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SpaceX, Elon Musk promette il primo data center orbitale nel 2027
Dalla sua fusione con xAI (diventata SpaceXAI) a inizio anno, SpaceX non smette di accelerare. La sua ambizione a lungo termine? Dispiegare 1 milione di data center in orbita. Dopo la quotazione in Borsa a giugno, è stato presentato il primo satellite AI della società, AI1. E se per il momento questa iniziativa sembrava lontana, Elon Musk sembra deciso a mettere in atto il suo piano molto rapidamente.
Elon Musk promette il primo data center orbitale di SpaceX per il 2027In un post su X.com, l’imprenditore ha infatti annunciato che i primi satelliti AI di SpaceX decolleranno nel quarto trimestre 2027, prima di raggiungere una scala significativa già nel 2028. Ma non è tutto. Ha anche rivelato che i veicoli si baseranno esclusivamente sulla tecnologia NVIDIA.
The first CPU built for agents is going to work at scale. @SpaceX is deploying NVIDIA Vera to accelerate the orchestration, code execution, and data processing that powers its next generation of agentic AI — keeping GPUs fed and agents acting fast.
From gigawatt AI factories… pic.twitter.com/xJrxAw9EtQ
— NVIDIA (@nvidia) August 24, 2026
Se SpaceX ha per un periodo valutato diversi design di chip, ha infine deciso in favore del gigante verde, stando a Bloomberg. È anche la società di Jensen Huang a equipaggiare i supercalcolatori Colossus. Il sistema scelto, battezzato Vera Rubin NVL72, è una versione adattata allo spazio dell’architettura di calcolo di NVIDIA. Secondo Musk, è nettamente più semplice, meno costosa, più densa e leggera di un rack di server terrestre. Il dispositivo imbarcherà anche la CPU Vera per accelerare Grok e la prossima generazione di agenti AI di SpaceXAI.
AI1 avrà un’apertura di 70 metri per 20 metri di altezza, e sarà in grado di erogare fino a 150 kW di potenza di picco. Da notare che si tratta di un sistema modulare, il che dovrebbe permettere di sostituire i chip AI man mano che la tecnologia avanza.
Restano delle incogniteCon la sua tecnologia, SpaceX intende aggirare i limiti che gravano sui data center terrestri. Perché sulla Terra, queste infrastrutture divorano spazio, acqua ed elettricità, provocando numerose critiche da parte dei residenti. Ma esistono ancora vincoli tecnici per sfruttare il loro pieno potenziale in orbita. Per dissipare il calore generato, ad esempio, l’azienda ha progettato un radiatore a liquido di 110 metri quadrati, blindato contro le micrometeoriti.
E per rendere redditizia una tale infrastruttura, ha già assicurato diverse partnership importanti, in particolare con Anthropic e Google. Elon Musk vede molto in grande, dato che punta a 1.000 miliardi di dollari di fatturato annuo già dal 2030 con, naturalmente, l’AI come principale motore di crescita.
Ma ci sono delle incognite. Il razzo Starship, l’unico in grado di trasportare simili veicoli nello spazio, non è ancora operativo. Allo stesso modo, gli scienziati si preoccupano già dell’impatto ambientale di una tale costellazione. Un fattore che, nonostante tutto, non dovrebbe frenare SpaceX, almeno finché l’amministrazione Trump resterà in carica.
Windows 11 manda in crash i giochi: arriva la soluzione
I problemi di gaming provocati dall’aggiornamento KB5121003 di Windows 11 hanno ora una soluzione temporanea. Dall’11 agosto, diversi giochi, tra cui ARC Raiders, The Finals e MARVEL Tōkon: Fighting Souls, possono bloccarsi, rifiutarsi di avviarsi o provocare errori EXCEPTION_ACCESS_VIOLATION e riavvii del PC.
Microsoft aveva attribuito il problema a componenti o periferiche RGB che installano un driver chiamato inpoutx64.sys. L’azienda orra pubblica una procedura ufficiale che permette di disattivarlo in attesa di una correzione definitiva.
Come disattivare temporaneamente il driver inpoutx64 per evitare che i giochi vadano in crashL’operazione passa dall’Editor del Registro di sistema. Prima di qualsiasi modifica, si raccomanda vivamente di effettuare un backup del registro, in modo da poter tornare indietro in caso di problemi.
- Aprire il menu Start, digitare regedit, poi cliccare su Editor del Registro di sistema.
- Nella barra degli indirizzi situata in alto nella finestra, copiare e incollare il seguente percorso, poi premere Invio:
- HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\inpoutx64
- Nella parte destra della finestra, individuare il valore Start, poi farci doppio clic sopra.
- Nel campo Dati valore, sostituire il valore esistente con 4, poi confermare con OK.
- Chiudere l’Editor del Registro di sistema e riavviare il PC.
Windows non caricherà più il driver inpoutx64.sys, il che dovrebbe permettere ai giochi interessati di funzionare normalmente.
I rischiQuesta soluzione può tuttavia provocare effetti collaterali. Essendo il driver associato a determinate periferiche o componenti RGB, la sua disattivazione rischia di comprometterne il funzionamento, così come quello dei software che servono a controllarli. In tal caso, sarà necessario ripristinare il valore precedente di Start.
Microsoft prosegue dal canto suo le indagini per capire perché questo driver entri in conflitto con questi giochi dall’ultimo Patch Tuesday. Nessuna correzione definitiva è stata ancora annunciata.
Apple M6 e M5 Ultra: nuovi chip per Mac mini e Mac Studio
Apple ha annunciato i nuovi Mac mini e Mac Studio, due dispositivi molto utilizzati dagli sviluppatori per l’elaborazione locale dei modelli AI. L’azienda di Cupertino ha quindi deciso di offrire maggiori prestazioni con i processori M6 e M5 Ultra.
Specifiche e prestazioni di M6 e M5 UltraIl nuovo chip M6 è stato utilizzato nel Mac mini (2026). È il primo membro della famiglia che comprenderà anche le versioni Pro, Max e Ultra. È inoltre il primo chip in assoluto di Apple realizzato con processo produttivo a 2 nanometri (TSMC).
Il chip integra una CPU a 12 core (4 super core, 4 performance core e 6 efficiency core), due in più rispetto a M5. Le prestazioni single-thread e multi-thread sono fino a 1,2 volte superiori. Super core e performance core vengono sfruttati per gestire carichi di lavoro più impegnativi, mentre gli efficiency core si occupano delle attività quotidiane in background.
È inoltre presente una GPU a 12 core (due in più rispetto a M5) con un Neural Accelerator per ogni core. Le prestazioni AI sono fino al 30% superiori. Apple ha aggiornato architettura core shader, Dynamic Caching e ray tracing con accelerazione hardware per avere maggiore realismo visivo, rendering più veloci e frame rate più elevati con i giochi.
Ci sono infine due Neural Engine a 16 core. M6 supporta fino a 32 GB di memoria unificata con velocità massima di 170 GB/s (larghezza di banda), il 10% in più rispetto a M5.
Il chip M5 Ultra del Mac Studio (2026) è ottenuto unendo due chip M5 Max (architettura UltraFusion). Integra una CPU fino a 36 core (12 super core e 24 performance core) che offre prestazioni fino a 1,3 volte superiori rispetto a M3 Ultra (M4 Ultra non è stato mai annunciato).
Sono inoltre presenti una GPU fino a 80 core e un Neural Engine a 32 core. Il chip supporta fino a 512 GB di memoria unificata con una larghezza di banda di 1,2 TB/s. Per conoscere le prestazioni reali dei due chip si deve attendere l’arrivo sul mercato dei nuovi Mac mini e Mac Studio (22 settembre).
Gemini, nuova interfaccia su Android: arrivano notifiche e filtri
Non è un mistero che Google punti a rendere Gemini un elemento sempre più centrale del proprio ecosistema, compresi i dispositivi Android. Dopo il restyling dell’app mobile introdotto a maggio 2026 e il lancio di Gemini Intelligence, Google starebbe già lavorando a un nuovo intervento sull’interfaccia dell’assistente. A suggerirlo è una versione di test individuata dai colleghi di Android Authority.
Gemini testa una nuova interfaccia della sua app AndroidUn primo cambiamento riguarda le conversazioni fissate. Per trovarle nell’app, attualmente bisogna aprire la barra laterale e poi andare nella sezione “Recenti”. Google potrebbe eliminare questo passaggio intermedio aggiungendo una sezione “Fissate” direttamente sopra “Recenti”. In compenso, la riga “Cerca nelle discussioni” verrebbe posizionata in cima alla barra laterale sotto forma di icona a lente d’ingrandimento.
Non sarebbe peraltro l’unica, dato che un’altra icona, a forma di campanella questa volta, verrebbe collocata subito alla sua destra. Nella versione di test dell’app, mostra una pagina vuota intitolata “Notifiche“. È probabile che a regime elenchi le notifiche inviate da Gemini, ad esempio quando l’AI ha completato un’attività. L’app invia già notifiche, per cui si suppone che questa sezione fungerà da storico per ritrovare facilmente quelle che avreste chiuso ma che vorreste consultare di nuovo.
Altro cambiamento visibile, dei filtri per classificare le conversazioni recenti. Utile soprattutto quando si vuole ritrovarne una senza ricordare quali parole chiave digitare nella barra di ricerca. Le categorie fanno riferimento ai diversi stati che possono assumere: “Non letto”, “Pronto”, “Da elaborare” e “In corso”. Le ultime due saranno probabilmente esclusive di Gemini Spark, l’agente AI autonomo che lavora per conto dell’utente 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Spark potrebbe peraltro guadagnare in opzioni di personalizzazione.
Da un nuovo menu “Personalizza”, si accede a 3 visualizzazioni diverse. “Scopri”, la scheda attiva per impostazione predefinita, fornisce un elenco di applicazioni e competenze che potrebbero interessare, organizzate per categorie (“Per te”, “Produttività”, “Creatività”…). Le altre due visualizzazioni permettono di vedere le app e le competenze separatamente.
Mostrare solo le applicazioni visualizzerà tutte quelle attualmente connesse a Spark. L’aggiunta o la rimozione di alcune si effettua direttamente da questa pagina. Così come l’autorizzazione a utilizzarne una nelle conversazioni.
Infine una piccola aggiunta che farà piacere a chi desidera più controllo sulla barra delle notifiche del proprio smartphone. Gemini può mostravi la sua icona, una stella a 4 punte, quando ad esempio sta lavorando in background. Nelle impostazioni dell’app, una nuova voce chiamata “Barra di stato” permetterebbe semplicemente di impedire questa visualizzazione. Non tramite un interruttore di attivazione/disattivazione, bensì un rimando alla pagina delle impostazioni delle notifiche di Android. È meglio di niente.
WhatsApp più sicuro con nuova autenticazione e passkey
Meta ha annunciato miglioramenti per la sicurezza degli account WhatsApp. Le novità principali sono tre. Gli utenti possono utilizzare una password complessa per l’autenticazione in due fattori e aggiungere passkey multiple. Quando arriva una chiamata da uno sconosciuto verranno mostrate maggiori informazioni di contesto.
Tre novità per una maggiore sicurezza su WhatsAppLa prima novità era stata scoperta a fine luglio in una versione beta per Android. WhatsApp consente di attivare l’autenticazione o verifica in due fattori o passaggi scegliendo un PIN a sei cifre.
È chiaro che la probabilità di indovinare il PIN è piuttosto alta, considerata la cattiva abitudine di inserire sequenze numeriche facili da ricordare, come la data di nascita o la popolare “123456”. Per offrire un maggiore livello di protezione che impedisce ai cybercriminali di prendere il controllo dell’account sarà possibile utilizzare una password complessa con caratteri alfanumerici e speciali.
Da oltre due anni, WhatsApp supporta le passkey che consentono l’accesso con impronta digitale, riconoscimento facciale o il codice di blocco dello schermo. Considerato l’ampio uso da parte degli utenti (oltre un miliardo), Meta ha aggiunto la possibilità di aggiungere passkey multiple, utili se l’utente ha installato l’app su dispositivi Android e iOS.
Infine c’è una novità esclusiva per Android. Quando l’utente riceve una chiamata da qualcuno che non è salvato nei contatti, sullo schermo verranno mostrate maggiori informazioni di contesto, ad esempio il paese di provenienza del numero o se ci sono gruppi in comune con il contatto.
Non è noto quando arriveranno le nuove funzionalità. All’inizio dell’anno sono state introdotte le impostazioni restrittive dell’account che disattivano alcune funzionalità sfruttate per distribuire malware. Nelle prossime settimane dovrebbe essere disponibile l’avviso contro le truffe. Recentemente è stata anche scoperta la funzionalità Payments.
Come personalizzare ChatGPT senza rischi: le 5 informazioni utili
L’intelligenza artificiale sa tutto di tutto e niente dell’utente con cui interagisce. Il risultato è che produce risposte brillanti per il lettore medio, se non fosse che il lettore medio non esiste. Ognuno ha i suoi vincoli specifici, il suo livello di esperienza, i suoi obiettivi concreti e il suo modo di preferire le informazioni. Senza quel contesto, anche il modello più intelligente del mondo spara a casaccio.
La soluzione sembra ovvia, dare a ChatGPT più informazioni su di sé. Il problema è che il confine tra informazioni utili e informazioni rischiose non è sempre così evidente, e in un mondo dove le violazioni dei dati sono all’ordine del giorno, non ci si può permettere di fare errori.
La regola è semplice: mai condividere nulla che potrebbe danneggiare se stessi se venisse esposto in una fuga di dati. Password, credenziali di accesso, informazioni sui conti correnti, documenti di identità, informazioni altamente riservate su di sé o su altri, indirizzi precisi e dati confidenziali legati al lavoro devono restare fuori dalla conversazione, sempre, senza eccezioni, indipendentemente dal motivo per cui li si vorrebbe condividere.
Ciò che vale la pena condividere è tutto il resto: le informazioni che aiutano il chatbot a capire meglio chi si è, senza mettersi a rischio. Ecco le cinque categorie che fanno la differenza più grande.
1. Gli obiettiviDire a ChatGPT cosa si sta cercando di ottenere, ad esempio imparare a suonare la chitarra, far crescere un canale video, cambiare carriera, organizzare un trasloco, cambia radicalmente il tipo di risposte che produce. Senza un obiettivo, il chatbot deve cercare di capire da solo cosa si vuole ottenere. Con un traguardo ben definito, invece, può adattare la risposta alle proprie esigenze e trasformare anche una semplice domanda in un consiglio molto più mirato.
2. Il livello di esperienzaChatGPT non sa se dall’altra parte c’è un principiante o un esperto. Senza indicazioni, fa una media, e la media non soddisfa nessuno: troppo semplice per chi sa già, troppo complessa per chi inizia.
Specificare il proprio livello permette al chatbot di scegliere il registro giusto. In questo modo, ChatGPT smette di semplificare eccessivamente per gli esperti e smette di sommergere i principianti con terminologia incomprensibile.
3. Come si preferisce ricevere le informazioniOgnuno ha un modo diverso di assimilare le informazioni, non siamo tutti uguali. C’è chi preferisce risposte concise con esempi pratici, chi spiegazioni approfondite, chi desidera che il chatbot metta in discussione le sue ipotesi anziché confermarle.
Frasi come dammi risposte concise con esempi chiari o metti in discussione le mie supposizioni invece di darmi semplicemente ragione insegnano a ChatGPT come rispondere non solo cosa dire, ma come dirlo. Sono istruzioni che valgono per ogni conversazione futura e che si possono salvare nella memoria o nelle istruzioni personalizzate.
4. I vincoli e i limitiPer molte richieste, tipo pianificare un viaggio, scegliere un prodotto, avviare un progetto, i vincoli sono più importanti delle preferenze. Il budget disponibile, il tempo a disposizione, gli strumenti accessibili, le scadenze da rispettare, il livello di esperienza in un’area specifica.
Senza vincoli, ChatGPT consiglia la soluzione ideale. Con i vincoli, consiglia la soluzione migliore possibile per quella situazione specifica.
5. Il contesto d’uso delle informazioniLa stessa domanda produce risposte diverse a seconda di cosa si intende fare con la risposta. Sto cercando queste informazioni per capire meglio l’argomento e sto preparando una tesi su questo tema portano a risultati completamente diversi, il primo più accessibile, il secondo più rigoroso e dettagliato.
Dire a ChatGPT perché si sta chiedendo qualcosa è tanto importante quanto dire cosa si sta chiedendo. Il contesto d’uso è il filtro che trasforma un’informazione generica in un’informazione davvero utile.
Il prompt che costruisce il profilo in tutta sicurezzaInvece di condividere queste informazioni un pezzo alla volta in conversazioni sparse, si può usare un unico prompt che guida ChatGPT attraverso un’intervista strutturata, raccogliendo tutto il contesto utile senza mai chiedere dati sensibili.
Esempio di prompt: Voglio darti un contesto utile su di me in modo che tu possa fornire risposte più pertinenti e personalizzate senza dovermi ripetere ogni volta. Fammi una serie di domande concise per stabilire queste cinque aree: i miei obiettivi attuali a breve e lungo termine; il mio livello di esperienza negli argomenti che probabilmente ti chiederò; come preferisco ricevere informazioni, spiegazioni, raccomandazioni e riscontri; i miei vincoli e i limiti come tempo, budget, strumenti, scadenze o risorse; i miei interessi ricorrenti, i progetti e gli argomenti a cui probabilmente tornerò. Intervistami un’area alla volta invece di fare tutte le domande contemporaneamente. Per ogni area fai solo il numero minimo di domande necessarie per ottenere informazioni genuinamente utili. Se do una risposta vaga o potenzialmente utile da chiarire, fai una domanda di approfondimento mirata. Alla fine riassumi ciò che hai appreso, separa le informazioni utili per la personalizzazione da quelle sensibili che non avrei bisogno di condividere, identifica eventuali lacune importanti, spiega come queste informazioni miglioreranno le tue risposte future e dammi un profilo “chi sono” conciso che possa salvare e riutilizzare con un altro assistente AI. Non chiedermi mai di rivelare password, credenziali finanziarie, posizione precisa, documenti di identità o altre informazioni altamente sensibili. Quando qualcosa non è necessario per la personalizzazione, dimmi che posso tralasciarlo.
Il prompt è costruito per fare tre cose contemporaneamente. La prima: raccogliere il contesto che rende le risposte future più pertinenti. La seconda: impedire la condivisione di dati sensibili. La terza: produrre un profilo che si può esportare e riutilizzare con qualsiasi altro assistente AI. Il risultato è un profilo personale che contiene tutto ciò che serve al chatbot per lavorare bene, e niente che potrebbe mettere nei guai se finisse nelle mani sbagliate.
Apple svela il nuovo Mac Studio con chip M5 Max e M5 Ultra
Insieme al Mac mini, Apple ha svelato il fratello maggiore Mac Studio. È ovviamente il Mac più potente tra quelli presenti nel catalogo, essendo indicato per professionisti della grafica e sviluppatori AI. Gli utenti possono acquistare versioni con il chip M5 Max (usato nei MacBook Pro da 14 e 16 pollici) e il nuovo M5 Ultra con CPU fino a 36 core, GPU fino a 80 core e Neural Engine a 32 core.
Apple Mac Studio (2026): specifiche e prezzoIl Mac Studio (2026) è identico al modello del 2025. Come per il Mac mini, le novità sono nascoste all’interno del telaio in alluminio (dimensioni 19,7×19,7×9,5 millimetri e peso di 2,7-3,6 Kg). Apple ha sostituito i chip M3 Ultra e M4 Max con i più potenti M5 Max e M5 Ultra. Le prestazioni AI sono aumentate fino a 4,3 volte, mentre quelle grafiche fino a 1,8 volte. La CPU è fino a 1,3 volte più veloce.
Queste sono le altre specifiche: fino a 512 GB di RAM, SSD fino a 16 TB, connettività Wi-Fi 7, Bluetooth 6, 10Gb Ethernet, altoparlante, jack audio da 3,5 millimetri, uscita HDMI, due porte USB Type-A, quattro porte Thunderbolt 5 e slot per card SDXC. Frontalmente il modello con chip M5 Max ha due porte USB Type-C, mentre quelle del modello con chip M5 Ultra sono Thunderbolt 5. Il sistema operativo installato è macOS 27 Golden Gate.
Il Mac Studio è molto apprezzato dagli sviluppatori di app AI. Il Neural Engine integrato nei chip (16 core per M5 Max e 32 core per M5 Ultra) offre prestazioni quadruplicate rispetto alla precedente generazione. È possibile creare cluster di Mac Studio per l’elaborazione locale (inferenza) di modelli di grandi dimensioni, sfruttando anche gli SSD PCIe Gen 6.
Ovviamente i prezzi sono aumentati rispetto alla precedente generazione. I prezzi base sono 3.049 euro (M5 Max) e 6.699 euro (M5 Ultra). Può essere già ordinato sul sito Apple. Le consegne inizieranno il 22 settembre, quando sarà disponibile anche negli store fisici.
Apple annuncia il nuovo Mac mini con chip M5 Pro e M6
Come previsto, Apple ha annunciato il nuovo Mac mini. Gli utenti potranno acquistare i modelli con chip M5 Pro e M6. Quest’ultimo debutta ufficialmente con il dispositivo, insieme al chip M5 Ultra. Rispetto alla precedente generazione del 2024 ci sono altri aggiornamenti hardware. Ovviamente è stato aumentato il prezzo.
Apple Mac mini (2026): specifiche e prezzoIl Mac mini (2026) conserva il design della versione 2024. Il telaio è in alluminio, mentre dimensioni e peso sono 12,7×12,7×5 centimetri e 670 grammi, rispettivamente. La principale novità è rappresentata dai processori. Apple ha utilizzato il chip M5 Pro (presente nei MacBook Pro da 14 e 16 pollici) e il nuovo M6 con CPU a 12 core, GPU a 12 core e due Neural Engine a 16 core.
Queste sono le altre specifiche: fino a 64 GB di RAM, SSD fino a 8 TB, connettività Wi-Fi 7, Bluetooth 6, 2.5Gb o 10Gb Ethernet, altoparlante, jack audio da 3,5 millimetri, uscita HDMI, due porte USB Type-C e tre porte Thunderbolt 4/5 (M5 Pro/M6). Il sistema operativo installato è macOS 27 Golden Gate.
Apple ha sottolineato l’incremento notevole di prestazioni (grafica e AI) rispetto alla precedente generazione. Ciò permetterà agli sviluppatori di eseguire localmente app e agenti AI che sfruttano modelli di grandi dimensioni. Non mancano ovviamente le funzionalità AI di Apple Intelligence. Siri AI (versione beta) sarà disponibile entro fine anno solo in lingua inglese (non in Europa).
Gli utenti possono ordinare il nuovo Mac mini da oggi. Le consegne inizieranno il 22 settembre, quando sarà disponibile anche negli store fisici. I prezzi base sono 1.079 euro (M6) e 2.029 euro (M5 Pro).
Propaganda russa con ChatGPT: OpenAI chiude gli account
OpenAI ha chiuso diversi account ChatGPT utilizzati per generare contenuti social a favore dell’International Burke Institute. Gli articoli pubblicati sul sito e verificati dall’azienda californiana sono quasi tutti copiati e fanno parte di una campagna di influenza avviata per manipolare l’opinione pubblica a favore della Russia. L’impatto reale sembra tuttavia molto limitato.
Propaganda russa con ChatGPTFin dall’inizio della guerra in Ucraina, OpenAI ha rilevato e bloccato varie operazioni di influenza a favore della Russia, ma l’ultima è più sofisticata. L’azienda californiana ha scoperto che gli account erano stati aperti in Russia usando una VPN, visto che ChatGPT non è disponibile. Usando il chatbot sono stati generati post e commenti (quasi tutti in inglese) pubblicati su X, Facebook, Telegram, Substack e LinkedIn.
La maggioranza dei contenuti promuoveva articoli pubblicati sul sito dell’International Burke Institute (da non confondere con l’autorevole Burke Institute) con sede in Israele. Quest’ultima è una presunta comunità di esperti che scrive articoli relativi alla sovranità dei paesi. In realtà, come evidenziato da OpenAI, il sito contiene dozzine di articoli accademici copiati o attribuiti falsamente a veri studiosi. È inoltre presente un indice di sovranità usato per elogiare la Russia e screditare i paesi occidentali.
Alcuni post sono stati pubblicati sulle piattaforme elencate direttamente da account che riportano nome e logo dell’International Burke Institute (IBI). Altri post sembrano provenire da utenti comuni (probabilmente non autentici) e contengono link agli articoli dell’IBI. ChatGPT è stato usato anche per generare commenti e risposte ai post degli utenti.
Il chatbot non è stato sfruttato per scrivere gli articoli sul sito, ma OpenAI ha trovato che 34 su 36 articoli pubblicati tra settembre 2025 e maggio 2026 sono stati copiati da altre fonti. Alcuni di essi sono stati attribuiti a noti studiosi per dare maggiore legittimità al sito.
L’impatto dell’operazione di influenza è piuttosto limitata. I post hanno ricevuto poche visualizzazioni, mentre gli account dell’IBI hanno un numero molto basso di follower. Solo i canali Telegram hanno un seguito maggiore (fino a 20.000 iscritti). OpenAI evidenzia tuttavia la complessità della campagna e il crescente uso dei tool AI per generare fake news e manipolare l’opinione pubblica.
Ucraina condivide dati AI di guerra con il Regno Unito
Il Regno Unito è diventato il primo paese straniero che può accedere ai dati raccolti dall’Ucraina sul campo di battaglia. Vengono utilizzati dai militari per addestrare i modelli AI che permettono di identificare i bersagli russi. Il governo britannico userà le informazioni per lo sviluppo di tecnologie difensive. I due paesi collaboreranno anche per la realizzazione di vari progetti.
Milioni di dati da fotocamere e sensoriL’accordo è stato firmato a Kiev dal Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyy e il Primo Ministro del Regno Unito Andy Burnham. Durante gli oltre quattro anni di guerra, iniziata con l’invasione della Russia, i militari ucraini hanno raccolto milioni di dati con fotocamere e sensori sul campo di battaglia che riguardano carri armati, artiglieria, fanteria e bersagli aerei, inclusi i droni Shahed e i droni da ricognizione usati dalla Russia.
I dati sono raccolti dagli Avengers AI Labs per l’addestramento dei nuovi modelli di intelligenza artificiale utilizzati principalmente dal sistema DELTA che aiuta i militari a prendere decisioni in tempo reale e identificare i bersagli russi. Il Ministro della Difesa ucraino ha dichiarato che può analizzare oltre 100.000 stream video al mese e identificare il 70% dei target nemici nelle immagini.
Il Regno Unito avrà accesso al database degli Avengers AI Labs e userà le informazioni per migliorare difesa e sicurezza nazionale, dal controllo del traffico aereo ai sistemi ferroviari. Potrebbero eventualmente essere sfruttate per rilevare in anticipo droni russi. In cambio, il Regno Unito sosterrà l’Ucraina con università, ricercatori e aziende tecnologiche leader a livello mondiale, consentendo di avvalersi dell’esperienza britannica per accelerare lo sviluppo di soluzioni a sfide urgenti.
L’accordo comprende inoltre l’avvio di vari progetti pilota. Il primo riguarda la protezione delle basi militari da manifestanti e altre persone che cercano di ottenere informazioni. Combinando dati ucraini e tecnologia britannica, i cavi in fibra ottica interrati verranno trasformati in un gigantesco sensore AI.
Il secondo progetto prevede lo sviluppo di chip AI a basso consumo di nuova generazione per droni, robotica e sistemi autonomi. La tecnologia potrebbe essere alla base di una nuova generazione di macchine intelligenti in grado di operare più a lungo, reagire più velocemente e funzionare in ambienti ostili.
Spotify, gli audiolibri non partono? Il bug è in fase di correzione
Su Spotify non c’è solo musica, ma anche podcast e audiolibri. Soprattutto gli audiolibri stanno riscuotendo molto successo, perché è un formato molto apprezzato da chi non può dedicarsi alla lettura in modo tradizionale. Ad esempio chi affronta lunghi tragitti sui mezzi pubblici ogni giorno, ma non riesce a leggere durante il viaggio senza essere sopraffatto dalla nausea. A proposito, Android 17 ha la sua soluzione contro il mal d’auto: Motion Assist.
Il 24 agosto, numerosi utenti della piattaforma hanno riscontrato un problema con gli audiolibri, su mobile, dal computer e dal Web. Alcuni non riescono più ad avviarli, altri dicono che l’applicazione si rifiuta di passare al capitolo successivo una volta arrivati alla fine di quello in corso. Spotify passa anche da un capitolo all’altro senza mai avviare la riproduzione, mentre alcune persone non riescono proprio a scaricare alcun audiolibro.
Spotify è al lavoro per correggere il bug degli audiolibriSui propri forum, Spotify ha confermato di essere a conoscenza del bug che sta interessando gli audiolibri e di essere al lavoro per risolverlo, senza però fornire dettagli sulle cause. Il problema, inoltre, non sembra riguardare tutti allo stesso modo. Per alcuni utenti risulta già risolto, mentre per altri persiste. La varietà dei sintomi potrebbe rendere più complessa una soluzione definitiva.
Spotify, per ora, parla soltanto di audiolibri che non funzionano correttamente al momento, senza ulteriori precisazioni. In attesa di una correzione, è quindi bene aggiornare l’app all’ultima versione e segnalare eventuali anomalie direttamente a Spotify.
Android 17, arriva Motion Assist contro il mal d'auto
Il mal d’auto o cinetosi è un disturbo che colpisce molte persone. In sostanza, lo sfasamento tra ciò che si vede e ciò che il corpo percepisce crea un conflitto sensoriale che ha come conseguenze sintomi diversi: vertigini, nausea, sudori freddi, mal di testa o addirittura vomito.
Per molti è quindi impossibile usare lo smartphone in auto (lato passeggero, ovviamente), pena il rischio di star male. È per questo che Google ha sviluppato la propria soluzione contro il mal d’auto, che rilascerà con Android 17. Per inciso, Apple ha lanciato la stessa funzione con iOS 18.
Android 17 introduce Motion Assist contro il mal d’auto: come funzionaMotion Assist, come dicevamo, ha lo scopo di ridurre gli effetti della cinetosi. Come? Mostrando sui bordi dello schermo dello smartphone dei riferimenti visivi di movimento che corrispondono a quelli del veicolo, per evitare, o quantomeno attenuare, il conflitto sensoriale all’origine del disturbo.
Per attivarlo, ecco la procedura da seguire:
- Aprire l’app Impostazioni.
- Toccare il proprio profilo.
- Selezionare la scheda Tutti i servizi.
- Poi scorrere fino alla sezione Sicurezza dei dispositivi e sicurezza personale.
Lì si dovrebbe trovare Motion Assist, resta da vedere se porterà lo stesso nome o se verrà tradotto sui nostri dispositivi: la funzionalità non appare ancora su gran parte dei Pixel 11. Attivandola, si avvierà automaticamente quando il dispositivo rileverà che ci si trova in un veicolo in movimento. Ma può anche essere attivata e disattivata manualmente, grazie a un riquadro Motion Assist accessibile dal pannello di accesso rapido.
In entrambi i casi, una notifica indicherà che la funzione è attiva, e ,offrirà la possibilità di disattivarla. Sono disponibili diverse opzioni di personalizzazione: l’utente può regolare il colore, la forma o l’opacità dei riferimenti visivi di movimento, ma può anche optare per una variazione casuale di questi indicatori.
Il rollout sarà graduale. Google inizia dai Pixel e procede per fasi, ma è solo questione di tempo.