono la maggior parte delle situazioni in cui un’AI contestuale — cioè un’AI che vede la pagina che si sta guardando, è effettivamente utile.
- Riassumere articoli lunghi: Quando non si ha il tempo di leggere un articolo di tremila parole, l’estensione ne estrae i punti essenziali in pochi secondi. Funziona con le notizie, con i rapporti, con qualsiasi pagina di testo che sia troppo lunga per il tempo che si ha a disposizione.
- Spiegare documentazione tecnica: Il codice sorgente incomprensibile, la documentazione di un’interfaccia di programmazione scritta per chi la conosce già, i manuali tecnici pieni di terminologia specialistica, l’estensione può tradurli in linguaggio accessibile direttamente nella pagina, senza dover copiare il testo e incollarlo in una conversazione separata.
- Confrontare prodotti tra più schede: Durante gli acquisti online, l’estensione può analizzare le caratteristiche dei prodotti aperti in schede diverse e produrre un confronto strutturato. È il tipo di lavoro che manualmente richiede un foglio di calcolo e mezz’ora di pazienza.
- Riscrivere testi prima di inviarli: L’estensione può intervenire direttamente nelle caselle di testo del browser, e-mail, messaggi nei forum, moduli di contatto, e riscrivere il contenuto in base a tono, chiarezza e registro prima che si prema il tasto di invio.
- Analizzare documenti di ricerca: Per chi lavora con articoli accademici, rapporti o qualsiasi documento complesso, l’estensione può evidenziare i risultati chiave, spiegare la metodologia e rispondere a domande specifiche sul contenuto della pagina.
- Rispondere a domande sulla pagina corrente: La funzione più semplice e forse più potente è chiedere qualsiasi cosa riguardo a ciò che si sta guardando in quel momento. Ad esempio, Quali sono i termini di questo contratto?, Questo articolo contraddice quello che ho letto ieri?, Riassumi solo la sezione sui prezzi, l’AI risponde avendo accesso diretto al contenuto della pagina.
Il mercato dei browser, come dicevamo all’inizio, è uno dei più difficili da penetrare nell’intero settore tecnologico. Anche con funzionalità di intelligenza artificiale impressionanti, convincere gli utenti ad abbandonare Chrome, Safari o qualsiasi altro browser significa chiedere loro di lasciare indietro password, estensioni, abitudini e configurazioni accumulate in anni di utilizzo.
OpenAI ha riconosciuto che mantenere un browser dedicato era uno sforzo enorme che creava un ostacolo inutile per gli utenti che volevano semplicemente le sue funzioni AI. Le funzionalità caratteristiche di Atlas, il pannello laterale persistente, il raggruppamento intelligente delle schede e l’analisi approfondita delle pagine, migrano nell’estensione per Chrome e nell’interfaccia principale di ChatGPT.
Gli utenti attuali di Atlas hanno un periodo di transizione di alcune settimane per spostare i propri flussi di lavoro.
Per chi non aveva mai provato Atlas, ovvero la stragrande maggioranza degli utenti, non c’è nulla da migrare. C’è solo da installare un’estensione e scoprire cosa significa navigare con un’intelligenza artificiale che vede le stesse pagine che si sta guardando.
Demis Hassabis propone il controllo preliminare dei modelli AI
Dopo Dario Amodei (CEO di Anthropic) e Sam Altman (CEO di OpenAI), anche Demis Hassabis (CEO di Google DeepMind) ha evidenziato la necessità di controllare i modelli AI prima del rilascio pubblico. Questo compito dovrebbe essere assegnato ad un’istituzione guidata dagli Stati Uniti, seguendo precisi standard relativi alla sicurezza.
Soluzione proposta dal premio Nobel per evitare rischiAll’inizio di giugno, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che stabilisce il controllo dei modelli AI prima dell’accesso pubblico. Lo scopo è verificare la presenza di adeguate protezioni per impedire abusi da parte di paesi stranieri, ad esempio trovare vulnerabilità nei software da sfruttare durante gli attacchi informatici contro le infrastrutture critiche degli Stati Uniti. È lo stesso motivo per cui è stato bloccato il rilascio dei nuovi modelli di Anthropic e OpenAI.
Tale controllo è volontario e soprattutto viene effettuato senza seguire uno standard preciso. Secondo Demis Hassabis (CEO di Google DeepMind e premio Nobel 2024 per la Chimica) dovrebbe essere creata un’agenzia indipendente, simile alla Financial Industry Regulatory Authority, che stabilisca protocolli di valutazione dei modelli ed effettui test di sicurezza in collaborazione con i laboratori nazionali statunitensi e le appropriate agenzie federali.
L’agenzia dovrebbe anche stabilire soglie per classificare i modelli AI più avanzati sulla base di benchmark di riferimento. I provider dovrebbero quindi sottoporre i nuovi modelli alla valutazione (volontaria) almeno 30 giorni prima del rilascio pubblico. La valutazione dovrebbe coprire principalmente le capacità cyber e l’efficacia delle protezioni contro i jailbreak.
Hassabis sottolinea che gli Stati Uniti “sono ben posizionati“, considerate le competenze tecniche, quindi dovrebbero compiere il primo passo nello sviluppo di un quadro di riferimento di questo tipo. Quasi certamente, l’Unione europea non sarà d’accordo, visto che cerca di ridurre la dipendenza dalle aziende statunitensi. Mustafa Suleyman (CEO di Microsoft AI) appoggia la proposta del CEO di Google DeepMind, evidenziando l’urgenza di implementare misure adeguate prima dell’arrivo dell’AGI (intelligenza artificiale generale).
Ciclista squalificato per aver indossato occhiali smart
Classe 1992, Willie Smit è un ciclista sudafricano del team China Anta-Mentech impegnato in questi giorni nel Tour of Magnificent Qinghai, in Cina. La sua partecipazione alla corsa è durata poco, solo le prime due tappe: è stato squalificato per aver indossato degli occhiali smart in gara.
Ciclista squalificato per aver indossato occhiali smartÈ il primo caso noto di questo tipo. Afferma di non essere stato messo a conoscenza di una nuova regola introdotta nel mese di aprile dall’UCI (Unione Ciclistica Internazionale), proprio per impedire agli atleti di utilizzare questo tipo di dispositivi in gara, traendone un potenziale beneficio.
Today I was disqualified for the first time in my cycling career (14 years), for wearing glasses that record video. Unfortunately I was not aware of a new rule that was implemented in April that prohibited this. A warning, fine or yellow card could have also been enough. But what… pic.twitter.com/II7nRUPKsE
— Willie Smit (@williesmurfy) July 12, 2026
Nel post qui sopra, il filmato ripreso in soggettiva che testimonia una rovinosa caduta durante la gara. Si scaglia contro quella che definisce una scelta ipocrita dell’organizzazione, puntando il dito contro il fatto che al Tour de France che si svolge in questi giorni puoi letteralmente fare vlog con una telecamera in mano. E sottolinea che non potendo portare con sé uno smartphone, gli occhiali sono serviti solo per registrare video, non per attivare funzionalità AI.
Una regola è una regola e ignorarla non giustifica l’averla infranta. L’aggiornamento del regolamento introdotto in aprile prevede il ban anche per smartwatch e smartband.
They informed me that the UCI contacted them and asked for my Disqualification. They took a picture of the Oakley glasses and just said the video recording was not allowed. We then asked if there would be some discretion if the organization allowed it, and he said it doesn’t… pic.twitter.com/2VBvVOdkVU
— Willie Smit (@williesmurfy) July 12, 2026
Blocca le bollette luce e gas per un anno: l'offerta scade domani
Scade domani la nuova offerta di Engie: la tariffa Energia PuntoFisso 12 Mesi che ti permette di bloccare il prezzo di luce e gas per un anno intero. In un mercato energetico che è ormai costantemente minacciato da instabilità e oscillazioni improvvise è la soluzione migliore per affrontare l’estate e soprattutto il futuro inverno, quando si tornerà a far uso del riscaldamento.
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Per quanto riguarda la componente luce, il prezzo sarà bloccato a 0,1167 €/kWh (con perdite di rete già incluse), disponibile sia in versione monoraria che a fasce, affiancato da un corrispettivo fisso annuo di 72 euro. Per il gas, la materia prima viene bloccata a 0,4545 €/Smc, con un costo fisso di commercializzazione pari a 84 euro all’anno.
Tutta l’elettricità fornita con questa tariffa proviene al 100% da fonti rinnovabili, permettendoti di abbattere l’impronta di carbonio della tua abitazione senza dover pagare alcun sovrapprezzo per l’energia verde. A questo si aggiunge un servizio clienti storicamente riconosciuto tra i più efficienti e apprezzati del settore.
Un’occasione perfetta per risparmiare: ma hai tempo fino a domani.
Ondata di caldo record: come controllare bollettini e previsioni
Ci eravamo illusi che la lunga ondata di calore del mese di giugno potesse lasciare spazio a un’estate un po’ più mite, invece eccoci di nuovo alle prese con un caldo record. Qui è dove segnaliamo in modo molto sintetico un paio di strumenti essenziali per essere informati su ciò che ci aspetta, andando oltre le solite previsioni meteo.
Resta informato sull’ondata di caldo con siti e appIl primo è il bollettino del Ministero della Salute, raggiungibile attraverso il sito istituzionale. È aggiornato ogni mattina intorno alle ore 11:00 e prende in considerazione 27 grandi città, da nord a sud, con una proiezione alle successive 72 ore utile per capire come evolverà la situazione.
Il secondo, invece, è l’applicazione Caldo e Salute disponibile solo in versione Android e in download gratuito su Google Play. Ripropone sostanzialmente le informazioni pubblicate dal portale.
In entrambi i casi, è indicato il livello di rischio per la salute. È un fattore che dovrebbero tenere in considerazione soprattutto gli anziani, le persone con malattie croniche e chi si prende cura dei neonati.
- Livello 0: nessun rischio;
- livello 1: pre-allerta, condizioni che possono precedere un’ondata di calore;
- livello 2: rischio per i più fragili, pericolo per anziani, malati cronici e neonati;
- livello 3: rischio per tutta la popolazione, anche per le persone sane.
Questi i consigli da seguire per far fronte al caldo record di questi giorni, in attesa che il meteo ci dia un po’ di sollievo. Sono quelli forniti dalla Protezione Civile.
- Bere spesso, senza aspettare di avere sete;
- evitare di uscire nelle ore più calde, di norma dalle 11:00 alle 18:00;
- tenere la casa fresca chiudendo persiane e tende nelle ore di sole;
- controllare gli anziani soli, una telefonata o una visita possono salvare una vita;
- in caso di malore da caldo (confusione, debolezza improvvisa, pelle calda e asciutta) chiamare subito il 112.
Per le previsioni meteo, il sito dell’Aeronautica Militare è un punto di riferimento, ma qualsiasi altro portale e app può fornire informazioni dettagliate e geolocalizzate.
RedHook: versione più pericolosa del malware Android
I ricercatori di Group-ID hanno individuato nuova versione aggiornata di RedHook, un noto RAT (Remote Access Trojan) per Android, che sfrutta la funzionalità ADB Wireless Debugging per ottenere privilegi elevati ed eseguire diverse azioni sul dispositivo, incluse quelle tipiche di uno spyware. Gli utenti possono evitare il pericolo seguendo semplici consigli.
Attenzione ai file APK da fonti sconosciuteRedHook viene principalmente distribuito tramite tramite app scaricate su siti fasulli (file APK). Le ignare vittime vengono contattate tramite telefonate, messaggi o email da un presunto supporto tecnico o presunti dipendenti di note aziende. All’avvio dell’app viene chiesto di inserire le credenziali dell’account Google e altre informazioni personali.
Per attivare tutte le funzionalità sono necessari i permessi di accessibilità che l’utente concede inavvertitamente durante la configurazione iniziale. Il malware può inoltre sfruttare ADB Wireless Debugging. ADB (Android Debug Bridge) consente di controllare lo smartphone attraverso comandi inviati dal computer. La versione wireless, disponibile da Android 11, non richiede il collegamento tramite cavo.
Utilizzando i suddetti permessi di accessibilità, RedHook esegue automaticamente tutti i passi per attivare il wireless debugging nelle impostazioni. Il codice di pairing mostrato sullo schermo viene quindi usato per collegare il dispositivo al client ADB integrato nel malware. Successivamente ottiene privilegi di shell e installa un framework basato su Shizuku per eseguire comandi di shell, ottenere autorizzazioni aggiuntive, modificare le impostazioni protette, installare o rimuovere applicazioni in modo silenzioso ed eseguire varie operazioni senza visualizzare finestre di dialogo.
I comandi attualmente funzionanti sono 53, tra cui quelli che raccolgono informazioni sul dispositivo, l’elenco delle app installate, SMS e contatti. RedHook può anche catturare screenshot, registrare il contenuto dello schermo, simulare gesture, bloccare/sbloccare/riavviare lo smartphone, attivare la fotocamera e mostrare schermate fasulle (overlay).
Gli utenti non devono mai cliccare su link presenti in email o messaggi. Devono scaricare le app solo dal Google Play Store e non da terze parti sconosciute. In ogni caso è meglio verificare se i permessi servono effettivamente per usare le app.
Intel Starfire è il nuovo processore spaziale
Senza particolare clamore, Intel ha svelato un nuovo processore. Non verrà però installato in PC, notebook o server. Starfire, questo il suo nome, dovrebbe essere utilizzato nei veicoli spaziali della NASA. Nella pagina dedicata è scritto infatti che è stato progettato per il governo statunitense. I primi campioni saranno disponibili nel terzo trimestre.
Specifiche di Intel StarfireIntel Starfire verrà realizzato con tecnologia di processo Intel 18A. È basato sull’architettura Panther Lake, la stessa dei processori Intel Core Ultra Series 3. Ovviamente rispetta requisiti differenti, in quanto deve funzionare in condizioni estreme. Supporta temperature comprese tra -55 e +125° C. Resiste inoltre alle radiazioni ionizzanti. Su questo aspetto non ci sono ulteriori dettagli. La vita prevista è superiore a 10 anni.
Intel produrrà due versioni. Quella LowPower ha una CPU octa core (quattro Performance core a 1 GHz e quattro Low Power Efficiency core a 850 MHz), una GPU Xe3 con 64 unità di esecuzione (frequenza compresa tra 800 MHz e 1 GHz) e una NPU con tre tile. Il TDP è 10 Watt. Raggiunge prestazioni fino a 45 TOPS.
La versione Performance ha una CPU octa core (quattro Performance core a 3,1 GHz e quattro Low Power Efficiency core a 2,1 GHz), una GPU Xe3 con 64 unità di esecuzione (frequenza di 2 GHz) e una NPU con tre tile. Il TDP è 35 Watt. Raggiunge prestazioni fino a 75 TOPS.
Entrambe le versioni supportano memorie LPDDR5/DDR5 e 12 linee PCIe 4.0. La NPU garantisce elevate prestazioni AI. Intel Starfire potrebbe quindi essere utilizzato per l’elaborazione locale dei modelli di intelligenza artificiale. Un possibile uso è l’esecuzione di operazioni sulle immagini catturate dai satelliti in orbita.
Intel ha fornito diversi chip alla NASA. Il processore 80386 è stato installato negli Space Shuttle e sulla Stazione Spaziale Internazionale (successivamente sostituito con un più “potente” Pentium a 266 MHz). Un 80486 è presente sullo Space Hubble.
Spotify down il 14 luglio 2026: tutti gli aggiornamenti (risolto)
Problemi per Spotify, molti utenti stanno segnalando un down della piattaforma. Il grafico qui sotto mostra la situazione fotografata dal portale Downdetector. Aggiorneremo questo articolo con tutte le novità del caso.
Problemi con Spotify, lo streaming non funzionaCome sempre in questi casi, c’è chi si è rivolto alle bacheche dei social network per capire quanto sia esteso il problema. Ad esempio, su X l’hashtag #spotifydown sta raccogliendo parecchi post.
Everybody coming to X to see if Spotify is down#spotifydown pic.twitter.com/h0cqvstyFJ
— dani (@_dani22___) July 14, 2026
Dai feedback sembra trattarsi di un problema globale e non localizzato solo al nostro Paese. Dal profilo ufficiale della piattaforma non arrivano invece informazioni.
Abbiamo effettuato un test ed effettivamente restituisce un messaggio di errore, impedendo di caricare la libreria personale. La riproduzione dei brani parte comunque, potrebbero dunque essere state compromesse solo alcune componenti del servizio.
Aggiornamento (14 luglio 2026, 14:41)Per la fortuna di chi non può proprio stare senza musica e podcast, il team di Spotify sembra aver già trovato la causa del problema. Il volume dei feedback inviati a Downdetector è in rapida diminuzione, un segnale inequivocabile del ritorno alla normalità.
Aggiornamento (14 luglio 2026, 15:22)Confermiamo quanto scritto meno di un’ora fa. Tutti i problemi di Spotify sembrano essere stati risolti. Con tutta probabilità, anche i server della piattaforma hanno accusato il grande caldo di questi giorni. Possiamo tornare allo streaming senza interruzioni.
DisclaimerQuanto riportato in questo articolo si basa solo ed esclusivamente sui feedback mostrati dal portale Downdetector (link in coda) e inviati dagli utenti, sulle segnalazione raccolte attraverso i social network, su quelle inviate dai nostri lettori oppure su testimonianza diretta. Un down temporaneo e circoscritto, dovuto a un problema tecnico o di altra natura, non è da ritenere un giudizio sulla qualità generale di un servizio, di un prodotto o di una piattaforma.
WhatsApp permetterà di salvare i backup sul cloud di Meta
Si avvicina il momento in cui potremo scegliere dove caricare i backup delle chat di WhatsApp, se continuare a farlo su Google Drive e iCloud (a seconda del sistema operativo) oppure sul cloud di Meta. Abbiamo già dedicato un articolo alla novità nel mese di aprile, torniamo a farlo oggi per segnalare che la fase di test prosegue in vista di un rollout.
I backup di WhatsApp sul cloud di Meta, test in corsoLa fonte è come sempre la redazione del sito WABetaInfo, che ha condiviso l’immagine visibile qui sotto. È stata catturata dopo aver installato la versione beta 26.28.10.16 dell’applicazione su iPhone, attraverso il programma TestFlight. Come si può vedere, tra le impostazioni c’è quella che permette la scelta del provider per ospitare l’archivio.
Nella descrizione si legge che con l’alternativa di Meta si hanno a disposizione 2 GB gratis. Volendo più spazio bisogna mettere mano al portafogli, sottoscrivendo un abbonamento mensile da 0,99 dollari per ottenere 50 GB. Dovrebbero essere proposti più piani, fino a 1 TB per chi ha bisogno di salvare una grande quantità di foto e video.
Un altro dettaglio che emerge è quello che fa capire il modo in cui WhatsApp suggerisce l’utilizzo di una passkey per proteggere i backup. È un accorgimento necessario per garantire il corretto funzionamento della crittografia end-to-end, che a differenza di quanto avviene con il cloud di Google (Drive) e con quello di Apple (iCloud), in questo caso non è opzionale.
Come sempre, trattandosi di una fase di test, trascorrerà del tempo prima che la novità possa essere messa a disposizione di tutti, con tutta probabilità alcuni mesi. Il team di Meta al lavoro sull’applicazione è impegnato per verificare che non ci siano problemi, raccogliendo i feedback di chi partecipa alla beta per intervenire dove necessario, poi arriveranno l’annuncio e l’inizio della distribuzione.
Patch di Microsoft Defender risolve una falla, ma ne apre un'altra
La buona notizia è che Microsoft ha corretto RoguePlanet, una vulnerabilità 0-day di Microsoft Defender che consentiva l’elevazione dei privilegi. La cattiva è che la patch non sembra essere priva di effetti collaterali. Un ricercatore di sicurezza ha scoperto che l’aggiornamento introduce un nuovo bug, capace di esaurire lo spazio su disco di un PC Windows 11.
La patch Defender per RoguePlanetRoguePlanet (CVE-2026-50656) permetteva l’elevazione dei privilegi sfruttando una falla nel motore di protezione malware di Microsoft Defender. Microsoft l’ha corretta aggiornando il motore alla versione 1.1.26060.3008, distribuita automaticamente tramite gli aggiornamenti di intelligence di sicurezza di Defender. Le versioni precedenti alla 1.1.26050.11 sono vulnerabili.
Il ricercatore di sicurezza Nightmare-Eclipse, analizzando il motore aggiornato, ha scoperto che i limiti di dimensione che Defender applica normalmente ai file scansionati e messi in quarantena non si applicano ai flussi di dati alternativi Zone.Identifier (ADS) memorizzati nella cache.
In pratica, un server SMB malevolo può inviare un file preparato ad hoc. Durante la scansione, Microsoft Defender conserva nella cache una grande quantità di dati senza cancellarli al termine dell’operazione. Ripetendo il processo, lo spazio libero sul disco si esaurisce progressivamente.
Il comportamento è stato riprodotto su Windows 11 25H2 e Windows Server 2025. Il ricercatore sta indagando se la stessa tecnica funzioni su WebDAV, che eliminerebbe il requisito SMB e permetterebbe di consegnare l’attacco direttamente via Internet.
Il leak di 8 byteNightmare-Eclipse ha trovato anche quello che sembra essere un leak di informazioni da 8 byte introdotto dalle nuove modifiche “defense-in-depth” di Microsoft. Per ora è osservabile solo dai driver kernel, non dalla modalità utente, quindi non è ritenuto immediatamente sfruttabile. Ma la ricerca è in corso.
E Microsoft taceMicrosoft non ha commentato pubblicamente il problema del disco che si esaurisce. La patch per la vulnerabilità originale funziona. Ma il fatto che la correzione di una falla di sicurezza ne introduca un’altra, seppur diversa, è un promemoria che le patch di sicurezza non sono immuni da effetti collaterali.
Visto che Microsoft ha integrato MDASH e l’AI per individuare bug più velocemente, sarebbe utile se l’AI scovasse anche i bug nelle patch, prima che li trovino i ricercatori.
HP blocca la stampante perché la cartuccia è scaduta
La cosiddetta obsolescenza programmata raggiunge un livello superiore con il nuovo “trucco” implementato da HP. Nonostante critiche, denunce e sanzioni, l’azienda statunitense continua ad imporre la sua discutibile strategia di mercato. Il caso più recente è stato documentato da Il Salvagente. La stampante si blocca quando la cartuccia o il toner sono scaduti.
La soluzione migliore è scegliere un altro produttoreSul numero di luglio della rivista viene descritta la vicenda di un utente. Ad un certo punto, la sua stampante ha smesso di funzionare. Non si era rotta e la cartuccia originale HP era stata installata da poco. Dopo aver contattato l’assistenza clienti ha scoperto che la cartuccia era scaduta. La stampante ha recuperato questa informazione sul server di HP, impedendo la stampa.
L’assistenza ha confermato la presenza di questo “blocco” implementato via software che non può essere rimosso. L’utente deve quindi buttare la cartuccia funzionante e comprarne una nuova. Non è noto se il consumatore è stato informato preventivamente con un avviso sulla confezione della cartuccia o nella documentazione della stampante, ma è chiaramente una strategia aziendale piuttosto discutibile con un elevato impatto ambientale.
La “funzionalità” è inclusa nel firmware Dynamic Security. In origine era stato introdotto per impedire l’uso di cartucce e toner non originali. L’azienda statunitense ha ricevuto una sanzione dall’autorità antitrust italiana e pagato un rimborso agli utenti. Il CEO aveva dichiarato che Dynamic Security protegge anche dai virus.
A marzo 2025, un aggiornamento scaricato automaticamente ha bloccato alcune stampanti laser con toner originale. A gennaio 2026 è stata distribuita la versione v2602A/B che ha esteso il Dynamic Security ad un numero maggiore di stampanti (anche quelle vendute 9 anni prima). Il blocco dovuto alla scadenza delle cartucce originali rientra sicuramente tra le pratiche vietate dalla direttiva UE 2024/825 sull’obsolescenza precoce.
La soluzione migliore è acquistare stampanti di un altro produttore oppure scegliere una stampante open source, come Openprinter, che usa cartucce HP rigenerate (alla faccia delle stampanti del produttore statunitense).
WINDTRE down il 14 luglio: tutti gli aggiornamenti
È da questa mattina che un numero non indifferente di clienti WINDTRE sta segnalando problemi alla rete. Qui sotto il grafico che mostra i feedback inviati al portale Downdetector. Non sappiamo quanto sia esteso il down, aggiorneremo questo articolo con tutte le novità del caso, non appena saranno disponibili.
Problemi con la rete WINDTRE, down il 14 luglioC’è chi segnala malfunzionamenti per internet e voce, non potendo dunque navigare né telefonare e ricevere chiamate. Al momento, l’operatore non ha fornito spiegazioni.
Aggiornamento (14 luglio 2026, 11:55)Il grafico mostra un netto aumento nel numero delle segnalazioni inviate a Downdetector. Significa che la situazione è peggiorata rispetto a quando è stato pubblicato questo articolo. Continueremo a fornire aggiornamenti.
… in aggiornamento
DisclaimerQuanto riportato in questo articolo si basa solo ed esclusivamente sui feedback mostrati dal portale Downdetector (link in coda) e inviati dagli utenti, sulle segnalazione raccolte attraverso i social network, su quelle inviate dai nostri lettori oppure su testimonianza diretta. Un down temporaneo e circoscritto, dovuto a un problema tecnico o di altra natura, non è da ritenere un giudizio sulla qualità generale di un servizio, di un prodotto o di una piattaforma.
OnePlus sta per dire addio a Europa e Stati Uniti
Agatha Christie diceva che Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. E se alle indiscrezioni di inizio 2026 si aggiungono i segnali più recenti, infine il nuovo report di oggi che arriva dalla Germania, possiamo affermare che per l’addio a OnePlus manca ormai solo l’annuncio ufficiale. Non dovremo comunque aspettare molto.
OPPO sta per uccidere il flagship killer, OnePlusIl sito tedesco WinFuture.de anticipa che OPPO (l’azienda controlla il marchio) confermerà già nei prossimi giorni l’intenzione di ritirare il brand dal mercato europeo e da quello statunitense. L’azienda cinese sarebbe pronta a formalizzare cambiamenti fondamentali per la propria strategia. E possiamo già anche immaginare come lo farà. Ci sarà un comunicato di rito in cui verrà citato il nuovo assetto di un mercato, quello degli smartphone, che ha chiuso la prima metà del 2026 in negativo.
Il marchio non dovrebbe scomparire, ma riposizionarsi in territori come Cina e India. Forse diventerà identificativo per una linea di prodotti specifica, probabilmente telefoni e tablet dal prezzo contenuto. Si chiuderebbe così un’avventura partita nel 2013 su intuizione di Pete Lau e Carl Pei, con l’obiettivo dichiarato di mettere in difficoltà i big del settore attraverso un approccio da flagship killer, proponendo specifiche di alto livello con una spesa accessibile.
In seguito all’annuncio, i dispositivi OnePlus in circolazione continueranno a essere aggiornati fino al termine del ciclo vitale previsto. Rimarranno inoltre in vendita in Europa e negli Stati Uniti fino all’esaurimento delle scorte, poi i magazzini non verranno più riforniti.
Un altro indizio concreto sul futuro del brand è quello emerso nelle scorse settimane e relativo ai software dei prodotti riconducibili al gruppo OPPO. Si è parlato di un possibile addio a OxygenOS e realme UI, con le interfacce personalizzate assorbite da ColorOS. L’obiettivo? Risparmiare le risorse fino a oggi destinate a test e sviluppo.