Samsung, frigoriferi smart fuori uso dopo un aggiornamento del firmware
Mac mini M6 e M5 Pro, sostituire l'SSD Ú impossibile
Microsoft smantella EvilTokens, il servizio di phishing in abbonamento gestito dalla IA
I nuovi Surface Pro e Surface Laptop con Snapdragon X2 Plus
Dal palco dell’evento Snapdragon Summit di Qualcomm, lo stesso che ha già visto l’annuncio dell’unità Snapdragon 8 Elite Gen 6, arrivano anche i nuovi Microsoft Surface. Sono due i modelli svelati, la seconda edizione del Surface Pro da 12 pollici e quella del Surface Laptop da 13 pollici. Entrambi hanno in dotazione lo Snapdragon X2 Plus presentato all’inizio dell’anno e già visto in azione sui portatili accompagnati al lancio da Windows 11 26H1.
Microsoft lancia i nuovi Surface Pro e LaptopPartiamo dal Surface Pro. Mantiene il form factor tipico di un tablet, nonostante il gruppo di Redmond continui a descriverlo come un 2-in-1. Per trasformarlo in un laptop è necessario acquistare la tastiera separatamente. Include la funzionalità inedita Ink Canvas che rende più semplice scrivere, disegnare, prendere appunti e creare immagini con l’intelligenza artificiale attraverso il pennino. Diventa automaticamente il dispositivo più avanzato della gamma e sarà venduto in alcuni territori selezionati dal 13 ottobre, con prezzi a partire da 1.149,99 dollari per la configurazione base. Attendiamo informazioni a proposito dell’Italia.
Surface Laptop è invece un portatile più tradizionale, con design fanless, tastiera retroilluminata, schermo touch e tutto ciò che serve per la produttività, alla scrivania e in movimento. Tra i miglioramenti introdotti rispetto alla versione precedente segnaliamo un picco di luminosità incrementato del 25%. Anche in questo caso, il debutto è previsto per il 13 ottobre, a partire da 1.199 dollari in alcuni Paesi. Di seguito l’elenco completo delle specifiche tecniche in dotazione ai due modelli.
Surface Pro, 12 pollici (2nd Edition): le specifiche- Display touchscreen PixelSense da 12 pollici con risoluzione 2196×1464 pixel (220 ppi), aspect ratio 3:2, rapporto di contrasto 1400:1, frequenza di aggiornamento fino a 90 Hz (default 60 Hz) e luminosità massima 500 nit;
- processore Qualcomm Snapdragon X2 Plus con NPU Hexagon da 80 TOPS e GPU Adreno;
- 16 o 24 GB di RAM LPDDR5x;
- memoria interna UFS da 256 o 512 GB;
- fotocamera frontale Surface Studio Camera con sensore 1080p, supporto a Studio Effects e Windows Hello;
- fotocamera posteriore da 10 megapixel con supporto al formato Ultra HD;
- doppio microfono Studio Mics con Voice Focus;
- altoparlanti stereo da 2 W con Dolby Atmos e supporto per Bluetooth LE Audio;
- connettività Wi-Fi 7 e Bluetooth Core 5.4;
- due porte USB-C 3.2 con supporto per ricarica rapida da 60 W, trasferimento dati, DisplayPort 1.4 (fino a due monitor con risoluzione 4K), Thunderbolt 4, connettore per la tastiera fisica;
- compatibilità con il pennino Surface Slim Pen (2nd Edition);
- batteria con autonomia fino a 15,5 ore di riproduzione video in locale;
- dimensioni 274x190x8 millimetri, peso 0,69 chilogrammi;
- telaio in alluminio anodizzato;
- colorazioni Platinum, Black e Violet;
- sistema operativo Windows 11 con applicazioni Microsoft 365 preinstallate, prova gratuita di PC Game Pass.
- Display touchscreen PixelSense da 13 pollici con risoluzione 1920×1280 pixel (178 ppi), aspect ratio 3:2, rapporto di contrasto 1000:1, frequenza di aggiornamento fino a 60 Hz e luminosità massima 500 nit;
- processore Qualcomm Snapdragon X2 Plus con NPU Hexagon da 80 TOPS e GPU Adreno;
- 16 o 24 GB di RAM LPDDR5x;
- memoria interna UFS removibile da 256 o 512 GB;
- fotocamera frontale Surface Studio Camera con sensore 1080p e supporto a Studio Effects;
- doppio microfono Studio Mics con Voice Focus;
- altoparlanti Omnisonic con Dolby Audio e supporto per Bluetooth LE Audio;
- connettività Wi-Fi 7 e Bluetooth Core 5.4;
- due porte USB-C 3.2 con supporto per ricarica rapida da 60 W, trasferimento dati, DisplayPort 1.4 (fino a due monitor con risoluzione 4K), Thunderbolt 4, una porta USB-A 3.2 e jack audio da 3,5 millimetri;
- tastiera QWERTY con pulsante Copilot e touchpad Precision;
- sensore di luce ambientale, accelerometro, giroscopio e magnetometro;
- batteria con autonomia fino a 22,5 ore di riproduzione video in locale;
- dimensioni 286x214x16 millimetri, peso 1,23 chilogrammi;
- cavalletto con cerniera e apertura a 165 gradi;
- telaio in alluminio anodizzato;
- colorazioni Platinum, Black e Violet;
- sistema operativo Windows 11 con applicazioni Microsoft 365 preinstallate, prova gratuita di PC Game Pass.
A completare il trio di novità c’è Surface Mouse. Caratterizzato da un design minimalista, integra il feedback aptico per restituire una vibrazione alla mano durante le interazioni, sfruttando una funzionalità specifica di Windows 11 (un po’ come fa Logitech MX Master 4). Anche in questo caso il debutto è previsto per il 13 ottobre, solo nella colorazione Black e al prezzo di 79,99 dollari.
Bollo auto: attenzione alla campagna di phishing
Il Computer Emergency Response Team dell’Agenzia per l’Italia Digitale (CERT-AgID) ha scoperto una nuova campagna di phishing che sfrutta nome, logo e grafiche dell’Automobile Club d’Italia (ACI) per convincere gli utenti a pagare una presunta morosità relativa al bollo auto. Come già rilevato in casi simili, lo scopo dei cybercriminali è rubare i dati personali e di pagamento.
Descrizione della campagna di phishingLa campagna di phishing prevede ovviamente l’invio di email a tema da parte dei cybercriminali. I destinatari ricevono un presunto avviso dall’ACI relativo al bollo auto non pagato. Cliccando sul link presente nel messaggio viene aperto un sito con design simile all’originale. Gli utenti più attenti noteranno però che il dominio è acitalia.info o acitalia.click, mentre quello legittimo è aci.it.
Nella prima pagina devono essere inseriti il codice fiscale e la targa del veicolo. Nella parte inferiore ci sono tre avvisi “legali” relativi a sanzioni, fermo amministrativo e divieto di circolazione. Servono per sollecitare l’inserimento dei dati con urgenza.
Nella pagina successiva devono essere inseriti altri dati personali: nome, cognome, indirizzo email, numero di telefono, indirizzo di residenza, città, provincia e codice postale. L’ultima pagina mostra l’importo della sanzione (15,87 euro), insieme a codice fiscale e targa inseriti in precedenza.
Il pagamento deve essere effettuato con carta di credito, quindi occorrono nome del titolare della carta, numero, data di scadenza e codice CVV. Tutti i dati inseriti finiranno nelle mani dei cybercriminali.
Il CERT-AgID ha chiesto e ottenuto il blocco dei domini (sono già inclusi nella blacklist di Google Safe Browsing). Il bollo auto può essere pagato sul sito ACI dopo aver effettuato l’accesso con SPID e CIE. Tra l’altro, se il pagamento viene fatto dopo la scadenza, l’utente vedrà un importo che include bollo, sanzioni e interessi (non solo la sanzione). Probabilmente i cybercriminali hanno sfruttato la popolarità dell’argomento dovuta all’eliminazione della tassa nel 2027.
Artemis, la NASA guarda all'Italia e snobba l'ESA
È davanti a una platea di militari e industriali della difesa, durante la conferenza Air, Space & Cyber organizzata vicino a Washington, che l’amministratore della NASA ha preparato il terreno. Secondo quanto riportato da Ars Technica, Jared Isaacman ha descritto una corsa alla Luna che si gioca ormai in una zona molto ristretta, attorno al polo Sud.
È lì che si concentrano il ghiaccio d’acqua dei crateri e alcune creste bagnate dal sole quasi in permanenza. Il problema è che la Cina, alleata con la Russia, punta esattamente agli stessi siti, e intende persino installarvi un reattore nucleare.
Un accordo con l’Italia, senza passare dall’ESAIn questa corsa contro il tempo, la NASA vuole scegliere con attenzione i suoi alleati. Isaacman ha spiegato che l’agenzia non vuole più coinvolgere troppi Paesi solo per allargare la squadra. L’obiettivo, ora, è fare accordi che aiutino davvero a portare avanti le missioni.
L’amministratore della NASA ha così citato gli alunni modello. A cominciare dall’Italia, che si impegna a investire più di 5 miliardi di dollari in uno dei primi moduli abitativi lunari. In cambio, vedremo due astronauti italiani sulla superficie della Luna, promette. Il Giappone poi, che finanzia un rover pressurizzato per trasportare gli equipaggi e otterrà anch’esso due posti. Un dettaglio che conta: l’accordo italiano è stato negoziato direttamente tra Roma e Washington, senza passare dall’Agenzia spaziale europea (ESA).
L’Europa, dal canto suo, sembra essere presa di mira in modo velato. Isaacman spiega che un partner gli ha proposto un lander robotico per il polo Sud lunare, ma non prima della metà degli anni 2030. Troppo tardi ai suoi occhi, dal momento che la Cina prevede di atterrarvi ben prima. Si tratta con ogni probabilità di Argonaut, il lander dell’ESA attualmente in fase di sviluppo.
Indispensabile, ma non intoccabileSe l’Europa fornisce il modulo di servizio che propulsa e alimenta la capsula Orion, e se l’italiano Luca Parmitano piloterà Artemis III nel 2027, l’abbandono della stazione lunare Gateway, a marzo, ha rimescolato le carte. L’ESA aveva investito centinaia di milioni di euro in cambio di tre posti per gli astronauti nelle missioni Artemis. Nulla è ormai garantito.
Dopo le sue dichiarazioni, Isaacman ha precisato su X che l’ESA è ancora un partner della NASA per le missioni sulla Luna. La priorità, però, resta una: portare avanti le missioni nel modo più efficace possibile. A dicembre l’Europa dovrà quindi presentare i suoi nuovi piani per l’esplorazione spaziale.
Google: scelta del motore di ricerca e dell'assistente AI in UK
La Competition and Markets Authority (CMA) del Regno Unito ha aggiunto ulteriori obblighi a quelli già comunicati a giugno. Google dovrà consentire agli utenti di scegliere il motore di ricerca e l’assistente AI. Al momento si tratta di proposte che verranno sottoposte a consultazione pubblica. La decisione finale verrà comunicata entro fine anno.
Choice screen anche nel Regno UnitoIl cosiddetto “choice screen” è disponibile in Europa da oltre due anni. Per rispettare il Digital Markets Act, Google deve mostrare una schermata di scelta per il browser sui dispositivi Android e per il motore di ricerca in Chrome sui dispositivi non Android. La schermata di scelta per il motore di ricerca sui dispositivi Android era già presente da luglio 2018.
La CMA ha assegnato lo Strategic Market Status (SMS) all’azienda di Mountain View (equivalente alla designazione di gatekeeper in base al Digital Markets Act) per il mercato dei motori di ricerca, quindi dovrà rispettare una serie di obblighi. Tre sono stati già imposti: opt out dai risultati AI per gli editori, trasparenza sul funzionamento dell’algoritmo e portabilità dei dati. L’autorità antitrust britannica ha ora proposto tre nuovi obblighi:
- Offrire agli utenti di Android e Chrome la possibilità di scegliere il servizio di ricerca quando utilizzano il proprio smartphone Android o aprono Chrome per la prima volta, proponendo inoltre ogni anno una richiesta di selezione del provider predefinito che desiderano utilizzare
- Consentire la scelta degli assistenti AI che soddisfino determinati criteri, inclusi i requisiti tecnici e di sicurezza
- Garantire che i motori di ricerca presenti nelle schermate di scelta attribuiscano correttamente i contenuti degli editori quando vengono utilizzati, in modo da consentire agli utenti di accedere facilmente ai contenuti originali e di sapere da dove provengono i risultati della ricerca
Sono stati considerati anche gli assistenti AI, in quanto sempre più utilizzati per effettuare ricerche online (infatti Google ha integrato Gemini in Search tramite AI Overview e AI Mode). Le parti interessate potranno inviare commenti entro il 9 ottobre.
I videogiochi arrivano su Android Auto, ma solo a veicolo fermo
Con Android Auto si può fare praticamente di tutto. Dopotutto, è un sistema pensato per portare lo smartphone a bordo e adattarne l’interfaccia all’uso in auto. Eppure, non è ancora un’esperienza completa. Per esempio, manca tuttora un vero lettore YouTube per Android Auto, nonostante il sistema abbia ormai superato i dieci anni di vita. E se si parla di videogiochi, la situazione è ancora più curiosa. I primi segnali di un supporto sono arrivati soltanto nel 2025.
Android Auto: i videogiochi stanno per fare il loro ingresso in grande stile nell’autoDopo circa un anno e mezzo, Google mette finalmente fine alla fase beta della funzionalità. Fino a questo momento, Android Auto consentiva di giocare a una trentina di titoli, mentre l’offerta era più ampia sui veicoli dotati di Android Automotive, il sistema operativo progettato da Google per l’infotainment delle auto. L’uscita dalla beta, tuttavia, va oltre il semplice cambio di etichetta, significa che il catalogo potrà finalmente crescere, dando agli sviluppatori la possibilità di aggiungere nuovi giochi e agli utenti di avere una scelta molto più ampia.
La novità apre ufficialmente le porte agli sviluppatori, che dovranno però sottostare a regole ben precise. Big G richiede la doppia compatibilità per Android Auto e Automotive, la resa ottimale su display di ogni forma e dimensione e il blocco automatico della riproduzione in marcia. La sicurezza prima di tutto, proprio come per i contenuti video, si potrà giocare soltanto a macchina rigorosamente parcheggiata.
Il supporto di un controller di gioco non è obbligatorio, ma potrebbe essere un vantaggio non trascurabile per alcuni giocatori. Ora bisogna sperare che gli sviluppatori accettino la sfida, soprattutto per Android Auto. Tra la trentina di giochi attualmente compatibili, la grande maggioranza sono titoli destinati ai bambini in tenera età.
La migliore VPN ora costa meno: ecco la nuova promo di NordVPN
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Ecco cosa sa fare Muse, l'agente AI di Meta
Tra un chatbot e un agente c’è una differenza fondamentale. Il chatbot risponde alle domande e aspetta la successiva. L’agente prende un obiettivo, pianifica i passaggi necessari, li esegue e continua a lavorare anche quando nessuno li guarda. Il primo è un interlocutore, il secondo è un “delegato”, con tutti i vantaggi e i rischi che la parola implica.
Muse di Meta appartiene al secondo tipo. Lanciato su dispositivi mobili e sul web, con il supporto vocale attraverso la piattaforma di messaggistica dell’azienda e l’integrazione con gli occhiali smart, Muse è progettato per fare ciò che finora l’intelligenza artificiale per i consumatori si è limitata a promettere: agire nel mondo digitale al posto dell’utente. Aprire siti web, compilare moduli, inviare email, prenotare viaggi, effettuare acquisti e, dettaglio che cambia tutto, continuare a farlo dopo aver chiuso l’applicazione.
Il compromesso è evidente, perché Muse diventi davvero utile, bisogna dargli accesso a una quantità notevole della propria vita digitale. Ed è lì che la conversazione smette di riguardare la tecnologia e inizia a toccare la fiducia.
Cosa sa fare Muse nella praticaLe capacità dichiarate da Meta vanno ben oltre il territorio del chatbot. Muse può navigare siti web, compilare moduli e negoziare per conto dell’utente. Può prenotare viaggi, inviare email e fare acquisti, chiedendo approvazione quando un’azione richiede il consenso esplicito.
Può anche continuare a lavorare dopo la chiusura dell’applicazione, il che apre la porta a compiti di lunga durata: provare a ridurre una bolletta, adattare un piano di allenamento quando il programma cambia o, secondo gli esempi forniti da Meta, persino gestire la vendita di un’automobile.
Muse ricorda le informazioni condivise in precedenza e le usa successivamente. Meta descrive uno scenario in cui l’agente nota una ricetta salvata su un social, la trasforma in una lista della spesa e ricorda le restrizioni alimentari degli amici quando si organizza una cena. L’obiettivo dichiarato non è che l’utente continui a dare istruzioni, è che Muse impari abbastanza della propria vita da iniziare ad anticipare ciò di cui si potrebbe avere bisogno.
L’agente che spende soldiLa differenza più significativa tra un assistente e un agente emerge quando entrano in gioco i soldi. Muse può effettuare acquisti utilizzando un sistema di pagamento che genera carte virtuali monouso per ogni transazione, perciò il numero della carta reale non viene mai condiviso con il venditore né con l’agente stesso.
Meta afferma che Muse è il primo agente di intelligenza artificiale coperto dalle protezioni sugli acquisti del sistema di pagamento, che possono includere resi senza costi aggiuntivi e copertura per articoli persi o danneggiati. Il supporto per ulteriori sistemi di pagamento è previsto nei prossimi mesi, insieme all’integrazione con gestori di credenziali in modo che Muse possa utilizzare le password archiviate dall’utente.
È sicuramente molto comodo, ma l’autonomia può ritorcersi contro… un errore, come un ordine sbagliato, un acquisto non voluto, una prenotazione fraintesa, può avere conseguenze molto più concrete di una risposta imprecisa in una conversazione.
L’AI che sorveglia l’AIMeta sa che dare a un agente autonomo l’accesso alla posta elettronica, agli account e ai pagamenti crea un problema di sicurezza di natura completamente diversa da quello di un chatbot. Per questo Muse funziona all’interno di ciò che Meta chiama una macchina virtuale sicura, essenzialmente un computer isolato nel cloud.
Accanto a Muse gira un secondo sistema di intelligenza artificiale chiamato Sentinella, separato dal primo a livello di sistema, che esamina ciò che l’agente intende fare prima che le sue azioni raggiungano la rete. Muse chiede inoltre il permesso prima di azioni sensibili come l’invio di un’e-mail o un acquisto.
Gli utenti possono decidere a quali servizi Muse si collega e quali permessi riceve. Dare accesso alla posta elettronica, per esempio, non significa automaticamente autorizzare l’invio di messaggi. Un registro delle attività mostra cosa l’agente ha fatto e cosa prevede di fare. Le credenziali e le informazioni di pagamento sono conservate in un archivio sicuro e possono essere utilizzate dall’agente senza che questo le veda direttamente.
Nel corso dell’anno Meta prevede di introdurre una versione con crittografia completa della macchina virtuale, con una chiave detenuta dall’utente, COSA che impedirebbe anche a Meta stessa di accedere ai dati e alle conversazioni archiviate.
I problemi emersi durante i testTutte queste protezioni contano perché Muse ha potenzialmente accesso alle parti più sensibili della vita digitale di una persona. E i test interni di Meta mostrano perché gli agenti autonomi restano difficili da rendere sicuri.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Meta aveva originariamente pianificato di rilasciare Muse prima nel corso dell’anno ma ha ritardato il lancio per lavorare sulla sicurezza. I test interni hanno prodotto risultati contrastanti. In un caso particolarmente preoccupante, l’agente è riuscito ad aggirare le protezioni e a esporre foto personali archiviate nel cloud dopo che gli era stato chiesto di identificare dei giocattoli visibili in foto di una festa di compleanno di un bambino. Altri dipendenti hanno segnalato problemi di affidabilità, tra cui un agente che ha smesso di aggiornare una pagina web mentre monitorava la disponibilità di biglietti difficili da trovare, e casi in cui gli errori venivano ignorati silenziosamente.
Meta ha dichiarato di aver completato un lavoro di sicurezza sufficiente a raggiungere la soglia necessaria per il rilascio, pur riconoscendo che errori restano possibili. È una dichiarazione onesta, e un promemoria che la tecnologia degli agenti autonomi è potente ma non ancora matura.
L’era post-chatbotMuse non è il primo agente di intelligenza artificiale capace di usare computer, browser e strumenti. Ma è significativo per il pubblico a cui si rivolge. Non sviluppatori, non aziende tecnologiche, consumatori ordinari. Persone che usano i social, fanno acquisti online, mandano e-mail e prenotano viaggi. Meta vuole che Muse diventi il livello di intelligenza artificiale tra l’utente e il resto della sua vita digitale.
Il servizio è disponibile con un piano gratuito e piani a pagamento per un utilizzo più intenso. Per ora il lancio è limitato agli Stati Uniti, ma l’espansione internazionale è prevista.
Per chi ha seguito l’evoluzione dell’intelligenza artificiale negli ultimi anni, dal chatbot che risponde alle domande all’assistente che ricorda le preferenze all’agente che agisce nel mondo, Muse è il passaggio successivo nella sequenza.
Verifica età poco efficace: indagine su Pornhub in UK
Dopo circa tre mesi di “astinenza”, Pornhub ha riaperto le porte agli utenti del Regno Unito, adottando la verifica dell’età implementata da Apple a partire da iOS 26.4. Nonostante ciò, Ofcom (equivalente britannica dell’italiana AGCOM) ha avviato un’indagine nei confronti di Aylo, azienda proprietaria del popolare sito per adulti, in quanto la soluzione non sarebbe efficace.
Aylo difende la scelta del sistema di AppleAylo aveva criticato l’obbligo previsto dalla legge (Online Safety Act) con un gesto estremo. Gli utenti britannici senza account non potevano più accedere a Pornhub (in realtà era sufficiente una VPN, ndr). Successivamente ha deciso di ripristinare l’accesso (solo a chi possiede un iPhone o iPad) supportando la verifica dell’età introdotta da Apple con iOS/iPadOS 26.4.
Aylo ritiene che sia la soluzione migliore per rispettare la legge e garantire la privacy degli utenti. Ofcom ha invece avviato un’indagine perché l’azienda non avrebbe svolto test sufficienti prima di implementare la procedura di verifica dell’età. L’autorità ipotizza che tale soluzione non impedisca ai minori di visualizzare contenuti pornografici.
Sembra in pratica che la verifica dell’età a livello di dispositivo (sistema operativo) non funzioni correttamente, consentendo ai minori di accedere ai contenuti per adulti. Ofcom sottolinea che l’indagine riguarda solo Aylo, non Apple. Il procedimento prevede diversi fasi fino alla pubblicazione della decisione finale. In caso di violazione della legge, Aylo rischia sanzioni fino a 18 milioni di sterline o il 10% delle entrate globali annuali (si considera il valore più alto).
Aylo ha pubblicato un comunicato stampa per evidenziare che la stessa Ofcom aveva lodato l’iniziativa di Apple. Il governo aveva inoltre suggerito che tutti gli sviluppatori di sistemi operativi dovevano seguire l’esempio.
Alex Kekesi, Vice Presidente della divisione Brand and Community, ha dichiarato:
L’azienda collaborerà in modo costruttivo con Ofcom e Apple nel comune obiettivo di tutelare i minori. Confidiamo che l’indagine dimostrerà come la verifica dell’età di Apple a livello del dispositivo offra una delle forme di protezione più solide e difficili da aggirare attualmente disponibili per impedire ai minori di accedere a contenuti non adatti alla loro età.
Anche la Commissione europea ha avviato un’indagine per la violazione del Digital Services Act, in quanto Pornhub non ha implementato un sistema di verifica dell’età.
Problemi alla rete Vodafone il 23 settembre: gli aggiornamenti
Il portale Downdetector riporta un picco di segnalazioni inviate per la rete Vodafone. Sembrano esserci problemi di natura non meglio precisata. Secondo le statistiche, il 64% dei feedback riguarda internet e voce su linea fissa, il 33% internet e voce per le utenze mobile e solo il 3% l’app o il sito ufficiale. Aggiorneremo questo articolo non appena ci saranno novità.
… in aggiornamento
DisclaimerÈ bene precisare che, quanto riportato in questo articolo, si basa solo ed esclusivamente sui feedback mostrati dal portale Downdetector (link in coda) e inviati dagli utenti, sulle segnalazione raccolte attraverso i social network, su quelle inviate dai nostri lettori alla redazione oppure su testimonianza diretta. Un down temporaneo e circoscritto, dovuto a un problema tecnico o di altra natura, non è da ritenere in alcun modo un giudizio sulla qualità generale di un servizio, di un prodotto o di una piattaforma.
ING apre al 4% per 12 mesi sui risparmi e azzera il canone di conto e carte
La banca olandese ING offre il [affiliate_link link_id=”527″]4% per 12 mesi sulle somme depositate in Conto Arancio[/affiliate_link], più il canone gratuito per Conto Corrente Arancio, le carte associate e le varie operazioni che si possono effettuare con il conto. Per beneficiare dell’offerta occorre aprire Conto Corrente Arancio entro il 2 novembre, selezionando durante l’apertura anche il conto deposito, dopodiché attivare entrambi entro il 30 novembre tramite un bonifico, e in seguito accreditare lo stipendio entro il 31 gennaio 2027 (in alternativa allo stipendio è valido anche 1 bonifico di almeno 1.000 euro sul conto corrente).
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Il tasso d’interesse del 4% viene riconosciuto su un massimo di 200.000 euro depositato su Conto Arancio, il conto deposito di ING. Ipotizzando di avere a disposizione 200.000 euro, una volta conclusi i 12 mesi l’importo sarà pari a 208.000 euro. Il regolamento della promozione sottolinea inoltre che non vi è alcun vincolo, di conseguenza è possibile prelevare i propri risparmi in qualsiasi momento, né vi è un importo minimo da rispettare per l’apertura del conto deposito.
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Riguardo invece a Conto Corrente Arancio, il conto corrente online della banca olandese include una carta di debito e di credito a canone zero, bonifici ordinari e istantanei a costo zero, bollettini, CBILL, pagoPA e F24 senza commissioni, oltre a prelievi gratuiti in Italia e in Europa. Confermiamo infine il canone azzerato per chi ha meno di 30 anni, coloro che hanno entrate da almeno 1.000 euro ogni mese, e per tutti coloro che scelgono di accreditare il proprio stipendio sul conto.
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La discussione sull'AI sta per diventare un altro derby tutto italiano
Se escludiamo gli addetti ai lavori, quello relativo all’intelligenza artificiale non è stato fino a oggi un argomento di discussione mainstream, ricorrendo a un termine poco elegante, tanto abusato, ma efficace per spiegare il concetto. Molti ci hanno messo le mani non appena ChatGPT ha iniziato a mostrarne le potenzialità, ma pochi ne parlano. Sono ancora meno quelli che ammettono di utilizzarla, preferendo attribuirsi il merito di un’email ben scritta o di un lavoro consegnato senza bucare la scadenza. Le cose stanno però per cambiare, il dibattito sull’AI sta per trasformarsi nell’ennesimo scontro fatto di opinioni polarizzate, di pro e di contro, con il registro tipico del derby calcistico. Invito gli scettici a salvare l’articolo tra i preferiti e a tornarci tra qualche mese, per smentirmi. Facciamo tra un anno, se vogliamo rimanere larghi.
Ottimisti, catastrofisti e la polarizzazione dell’AIDa qualche settimana, modelli e algoritmi sono finiti sulle pagine della stampa generalista e nei servizi dei telegiornali, accompagnati da immagini che mostrano robot umanoidi, righe di codice in stile Matrix o spezzoni tratti di volta in volta da pellicole come 2001 di Kubrick, da Blade Runner o da A.I. di Spielberg. La diretta conseguenza è la democratizzazione di un tema rimasto troppo a lungo di nicchia, solo sfiorato dal grande pubblico. E questo è senza dubbio un bene.
Lo è meno se si parla esclusivamente dei rischi associati alla tecnologia, ancora peggio se lo si fa con i toni caratteristici dell’allarmismo, che tanto in televisione quanto su internet funzionano sempre (e sempre meglio). L’intelligenza artificiale irrompe così nelle case, sottoposta in modo quasi forzato all’attenzione di chi, fino a oggi, la riteneva qualcosa di completamente estraneo alla propria quotidianità, mentre ora si sente dire che potrebbe ucciderci tutti entro pochi anni.
Non appena se ne accorgerà il mondo della politicaE indovinate un po’ cosa succede quando la massa (non con accezione negativa) si interessa a un argomento, per cui a informare è più il sensazionalismo dell’approfondimento? Esatto, si mette in moto la macchina della politica, intravedendo un’opportunità di visibilità, di propaganda, di consenso.
Sta già accadendo oltreoceano, dove il confronto ha assunto i connotati dello scontro, tra chi è dalla parte di Trump e non vuole porre freni al progresso e chi, invece, invita più prudentemente a non ignorare l’avvertimento di chi prospetta scenari apocalittici. Succederà anche da noi, non appena qualcuno si accorgerà del potenziale ancora inespresso, a maggior ragione considerando che stiamo per mettere piede nella campagna elettorale. O è già iniziata?
LiveNetTV addio: chiusa la popolare IPTV odiata da Amazon
La Alliance for Creativity and Entertainment (ACE) ha comunicato che LiveNetTV è stata spenta. La popolare app di IPTV, disponibile per Android e Fire TV Stick, consentiva l’accesso gratuito a oltre 800 canali. I due gestori turchi hanno deciso di chiudere l’attività illecita, dopo il procedimento illegale avviato a febbraio, in seguito alla denuncia presentata dalla MPA (Motion Picture Association).
Addio alla IPTV, domini sequestratiCome è noto, Amazon ha bloccato l’installazione delle app pirata sulle Fire TV Stick. In precedenza aveva solo disattivato quelle già installate. Una di esse era LiveNetTV. Permetteva di accedere ad oltre 800 canali (sport, cinema, musica, news, documentari e altre categorie) senza pagare l’abbonamento (venivano mostrate inserzioni pubblicitarie).
Gli sviluppatori aveva però rilasciato nuove versioni che aggiravano le restrizioni di Amazon. A fine febbraio, i canali della IPTV sono misteriosamente scomparsi. Ora è noto il motivo. In seguito alla denuncia presentata dalla MPA, la polizia turca ha identificato i due gestori e sequestrato la piattaforma. I gestori hanno quindi deciso di spegnere tutto e, circa quattro mesi dopo (fine giugno), hanno sottoscritto un accordo con ACE e ammesso la loro colpevolezza:
Quello che era iniziato come un modo per guadagnare online è rapidamente sfuggito di mano. Non avevamo pienamente compreso le conseguenze legali o l’impatto che le nostre azioni avrebbero avuto. Guardando indietro, i guadagni finanziari non valevano assolutamente tutto ciò che abbiamo perso.
I dieci domini registrati dal 2016 in poi sono ora sotto il controllo della MPA (che gestisce la coalizione ACE). Invece di puntare al file APK mostrano un avviso di violazione del copyright e portano alla pagina Watch Legally di ACE. I domini avevano complessivamente 2,4 milioni di visite all’anno. Non è noto se i due gestori dovranno pagare un risarcimento danni.
Apple sviluppa un fitness tracker senza schermo
Quello degli smartphone pieghevoli e degli smart display non sono gli unici mercati in cui Apple ha deciso di entrare. Secondo Mark Gurman, noto giornalista di Bloomberg, l’azienda di Cupertino ha avviato lo sviluppo di un fitness tracker senza schermo, come il dispositivo di Whoop e il recente Fitbit Air di Google. Non è stato ancora deciso l’eventuale lancio, in quanto potrebbe “danneggiare” le vendite degli Apple Watch.
Fitness tracker con monitoraggio della saluteApple è leader indiscussa del mercato degli smartwatch e ogni anno annuncia modelli con specifiche hardware migliori e nuove funzionalità. Sono però piuttosto costosi e diversi utenti preferiscono dispositivi indossabili meno ingombranti. Whoop ha esaudito questo desiderio con i suoi prodotti. Google ha seguito l’esempio con il Fitbit Air.
Ora sembra arrivato il turno di Apple. Secondo le fonti Mark Gurman, l’azienda di Cupertino avrebbe già realizzato vari prototipi del fitness tracker. Hanno un cinturino in tessuto e un modulo con vari sensori. I dirigenti non hanno però ancora deciso se lanciare il prodotto. Il progetto è al momento in fase preliminare, nota internamente come “indagine tecnologica”. In ogni caso, se riceverà il via libera, non arriverebbe sul mercato prima del 2028.
Gli Apple Watch offrono già funzionalità avanzate per il monitoraggio delle attività sportive e della salute, oltre a supportare notifiche e app. La principale differenza sarebbe quindi l’assenza dello schermo. Negli ultimi modelli sono presenti funzionalità simili a quelle di Whoop, come il tracciamento continuo dei battiti cardiaci. L’azienda di Cupertino ha inoltre aggiornato l’interfaccia dell’app Health (Salute) per renderla più comprensibile (come quelle dei concorrenti).
Il team hardware assegnato al fitness tracker è lo stesso del Vision Pro. Si occuperà anche dello sviluppo degli AirPods con fotocamere e degli smart glass, entrambi in arrivo nel 2027. È stato invece sospeso lo sviluppo del ciondolo con fotocamera e Siri AI. Nel 2027 arriveranno gli Apple Watch Series 13 e Ultra 5 con design rinnovato.
Pod 6 di Eight Sleep è il sistema che rende smart il letto
Pod 6 non è il solido dispositivo per la smart home. Il produttore Eight Sleep lo definisce un sistema di sonno intelligente. Non è nemmeno una novità assoluta, essendo giunto alla sua sesta generazione. È già in vendita anche in Italia a partire dal prezzo di 2.199 euro, non esattamente alla portata di tutte le tasche. Cos’è, esattamente?
Cos’è e cosa fa il sistema Pod 6 di Eight SleepLa prima cosa da chiarire è che non si tratta di un materasso smart. Il cuore pulsante è lo hub. A vederlo ha la forma di… una batteria? Un purificatore d’aria? Lo si può posizionare ovunque nelle vicinanze del letto, nella maggior parte dei casi le sue dimensioni ridotte consentono di infilarlo sotto. Poi c’è Cover, un coprimaterasso con 18 sensori biometrici che interagisce con l’altra componente per raffreddare o riscaldare la superficie, anche in modo indipendente sui due lati. Il tutto è coordinato dall’applicazione dedicata con cui impostare la temperatura, con la possibilità di raccogliere anche i dati sul fitness e sulla salute.
Immancabilmente, c’è anche l’intelligenza artificiale. Si occupa di elaborare le informazioni rilevate a proposito di frequenza del battito cardiaco, della respirazione e fasi del sonno, senza dover indossare uno smartwatch o uno smartband. Ancora, Autopilot analizza i ritmi e lo stile di vita per regolare il funzionamento di Pod 6 ancor prima che l’utente intervenga attivamente. A completare la dotazione, la possibilità di sollevare la rete quando rileva che qualcuno russa (se si ha anche la Base) e la leggera vibrazione che aiuta a svegliarsi al mattino.
A questo giro, Eight Sleep ha pensato anche a chi dorme da solo, con la versione a una piazza. Per completare il sistema ci sono poi accessori come la Base che si inserisce tra la struttura del letto e il materasso e solleva testa e piedi, l’inserto Blanket per un piumino alimentato ad acqua e Pillow Cover che raffredda il cuscino.
Meta Phoenix, arrivano gli occhiali smart senza fotocamera
Forse non si chiameranno Luna, come ipotizzato la scorsa settimana, ma Phoenix. O almeno questo sembra essere il nome in codice attribuito internamente da Meta ai suoi nuovi occhiali smart senza fotocamera. L’annuncio ufficiale è atteso già entro poche ore, in occasione del via all’evento Connect 2026 in programma per questa notte.
Meta Phoenix, occhiali smart senza fotocameraA scriverne è la redazione di Reuters, citando fonti rimaste anonime e anticipando la presentazione. Se confermato, il modello andrebbe ad affiancare quelli già in commercio, dimostrando che il gruppo di Mark Zuckerberg ha deciso di ascoltatare le proteste di chi vede questa tecnologia come una potenziale minaccia per la privacy. Certo, togliere di mezzo i sensori fotografici non elimina qualsiasi rischio: c’è sempre il microfono, ma questo vale anche per gli smartphone che tutti noi portiamo ogni giorno in tasca.
Non si conoscono molte altre informazioni a proposito di Phoenix, se non che dovrebbe essere proposto in due versioni, Clubmaster e Burbank, differenziate solo per il loro stile. L’immagine di copertina è stata realizzata con l’AI, dunque non è da prendere come riferimento per quanto riguarda il design finale.
È tutta da verificare l’accoglienza che i consumatori potrebbero riservare a un dispositivo di questo tipo, senza fotocamera e senza display, solo con il microfono. A quel punto, cosa lo renderebbe conveniente rispetto a dei normali auricolari, se il principio di funzionamento è lo stesso, basato sulle interazioni vocali con l’intelligenza artificiale?
In arrivo anche un nuovo modello Ray-BanSempre sul palco del Connect 2026, Meta dovrebbe annunciare un modello più tradizionale (se così si può dire), con la fotocamera. È atteso come parte della collaborazione con EssilorLuxottica, a marchio Ray-Ban. Qui sotto il player di YouTube per seguire in diretta il keynote che aprirà l’evento, in programma quando in Italia saranno le ore 00:50.
Claude Opus 5.5 non attaccherà nessuna azienda
Quasi contemporaneamente, OpenAI e Anthropic hanno annunciato nuovi modelli AI. L’azienda guidata da Sam Altam ha dedicato poche righe alla sicurezza di GPT-6 Sol e Luna, specificando che le restrizioni sono simili a quelle di GPT-6 Astra. Il diretto concorrente ha invece fornito più dettagli sui miglioramenti introdotti durante l’addestramento di Claude Opus 5.5.
Opus 5.5 non scapperà dalla sandboxDario Amodei (CEO di Anthropic) aveva suggerito di rallentare lo sviluppo dei modelli AI. Come dimostrano gli annunci di ieri sera, questa opzione rimarrà probabilmente un’utopia. L’azienda californiana ha tuttavia “imparato dagli errori” e migliorato le procedure interne adottate durante l’addestramento e la successiva valutazione di Claude Opus 5.5, sottolineando però che potrebbero non essere sufficienti per i modelli più potenti.
Opus 5.5 offre un migliore allineamento rispetto ai modelli annunciati finora. Dopo aver effettuato test con circa 2.000 scenari, Anthropic ha rilevato che Opus 5.5 tenta di aggirare le istruzioni impartite l’85% in meno di Opus 5 e Mythos 5.1. Ciò significa che le probabilità di uscire dall’ambiente isolato (sandbox) e attaccare aziende reali è molto bassa. Non dovrebbero quindi verificarsi incidenti come quelli descritti dalla stessa azienda.
Opus 5.5 ha le stesse restrizioni di Fable 5.1 per quanto riguarda cybersicurezza, biologia e distillazione. Il nuovo modello può identificare e risolvere vulnerabilità software, ma si rifiuterà di scrivere il codice degli exploit (verrà effettuato lo switch automatico a Opus 4.8).
Analogamente può essere utilizzato per la ricerca in biologia, ma blocca eventuali usi illeciti, come la creazione di armi biologiche. Per rimuovere alcune restrizioni è necessaria l’iscrizione ad un programma dedicato. Infine, Opus 5.5 rileva e blocca i tentativi di accedere agli output con account fasulli per addestrare modelli di terze parti tramite distillazione.
Deezer premiata per la lotta alla musica AI: come protegge gli artisti
I contenuti creati dall’AI proliferano sulle piattaforme digitali. Alcuni mesi fa, Deezer annunciava che il 50% dei brani caricati sul suo servizio sono generati dall’intelligenza artificiale, ovvero 90.000 brani al giorno. L’azienda ha scelto di relegare in secondo piano questo tipo di musica e privilegiare i creatori umani per offrire un’esperienza curata ai propri clienti.
Deezer premiata da Billboard per la sua lotta contro l’AII risultati di Deezer non sono passati inosservati. Billboard France, infatti, ha insignito la piattaforma del Premio per l’Innovazione durante la cerimonia inaugurale dei Billboard Power Player. Il merito è del suo algoritmo proprietario per il rilevamento della musica generata dall’AI. Attivo da gennaio 2025, lo strumento garantisce un’accuratezza del 99,8% e ha già permesso di individuare oltre 13,4 milioni di brani artificiali nel suo primo anno di applicazione.
Deezer spiega in un comunicato di aver scelto di preservare la trasparenza dell’esperienza proposta agli utenti e proteggere la remunerazione degli artisti. Per farlo, ha messo in atto una serie di misure, come l’esclusione dei brani generati al 100% dall’AI dalle raccomandazioni algoritmiche e dalle playlist editoriali, la segnalazione esplicita degli album contenenti brani generati dall’AI, La demonetizzazione degli ascolti identificati come fraudolenti, che rappresentano fino all’85% degli ascolti associati a questi contenuti generati dall’AI, e la rimozione dei brani sintetici utilizzati a fini di frode sugli stream o che non hanno registrato alcun ascolto da almeno sei mesi.
Deezer assicura che i contenuti interamente generati dall’AI rappresentano solo dall’1 al 3% degli ascolti sulla sua piattaforma. L’azienda fa in modo che siano poco visibili e che non si approprino di una parte della remunerazione degli artisti legittimi, per proteggere il valore della creazione umana.
Il servizio di streaming ha anche iniziato a mettere a disposizione la propria tecnologia di rilevamento della musica AI ad altri attori del settore. Gli organismi di gestione collettiva francese (Sacem), olandese (Buma-Stemra) e ungherese (EJI) l’hanno già adottata.