Google Foto, Redact per nascondere dati sensibili nelle immagini
Tutti hanno nel telefono almeno una foto che vorrebbero mandare a qualcuno, ma non così com’è. Magari la macchina appena comprata, bellissima, con la targa in bella vista. O lo scontrino da girare al commercialista, con metà del numero della carta di credito ancora leggibile. Oppure lo screenshot di una chat in cui c’è un nome che proprio non deve comparire. Finora la soluzione era un’app di editing scaricata apposta, o lo scarabocchio fatto a mano, che nasconde poco e fa sembrare la foto un disegno di un bambino di quattro anni con i pennarelli.
Google ha deciso di risolvere la questione direttamente con Google Foto. E, come succede sempre più spesso a Mountain View, ha messo nello stesso pacchetto anche delle nuove funzioni.
Come funziona Redact su Google FotoRedact fa una cosa sola, ma la fa bene. Basta selezionare con il dito la parte della foto che si vuole nascondere e l’app la trasforma immediatamente in un’area pixelata, come i volti dei testimoni nei servizi dei telegiornali. Targhe, indirizzi sui pacchi, codici fiscali, il volto dell’amico che ti ha chiesto di non comparire nelle foto della festa, tutto può sparire sotto quella specie di mosaico digitale.
Niente di rivoluzionario, per carità. Qualunque app di fotoritocco lo fa da anni. Ma averlo lì, direttamente nell’app, cambia decisamente le cose.
Redact fa parte del nuovo Markup, lo strumento per scrivere e disegnare sulle immagini, che si aggiorna con nuove funzioni, come i caratteri per i testi e cursori precisi per regolare lo spessore di penne ed evidenziatori. Il nuovo Markup sta arrivando a tutti gli utenti Android del mondo, Italia compresa.
Un armadio fatto di ricordiPoi c’è Wardrobe. L’app guarda le foto della galleria, riconosce i vestiti e i gioielli che si indossano e li mette in un catalogo, come l’armadio computerizzato di Cher in Ragazze a Beverly Hills. Da lì è possibile dividere i capi per categoria, abbinarli e cercare idee su cosa mettersi. Google assicura che quei dati non vengono ceduti a terzi come i negozi di abbigliamento.
Wardrobe è disponibile solo negli Stati Uniti, in India e in Brasile, sia su Android che su iOS. Per ora in Italia l’armadio resta quello vero, con le ante che non chiudono bene.
Gemini Spark: una frase e le foto si sistemano da soleGoogle Foto arriva anche su Gemini Spark, che permette di cercare e modificare le immagini con un solo prompt scritto. La funzione è riservata agli abbonati a Google AI Pro e Ultra negli Stati Uniti.
Moods, la nostalgia a portata di cursoreSu Android arriva Moods, una serie di filtri che danno alle immagini un’aria vintage. Si va dalla pellicola 35mm alla fotocamera digitale compatta dei primi anni Duemila, quella con il flash che faceva sembrare tutti fantasmi sorpresi in cucina. Ogni effetto si regola con un cursore e, secondo Google, si adatta da solo all’immagine.
Remix, il red carpet senza fotografiInfine arrivano 15 nuovi modelli per Remix, la funzione che usa il proprio aspetto per creare immagini di fantasia. Ci sono passerelle da red carpet, strisce da cabina per fototessere e altre scene in cui compari tu, anche se non ci sei mai stato. Il ruolo del vip lo fai dal divano, in pigiama, e l’AI mette il resto.
Remix è disponibile su Android e iOS in alcuni Paesi, e solo per chi ha più di 18 anni. Una precauzione sensata, visto che parliamo di uno strumento che infila la propria faccia dove vuole.
Qualcomm annuncia il supporto Linux per Snapdragon X2
Durante l’evento annuale alle Hawaii, Qualcomm ha finalmente annunciato una novità attesa da milioni di sviluppatori. I processori della serie Snapdragon X2 supportano Linux. Si tratta però di una Early Developer Preview, quindi è ancora nelle fasi preliminari. Inizialmente è previsto il supporto per le distribuzioni Debian e Ubuntu. Teoricamente potrebbero essere installate sui nuovi Microsoft Surface Pro e Laptop.
Supporto graduale per LinuxI processori della serie sono Snapdragon X2 Elite, X2 Elite Extreme e X2 Plus. Il team dedicato di Qualcomm ha validato il supporto con Debian 13 (Trixie), quindi questo dovrebbe essere considerato l’ambiente di riferimento dagli sviluppatori.
Al momento sono disponibili i componenti Linux che permettono l’avvio (systemd-boot), l’uso della GPU Adreno per interfaccia, browser e elaborazione grafica (Freedreno, Turnip e Rusticl), l’accelerazione AI con la NPU Hexagon (FastRPC), l’accesso alle periferiche USB/PCIe/UART/I2C/SPI e la gestione dell’alimentazione. Qualcomm ha pubblicato la documentazione che spiega come ottenere le build.
Nelle prossime settimane verrà migliorato il supporto hardware per periferiche e sottosistemi. L’obiettivo finale è ottenere un supporto completo che permetta agli sviluppatori di usare i notebook con Snapdragon X2 per il loro lavoro. Ciò dovrebbe avvenire entro fine novembre. Verranno ovviamente rilasciati aggiornamenti dopo questa data.
Entro fine anno arriverà il supporto per Debian. La certificazione per Ubuntu sarà disponibile nella prima metà del 2027. Come si deduce dal nome, la Early Developer Preview non è indicata per gli utenti finali. Si dovrà attendere qualche mese per una semplice installazione delle distribuzioni. Qualcomm spera che vengano raggiunte stabilità e prestazioni sufficienti per convincere i produttori a commercializzare notebook con Linux preinstallato.
Come usare Claude per riassumere le newsletter ogni mattina
Il problema delle newsletter è che funzionano fin troppo bene. Ci si iscrive perché c’è qualcosa di interessante da leggere, poi il tempo manca e quelle email restano lì. Non si cancelliamo perché prima o poi potrebbero tornare utili, ma si continua a rimandare. Così le newsletter si accumulano nella posta in arrivo come i libri sul comodino… scelti con tanto entusiasmo, eppure destinati a quel misterioso “domani” in cui finalmente si avrà il benedetto tempo per leggerli.
Nel frattempo cresce il numero delle email non lette, insieme al senso di colpa. Finché, esasperati, si fa l’unica cosa che sembra possibile: si seleziona tutto e si clicca su “Segna come letto”. E si ricomincia da capo…
Come creare un briefing automatico con ClaudeClaude offre una terza possibilità: leggere le newsletter al posto dell’utente, senza sostituirsi alla lettura ma rendendola finalmente gestibile. Ogni mattina analizza la posta, individua le newsletter ricevute durante la notte, seleziona le notizie più importanti e prepara un briefing di circa due minuti, con i punti essenziali e i link per approfondire. Per configurarlo bastano meno di cinque minuti.
Per iniziare servono tre elementi: l’applicazione di Claude per computer, un piano di abbonamento che supporti i connettori per la posta elettronica e le attività programmate (il più accessibile è il piano a pagamento base) e un account di posta elettronica compatibile — la posta di Google o quella di Microsoft. Una volta verificati questi requisiti, la configurazione si completa in quattro passaggi.
1. Collegare la posta elettronicaSi apre Claude, si accede alle impostazioni, si naviga alla sezione dei connettori e si abilita il proprio provider di posta. Claude chiederà l’autorizzazione per accedere alla casella di posta durante la configurazione, accede solo alla casella collegata.
2. Creare un’attività programmataSi apre una nuova conversazione con Claude e si chiede di creare un’attività ricorrente. Per esempio: Crea un’attività ricorrente da eseguire ogni giorno lavorativo alle 7.30 e prepari il mio briefing delle newsletter. Claude guida l’utente attraverso la creazione dell’automazione.
3. Autorizzare l’accesso in backgroundPerché il briefing sia pronto ogni mattina senza intervento, il connettore per la posta deve poter funzionare senza chiedere approvazione ogni volta. A seconda delle impostazioni di Claude, potrebbe apparire un’opzione per consentire sempre l’accesso al servizio di posta collegato. Attivarla permette al briefing di essere generato automaticamente anche mentre si dorme.
4. Dare istruzioni preciseQuesto è il passaggio che fa la differenza tra un riassunto generico della posta e un briefing davvero utile. Invece di chiedere semplicemente riassumimi la posta, si danno regole specifiche su cosa leggere, cosa ignorare e come organizzare i risultati.
Prompt da utilizzare con Claude: Sei il mio redattore personale. Ogni mattina, analizza le email ricevute nelle ultime 24 ore e trova tutte le newsletter e le pubblicazioni informative. Ignora email personali, ricevute, promozioni, notifiche di spedizione e inviti del calendario. Leggi per intero le newsletter, senza basarti solo sull’anteprima. Se più newsletter riportano la stessa notizia, unisci le informazioni in un unico riassunto. Seleziona le cinque notizie più importanti e trasformale in un briefing semplice e ordinato, che richieda meno di tre minuti di lettura. Per ogni notizia, spiega brevemente cosa è successo e includi, quando disponibile, il link alla fonte originale.
Ogni istruzione nel prompt ha una funzione precisa: impedisce a Claude di perdere tempo sui messaggi commerciali, evita i riassunti superficiali basati sulle prime due righe, elimina le ripetizioni quando tre newsletter diverse raccontano la stessa notizia, costringe Claude a fare una scelta editoriale anziché elencare tutto. E permette di passare direttamente alla newsletter completa quando qualcosa merita un approfondimento.
Meno caos, più cose da leggereLa mattina, invece di aprire la posta e trovarsi davanti a trenta newsletter non lette, ciascuna che chiede attenzione, ciascuna con un oggetto progettato per sembrare urgente, si trova un singolo briefing che dice: queste sono le cinque cose che contano oggi, ecco perché contano, ecco dove leggerle per intero se vuoi saperne di più.
Il vantaggio non sta solo nel tempo risparmiato, ma nel modo in cui cambia il rapporto con le newsletter. Prima del briefing erano una fonte di stress: troppo contenuto, poco tempo per leggerlo e il costante senso di colpa per tutto ciò che rimaneva indietro. Dopo la configurazione, diventano una fonte di informazione molto più facile da gestire. Il briefing fa da filtro: mette in evidenza ciò che conta e lascia all’utente la scelta di cosa approfondire.
L’effetto più sorprendente è che il briefing aumenta, non diminuisce, la quantità di newsletter effettivamente da leggere. L’anteprima rapida e il collegamento diretto permettono di arrivare all’informazione molto più velocemente di quanto si farebbe scorrendo la posta da soli. Invece di rinunciare perché il volume è troppo alto, si legge di più perché il percorso verso ciò che conta è più breve.
Come adattare il briefing alle proprie esigenzeIl prompt è un punto di partenza che si può personalizzare in base ai propri interessi e al proprio ritmo. Si può chiedere a Claude di dare la priorità a determinate newsletter rispetto ad altre, di raggruppare le notizie per argomento anziché per importanza o di aggiungere una sezione dedicata a un tema specifico, come tecnologia, finanza, cultura, qualsiasi ambito che le proprie newsletter coprono.
Prompt personalizzato: Aggiungi al briefing una sezione separata intitolata ‘Da leggere quando hai tempo’ con due o tre articoli lunghi dalle newsletter che meritano una lettura approfondita ma non sono urgenti.
Questa aggiunta crea una lista di letture per i momenti tranquilli , il treno, la pausa pranzo, la sera, senza fare confusione con le notizie che servono immediatamente. Claude non sostituisce le newsletter, le rende semplicemente più gestibili.
Fino a 20 anni di prigione a chi sviluppa una superintelligenza
Alcune aziende AI suggeriscono di rallentare lo sviluppo. Donald Trump vuole invece spingere sull’acceleratore. Il Governatore della California ha proposto un kill switch. Due politici statunitensi (Bernie Sanders e Greg Casar) hanno presentato un disegno di legge che vieta lo sviluppo di una superintelligenza artificiale. In caso di violazione sono previsti fino a 20 anni di prigione.
Ban per la superintelligenza artificialeI due politici citano quanto successo negli ultimi mesi. I modelli AI possono aggirare le restrizioni ed effettuare attacchi informatici, creare nuovi virus e scrivere una versione migliore di se stessi. Sottolineano inoltre l’ipocrisia delle aziende AI. Riconoscono i pericoli e affermano di voler rallentare lo sviluppo, ma continuano ad investire centinaia di miliardi di dollari in una tecnologia che nessuno è in grado di prevedere o controllare.
Sanders e Casar hanno quindi presentato il Ban Artificial Superintelligence Act per “impedire agli oligarchi dell’AI di costruire macchine che gli esseri umani non possono controllare e sospendere lo sviluppo AI finché non saranno stati istituiti rigorosi sistemi federali di test e supervisione per garantire che l’AI non arrechi danno all’umanità“. Secondo alcuni ricercatori, una superintelligenza potrebbe uccidere tutti gli umani nei prossimi anni.
Questi sono i punti principali del disegno di legge:
- Nessuna persona o entità può sviluppare o implementare una superintelligenza artificiale, ovvero un’AI che superi le prestazioni e le capacità cognitive umane nella maggior parte degli ambiti o che disponga di capacità sufficienti a distruggere o privare di potere l’umanità, anche attraverso il rovesciamento del governo federale
- Sospendere lo sviluppo AI avanzato finché non sarà pienamente operativo un nuovo organismo federale di regolamentazione e non saranno state stabilite regole chiare e procedure di revisione dei modelli, al fine di garantire uno sviluppo e un’implementazione dell’AI sicuri e protetti
- Istituire un nuovo dipartimento federale per l’intelligenza artificiale per tutelare la popolazione dai pericoli dell’AI che si avvarrà della consulenza dei più autorevoli scienziati del Paese per monitorare i sistemi AI in tutte le fasi del loro ciclo di vita al fine di individuare eventuali capacità pericolose, supervisionare l’eliminazione di capacità pericolose (come l’elusione dei comandi di arresto o l’esecuzione di attacchi informatici non autorizzati) e supervisionare la distruzione della superintelligenza artificiale
- Operare per vietare la superintelligenza a livello globale, orientando la politica internazionale degli Stati Uniti verso il perseguimento di accordi internazionali, il coordinamento con gli alleati e l’adozione di misure quali i controlli sulle esportazioni, al fine di impedire lo sviluppo di una superintelligenza artificiale in qualsiasi parte del mondo
- Stabilire sanzioni per qualsiasi persona o entità che tenti di violare o eludere le sospensioni e i divieti previsti dal presente disegno di legge. Le entità saranno soggetti alla “pena di morte aziendale”, mentre le persone fisiche saranno passibili di una pena detentiva fino a 20 anni, in linea con le sanzioni già vigenti per lo sviluppo illecito di armi nucleari
Il Congresso dovrebbe discutere il disegno di legge nelle commissioni e in aula. Essendo a maggioranza repubblicana è quasi certo che rimarrà nel cassetto (Sanders e Casar sono del Partito Democratico).
Il premio Goncourt e il romanzo scritto con l'AI (o forse no)
L’organizzazione del premio letterario Goncourt ha scelto di escludere un romanzo dall’elenco di quelli candidati al riconoscimento. Si tratta di C’était ça ou mourir, dell’autore canadese Thélyson Orélie, già vincitore del Prix du Roman Fnac. La notizia passerebbe del tutto inosservata agli occhi dei non addetti ai lavori, se non fosse per il motivo che ha spinto l’Académie a prendere la decisione: sarebbe stato scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Utilizzare il condizionale però è d’obbligo.
C’était ça ou mourir, Thélyson Orélie e l’AIIl comunicato si apre facendo riferimento ai casi di plagio scoperti solo di recente in alcune sue opere passate e ad analisi condotte da ricercatori e giornalisti. Non è dato sapere con quali strumenti, considerando che i tentativi di aggiungere filigrane riconoscibili nei testi generati dall’AI hanno mostrato tutti i loro limiti. È sufficiente intervenire sull’output con modifiche anche impercettibili per renderle vane, per rompere quei pattern sui quali fanno leva gli algoritmi di identificazione.
La verità è che nemmeno l’organizzazione ne ha certezza. Scrive con ogni probabilità e in larga misura, giustificando un’esclusione il cui intento è quello di preservare l’integrità del premio e di inviare un messaggio chiaro. È una presa di posizione legittima e condivisibile, se non fosse che la breve nota si conclude sottolineando che l’Académie non rilascerà ulteriori commenti. Insomma, così è deciso.
Abbiamo normalizzato l’AI, l’abbiamo resa parte integrante della nostra quotidianità, ma dobbiamo ancora sdoganare il suo impiego quando va a intaccare il valore che, fortunatamente, continuiamo a essere disposti ad attribuire alla creatività umana. È, in qualche modo, la dimostrazione più concreta e tangibile di quella sorta di ipocrisia che ci accompagna nell’approcciare una tecnologia così impattante, nascondendoci dietro una foglia di fico. A seconda del nostro ruolo, se quello di utente o di fruitore, siamo disposti o meno a tollerarla, ad accettarla.
Come si comporta iPhone Duo nelle mani di un mancino?
Il problema non si pone con gli smartphone tradizionali, ma con i pieghevoli inevitabilmente sì. I mancini (incluso il sottoscritto) sono una minoranza ed è impensabile che un dispositivo destinato a vendere milioni di unità possa essere progettato tenendo conto delle loro esigenze come se fossero una priorità. Può valere per un mouse, ma di certo non per un prodotto del calibro di iPhone Duo. Come si comporta nelle mani nella mano di chi fa tutto con la sinistra?
iPhone Duo va bene per un mancino?Sarà senza dubbio uno degli argomento trattati nelle recensioni e negli hands-on che vedremo subito dopo il lancio, previsto per il 23 ottobre. Qualcuno è però già riuscito a metterlo alla prova: si tratta di Tom Hitchins, che ha pubblicato il video qui sotto dopo averlo trovato in un Apple Store.
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Un post condiviso da Tom Hitchins (@bytereview)
Cosa potrebbe rendere uno smartphone pieghevole scomodo per un mancino? La risposta è da ricercare nel design. Per quelli con apertura a libro come iPhone Duo, una volta richiusi posizionano inevitabilmente la piega su uno dei due lati. In questo caso è a sinistra (come anche sui Samsung Galaxy Z Fold8). Va da sé che per utilizzare il display esterno si debba fare i conti con la cerniera. Lo spessore del bordo non è comunque eccessivo, non c’è dubbio che gli ingegneri di Cupertino l’abbiano considerato.
L’unica verà difficoltà che si potrebbe incontrare è quella relativa al dock, collocato di default a destra. Lo si vede anche sul sito ufficiale (immagina di copertina). Raggiungerlo potrebbe non essere molto comodo e agevole, lo stesso autore del test riesce a toccare correttamente l’icona di Safari solo al terzo tentativo. Apple potrebbe però risolvere facilmente il problema via software con un’opzione di accessibilità, permettendo di spostarlo a sinistra.
F-Droid 2.0: nuova interfaccia e aggiornamenti automatici
Gli sviluppatori del popolare app store alternativo per Android hanno annunciato l’arrivo di F-Droid 2.0. È il risultato di oltre un anno di lavoro e l’aggiornamento più corposo degli ultimi 10 anni. Oltre all’interfaccia ci sono altre novità, tra cui una migliore funzionalità di ricerca, nuove categorie e il supporto per gli aggiornamenti automatici. Come è noto, F-Droid ha fortemente criticato l’obbligo di verifica introdotto da Google che ostacolerà il sideloading.
Principali novità di F-Droid 2.0Le novità più interessanti e utili riguardano ricerca, installazione e aggiornamento delle app. F-Droid 2.0 ha una nuova interfaccia con tre icone nella barra di navigazione inferiore: Discover, Search e My Apps. Settings e Nearby Swap sono ora accessibili nella barra superiore.
Discover permette di sfogliare l’ampio catalogo (migliaia di app gratuite e open source) attraverso varie sezioni: nuove app, app recentemente aggiornate, app più scaricate e categorie. Queste ultime sono aumentate e migliorate con l’aggiunta di sotto-categorie (ad esempio 17 diversi tipi di gioco).
Search consente ovviamente la ricerca delle app. Oltre che tramite nome è possibile effettuare ricerche anche nelle descrizioni, nelle categorie e nei contenuti tradotti. Gli utenti possono così trovare le app in base alla loro funzionalità. Le query recenti vengono memorizzate, quindi si possono riutilizzare senza doverle digitare di nuovo. È possibile anche raffinare la ricerca sfruttando potenti filtri.
My Apps mostra infine le app installate e la disponibilità degli aggiornamenti. Con F-Droid 2.0 è stata semplificata la procedura di download (grazie al Digital Markets Act). Ora gli utenti possono autorizzare l’installazione prima del download (come sul Pay Store). In precedenza era necessario scaricare il file APK, aprirlo e approvare il sideloading.
Se la funzionalità non è stata disattivata, F-Droid aggiorna automaticamente le app (rimane ovviamente disponibile l’installazione manuale). La versione 2.0 supporta anche i download multipli. Può essere scaricato da questa pagina. Il requisito minimo è Android 7.0.
Falsi solleciti di pagamento, quando la truffa arriva via PEC
Di attacchi condotti con MintsLoader abbiamo scritto già all’inizio dell’anno. Torniamo a farlo oggi perché il Computer Emergency Response Team di Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato un nuovo avviso, relativo a falsi solleciti di pagamento inviati alle aziende con l’obiettivo di diffondere malware. Vediamo di cosa si tratta, come riconoscere il pericolo ed evitarlo.
MintsLoader nelle PEC con le false fattureLa campagna analizzata sfrutta caselle PEC compromesse, un po’ come avvenuto con la recente violazione di Revolut. Il messaggio che arriva si presenta con un oggetto come Fattura non pagata: richiesta immediato riscontro, ma ne stanno circolando diversi, anche Sollecito pagamento fattura scaduta, Promemoria fattura in sospeso e Posizione contabile irregolare: richiesta pagamento. Il corpo recita poi così.
Buongiorno [NOME AZIENDA] con sede in [INDIRIZZO], P. IVA [NUMERO], con la presente desideriamo ricordarvi il saldo relativa alla vs. n. 2025/15, emessa in data 4/02/2026, per un importo complessivo di € 2.2423,82.
La presenza di un refuso nel testo (relativa) dovrebbe far suonare il primo campanello d’allarme. Vale quanto detto prima anche per degli spazi di troppo.
Alleghiamo di nuovo per comodità la fattura. Ad oggi, il pagamento non risulta effettuato e vi chiediamo cortesemente di regolarizzare la posizione nel più breve tempo possibile . Qualora il pagamento fosse già stato effettuato, vi invitiamo a non tenerne conto e inviarci eventuale ricevuta .
C’è poi una minaccia nemmeno troppo velata, quella di ricorrere a vie legali, così da sollecitare un’azione.
In assenza di riscontro entro questa settimana, ci riserviamo di procedere per vie ufficiali . Restiamo a disposizione per ogni eventuale chiarimento.
Il messaggio si conclude con una firma inventata, fittizia. Potrebbero circolarne parecchie varianti.
Con osservanza , Patrizio Ferretti
L’obiettivo non è quello di ottenere il denaro, ma di spingere la potenziale vittima a scaricare il file allegato, un archivio ZIP da pochi kB con nome riconducibile a una fattura o a un documento amministrativo. Al suo interno c’è un file HTML che, una volta aperto, si mette in contatto con l’infrastruttura gestita da chi ha organizzato l’attacco e scarica un JavaScript, dando il via all’infezione. È la dinamica tipica di un payload, non a caso la minaccia si chiama MintsLoader.
Il JavaScript viene quindi eseguito attraverso componenti presenti normalmente nei sistemi Windows e avvia ulteriori stadi basati anche su PowerShell. La catena porta all’esecuzione di MintsLoader, un loader utilizzato per scaricare e avviare altri malware sul sistema compromesso.
I malware così distribuiti sono di tipo RAT (Remote Access Trojans) o stealer. Il consiglio è ovviamente di prestare attenzione e diffidare da richieste simili, anche se provenienti da caselle PEC.
Ricorso per multa DSA: intervento del governo USA a favore di X
Diversi politici repubblicani, incluso il Vice Presidente JD Vance, avevano criticato pubblicamente la decisione della Commissione europea. Ora il governo statunitense è intervenuto direttamente con la presentazione di una mozione a favore di X presso il Tribunale Generale dell’Unione europea, chiedendo di annullare la sanzione di 120 milioni di euro inflitta per la violazione del Digital Services Act (DSA).
Soldi dei cittadini per difendere un soggetto privatoAl termine dell’indagine avviata il 18 dicembre 2023, la Commissione europea ha accertato la violazione del DSA con tre comportamenti scorretti. X utilizza un design ingannevole con la spunta blu che, a differenza di prima, non indica l’autenticità dell’account ma solo il pagamento dell’abbonamento.
L’azienda di Elon Musk (oggi parte di SpaceXAI, sussidiaria di SpaceX) non offre inoltre la necessaria trasparenza sulle inserzioni pubblicitarie e non permette ai ricercatori di accedere ai dati pubblici. La Commissione europea ha quindi inflitto una sanzione di 120 milioni di euro. X ha presentato ricorso al Tribunale Generale dell’Unione europea e, in attesa della sentenza, ha comunicato i rimedi per evitare una multa giornaliera (devono essere implementati entro gennaio 2027).
L’azienda ritiene che la decisione sia il risultato di un’indagine incompleta e superficiale, viziata da gravi errori procedurali, da un’interpretazione forzata degli obblighi previsti dal DSA e da sistematiche violazioni dei diritti della difesa e dei requisiti fondamentali del giusto processo.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha presentato una mozione a favore di X, chiedendo l’annullamento della decisione (e quindi della sanzione), in quanto la Commissione europea avrebbe esteso la propria autorità regolamentare fino a raggiungere le società americane non presenti o operanti all’interno della sua giurisdizione.
Gli Stati Uniti nutrono serie preoccupazioni riguardo all’approccio della Commissione europea nel determinare chi sia il provider dei servizi digitali ai fini dell’attribuzione della responsabilità in base al DSA, nonché in merito alla compatibilità di tale approccio con i principi consolidati e i limiti relativi all’ambito di applicazione della giurisdizione extraterritoriale.
Il governo statunitense sottolinea inoltre che la Commissione europea ha esteso l’esame giuridico allo stesso Elon Musk, in quanto privato cittadino, e coinvolto entità societarie statunitensi del tutto distinte e non correlate di sua proprietà, nonostante tali entità non avessero alcun legame con i servizi digitali in questione.
Il Dipartimento afferma infine la sanzione è stata erroneamente determinata considerando il fatturato globale annuo complessivo di altre società controllate da Musk, invece del solo fatturato di X in Europa.
Con NOW tutto lo sport, il cinema e la TV di Sky in offerta a 27,99€
NOW è il servizio streaming che ospita l’intera programmazione live e on demand di Sky grazie al pass Sport + Cinema & Entertainment, ora [affiliate_link link_id=”546″]in offerta a 27,99 euro al mese per 12 mesi[/affiliate_link] invece di 41,99 euro. L’abbonamento ha un vincolo di 1 anno, dopo il quale si rinnova al prezzo di listino ma con la possibilità di disdire prima che scatti il rinnovo automatico.
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Tutto il grande sport di Sky, le serie TV internazionali, le produzioni Sky Original e gli show televisivi, in aggiunta a più di 1.000 film on demand: è quanto offre il pass più completo di NOW.
Per gli appassionati di sport, Sky offre la programmazione più completa. Da una parte offre 185 partite su 203 di Champions League in esclusiva, tutti i match di Europa League e Conference League, 3 partite a turno di Serie A in co-esclusiva, nonché la Nations League, le qualificazioni agli Europei ed Euro 2028, dall’altra la Premier League, la Bundesliga e la Serie C Sky Wifi. Dall’altra garantisce la visione di Formula 1, MotoGP, tutti i tornei ATP e WTA più Wimbledon e lo US Open, la Serie A di basket, l’EuroLeague, la BKT EuroCup e l’NBA.
Incluso nel pass completo di NOW anche l’intrattenimento di Sky, con programmi quali X Factor, 4 Hotel e Money Road, e le serie tv Sky Original (tra cui l’attesissima Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883). A chiudere un elenco notevole di film on demand, tra cui Hamnet, Il Mago del Cremlino, Notte prima degli esami 3.0, e tanti altri.
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Gmail dice addio alla stella gialla: ora è blu e gli utenti protestano
Qualcuno se ne è già accorto, altri avranno notato qualcosa di diverso, senza però capire bene dove guardare per notare il cambiamento: Google ha deciso di modificare un paio di elementi dell’interfaccia di Gmail e gli utenti non l’hanno presa esattamente bene. La stellina dei messaggi speciali e l’etichetta assegnata a quelli importanti sono improvvisamente diventate blu. Ecco il risultato.
Meglio o peggio? Nuovo schema di colori per GmailLa modifica è stata annunciata nei giorni scorsi direttamente dal gruppo di Mountain View, con un post su X passato però perlopiù inosservato. Fa riferimento a una miglioria in termini di accessibilità, perché il nuovo colore garantisce che le caselle di posta siano più chiare, più facili da leggere e più inclusive per tutti.
We updated our default star and “Important” label colors from yellow to blue to meet modern accessibility standards. This change ensures inboxes are clearer, easier to read, and more inclusive for everyone.
Thanks for your support in building a better, more accessible Gmail 💙
— Gmail (@gmail) September 16, 2026
La volontà è chiaramente quella di andare incontro alle esigenze di chi ha problemi alla vista, ma a molti non è andato giù. La maggior parte dei feedback negativi riguarda proprio la scelta del blu, praticamente identico per i due elementi e a quello usato su altri elementi dell’interfaccia, che finisce per appesantire e rendere confusionaria l’UI.
Sfortunatamente, Google non permette di tornare all’assetto precedente, non c’è un’opzione che lo preveda. Dalla pagina delle impostazioni, però, (settings/general) è possibile scegliere la stella gialla come predefinita. Dopo averlo fatto è sufficiente salvare la modifica e tornare alla casella. Dall’utilizzo successivo tornerò al vecchio stile.
Allo stesso modo, è possibile nascondere gli indicatori di importanza, le etichette. Lo si può fare sempre dalle impostazioni, alla voce Posta in arrivo (settings/inbox), come mostrato dall’immagine qui sotto.
Abbonamento Adobe Creative Cloud: prezzi, vincoli e dove acquistarlo
Scegliere un abbonamento Adobe Creative Cloud non significa soltanto confrontare il prezzo mensile o annuale. Prima dell’acquisto è utile verificare anche durata dell’impegno, condizioni di recesso, rinnovo automatico ed eventuali costi legati alla cancellazione anticipata.
Il sito ufficiale Adobe resta il canale più immediato, ma non è l’unico. La suite viene proposta anche attraverso altri canali di vendita e rivenditori autorizzati, con formule che possono differire sia nel prezzo sia nella gestione dell’abbonamento.
La differenza, quindi, non riguarda le applicazioni disponibili, ma soprattutto le condizioni con cui si accede al servizio.
Adobe Creative Cloud: quanto costa e quali vincoli prevedeCreative Cloud riunisce più di 20 applicazioni Adobe, tra cui Photoshop, Premiere Pro, Illustrator, After Effects, InDesign, Lightroom, Audition, Animate ed Express. È una formula pensata soprattutto per professionisti, creativi e aziende che utilizzano più programmi dello stesso ecosistema.
Adobe ha progressivamente sostituito le tradizionali licenze perpetue con un modello in abbonamento. Per la suite completa, quindi, non è prevista una licenza a vita: l’accesso alle applicazioni è legato a una sottoscrizione.
Secondo i prezzi riportati, il piano mensile sul sito ufficiale costa 119,94 euro al mese e può essere annullato senza un impegno annuale. Il piano annuale prepagato arriva invece a 928,76 euro.
Più articolato è il funzionamento dell’abbonamento annuale con pagamento mensile. La promozione indicata per i nuovi clienti prevede un costo di 39,97 euro al mese per i primi tre mesi, seguito da una tariffa di 79,96 euro al mese per il periodo restante.
È soprattutto qui che occorre prestare attenzione alle condizioni contrattuali.
La fatturazione è mensile, ma l’impegno resta annuale. In caso di cancellazione oltre i primi 14 giorni, può quindi essere applicata una commissione calcolata sul periodo residuo del contratto. Il prezzo della singola rata, in altre parole, non racconta da solo il costo potenziale dell’abbonamento.
È un aspetto da considerare soprattutto per chi non sa con certezza per quanto tempo utilizzerà la suite.
Adobe, Amazon e PrimeLicense: cosa cambiaIl sito ufficiale non è l’unico canale attraverso cui è possibile acquistare l’accesso alla suite. Tra le alternative prese in considerazione figurano Amazon e PrimeLicense, con strutture di prezzo differenti.
Adobe Amazon PrimeLicense Abbonamento mensile 119,94 € N/D 39,90 € Abbonamento trimestrale N/D N/D 109,90 € Abbonamento annuale 928,76 € 812,66 € 399,90 € Penali Sì (piano con impegno annuale) Sì Nessuna penale Rinnovo automatico Sì (tutti i piani) Sì Nessun rinnovo automaticoLa differenza più evidente riguarda il prezzo dell’abbonamento annuale. Amazon viene indicato a 812,66 euro, quindi a un costo inferiore rispetto al listino ufficiale riportato. PrimeLicense propone invece formule da uno, tre e dodici mesi, con il piano annuale indicato a 399,90 euro.
Ma il prezzo non è l’unico elemento da mettere a confronto.
Nel caso di PrimeLicense, l'[link_plain format_type=”link” link=”https://www.primelicense.com/it/multimedia/adobe-creative-cloud-tutte-le-applicazioni-1371?utm_source=puntoinfo&utm_medium=referral&utm_campaign=puntoinfo_adobe_2026&utm_content=creative_cloud”]abbonamento acquistato[/link_plain] non prevede rinnovo automatico: alla scadenza è necessario effettuare un nuovo acquisto per continuare a utilizzare il servizio. Anche l’assenza di un impegno annuale con cancellazione anticipata può essere rilevante per chi preferisce conoscere fin dall’inizio il costo complessivo della sottoscrizione.
È proprio questo il punto da valutare. Un prezzo mensile più basso può essere conveniente, ma durata, rinnovo e condizioni di uscita dal contratto incidono altrettanto sulla spesa finale.
Come verificare se un rivenditore Adobe è affidabileQuando si acquista software fuori dal sito del produttore, il prezzo non dovrebbe essere l’unico criterio di scelta. Offerte molto distanti dai valori di mercato richiedono qualche controllo in più, soprattutto quando non è chiara la provenienza della licenza.
Uno dei riferimenti disponibili è lo status di Adobe Certified Reseller.
Adobe mette a disposizione un sistema per verificare i partner autorizzati. Prima dell’acquisto è quindi possibile cercare l’azienda nel [link_plain format_type=”link” link=”https://partners.adobe.com/s/directory/channel?lang=it”]registro ufficiale e controllare[/link_plain] che il rivenditore dichiarato compaia effettivamente tra i partner.
Nel caso di [link_plain format_type=”link” link=”https://www.primelicense.com/it/?utm_source=puntoinfo&utm_medium=referral&utm_campaign=puntoinfo_adobe_2026&utm_content=primelicensehome”]PrimeLicense[/link_plain], la società indicata per la verifica è Prime Digital Solutions. Il rivenditore opera nella vendita di licenze software e, oltre alla certificazione Adobe riportata, dichiara partnership con altri produttori del settore.
A questo si aggiungono alcuni aspetti pratici: l’assistenza viene fornita anche in italiano tramite email e WhatsApp e gli acquisti sono coperti dalla protezione Trusted Shops fino a 2.500 euro.
Sono elementi utili, ma non sostituiscono la verifica delle condizioni prima del pagamento. Durata effettiva della licenza, modalità di attivazione, politica di rinnovo e assistenza post-vendita restano le informazioni da controllare in ogni caso.
Per chi utilizza le applicazioni Adobe tutto l’anno, un piano annuale può avere senso soprattutto quando il costo complessivo è definito in anticipo. Chi invece utilizza la suite solo per alcuni progetti può trovare più adatta una formula mensile o trimestrale, purché non comporti un impegno più lungo di quanto suggerisca la periodicità del pagamento.
Il confronto, quindi, non si riduce alla ricerca del prezzo più basso. Prima di acquistare conviene guardare quanto si paga complessivamente, per quanto tempo ci si impegna e cosa accade alla scadenza o in caso di cancellazione. Sono queste condizioni, più del prezzo esposto in prima pagina, a determinare il costo reale di un abbonamento.
[faq id=764702]
In collaborazione con PrimeLicense
Il nuovo Copilot con Home, Code e Autopilot: come Office, per l'AI
Microsoft presenta il nuovo Copilot e lo fa mettendolo in correlazione diretta con il suo passato: Proprio come Office ha definito la produttività per l’era dei PC, Copilot sta definendo il lavoro per l’era dell’AI. Ciò che fino a oggi è stato identificato come un assistente di intelligenza artificiale viene elevato a piattaforma, a servizio omnicomprensivo, per dirla in altro modo a una super app. Lo si capisce subito dal restyling dell’interfaccia, che introduce una suddivisione nelle sezioni Home, Code e Autopilot.
Così cambia Copilot, AI per la produttivitàLa prima, Home, è un punto di partenza. Da lì si può iniziare a interagire via chat o con Cowork, accedendo rapidamente alle attività recenti, ricevendo consigli su cosa fare e riprendendo il lavoro esattamente da dove lo si era lasciato.
Come si può intuire dal nome, Code è dedicato alla programmazione. Permette di creare applicazioni e strumenti personalizzati semplicemente descrivendoli con un prompt in linguaggio naturale. Non serve avere skill da sviluppatori per dar vita a tracker, dashboard e widget. Si basa sulla stessa tecnologia di GitHub Copilot e su un ambiente sandbox per la sicurezza. Sarà disponibile in anteprima entro fine anno per gli abbonati a Microsoft 365 Premium e Pro.
Infine, Autopilot è l’evoluzione di Scout, una sorta di collaboratore digitale. Gli si può attribuire un nome, un ruolo e un obiettivo da raggiungere, per far sì che si metta all’opera. In altre parole, un agente AI che può monitorare flussi di informazioni, gestire le conversazioni e eseguire attività ricorrenti, il tutto in autonomia. Si basa sul cloud, così da poter continuare a lavorare anche a PC spento.
Un’altra novità che vale la pena segnalare è l’integrazione di Word, Excel e PowerPoint, con il lancio di Office in Copilot. Sono accessibili direttamente da Home, senza bisogno di lanciare un’app esterna o di riformattare testi e tabelle in seguito a un copia-incolla.
Cambia l’approccio alla gestione dell’AIA conti fatti, ciò a cui stiamo assistendo è un nuovo approccio da parte di Microsoft. Se fino a oggi abbiamo visto la software house infilare Copilot ovunque, nei suoi servizi e applicazioni, ora inizia a fare esattamente il contrario. L’AI diventa piattaforma e, anziché frammentarsi, accoglie al suo interno gli altri strumenti dell’ecosistema. Il tempo e le preferenze degli utenti diranno se si tratta di una strategia azzeccata.
Crea una chat di gruppo e dice di voler accoltellare l'insegnante
Agli ormai diversi casi di cronaca che raccontano di violenze ai docenti da parte degli alunni si aggiunge quello appena reso noto dai Carabinieri della Compagnia di Lamezia Terme (CZ), questa volta fortunatamente senza gravi conseguenze. Un minorenne è stato deferito in stato di libertà per aver creato una conversazione di gruppo su una piattaforma social (non è stato specificata quale), nella quale avrebbe espresso l’intenzione di aggredire un’insegnante con un’arma da taglio, ritenendola responsabile della sua mancata promozione scolastica. L’identità non è ovviamente stata diffusa. Il comunicato che abbiamo ricevuto in redazione specifica che il procedimento penale è in corso.
Pianificava l’aggressione nella chat di gruppoIl giovane è stato identificato e rintracciato nella giornata di martedì 22 settembre. Contestualmente è scattata la perquisizione presso la sua abitazione, portando al sequestro del telefono e di alcuni indumenti che saranno utili alle indagini. È stato effettuato anche un intervento nella scuola frequentata, per informare la dirigente di quanto accaduto e per ispezionare i locali. La ricerca ha permesso di trovare effettivamente un’arma da taglio, nascosta in un vano di servizio.
Il comunicato dei Carabinieri si ferma qui, senza altri dettagli. Un articolo pubblicato da ANSA aggiunge invece che si tratta di un quattordicenne intenzionato ad aggredire il docente di italiano e che l’istituto in questione è il Nicotera Costabile, come già scritto in apertura di Lamezia Terme. Queste le parole riportate dall’agenzia, attribuite alla dirigente, Maria Angela Bilotti.
Il sistema generale ha funzionato. Quello che ha funzionato è stata la rete, soprattutto dei compagni. Questi ragazzi hanno visto questa situazione strana e hanno subito riferito ad un adulto e quindi in buona sostanza è scattato il piano.
Si sarebbe dunque rivelato decisivo l’intervento dei compagni, abbastanza tempestivo da evitare l’aggressione vera e propria. Dopo essersi accorti del potenziale pericolo, avrebbero dato l’allarme.
Chrome ora ricorda dove si era rimasti e Gemini crea quiz
Si è in treno e si sta leggendo sul telefono un articolo lunghissimo, di quelli che sembrano non finire mai. Si è arrivati più o meno a metà, finalmente il discorso comincia a filare, e intanto il treno arriva in stazione. A casa si riapre la pagina sul computer e ci si ritrova all’inizio, con il titolo davanti. A quel punto tocca scorrere su e giù con la rotella alla ricerca del paragrafo giusto.
Google ha deciso di fare qualcosa, e già che c’era, ha dato a Gemini dentro Chrome un nuovo lavoro: quello di compagno di studi.
Chrome ricorda il punto della letturaChrome permetteva già di mandare una scheda dal telefono al computer e viceversa. Bene, ma non benissimo, visto che la pagina arrivava, però ripartiva da capo. Con l’aggiornamento la scheda ricorda esattamente fin dove si è arrivati. Si apre sull’altro dispositivo e ci si ritrova nello stesso punto, alla stessa riga. Per chi legge articoli di due righe cambia poco. Chi invece passa le serate su documenti di ricerca lunghi come un elenco telefonico degli anni Novanta risparmierà parecchi minuti e un po’ di self control.
https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_videos/Cross_Device_Hand_Off.mp4
Il modulo lasciato a metàC’è un’altra novità, meno appariscente ma forse ancora più utile. Chrome conserva anche i moduli compilati a metà. Magari si inizia a inserire i dati sul telefono, poi si sbaglia a digitare, il correttore ci mette lo zampino e lo stress sale fin sopra i capelli. Adesso si può passare al computer e finire lì, senza riscrivere tutto.
Funziona anche al contrario. Si si comincia alla scrivania e si deve uscire, si può completare il modulo in piedi alla fermata dell’autobus.
Gemini ascolta anche i podcastGemini su Chrome sapeva già analizzare, riassumere e trasformare in schemi documenti, pagine web e video di YouTube. Ora le stesse funzioni si allargano ad altri tipi di contenuti, compresi i podcast e i video che non stanno su YouTube.
Google lo presenta con un esempio da studente modello: Stai ascoltando un podcast sull’antica Roma, o riguardando la registrazione della tua ultima lezione di filosofia?. In quel caso Gemini può estrarre i punti chiave, cercare un’informazione precisa o chiarire un passaggio confuso in quasi qualsiasi file audio o video. C’è però una condizione: il file va prima riprodotto. Quindi non basta lasciare il podcast chiuso nella scheda sperando che l’AI lo ascolti per conto dell’utente. Almeno play bisogna premerlo.
Il quiz a sorpresaInoltre, Gemini su Chrome può creare quiz interattivi a partire da quello che c’è nella scheda aperta in quel momento. Ad esempio, se si sta leggendo una pagina sulla fotosintesi, Chrome fa le domande per vedere se l’argomento è stato compreso davvero. È un modo diverso di ripassare rispetto al solito evidenziatore giallo che trasforma i libri in una distesa fosforescente.
Per i quiz stanno sono solo in inglese, solamente su computer e negli Stati Uniti e in India. Altri Paesi e i dispositivi mobili arriveranno nei prossimi mesi, formula che in Silicon Valley può voler dire qualsiasi cosa, dalla prossima primavera a quando ce ne saremo dimenticati.
La miglior VPN da attivare oggi? Il piano da 28 mesi di NordVPN è la soluzione
NordVPN è in offerta e si conferma la scelta giusta per chi è alla ricerca della migliore VPN per rapporto qualità/prezzo. Il servizio è ora disponibile in promo con la possibilità di scegliere il piano da 24 mesi con 4 mesi extra, per un totale di 28 mesi di utilizzo (inserendo al momento dell’attivazione il codice BALZE4MO).
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Truffa con voce AI: rubati 36 milioni di euro a Fideuram
Ignoti cybercriminali hanno rubato 36 milioni di euro a Fideuram (gruppo Intesa Sanpaolo). Non si tratta però di un furto correlato all’intrusione nei sistemi della banca sfruttando una vulnerabilità. La somma è stata versata direttamente dall’ex Presidente Paolo Molesini, dopo aver ricevuto un messaggio da un presunto Carlo Messina (CEO di Intesa Sanpaolo) e una telefonata generata dall’intelligenza artificiale.
Truffa internazionale con WhatsApp e voce AILa sofisticata truffa internazionale ai danni di Fideuram è stata descritta dal Corriere della Sera. A febbraio, l’ex Presidente Paolo Molesini (si è dimesso a marzo per motivi personali) ha ricevuto un messaggio da un presunto Carlo Messina tramite WhatsApp. Il falso CEO ha chiesto di effettuare con urgenza una serie di bonifici per un’operazione finanziaria all’estero. Molesini ha quindi versato 95 milioni di euro.
L’ex Presidente riceve quindi una telefonata da Paolo Nastasi, managing partner per l’Italia di A&O Shearman, noto studio legale multinazionale che seguirà l’operazione finanziaria come intermediario. In realtà il vero Paolo Nastasi non c’entra nulla. I cybercriminali hanno usato l’intelligenza artificiale per generare la sua voce.
Per l’ultimo step della truffa sono state inviate email che, apparentemente, sembravano provenire dal suddetto studio legale. Il contenuto è stato invece generato dall’AI. Nel testo erano elencate le coordinate bancarie delle società estere (principalmente in Cina e Honk Kong) da utilizzare per i bonifici.
I sistemi di sicurezza interna hanno prontamente rilevato le transazioni. Fideuram ha quindi recuperato 40 milioni di euro da una banca cinese. Altri 13 milioni di euro sono stati restituiti da una banca portoghese, dopo l’intervento dei PM milanesi Alfonso Serritiello e Barbara Benzi. Secondo il Corriere della Sera mancano almeno 36 milioni di euro che i truffatori hanno convertito in criptovalute.
Come tutte le banche, Fideuram e Intesa Sanpaolo spiegano ai clienti come riconoscere i tentativi di truffa tramite sezioni dedicate dei siti web. Forse l’ex Presidente non ha seguito i consigli.
Google lancia i chip l'AI nello spazio: cos'è Project Suncatcher
Il “cloud”, a pensarci bene, è sempre stato un nome un po’ ingannevole. Delle nuvole non c’è nemmeno l’ombra… Piuttosto sono capannoni grandi come quartieri, pieni di server che ronzano, consumano elettricità come piccole città e vanno raffreddati giorno e notte. Adesso Google sembra aver preso quel nome alla lettera. E ha deciso di andare oltre le nuvole, parecchio oltre.
Data center in orbita: Google manda un satellite AI a bordo di un Falcon 9 di SpaceXIl primo ottobre un Falcon 9 di SpaceX porterà in orbita un satellite con a bordo i processori che Google usa per l’intelligenza artificiale. Non ci saranno astronauti, né bandierine da piantare o dirette con la folla in lacrime. Solo dei chip, il sole e una domanda molto semplice: lassù questa roba sopravvive?
La missione fa parte di Project Suncatcher, un nome che sembra quello di una crema solare o di una band indie, invece è un programma sperimentale di Google che, se tutto va bene, un giorno potrebbe portare dei veri data center AI in orbita.
L’idea è che in orbita bassa l’energia solare non manca. Non ci sono bollette da pagare, né vicini che protestano per il nuovo capannone accanto ai campi. Il resto, però, è tutto da vedere. Questo primo satellite serve proprio a capire se i chip sono all’altezza delle aspettative.
A portare Google nello spazio sarà il razzo di Elon Musk, che da tempo parla di un’idea molto simile. Ne hanno parlato anche Jeff Bezos ed Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google. Solo che Big G ha fissato una data. L’obiettivo finale è una costellazione di satelliti con i chip a bordo. Il prossimo passo è già in calendario: due satelliti in orbita l’anno prossimo.
Radiazioni, scossoni e sbalzi di temperaturaA bordo ci sono le TPU, le Tensor Processing Units, i chip che Google progetta in casa per far girare i suoi modelli di intelligenza artificiale. Nella Terra sono al sicuro, chiusi in stanze climatizzate e sorvegliate. Nello spazio, secondo Google, la missione serve a misurare come reggono lo stress fisico del volo spaziale, le radiazioni e le temperature estreme.
Nei test a terra le TPU hanno resistito a forti accelerazioni e a livelli di radiazione elevati. Google però ammette che alcune cose si possono testare solo nello spazio. Il vuoto cosmico, per ora, non si può riprodurre del tutto in laboratorio. Il vero problema è il calore. Sulla Terra un server troppo caldo si raffredda con ventole, aria condizionata e a volte fiumi d’acqua. Nello spazio non c’è aria, quindi non c’è niente da soffiare sui circuiti. Il calore va portato via e disperso con altri sistemi. Google proverà in orbita un impianto di raffreddamento con tubi che trasportano il calore, e radiatori.
Travis Beals, senior director of product management di Project Suncatcher, ha spiegato al New York Times che i chip possono lavorare per circa quindici minuti. Dopo vanno spenti per farli raffreddare. Però è un test, e i test servono proprio a questo.
Google lo sa bene e non promette miracoli. Rendere lo spazio un luogo credibile per l’elaborazione AI su larga scala non succederà tutto in una volta, scrive Beals nell’annuncio ufficiale. Serve un lavoro di ingegneria metodico, a partire dalla dimostrazione che il nostro hardware può reggere le condizioni fisiche e imprevedibili dell’orbita. Questo primo lancio serve a vedere cosa funziona, individuare i punti deboli e usare quello che impareremo nelle prossime missioni.
In pratica, il satellite potrebbe anche andare fuori uso, e andrebbe bene lo stesso. A Mountain View anche un guasto in orbita sarebbe un dato prezioso.
GPT-6 Cyber arriverà tra poco con un nuovo prodotto dedicato
Corre veloce lo sviluppo dei nuovi modelli AI, nonostante la volontà dichiarata di rallentare per evitare grossi guai. Tanto veloce che OpenAI sarebbe già quasi pronta ad annunciare l’arrivo di GPT-6 Cyber. Farà parte della stessa famiglia che ha già visto il debutto di Astra, Sol e Luna, ma così come il suo predecessore (lanciato solo un mese e mezzo fa) sarà ottimizzato per scovare e risolvere le vulnerabilità informatiche nel codice di software, servizi e piattaforme.
OpenAI prepara il nuovo modello GPT-6 CyberLa redazione di Fortune ha pubblicato l’indiscrezione, attribuendola ad alcune fonti a conoscenza del progetto, rimaste anonime per ovvie ragioni. Non è tutto, perché ha svelato anche che l’organizzazione di Sam Altman sarebbe pronta a presentare un nuovo prodotto correlato, pensato per aiutare i clienti a implementare il modello in modo sicuro e automatizzato.
Al momento non si conoscono altri dettagli. Non è stata resa nota una tempistica precisa e OpenAI non ha confermato né smentito la voce di corridoio. L’autorevolezza della testata ci porta comunque a immaginare che andrà così.
Potenzialità e rischi dell’intelligenza artificialeGPT-6 Astra ha già mostrato i muscoli, dimostrando che il salto generazionale dai modelli 5.6 non è solo numerico. L’esempio più emblematico è quello che ha consentito di decifrare un messaggio della prima guerra mondiale rimasto avvolto dal mistero per oltre un secolo. Se questo può essere classificato come un utilizzo virtuoso dell’intelligenza artificiale, c’è chi ne sta sfruttando le potenzialità anche per fini meno nobili.
Truffe e raggiri a parte, alcuni ricercatori ritengono che i rischi più grandi non siano legati a un abuso della tecnologia, ma al suo sviluppo incontrollato. Le discussioni sul tema non sono più un’esclusiva degli addetti ai lavori, hanno raggiunto l’opinione pubblica che, scommettiamo, presto si spaccherà tra chi è pro e chi è contro.
Xiaomi 18 Pro: primi smartphone con Snapdragon 8 Elite Gen 6
Come anticipato in occasione dell’evento di Qualcomm, Xiaomi 18 Pro e 18 Pro Max sono i primi due smartphone con processori Snapdragon 8 Elite Gen 6 e Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 (il modello pieghevole integra invece il chip XRING O3). Tra le novità c’è il Privacy Display, simile a quello del Galaxy S26 Ultra. Entrambi gli smartphone verranno distribuiti in altri paesi, Italia inclusa.
Xiaomi 18 Pro e 18 Pro Max: specifiche completeI nuovi smartphone della serie Xiaomi 18 Pro conservano il design dei modelli di precedente generazione (venduti solo in Cina). All’interno del modulo fotografico posteriore è presente uno schermo AMOLED secondario (2,7 pollici con risoluzione di 912×596 pixel per Xiaomi 18 Pro e 2,9 pollici con risoluzione di 976×596 pixel per Xiaomi 18 Pro Max) che visualizza notifiche, immagini, widget, giochi e mini app generate dall’AI.
Lo Xiaomi 18 Pro ha uno schermo AMOLED da 6,4 pollici con risoluzione di 2436×1220 pixel, refresh rate variabile (1-120 Hz) e luminosità fino a 4.000 nits, processore Snapdragon 8 Elite Gen 6, 12/16 GB di RAM LPDDR5X e 256/512GB o 1 TB di storage UFS 4.1.
Queste sono le altre specifiche: fotocamere posteriori con ottiche Leica da 200, 200 e 50 megapixel (principale, tele con zoom ottico a periscopio e ultra grandangolare), fotocamera frontale da 50 megapixel, lettore di impronte digitali in-display, altoparlanti stero, connettività Wi-Fi 7, Bluetooth 6.0, GPS, Galileo, NFC e 5G, porta USB Type-C e batteria da 7.000 mAh con ricarica rapida da 100 Watt, wireless da 50 Watt e inversa da 27 Watt (cavo e wireless).
Il sistema operativo HyperOS 4 basato su Android 17. In Cina è presente l’assistente Super Xiao Ai 2.0. Nel resto del mondo ci sarà quasi certamente Google Gemini. Il prezzo base è 5.999 yuan, ovvero circa 785 euro al cambio attuale (tasse escluse).
Lo Xiaomi 18 Pro Max ha invece uno schermo AMOLED da 6,9 pollici con risoluzione di 2624×1208 pixel, processore Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 e batteria da 8.500 mAh. Tutte le altre specifiche sono identiche a quelle del modello base. Il prezzo base è 6.999 yuan, ovvero circa 916 euro al cambio attuale (tasse escluse).
Un’altra novità rispetto alla serie Xiaomi 17 Pro è il Privacy Display che impedisce di vedere il contenuto dello schermo da una posizione laterale. L’implementazione di Xiaomi è superiore a quella di Samsung. L’utente può attivare la funzionalità solo per app specifiche e viene applicata anche a notifiche, visualizzazione split-screen e finestre floating.
È inoltre possibile impostare l’attivazione automatica in base alla posizione (ad esempio quando l’utente si trova in ufficio, ascensore o aeroporto) o quando la fotocamera frontale rileva persone nelle vicinanze. La distribuzione internazionale è prevista entro fine anno.