Trump TV è online: streaming 24/7 con il presidente
Ora, anche l’uomo più potente al mondo ha il suo canale televisivo. Più o meno. Ha fatto il suo esordio ufficiale Trump TV, che poi sarebbe uno streaming attivo 24/7 su YouTube. Questa la descrizione fornita, seguita dal player per guardarla. Nel momento in cui scrivo questo articolo ci sono circa 1.200 spettatori collegati per rivedere il discorso all’accademia dell’esercito.
Guarda i momenti salienti dell’amministrazione Trump, tutti raccolti in un unico posto. I migliori video, gli interventi più importanti e i momenti da non perdere, in streaming 24 ore su 24 e aggiornati in tempo reale. Resta informato e sempre aggiornato!
È online la Trump TV, in streaming su YouTubeAl di là del flusso ininterrotto dedicato al tycoon, c’è una chicca che vale la pena segnalare. Lo stesso canale YouTube della Casa Bianca ha pubblicato un video di presentazione con la colonna sonora di Video Killed the Radio Star (The Buggles) e le immagini tratte da alcune serie e film di successo come Breaking Bad, Desperate housewives, Seinfeld, I Griffin, Il cavaliere oscuro, SpongeBob, I Simpson, Mamma ho riperso l’aereo (Trump ha fatto una comparsa nella pellicola) e altri ancora.
Subito dopo l’esclusione di alcune testateNelle stesse ore, il sito istituzionale dell’amministrazione ha pubblicato un comunicato dal titolo piuttosto esplicativo: L’accesso alla Casa Bianca è un privilegio, non un diritto. È quello che spiega la decisione di escludere CNN, MS NOW e Politico dall’elenco degli organi di stampa autorizzati ad accedervi insieme agli altri giornalisti. Oltreoceano se ne è discusso molto nei giorni scorsi. L’accusa rivolta loro è quella di aver pubblicato falsità per anni, trattandosi di testate che sono benevole nei confronti della sinistra radicale. Si conclude così.
Nessun presidente è tenuto a ospitare un’iniziativa ostile all’interno della struttura. L’accesso è sempre stato un privilegio e il presidente Trump sta applicando questa regola.
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Perché Raspberry Pi blocca l'upgrade della RAM
Raspberry Pi ha deciso di bloccare l’upgrade della RAM sulle proprie schede. Si tratta di una limitazione imposta per evitare che gli utenti possano trovarsi a dover fare i conti con problemi di natura hardware, magari dopo aver acquistato un’unità attraverso canali e rivenditori di terze parti. Vediamo nel dettaglio qual è la spiegazione fornita.
Impossibile cambiare RAM su Raspberry PiNon si tratta di una novità, né di un annuncio recente, ma di una conferma che risale a fine giugno. Vale comunque la pena riportarla, essendo passata quasi inosservata. Se ne è parlato in una discussione sul forum ufficiale (link a fondo articolo), iniziata da un utente che afferma di aver tentato, senza successo, di sostituire i 2 GB di RAM in dotazione al suo Compute Module 5 con un banco da 4 GB. Ha raccontato di avere sufficiente esperienza per farlo senza commettere errori, essendo un’operazione già effettuata più volte in passato su Raspberry Pi 4 e 5, ma di non essere riuscito a far riconoscere l’upgrade alla CM5: per qualche ragione, il quantitativo di memoria effettivo rimaneva fermo a 2 GB.
Di lì a poco è arrivata la risposta di PhilE, un ingegnere di Raspberry Pi. Fa riferimento al fatto che qualcuno potrebbe comprare, ad esempio, una scheda da 2 GB, sostituire la RAM con un modulo da 8 GB e poi rivenderla a prezzo maggiorato. Non trattandosi di hardware testato e verificato direttamente da Raspberry Pi, questo potrebbe costituire un fattore di rischio per l’acquirente finale.
[…] ciò comporta un elemento di rischio per l’utente (la scheda non è stata testata da noi) e rappresenta un potenziale onere di assistenza, con clienti che potrebbero lamentare l’inaffidabilità dei dispositivi.
È per questo motivo che, sui modelli più recenti, l’operazione non va a buon fine: anche dopo la sostituzione, le schede continuano a visualizzare e a utilizzare il quantitativo di RAM con cui sono uscite dalla fabbrica.
Eliminiamo quindi l’incentivo commerciale vincolando i dispositivi alla loro capacità di RAM originale.
Sconto del 75% su NordVPN con 3 mesi extra: la migliore VPN sul mercato cala a 3,49€ al mese
Navigare al giorno d’oggi richiede un minimo di accortezza in più rispetto al passato specie con la digitalizzazione ormai diffusa di tutte le principali attività, come e-commerce, accessi bancari e quant’altro ancora. NordVPN è una delle piattaforme migliori e rapide per schermare la tua connessione, garantirti l’anonimato anche se usi una rete WiFi pubblica e avere la piena sicurezza per la tua identità digitale: oggi puoi approfittare di un ribasso secco del 75% con l’aggiunta di ben 3 mesi extra gratuiti sul piano biennale, che porta la quota mensile a 3,49 euro invece di 11,59.
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Sicurezza online: Italia nella top 10, ma sulle truffe AI siamo indietro
Vale la pena segnalare quanto emerge da un nuovo report pubblicato da NordVPN: l’Italia è salita alla posizione 10 nella classifica mondiale stilata sulla base delle conoscenze a proposito di sicurezza e privacy online. Abbiamo fatto un buon balzo in avanti rispetto allo scorso anno, quando ci eravamo classificati 13esimi. Il podio composto da Singapore, Polonia e Germania e Finlandia (le ultime due a pari merito) è comunque ancora lontano.
Italiani, sicurezza e privacy: come siamo messi?Lo strumento di valutazione impiegato è il National Privacy Test che permette di mettere alla prova le proprie skill. Include un totale di 24 domande su temi come app e autorizzazioni, interazioni con i social, policy sul trattamento dei dati, accesso alle reti pubbliche, gestione degli account, condivisione delle informazioni e altro ancora.
Tornando alle statistiche, dallo studio emerge che il 75% degli italiani sa quanto sia importante aggiornare le applicazioni e il 97% come creare una password robusta. Questo, nonostante molti ancora si ostinino a utilizzare 123456 come codice di accesso ai profili, la propria data di nascita o il nome dei figli.
Cosa possiamo ancora migliorareTutto bene, dunque? Non esattamente, perché c’è ancora un ampio margine per migliorare. NordVPN afferma che quasi nessuno, tra i nostri connazionali, è in grado di individuare correttamente l’insieme degli strumenti necessari a proteggere la privacy online. E non solo, ci piazziamo anche sotto la media globale quando si tratta di valutare le capacità nel riconoscere le truffe basate sull’intelligenza artificiale e gli ormai molto diffusi deepfake prodotti dall’AI. Di seguito il commento di Marijus Briedis, Chief Technology Officer di NordVPN che abbiamo incontrato e intervistato durante il nostro recente viaggio a Vilnius, nella sede di Nord Security.
La sicurezza digitale non si limita più alla semplice conoscenza delle regole. Con un’intelligenza artificiale che rende le truffe sempre più credibili e la raccolta dei dati sempre più difficile da percepire, le persone sono chiamate a chiedersi quali informazioni servano davvero a un servizio, quanto siano affidabili i contenuti che incontrano e quale protezione garantisca concretamente uno strumento per la tutela della privacy. Il passo successivo dell’alfabetizzazione digitale non sta solo nel riconoscere le minacce, ma nel cogliere quando qualcosa che appare normale merita un secondo sguardo.
In sintesi, prendendo in considerazione gli italiani, dalla ricerca emerge che il 6% di noi rientra nella categoria dei cosiddetti Vagabondi Cyber con conoscenze minime in fatto di sicurezza. Il 68% è invece descritto come Turisti Cyber, con una consapevolezza di base accompagnata da qualche errore comune di troppo. Ci sono poi gli Avventurieri Cyber a coprire il 24% della quota e solo il 2% che può vantare lo status di Cyber Star.
WINDTRE down il 22 settembre: tutti gli aggiornamenti
La mattinata di martedì 22 settembre si apre con le segnalazioni di un down per la rete WINDTRE. Il grafico qui sotto mostra la situazione attuale, sulla base dei feedback inviati dagli utenti al portale Downdetector. Aggiorneremo l’articolo con tutte le novità del caso.
Problemi in corso per la rete di WINDTREAccade qualcosa di simile a quanto visto esattamente una settimana fa. Le segnalazioni riguardano soprattutto la rete mobile (45%), poi quella fissa (38%) e infine l’assenza di segnale (13%).
Aggiornamento (22 settembre 2026, 07:55)È da segnalare un leggero incremento nel numero delle segnalazioni inviate dagli utenti. Il volume rimane comunque piuttosto contenuto, un segnale da interpretare come un problema tutto sommato circoscritto.
… in aggiornamento
DisclaimerÈ bene precisare che, quanto riportato in questo articolo, si basa solo ed esclusivamente sui feedback mostrati dal portale Downdetector (link in coda) e inviati dagli utenti, sulle segnalazione raccolte attraverso i social network, su quelle inviate dai nostri lettori alla redazione oppure su testimonianza diretta. Un down temporaneo e circoscritto, dovuto a un problema tecnico o di altra natura, non è da ritenere in alcun modo un giudizio sulla qualità generale di un servizio, di un prodotto o di una piattaforma.
Microsoft finalmente rimuove gli ultimi avanzi di Internet Explorer da Windows
Windows, Cronologia File va in crash dopo gli aggiornamenti di settembre
Google, multa da 403 milioni di euro per il trattamento dei dati sulla posizione
Gmail si aggiorna: arriva il tasto per copiare al volo i codici 2FA
L’introduzione della doppia autenticazione ha rivoluzionato la sicurezza informatica, costringendo gli hacker a fare i salti mortali per violare un profilo. Eppure, per quanto indispensabili per tutelare i nostri dati personali, i sistemi 2FA continuano a soffrire di un difetto d’uso tanto banale quanto fastidioso.
Codici 2FA su Gmail con un tocco, la novità in arrivo su Android e iOSSu smartphone in particolare, è incredibilmente scomodo copiarli. Per farlo bisogna aprire l’email o l’SMS ricevuto, tenere premuto sul codice, a volte persino regolare il selettore affinché prenda in considerazione solo la serie di cifre, poi premere il pulsante Copia prima di recarsi sulla pagina o sull’applicazione che si cerca di sbloccare. Niente di drammatico, ma nemmeno piacevole. Eppure, negli ultimi anni, alcune applicazioni hanno trovato la soluzione.
Alcune app di messaggistica propongono, infatti, già un piccolo pulsante situato sotto il messaggio in questione che permette di copiare il codice con un semplice clic. Finalmente Gmail colpa il gap e nel suo ultimo aggiornamento per Android e iOS, il servizio mail di Google integra finalmente questo famoso pulsante che renderà la nostra vita più dolce…
Google ha scelto di posizionarlo sulla riga dell’email in questione direttamente dalla casella di posta in arrivo, che evita persino di dover aprire il messaggio. Una volta copiato, il codice si trova negli appunti e non aspetta altro che essere incollato sulla pagina o sull’applicazione di propria scelta. Era ora!
MediaTek Dimensity CX C10 Max: nuovo chip per Googlebook
I primi cinque Googlebook, annunciati da Acer, ASUS, Dell, HP e Lenovo, integrano processori Intel Core Ultra Serie 3 e Qualcomm Snapdragon X Elite. Come specificato dall’azienda di Mountain View arriveranno anche modelli con processore MediaTek. Il nuovo chip dell’azienda taiwanese è Dimensity CX C10 Max.
Dimensity CX C10 Max: specifiche completeMediaTek è il principale produttore mondiale di chip per dispositivi mobile. Nel suo catalogo c’è anche la serie Kompanio per Chromebook. Dimensity CX C10 Max è il nuovo chip per Googlebook, realizzato da TSMC con processo a 3 nanometri, che offre prestazioni nettamente superiori. Oltre alle tradizionali app può gestire facilmente l’elaborazione locale (on-device) di Gemini Nano.
Dimensity CX C10 Max integra una CPU octa core in configurazione 1+3+4 (un core Arm Cortex-X925 con frequenza massima di 3,73 GHz, tre core Arm Cortex-X4 e quattro core Arm Cortex-A720) e una GPU Arm Immortalis-G925 MC11 (11 core) che supporta display fino a risoluzione 4K.
Le funzionalità AI di Gemini Intelligence e gli agenti AI sfrutteranno la MediaTek NPU 890 che offre prestazioni fino a 55 TOPS. L’elaborazione locale garantisce una latenza ridotta e una maggiore privacy. Il MediaTek Imagiq 1090 ISP supporta invece fotocamere con sensori fino a 32 megapixel.
Il nuovo chip supporta inoltre memorie LPDDR5X fino a 9.600 MT/s, storage UFS 4.0, connettività Wi-Fi 7 e Bluetooth 6.0. Durante una sessione Q&A (domande e risposte) con i giornalisti, un dirigente di MediaTek ha comunicato che l’autonomia può arrivare a 19 ore. Considerate prestazioni ed efficienza energetica, il diretto concorrente è lo Snapdragon X1 Elite di Qualcomm.
Non è noto quando arriveranno sul mercato i primi Googlebook con Dimensity CX C10 Max. Quelli con chip Intel e Qualcomm saranno in vendita dal 4 ottobre negli Stati Uniti e dal 5 ottobre in Canada, Australia, Regno Unito, Francia, Irlanda e Germania.
Google Discover, arriva l'AI che raccoglie e riassume le informazioni
Presto nel flusso di Google Discover potrebbe debuttare l’opzione “Dive deeper” (“Approfondisci“). Il tasto permette all’AI di generare un riassunto automatico sull’argomento mostrato, aggregando dati da diverse fonti. L’obiettivo è condensare le informazioni chiave in un unico testo, quindi l’utente non ha più bisogno di cliccare sui singoli link per avere un quadro generale.
“Dive deeper”, ovvero quando Google Discover riassume un argomento al posto nostro…“Premendo “Approfondisci”, si accede a una breve panoramica dell’argomento, accompagnata da link ben visibili verso articoli correlati, reazioni della community e reportage originali. Testeremo prima questa esperienza sui video e sperimenteremo diversi design nelle settimane a venire […], procedendo per iterazioni per determinare ciò che funziona meglio, si legge in un post su X (Twitter). Con un esempio del risultato.
Today we're experimenting with a new way to make exploring a topic and discovering related web content easier in Discover.
By tapping “Dive deeper,” you’ll see a short topic overview with prominent links to related stories, community reactions & original reporting. We’ll test… pic.twitter.com/V9cyB1Ygli
— Robby Stein (@rmstein) September 18, 2026
Nei commenti, gli utenti sono unanimi: questa funzionalità rischia di uccidere numerosi siti Internet, il cui traffico è già messo a dura prova dall’arrivo delle AI Overview. Come per questi ultimi, “Approfondisci” di Google Discover indica i link delle pagine da cui sono tratte le informazioni.
Per gli utenti, il vantaggio è evidente: per farsi un’idea generale di un argomento potrebbe essere sufficiente leggere il riepilogo, senza dover aprire diversi articoli, confrontare le informazioni e passare da un sito all’altro. Il problema è che questo meccanismo rischia di creare un ulteriore passaggio tra il lettore e le fonti originali.
Google, almeno sulla carta, non nasconde da dove provengono le informazioni. I link agli articoli correlati e alle fonti utilizzate rimangono disponibili e permettono di approfondire autonomamente. Ma la presenza di un link non significa necessariamente che l’utente lo utilizzerà. Se la risposta generata dall’IA appare sufficientemente completa, molti potrebbero considerare conclusa la propria ricerca dopo aver letto il riepilogo.
Cosa significa per gli editoriPer gli editori, questo rappresenta un problema particolarmente delicato. Un sito può continuare a essere citato come fonte e, allo stesso tempo, ricevere meno visite se il contenuto principale viene sintetizzato direttamente all’interno dell’ecosistema Google. E il paradosso è che più una fonte produce contenuti utili e autorevoli, più questi contenuti possono diventare materiale per risposte che l’utente legge senza necessariamente raggiungere il sito che li ha pubblicati.
C’è poi una seconda questione, ancora più importante: l’affidabilità. Un riassunto generato dall’AI può semplificare, decontestualizzare o, in alcuni casi, riportare informazioni inesatte. Se l’utente non apre le fonti originali, potrebbe non avere gli strumenti necessari per accorgersene. Il rischio non riguarda quindi soltanto il traffico degli editori, ma anche il modo in cui le persone verificano ciò che leggono online.
La domanda diventa quindi più ampia: se Google continuerà a trasformare sempre più contenuti Web in risposte sintetiche generate dall’AI, quale sarà il futuro dei siti che producono quelle informazioni e, soprattutto, quanto saremo ancora disposti ad andare alla fonte per verificare ciò che ci viene raccontato?
Come diventare insostituibili al lavoro con l'aiuto di ChatGPT
C’è una bella differenza tra essere produttivi e essere insostituibili. Una persona produttiva completa i compiti in tempo. Una persona insostituibile è quella che i colleghi cercano quando il compito è complicato, ambiguo o quando nessun altro sa da dove cominciare. La prima è sicuramente preziosa, ma la seconda è difficile da sostituire, cosa che nell’era dell’intelligenza artificiale, è la distinzione che conta di più.
Quando si chiede a ChatGPT come usare l’AI per diventare più importanti nel proprio ambiente di lavoro, la risposta è sorprendentemente onesta: non dice di lavorare di più, ma di lavorare su cose diverse, e di usare l’AI per amplificare le qualità che le macchine non possono replicare. Giudizio, comunicazione, capacità di risolvere problemi, visione strategica e conoscenza istituzionale.
5 strategie di ChatGPT per diventare la persona che tutti cercanoEsempio di prompt:Come posso usare l’AI per diventare più indispensabile nel mio lavoro? Non darmi consigli generici sulla produttività, dimmi le strategie che mi renderebbero difficile da sostituire.
Ecco le cinque strategie che propone ChatGPT, ciascuna con il prompt specifico per metterla in pratica.
1. Diventare la persona che risolve i problemi scomodiOgni ambiente di lavoro ha problemi che nessuno vuole affrontare: quelli ambigui, quelli senza una soluzione ovvia, quelli che richiedono di attraversare i confini tra reparti. Diventare la persona a cui ci si rivolge quando qualcosa è difficile o poco chiaro è il modo più rapido per passare da esecutore a riferimento.
ChatGPT può funzionare come partner di ragionamento per questi problemi, non per risolverli al posto nostro, ma per aiutare a scomporli, analizzare i punti di vista che sfuggono e testare le soluzioni prima di proporle.
Prompt: Ho questo problema al lavoro: [descrivere il problema]. Agisci come un partner strategico per la risoluzione dei problemi. Identifica le cause profonde, cosa sto trascurando, cinque possibili soluzioni, i compromessi di ciascuna e l’esperimento più rapido e a basso rischio che potrei avviare. Metti in discussione le mie supposizioni anziché darmi semplicemente ragione.
2. Diventare un comunicatore eccezionaleLe persone che sanno rendere comprensibili le idee complicate diventano estremamente utili, soprattutto quando devono comunicare tra team diversi che parlano linguaggi professionali diversi. Prima di inviare un’email importante, una presentazione o un rapporto, ChatGPT può testare la chiarezza del messaggio dal punto di vista di chi lo riceve.
Prompt: Leggi questo messaggio come se fossi la persona che lo riceve [incollare il messaggio]. Dimmi: cosa non è chiaro? Quali domande avrà probabilmente il destinatario? Cosa potrebbe essere frainteso? Cosa suona inutilmente complicato? Quali informazioni mancano? Poi riscrivi il messaggio in modo che sia conciso, convincente e facile da seguire, mantenendo il mio tono.
La differenza tra un’email che genera tre risposte di chiarimento e una che produce un’azione immediata è spesso una questione di formulazione, e ChatGPT è particolarmente bravo a trovare la formulazione migliore.
3. Costruire un archivio di conoscenza operativaTra la teoria dei processi aziendali e la loro reale applicazione c’è sempre un divario. Le persone che conoscono la versione “reale” delle cose, le scorciatoie che funzionano e gli errori da non ripetere, sono le vere colonne portanti di ogni team.
ChatGPT può trasformare quella conoscenza accumulata, appunti di riunioni, documentazione di progetto, modelli che hanno funzionato, errori da non ripetere, in sistemi riutilizzabili.
Prompt: Analizza questi materiali e identifica processi ricorrenti, decisioni frequenti, errori comuni, scorciatoie e buone pratiche. Trasformali in un manuale operativo pratico che posso usare nel mio lavoro quotidiano.
Il risultato è un documento vivo che cresce con l’esperienza.
4. Anticipare ciò che servirà prima che venga chiestoQuesta è la strategia che separa più nettamente la produttività dall’indispensabilità. Una persona produttiva esegue ciò che le viene assegnato. Una persona indispensabile ha già preparato ciò che servirà dopo, prima ancora che qualcuno lo chieda.
Prompt: Ecco cosa ho realizzato di recente: [includere i dettagli]. Ragiona come il mio responsabile. Quali problemi, domande o opportunità è probabile che emergano adesso? Identifica: cinque cose che il mio responsabile potrebbe chiedermi, cinque problemi potenziali che dovrei affrontare proattivamente, cinque opportunità che potrei cogliere e qualsiasi cosa dovrei comunicare prima che mi venga chiesta. Dai la priorità alle azioni con il maggiore impatto.
L’abitudine di restare un passo avanti, di presentarsi alla riunione con la risposta alla domanda che non è ancora stata posta, è ciò che trasforma un buon professionista in qualcuno di cui il team non può fare a meno.
5. Costruire competenze difficili da automatizzareL’ultima strategia guarda al lungo termine. Invece di usare l’AI solo per il lavoro di oggi, la si usa per sviluppare deliberatamente le capacità che aumentano il proprio valore nel tempo, capacità che richiedono giudizio, responsabilità, relazioni umane, creatività e leadership.
Prompt: Ecco il mio ruolo, le mie responsabilità, le competenze che ho e il lavoro che sto facendo: [includere i dettagli]. Analizza cosa distingue un professionista nella media da uno eccezionale in questo ruolo. Identifica le cinque capacità che mi renderebbero significativamente più prezioso per la mia organizzazione nei prossimi dodici mesi. Per ciascuna dammi: un piano di sviluppo, progetti a cui potrei propormi, modi per dimostrare la competenza sul lavoro e prove che potrei raccogliere per mostrare il mio impatto. Concentrati su capacità difficili da automatizzare e preziose per le altre persone.
Non fare di più, ma meglioLa logica è semplice: più l’AI gestisce l’esecuzione, più spazio c’è per il giudizio umano. Più giudizio si esercita, più i problemi che si risolvono sono complessi. Più i problemi sono complessi, più le persone dipendono dalla propria competenza. È un circolo virtuoso che inizia con una decisione: smettere di usare l’AI per fare più cose e iniziare a usarla per fare cose migliori.
Amazon blocca Meta Muse: niente shopping con l'agente AI
Amazon ha bloccato Muse. L’agente AI di Meta, annunciato all’inizio del mese, non può effettuare acquisti sulla piattaforma di e-commerce, in quanto è una violazione dei termini d’uso del servizio. Si tratta dello stesso ban imposto a Perplexity che, secondo la sentenza di appello, non è responsabile dell’uso di Comet.
Amazon bloccherà gli account degli utenti?Nel comunicato di Meta che annuncia Muse ci sono alcuni esempio di utilizzo. Uno di essi mostra l’agente AI durante l’acquisto di un passeggino. Muse elenca una serie di opzioni e, dopo la scelta dell’utente, aggiunge il passeggino al carrello della spesa online, come si può vedere nel seguente video:
https://about.fb.com/wp-content/uploads/2026/09/Muse_Shopping.mp4
L’app Muse per iOS è diventata la più popolare negli Stati Uniti, superando ChatGPT (ci sono anche quelle per Android e macOS). Usando Muse per gli acquisti su Amazon, alcuni utenti hanno visto questo messaggio:
L’accesso continuato da parte di un agente AI non autorizzato viola le condizioni d’uso accettate dai nostri clienti.
Sembra quindi un avviso “minaccioso” che potrebbe eventualmente portare al ban dell’account. Un portavoce di Amazon ha dichiarato:
Riteniamo piuttosto evidente che le applicazioni di terze parti, le quali si propongono di effettuare acquisti per conto dei clienti presso altre aziende, debbano operare in modo trasparente e rispettare le decisioni dei fornitori di servizi.
L’azienda di Seattle afferma che Meta non ha comunicato tale uso di Muse. Inoltre, l’agente AI non si identifica quando accede agli account, alla cronologia degli ordini e alle credenziali. Ciò rappresenta un grave problema di sicurezza. Meta ha specificato che Muse chiede conferma prima di effettuare un acquisto e non può vedere password o metodi di pagamento.
Amazon ha quindi bloccato l’uso dell’agente AI per lo shopping e chiesto a Meta di escludere la sua piattaforma dall’esperienza di acquisto. Se Muse cerca i prodotti in autonomia, gli utenti non vedono quelli sponsorizzati. Inoltre è un diretto concorrente di Alexa.
Cosa serve ai Googlebook per avere successo
Tutto come da programma: oggi la presentazione ufficiale dei primi Googlebook che arriveranno sul mercato, prodotti da Acer, ASUS, Dell, HP e Lenovo. Non si commetta l’errore di paragonarli ai Chromebook, sono qualcosa di nuovo e diverso, come sottolineato dallo stesso gruppo di Mountain View, che li propone come laptop di fascia alta. Si parte da 899 dollari per il modello più economico: avranno successo?
Googlebook: l’OS, l’AI e le ambizioni di bigGNessuno ha la sfera di cristallo, sia chiaro, ma possiamo immaginare che tra i fattori determinanti ci sarà il supporto software. Vale per tutte le piattaforme, soprattutto per una che si affaccia a un settore dove l’offerta di certo non manca e con l’ambizione di puntare a un’utenza che cerca soluzioni premium, a un target professionale.
Tutto ciò che sappiamo sul nuovo sistema operativo è che si basa sullo stack di Android integrando le fondamenta desktop di ChromeOS. Il che vuol dire tutto e niente, a dire il vero. C’è poi l’intelligenza artificiale con Gemini destinato a ricoprire un ruolo da protagonista, ma molto dipenderà da come gli sviluppatori di terze parti decideranno di aderire al progetto, con versioni ottimizzate dei servizi e delle applicazioni.
L’OS va a inserirsi in un segmento finora inesplorato, in qualche modo a creare una nuova categoria. Siamo abituati ad avere a che fare con gli smartphone, con i tablet e con i laptop. I Googlebook rientrano certamente in quest’ultimo gruppo, ma arrivano con l’obiettivo di proporre un’esperienza mobile in formato desktop. Avranno successo se riusciranno a convincere della loro bontà, di quanto sia valido il valore aggiunto che introducono.
La scelta di puntare molto sull’intelligenza artificiale è esplicita. Basta uno sguardo per capirlo, con la Glowbar colorata e animata dalle interazioni con Gemini. Occhio però: c’è chi forzando la mano in ambito PC è rimasto scottato. Ne sa qualcosa Microsoft, che dopo aver trascorso anni cercando di spingere gli utenti verso Copilot e la sua AI ha dovuto rivedere la propria strategia, tenendo conto dei feedback negativi e cambiando approccio nello sviluppo di Windows 11.
Quel che è certo è che i Google debuttano portando con loro un elemento di novità. Non li vedremo subito da noi: il lancio è previsto a inizio ottobre nei territori di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Irlanda, Francia, Germania e Australia.
Googlebook: ecco i primi cinque notebook con Android e Gemini
Come anticipato la scorsa settimana, l’azienda di Mountain View ha annunciato i primi cinque Googlebook. Sono notebook di fascia medio-alta prodotti da Acer, ASUS, Dell, HP e Lenovo con sistema operativo derivato da Android (quindi non è ChromeOS) e Gemini Intelligence. Saranno in vendita dal 4 ottobre in sette paesi (non è presente l’Italia).
Googlebook: funzionalità e specifiche hardwareL’uso di un sistema operativo basato su Android permette di passare facilmente dallo smartphone al notebook. Utilizzando lo stesso account Google durante la configurazione iniziale verranno sincronizzati diversi dati, tra cui password salvate, reti Wi-Fi e messaggi. La funzionalità Continue On consente di iniziare un’attività su smartphone e proseguire su notebook. L’app Files permette invece di accedere ai file sullo smartphone. Cast My Apps consente infine di interagire con le app installate su smartphone dal Googlebook.
Per alcune funzionalità servirà Android 17. Gli utenti potranno ovviamente scaricare milioni di app e giochi dal Google Play Store. Non mancano le funzionalità AI di Gemini Intelligence. Una delle più utili è Magic Pointer. È sufficiente scuotere il puntatore del mouse per attivare Gemini e chiedere aiuto per vari compiti, come l’analisi di email sospette o la traduzione di un testo.
Ogni Googlebook include 12 mesi di Google AI Pro (5 TB di spazio di archiviazione cloud e Gemini Advanced) e 3 mesi di YouTube Premium. Google garantisce supporto (nuove funzionalità e aggiornamenti) per 10 anni.
I primi cinque Googlebook verranno commercializzati da Acer, ASUS, Dell, HP e Lenovo. Sono realizzati con materiali di qualità (alluminio, fibra di carbonio, lega di magnesio) e tutti hanno uno schermo OLED touch, ad eccezione del notebook Dell. Queste sono le principali specifiche:
- Acer Googlebook 14: schermo da 14 pollici con risoluzione 2.8K, processore Intel Core Ultra 5, 16 GB di RAM e 512 GB di storage. Il prezzo base è 899 dollari.
- ASUS Googlebook 14: schermo da 14 pollici con risoluzione 2.8K, processore Intel Core Ultra 7, 16 GB di RAM e 512 GB di storage. Il prezzo base è 1.299 dollari
- Dell XPS Googlebook: schermo da 13,4 pollici con risoluzione 2.5K, processore Snapdragon X Elite, 16 GB di RAM e 512 GB di storage. Il prezzo base è 1.199 dollari
- HP Googlebook 14: schermo da 14 pollici con risoluzione 2.8K, processore Snapdragon X Elite, 16 GB di RAM e 512 GB di storage. Il prezzo base è 1.299 dollari
- Lenovo Googlebook 15: schermo da 15,3 pollici con risoluzione 2.8K, processore Intel Core Ultra 5, 16 GB di RAM e 512 GB di storage. Il prezzo base è 1.099 dollari
Possono essere già ordinati sul Google Store e presso vari rivenditori. Saranno in vendita dal 4 ottobre negli Stati Uniti e dal 5 ottobre in Canada, Australia, Regno Unito, Francia, Irlanda e Germania.
Raccolta dati sulla posizione: multa di 403 milioni a Google
La Data Protection Commission (DPC) dell’Irlanda ha inflitto una sanzione di 403 milioni di euro a Google per la raccolta illegale dei dati sulla posizione attraverso tre funzionalità dell’account. Si tratta del risultato dell’indagine avviata dall’autorità oltre sei anni fa, dopo aver ricevuto una denuncia da 8 organizzazioni che difendono i diritti dei consumatori. L’azienda di Mountain View ha dichiarato che i tool sono stati aggiornati per consentire un maggiore controllo agli utenti.
Violazione della privacy con la raccolta e la conservazione dei datiLa denuncia era stata presentata a fine novembre 2018 dalle associazioni dei consumatori di Norvegia, Olanda, Grecia, Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia, Svezia e Danimarca, iscritte alla European Consumer Organisation (BEUC), sulla base di una ricerca pubblicata dai norvegesi del Forbrukerrådet (Norwegian Consumer Council) che evidenziava le pratiche ingannevoli di Google.
La DPC dell’Irlanda ha quindi avviato l’indagine a febbraio 2020 per esaminare le modalità di raccolta dei dati sulla posizione attraverso tre funzionalità dell’account Google: Web & App Activity (Attività web e app), Location History (Cronologia della posizione) e Location Accuracy (Precisione della posizione).
Utilizzando il tracciamento della posizione, Google avrebbe ottenuto informazioni sensibili, come convinzioni religiose, orientamento politico, condizioni di salute e orientamento sessuale. Questi dati sarebbero stati sfruttati per creare un profilo dell’utente e mostrare inserzioni personalizzate. L’azienda californiana avrebbe usato un design ingannevole e fornito informazioni poco chiare sulle tre funzionalità.
Al termine dell’indagine, la DPC ha accertato la violazione del GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati) con quattro attività:
- Trattamento illecito dei dati di geolocalizzazione con le funzionalità Web & App Activity e Location History
- Mancanza di liceità, correttezza e trasparenza in relazione al trattamento dei dati personali con la funzionalità Location Accuracy
- Mancato rispetto degli obblighi di trasparenza relativi alle tre funzionalità suindicate
- Conservazione dei dati di geolocalizzazione con le funzionalità Web & App Activity e Location History
L’autorità irlandese ha pertanto inflitto a Google una sanzione di 403 milioni di euro e ordinato di apportare modifiche per rispettare la legge entro sei mesi.
Un portavoce dell’azienda di Mountain View ha dichiarato che il caso riguarda vecchie impostazioni che sono state già aggiornate. Dal 2019 sono disponibili tool migliori che semplificano la gestione dei dati di localizzazione. BEUC ha ovviamente festeggiato la decisione, ricordando però che è arrivata dopo quasi 8 anni e che nel 2022 è stata presentata un’altra denuncia per l’uso di un design ingannevole.
Carta Dedicata a Te, arrivano 1.000 euro: requisiti e date
Torna la Carta Dedicata a Te, la misura introdotta per sostenere i nuclei familiari in difficoltà economiche. L’iniziativa è arrivata al suo quarto anno consecutivo, coinvolgendo un totale pari a quasi 1,2 milioni di famiglie residenti in Italia. L’aiuto assegna 1.000 euro agli aventi diritto, con fondi stanziati che superano complessivamente 1 miliardo di euro.
1.000 euro per le famiglie con la Carta Dedicata a TePer quanto riguarda le tempistiche, il primo accredito da 500 euro è previsto dal 4 novembre, mentre i restanti 500 euro arriveranno nel mese di aprile 2027. Una scadenza importante di cui tenere conto è quella del 16 dicembre: se non la si utilizzerà per effettuare un acquisto entro quella data, non sarà più possibile attivarla e si perderà il diritto a usufruirne.
Tra i requisiti richiesti per l’accesso ci sono il nucleo familiare composto da almeno tre persone, la presenza di almeno un minore, un ISEE inferiore ai 15.000 euro e l’assenza di altri strumenti di inclusione sociale o di sostegno alla povertà. I beneficiari sono indicati direttamente da INPS e dai Comuni.
Sarà disponibile oltre 1 miliardo di euro, 1.000 euro per famiglia. Una scelta concreta che rafforza il sostegno ai nuclei più fragili e che consentirà a oltre 1,1 milioni di famiglie di trovare accreditati i primi 500 euro sulla propria carta il prossimo 4 novembre e altri 500 euro ad aprile 2027.
Il cittadino non può richiedere la Carta Dedicata a Te. Gli aventi diritto che ricevono l’avviso della sua disponibilità possono poi recarsi presso un ufficio di Poste Italiane per ritirarla, portando con sé la comunicazione dell’assegnazione, un documento di identità valido e il codice fiscale.
È possibile utilizzarla solo nei negozi alimentari che accettano i pagamenti elettronici su circuito Mastercard (non sono previste commissioni), esclusivamente per alcuni generi di prodotti. Ecco alcuni esempi:
- Carni suine, bovine, avicole, ovine, caprine e cunicole;
- pescato fresco;
- tonno e carne in scatola;
- latte e derivati, uova, oli d’oliva e di semi;
- prodotti della panetteria, della pasticceria e della biscotteria;
- pizza e prodotti da forno surgelati;
- paste alimentari, riso, orzo, farro, avena, malto, mais e altri cereali;
- farine di cereali, ortaggi freschi, lavorati e surgelati;
- pomodori pelati e conserve di pomodoro;
- legumi, semi e frutti oleosi;
- frutta di qualunque tipologia;
- alimenti per bambini e per la prima infanzia, incluso il latte di formula;
- lieviti naturali;
- miele naturale;
- zuccheri, cacao in polvere e cioccolato;
- acque minerali;
- aceto di vino;
- caffè, tè e camomilla;
- prodotti DOP e IGP.
Amazon, hai dimenticato qualcosa? Ora c'è Aggiungi alla consegna
C’è una novità su Amazon che potrà tornare utile sia ai clienti che alla rete logistica dell’e-commerce: si chiama Aggiungi alla consegna. Arriva oggi in Italia ed è un’esclusiva riservata a chi ha un abbonamento Prime attivo. Fa esattamente quanto suggerito dal suo nome, ovvero permette di aggiungere prodotti idonei a ordini già inviati.
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Comparirà poi un messaggio di conferma come quello visualizzato qui sotto. Se si cambia idea subito dopo, con un tocco su Annulla ordine è possibile per rimuoverlo. Nel suo annuncio, l’e-commerce sottolinea che si tratta di un vantaggio per chi cerca flessibilità durante lo shopping online, ma il benefit è anche per la rete logistica, che può così evitare di movimentare più pacchi verso lo stesso destinatario.
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Disney+, le 3 novità più attese dell'autunno 2026
Si preannuncia un autunno caldo in casa Disney+, considerando le nuove uscite tra ottobre, novembre e dicembre. Ad aprire le danze il 14 ottobre sarà VisionQuest, il secondo spin-off della serie televisiva WandaVision, che chiuderà il cerchio alla Fase 6 del Marvel Cinematic Universe. Il protagonista sarà Visione, l’androide creato da Ultron.
A novembre invece farà il suo debutto la terza stagione di Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo. Il semidio più famoso tra il pubblico di Disney+ è atteso dalla sua prova più difficile, quella di liberare una dea incatenata per scongiurare la caduta dell’Olimpo e spezzare la maledizione dei Titani. La data di uscita dei nuovi episodi è fissata per il 20 novembre.
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L’8 dicembre, invece, sarà il turno della sesta stagione di Only Murders in the Building, la serie con protagonista l’improbabile trio composto da Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez. Nel nuovo capitolo della serie televisiva i tre saranno di scena in quel di Londra, sulle tracce dell’assassino di Cina Canning, la podcaster che fino a questo momento ha ispirato le loro avventure in quel di New York. Diverse le guest star attese, tra cui Meryl Streep, Tina Fey, Olivia Colman e Nicola Coughlan.
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