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Updated: 45 min 58 sec fa

VPN sicura e veloce: con quest'offerta scegliere la migliore è più facile

Ven, 05/08/2026 - 17:06

Per chi è alla ricerca di una nuova VPN illimitata c‘è sempre la necessità di valutare diversi fattori, considerando le caratteristiche del servizio, i costi di utilizzo e tutti i vantaggi inclusi.

Un punto di riferimento assoluto del settore è, da tempo, NordVPN, che garantisce l’accesso a una VPN illimitata con anche la possibilità di sfruttare diversi servizi aggiuntivi.

Grazie alla promo in corso oggi, NordVPN è ora disponibile con un prezzo ridotto fino a 2,99 euro al mese, scegliendo il piano biennale con 30 giorni di garanzia di rimborso.

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NordVPN: la migliore scelta per una VPN

Con NordVPN è ora possibile accedere a una VPN completa e illimitata. Tra le caratteristiche del servizio troviamo:

  • la crittografia del traffico dati per un accesso a Internet sicuro anche quando si sta utilizzando una rete non privata
  • l’uso della VPN con una politica no log che elimina qualsiasi forma di tracciamento dell’attività dell’utente durante l’utilizzo
  • un network composto da migliaia di server sparsi in tutto il mondo, per spostare il proprio IP e aggirare eventuali blocchi su base geografica durante la navigazione
  • l’uso della rete da 10 dispositivi in contemporanea per account, senza limitazioni di banda e di traffico dati

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Ma quale aumento: Amazon ti fa risparmiare 40 euro su Switch 2

Ven, 05/08/2026 - 16:52

Nintendo ha annunciato un aumento di prezzo per la sua nuova console Switch 2, ma oggi la trovi in forte sconto su Amazon. È forse una delle ultime occasioni per acquistarla risparmiando, prima che scatti il rincaro. L’azienda ha spiegato la decisione presa con l’esigenza di far fronte alla nuova situazione del mercato. Tradotto: la crisi della RAM ha reso i componenti più cari e il costo aggiuntivo ricade sul consumatore finale.

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Amazon ha Switch 2 ancora in sconto: approfittane

Progettata dalla casa di Super Mario per il divertimento di tutta la famiglia, mantiene il design ibrido del modello precedente, ma migliorando le prestazioni: supporto alla risoluzione 4K e ai 120 fps quando collegata alla TV per un’esperienza evoluta, display più grande da 7,9 pollici per giocare in mobilità, controller Joy-Con 2 che possono essere utilizzati anche come mouse con i titoli compatibili. Scopri di più nella pagina dedicata, dove puoi trovare anche altre immagini delle diverse modalità di utilizzo.

Da listino costerebbe 469,99 euro (per ora, presto passerà a 499,99 euro), ma grazie allo sconto di oltre 40 euro proposto oggi da Amazon, hai la possibilità di comprare Switch 2 al suo prezzo minimo storico di 429,00 euro, il più basso da quando è in vendita.

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Non sappiamo fino a quando rimarrà disponibile, non è da escludere che possa andare sold out in fretta. Sia la vendita che la spedizione sono curate dall’e-commerce attraverso la sua rete logistica, con la consegna gratis direttamente a casa tua entro un giorno. E per iniziare subito a divertirti, dai uno sguardo all’offerta -25% su Donkey Kong Bananza. È il titolo sviluppato da Nintendo e che vede protagonista il suo scimmione, alle prese con una nuova avventura in grado di ridefinire il genere dei platform 3D.

Cybertruck perde pezzi, letteralmente: le ruote si possono staccare

Ven, 05/08/2026 - 16:22

L’agenzia statunitense NHTSA ha pubblicato la documentazione relativa a un richiamo per alcuni Tesla Cybertruck prodotto e venduti dal 2024 ed equipaggiati con cerchi da 18 pollici. Il problema è potenzialmente molto grave: distacco delle ruote durante la marcia.

Richiamo per Cybertruck: grave problema alle ruote

Si legge chiaramente che il problema riguarda i prigionieri, le barre filettate che sporgono dal mozzo.

Il distacco dei prigionieri delle ruote può causare la perdita di controllo del veicolo, aumentando il rischio di un incidente.

Più nel dettaglio, la causa è da ricercare nella possibile incrinatura dei fori, in grado di provocare il distacco.

Tesla sta richiamando alcuni veicoli Cybertruck del periodo 2024-2026 equipaggiati con cerchi in acciaio da 18 pollici. I fori per i prigionieri del disco freno potrebbero incrinarsi, causando il distacco del prigioniero dal mozzo della ruota.

Il problema è descritto ancora più chiaramente da MotorTrend, che chiama in causa i dischi dei freni.

I fori per i prigionieri delle ruote nei dischi possono iniziare a creparsi a causa delle irregolarità del manto stradale e delle sollecitazioni sul mozzo durante le curve.

L’automaker afferma di non essere a conoscenza di incidenti provocati per questo motivo, ma solo di tre casi di chi si è appellato alla garanzia che potrebbero essere correlati. I possessori riceveranno una comunicazione a partire dalla seconda metà di giugno e potranno ottenere l’assistenza gratuita da Tesla, che provvederà a sostituire i componenti senza alcuna spesa.

Il richiamo è interessante anche per un altro motivo: indica il numero di Cybertruck potenzialmente affetti dal problema: sono solo 173. Un numero molto basso, mai citato direttamente dai documenti finanziari dell’automaker. Vale la pena specificare che si tratta della versione più economica del pick-up elettrico, a trazione esclusivamente posteriore e lanciata lo scorso anno con un prezzo più basso rispetto a quella standard, circa 10.000 dollari in meno.

Eventi da trasmettere in chiaro: ecco il nuovo elenco

Ven, 05/08/2026 - 15:54

Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha approvato il nuovo elenco degli eventi di particolare rilevanza per la società che devono essere trasmessi in chiaro. Il provvedimento, adottato al termine di una consultazione pubblica, applica il decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 20 novembre 2025.

Molto tennis e altri sport “minori”

Il calcio è ancora lo sport più seguito in Italia. Molti spettatori vogliono però seguire altri eventi dove sono protagonisti atleti italiani (invece delle figuracce della nazionale di calcio, ndr) che in molti casi sono trasmessi da piattaforme a pagamento. AGCOM ha approvato il nuovo elenco che include un numero maggiore di eventi di grande rilievo (sportivo e culturale) rispetto al precedente di oltre 14 anni fa. Queste sono le novità:

  • Paralimpiadi estive e invernali
  • Semifinali e finale della Conference League con squadre italiane
  • Finale della Coppa Italia di calcio
  • Finale della Supercoppa di Lega
  • Semifinali e finale della United Cup con squadra nazionale italiana
  • Semifinali e finali dei tornei del Grande Slam con italiani
  • Semifinali e finali di ATP e WTA Finals, ATP Masters 1000 e WTA 1000 con italiani
  • Tour de France per le sole tappe svolte in Italia
  • Finali dei mondiali di atletica svolte in Italia o con italiani
  • Finali dei mondiali di nuoto svolte in Italia o con italiani
  • Finali dei mondiali di ginnastica svolte in Italia o con italiani
  • Finali dei mondiali di scherma svolte in Italia o con italiani
  • Finali dei mondiali di pattinaggio svolte in Italia o con italiani
  • Finali dei mondiali di sci alpino svolte in Italia o con italiani
  • Serata finale dell’Eurovision Song Contest
  • Prima rappresentazione della stagione lirica del Teatro San Carlo di Napoli
  • Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice di Venezia

Nel decreto del MIMIT è scritto che questi eventi verranno trasmessi in chiaro dopo la scadenza di eventuali contratti. La delibera di AGCOM stabilisce invece che, in caso di diritti acquisiti da piattaforme a pagamento, le società dovranno pubblicare con congruo anticipo un’offerta di cessione dei diritti a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie.

Il provvedimento definisce inoltre le condizioni per l’esercizio dei diritti di trasmissione, il quadro sanzionatorio in caso di inadempimento, le procedure per la risoluzione delle controversie tra operatori e una clausola di revisione che consente di aggiornare la disciplina in base all’evoluzione tecnologica e del mercato.

Se hai scaricato JDownloader, faresti meglio a controllare subito

Ven, 05/08/2026 - 15:00

Il team di JDownloader ha comunicato che il sito ufficiale del progetto (jdownloader.org) è stato compromesso. Nel momento in cui scriviamo e pubblichiamo questo articolo è down, in manutenzione, mostra il messaggio Torneremo presto. Dovrebbe ricomparire entro poche ore. Chi ha eseguito l’attacco è riuscito a modificare la pagina dei download con link che puntavano a file corrotti contenenti malware.

JDownloader: sito violato per distribuire malware

Il software è tra i gestori di download più noti e utilizzati, soprattutto se si prendono in considerazione quelli open source. In particolare, le versioni Windows e Linux sono quelle interessate dall’azione. Se n’è accorto un utente, segnalando che la protezione di SmartScreen ha rilevato un installer sospetto firmato da Zipline LLC e non dallo sviluppatore AppWork. La violazione è avvenuta nella giornata del 6 maggio.

Non corre invece alcun rischio per la sicurezza chi ha scaricato il pacchetto jdownloader.jar, le edizioni per macOS o quelle distribuite attraverso repository come Winget, Flatpak e Snap. Lo stesso vale per chi negli ultimi giorni ha effettuato un aggiornamento in-app, non ci sono problemi.

Il team racconta che l’accesso al sito è stato effettuato forzando una vulnerabilità. Una dinamica molto simile a quella che il mese scorso ha portato a compromettere le pagine con i link ai download di CPU-Z e HWMonitor, strumenti curati da CPUID e molto diffusi in ambito PC.

Cosa fare se si è scaricato JDownloader per Windows o Linux nei giorni scorsi? Innanzitutto procedere alla sua rimozione se è stata portata a termine l’installazione ed eseguire una scansione antivirus del sistema, alla ricerca di eventuali infezioni. A proposito del malware, il team afferma di non sapere cosa faccia.

Non sappiamo cosa stia facendo il programma di installazione compromesso e il suo potenziale rischio dipende anche dal fatto che sia stato avviato con privilegi elevati o meno.

Dipendenza social: Meta chiede di annullare il verdetto

Ven, 05/08/2026 - 14:53

A fine marzo, una giuria del tribunale di Los Angeles ha stabilito che Meta e YouTube sono stati negligenti, in quanto non hanno avvisato gli utenti sui rischi derivanti dall’uso prolungato dei loro servizi che, nel caso di Kaley G.M., ha causato un dipendenza. In attesa dell’appello, entrambe le aziende hanno chiesto alla giudice di annullare il verdetto o ordinare un nuovo processo.

Social media non responsabili dei contenuti pubblicati?

Kaley G.M. ha iniziato ad usare YouTube, Instagram, TikTok e Snapchat quando aveva 6, 9, 10 e 11 anni, rispettivamente. Nel corso del tempo ha manifestato depressione, ansia e dismorfofobia. Ha quindi denunciato le quattro aziende nel 2023 per aver creato interfacce e funzionalità che spingono gli utenti a rimanere sulle piattaforme, tra cui riproduzione automatica dei video e scrolling infinito.

Snap e TikTok hanno sottoscritto un accordo extragiudiziale, mentre Meta e YouTube sono andati a processo, al termine del quale sono state condannate per negligenza nella progettazione dei servizi. Le due aziende dovranno inoltre pagare 4,2 e 1,8 milioni di dollari rispettivamente, come risarcimento danni.

In attesa dell’appello, Meta e Google hanno chiesto alla giudice Carolyn Kuhl di annullare il verdetto della giuria o ordinare un nuovo processo. Entrambe le aziende affermano che sono “schermate” dalla Section 230 del Communications Decency ​Act, una legge federale del 1996 che protegge le piattaforme online dalla responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti.

In base alle prove presentate al processo, i problemi di salute mentale di Kaley G.M. erano collegati ai contenuti che visualizzava, non alle funzionalità implementate, come la riproduzione automatica e lo scrolling infinito, alle quali non si applica la suddetta Section 230.

In pratica, l’esito della richiesta e dell’appello dipenderanno dall’interpretazione della legge. La sentenza definitiva diventerà un riferimento per altre simili denunce (sono migliaia) presentate da singoli utenti, distretti scolastici e Stati. Meta rischia anche di pagare fino a 3,7 miliardi di dollari dopo aver perso il processo di primo grado in New Mexico.

AI Act: scadenze posticipate e ban dei deepfake sessuali

Ven, 05/08/2026 - 12:53

Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sulle modifiche all’AI Act proposte dalla Commissione con il pacchetto Digital Omnibus. Sono state posticipate le scadenze per alcuni obblighi per dare più tempo ai provider. I co-legislatori hanno anche introdotto il ban per i tool AI che permettono di generare deepfake sessuali, un divieto assente nel testo originario della legge.

Nuove scadenze di applicazione

Le nuove regole per i sistemi AI ad alto rischio dovrebbero entrare in vigore a partire dal 2 agosto 2026. Non sono però disponibili le linee guida che spiegano la loro applicazione alle aziende interessate. Su proposta della Commissione, Parlamento e Consiglio hanno deciso di posticipare la scadenza al 2 dicembre 2027. Sono interessati i sistemi AI che sfruttano la biometria e quelli utilizzati in infrastrutture critiche, istruzione, occupazione, servizi essenziali, giustizia e gestione delle frontiere.

L’applicazione è stata invece posticipata al 2 agosto 2028 per i sistemi AI ad alto rischio integrati nei prodotti (ad esempio giocattoli e ascensori) soggetti alla legislazione settoriale dell’UE in materia di sicurezza e sorveglianza del mercato. È stato infine posticipato al 2 dicembre 2026 (invece del 2 febbraio 2027 proposto dalla Commissione) l’obbligo di aggiungere un watermark ai contenuti generati dall’AI (audio, immagini, video o testo) per indicarne l’origine.

Ban per i deepfake sessuali

La vera novità è rappresentata dal ban dei sistemi AI che generano contenuti sessuali e intimi non consensuali o materiale di abuso sessuale sui minori. Il divieto riguarda l’immissione sul mercato di sistemi AI che generano tali contenuti, l’immissione sul mercato senza adeguate misure di sicurezza per impedire la generazione e i soggetti che utilizzano questi sistemi allo scopo di creare tali contenuti.

Il ban si applica ai immagini, video e audio. Le aziende hanno tempo fino al 2 dicembre 2026 per implementare le necessarie misure. L’accordo provvisorio dovrà essere approvato formalmente da Parlamento e Consiglio entro il 2 agosto 2026, altrimenti verranno applicate le regole per i sistemi AI ad alto rischio a partire da questa data, come previsto dal testo originario dell’AI Act.

Codex di OpenAI su Chrome, l'estensione per testare e sviluppare

Ven, 05/08/2026 - 12:51

Codex esce dall’app ed entra nel browser. OpenAI ha lanciato un’estensione Chrome per la sua piattaforma di coding AI che permette di testare web app, raccogliere contesto dalle schede aperte, usare Chrome DevTools in parallelo e organizzare i risultati, il tutto senza che il browser venga monopolizzato. L’estensione funziona su Windows e Mac.

L’estensione Chrome di Codex porta il coding AI direttamente nel browser

Con il plugin di Chrome, Codex può testare le web app direttamente nel browser, raccogliere contesto da più schede aperte contemporaneamente, usare i DevTools in modo efficiente in parallelo mentre l’utente lavora su altro, e mantenere i risultati organizzati.

Oggi gran parte del lavoro di sviluppo passa dal browser: test, debug, ispezione del codice, distribuzione. Finora Codex era confinato all’app desktop, inizialmente disponibile su macOS e poi estesa ad altre piattaforme, come Windows. L’integrazione nel browser riduce ora le interruzioni tra strumenti diversi e semplifica il lavoro quotidiano degli sviluppatori.

Ma il valore potenziale più grande è un altro, il browser è dove lavorano tutti, non solo gli sviluppatori. Integrando Codex su Chrome, OpenAI potrebbe avvicinare gli strumenti di programmazione assistita anche a professionisti senza competenze tecniche avanzate, ma che svolgono gran parte delle attività online.

La strategia segreta di OpenAI

OpenAI punta a un’app unificata che combini Codex, il chatbot ChatGPT e il browser proprietario Atlas. L’estensione Chrome è un passaggio intermedio, porta le capacità di Codex dove gli utenti già lavorano, in attesa che l’ecosistema completo sia pronto.

Aiutami a scrivere di Gmail impara il tono e lo stile dell'utente

Ven, 05/08/2026 - 12:21

Finora, le email generate con “Aiutami a scrivere” di Gmail avevano tutte lo stesso tono, corretto e formale, ma del tutto impersonale. Con i nuovi aggiornamenti di Gemini, Google punta a rendere la scrittura più naturale. L’AI può imparare il modo in cui l’utente scrive abitualmente e utilizzare documenti e file personali per aggiungere dettagli reali ai messaggi.

Gmail impara il tono di scrittura dell’utente

La prima novità è la personalizzazione di tono e stile. Gemini analizza le email già scritte in passato e genera bozze che rispecchiano il modo in cui si scrive. Se le email sono informali, le bozze saranno informali. Se si usa un registro più formale, l’AI si adatta di conseguenza. Non serve configurare nulla, l’AI impara dal proprio storico.

Arriva la contestualizzazione tematica

La seconda è la contestualizzazione tematica. Quando si scrive un prompt, Gemini può connettersi a Gmail e Google Drive, cercare informazioni rilevanti e inserirle nella bozza. Nell’esempio di Google, un utente scrive un’email sulle campagne influencer recenti e l’AI recupera i nomi delle campagne dai file di Drive e lo stato di avanzamento dalle email recenti, senza che l’utente debba incollare nulla manualmente.

Aiutami a scrivere” era utile per vincere il blocco della pagina bianca, ma produceva email che si dovevano riscrivere quasi interamente per sembrare scritte di proprio pugno. Con la personalizzazione del tono, la riscrittura dovrebbe ridursi. E con la contestualizzazione, anche il copia-incolla di dati da altre fonti.

Il concetto è lo stesso alla base di Personal Intelligence di Gemini e delle AI Overview su Gmail, l’AI conosce il proprio contesto e lo usa senza che dover spiegare nulla.

Switch 2 costerà di più: aumento di prezzo confermato da Nintendo

Ven, 05/08/2026 - 12:00

Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti, prima che si iniziasse a discutere della crisi delle memorie: il gaming sta diventano una passione sempre più costosa. E l’ennesima conferma di quanto la previsione fosse azzeccata è appena arrivata da Nintendo, che ha annunciato un aumento di prezzo per la sua nuova console Switch 2.

Aumento di prezzo anche per Nintendo Switch 2

La buona notizia (vogliamo comunque vedere il lato positivo) è che il ritocco verso l’alto del listino in Europa non avverrà subito. Vale a dire che, chi vuole acquistare la piattaforma senza dover affrontare un esborso extra, ha tempo per farlo con relativa calma. Nel vecchio continente il cambiamento è previsto a partire dall’1 settembre 2026, così come negli Stati Uniti e in Canada. La scadenza è invece molto più stringente per il Giappone, fissata al 25 maggio 2026.

Dunque, quanto costerà Switch 2 dalla fine dell’estate? Si passa dagli attuali 469,99 euro al nuovo prezzo di 499,99 euro, considerando la versione con la sola console, non il bundle che include Mario Kart World. Un incremento non indifferente, giustificato da Nintendo proprio con l’impatto delle diverse variazioni delle condizioni di mercato.

Per il Giappone è previsto un rincaro anche dell’abbonamento al servizio Switch Online, da 306 yen a 400 yen mensili per la sottoscrizione annuale. Al momento l’annuncio non riguarda gli altri territori.

Secondo i risultati finanziari appena pubblicati, le vendite della console lanciata lo scorso anno hanno raggiunto i 2,49 milioni di unità nel corso dell’ultimo trimestre. È stata generalmente ben accolta dai giocatori, nonostante non si possa certo definire una piattaforma next-gen: le prestazioni sono paragonabili a quelle della generazione attuale (PlayStation e Xbox), ma spingere su comparto hardware e prestazioni non è mai stato tra le priorità di Nintendo, che preferisce concentrarsi sull’esclusività delle proprie IP e sull’offrire esperienze diverse rispetto alla concorrenza. Vedremo se la strategia pagherà anche questa volta.

Elon Musk nei guai: indagine criminale in Francia

Ven, 05/08/2026 - 11:42

La Procura di Parigi ha avviato un’indagine criminale nei confronti di X e xAI. È in pratica la versione più grave dell’indagine iniziata a luglio 2025 ed estesa a febbraio 2026. Le autorità francesi hanno nuovamente convocato Elon Musk e l’ex CEO Linda Yaccarino. In caso di incriminazione rischiano l’arresto.

Il caso diventa uno scontro tra Francia e Stati Uniti

L’indagine originaria riguardava la manipolazione dell’algoritmo di X per incrementare la visibilità dei contenuti di estrema destra. In seguito ad ulteriori segnalazioni è stata estesa per considerare anche la diffusione di contenuti negazionisti dell’Olocausto e deepfake sessualmente espliciti da parte di Grok.

Elon Musk e Linda Yaccarino dovevano presentarsi in Procura o rispondere alle domande in videoconferenza il 20 aprile. Nessuno dei due ha rispettato la richiesta. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti non ha collaborato, affermando che si tratta di un’indagine con motivazioni politiche.

La Procura di Parigi ha ora aperto un’indagine criminale con 9 capi di accusa (PDF):

  • Complicità nella detenzione di materiale pedopornografico e diffusione di immagini pornografiche di minori
  • Raccolta di dati personali con mezzi fraudolenti o illeciti
  • Trattamento di dati senza adeguate misure di sicurezza
  • Estrazione fraudolenta di dati da sistemi automatizzati
  • Violazione del segreto della corrispondenza elettronica
  • Falsificazione del funzionamento di un sistema di trattamento dei dati
  • Diffusione di contenuti sessuali generati tramite algoritmi che riproducono l’immagine o la voce di persone senza consenso
  • Gestione di una piattaforma online per consentire transazioni illegali
  • Negazionismo di crimini contro l’umanità facilitata da Grok

La procura di Parigi chiede che i giudici istruttori incriminino formalmente X, xAI, Elon Musk e Linda Yaccarino. Questi ultimi verranno convocati per raccogliere le loro osservazioni. Se non rispetteranno il mandato del giudice verranno incriminati in contumacia. I magistrati decideranno se iniziare un processo o chiudere il caso. Teoricamente Musk e Yaccarino rischiano anche l’arresto. Ovviamente il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti respingerà l’eventuale richiesta di estradizione.

Google e diritto all’oblio: la Cassazione riapre il tema del risarcimento

Ven, 05/08/2026 - 11:30

Con l’[branded_content po_number=”MT112″ program_code=”cybl” format_id=”54″ link=”https://ntplusdiritto.ilsole24ore.com/art/diritto-all-oblio-google-deve-risarcire-non-aver-deindicizzato-tempestivamente-AIhvX52B”]ordinanza n. 6433/2026[/branded_content], pubblicata il 18 marzo 2026, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione è intervenuta su un caso di diritto all’oblio, accogliendo il ricorso proposto dagli [branded_content po_number=”MT112″ program_code=”cybl” format_id=”54″ link=”https://www.ilmessaggero.it/speciali/pm/cassazione_14488_2025_google_deve_cancellare_le_vecchie_notizie_incomplete-8955857.html”]avvocati Angelica Parente e Domenico Bianculli[/branded_content] avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 14793/2024. Quest’ultima aveva riconosciuto la violazione del diritto all’oblio da parte di Google LLC, ma aveva respinto la domanda risarcitoria per difetto di prova del danno. La Suprema Corte ha cassato la decisione con rinvio, disponendo un nuovo esame da parte del giudice di merito.

La vicenda trae origine da un procedimento penale risalente nel tempo, conclusosi nel marzo 2022 con declaratoria di estinzione del reato per prescrizione. A seguito di tale esito, il ricorrente aveva presentato a Google due istanze di deindicizzazione riguardanti articoli di stampa online che riportavano notizie relative alla vicenda giudiziaria. Nelle richieste era stato incluso anche il riferimento al provvedimento conclusivo del procedimento.

Secondo quanto ricostruito nel giudizio di merito, Google aveva accolto una sola delle due richieste, mentre l’altra non era stata evasa, con conseguente permanenza online degli URL contestati fino alla notifica del ricorso. Gli URL contestati erano stati rimossi solo successivamente alla notifica del ricorso introduttivo. Il Tribunale di Roma aveva quindi dichiarato cessata la materia del contendere, riconoscendo che la tardiva [branded_content po_number=”MT112″ program_code=”cybl” format_id=”54″ link=”https://studiolegaleparentebianculli.com/cancellare-notizie-da-google-ai-mode-perplexity-e-chatgpt-2145.html”]deindicizzazione[/branded_content] integrava una violazione del diritto all’oblio, ma aveva escluso la sussistenza di un danno risarcibile in assenza di prova specifica.

Avverso tale decisione, il ricorrente, assistito dagli avvocati Parente e Bianculli, proponeva ricorso per cassazione articolato in più motivi, censurando in particolare la valutazione del Tribunale in ordine alla prova del danno e alla motivazione della sentenza.

La Corte di Cassazione ha esaminato congiuntamente i motivi di ricorso, ritenendoli fondati nei limiti indicati in motivazione. In particolare, la Suprema Corte ha rilevato un vizio nella motivazione della sentenza impugnata, qualificandola come “apparente” e non conforme al minimo costituzionale richiesto dall’art. 111, comma 6, della Costituzione.

La Corte ha rilevato che il Tribunale, pur avendo accertato la violazione del diritto all’oblio, ha escluso il danno con una motivazione ritenuta non sufficiente sotto il profilo giuridico“, osserva l’Avv. Angelica Parente.

La Corte ha inoltre evidenziato che il giudice di merito avrebbe dovuto esaminare in modo puntuale le circostanze allegate dal ricorrente, tra cui la diffusione dei contenuti online, la loro visibilità nei risultati di ricerca e la natura delle informazioni pubblicate. L’Avv. Domenico Bianculli richiama poi il passaggio in cui la Cassazione ribadisce che il danno non patrimoniale può essere accertato anche mediante presunzioni semplici, valutando elementi come la diffusione della notizia, la rilevanza dell’offesa e la posizione del soggetto interessato.

La Suprema Corte ha quindi ritenuto che il Tribunale non abbia correttamente applicato i criteri di valutazione del danno, omettendo di considerare le allegazioni difensive e di utilizzare gli strumenti probatori disponibili, tra cui il ragionamento presuntivo.

Dal punto di vista tecnico, il caso riguarda il funzionamento stesso dei motori di ricerca e il modo in cui le informazioni vengono aggregate e rese reperibili online. Google indicizza continuamente pagine web attraverso sistemi automatizzati di crawling, associando contenuti, snippet e URL a specifiche query di ricerca, comprese quelle basate sul nome di una persona. La deindicizzazione non comporta la cancellazione della pagina dal sito sorgente, ma impedisce che quel determinato URL compaia tra i risultati associati a una ricerca nominativa. È un meccanismo che interviene direttamente sul livello di accessibilità dell’informazione, modificando il modo in cui gli algoritmi restituiscono contenuti agli utenti senza eliminare il dato dalla rete. Proprio per questo, il diritto all’oblio rappresenta oggi uno dei principali punti di contatto tra regolazione europea dei dati personali e architettura tecnica dei motori di ricerca.

Alla luce di tali rilievi, la Cassazione ha disposto la cassazione della sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Roma, in diversa composizione, affinché proceda a un nuovo esame della domanda risarcitoria, attenendosi ai principi enunciati. Il giudice del rinvio sarà chiamato anche a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

L’ordinanza si inserisce nel quadro delle controversie sul trattamento dei dati personali online e sul diritto all’oblio, rafforzando gli strumenti di tutela della reputazione e la possibilità di [branded_content po_number=”MT112″ program_code=”cybl” format_id=”54″ link=”https://gdpr.net/tutti-i-passaggi-da-eseguire-per-cancellare-notizie-da-google/”]cancellare notizie pregiudizievoli da internet[/branded_content] quando non più attuali o adeguatamente aggiornate.

In collaborazione con Cyberlex

Spotify accoglie i podcast AI generati da Claude Code e Codex

Ven, 05/08/2026 - 11:21

Si raccoglie materiale di ricerca su un argomento, si dà in pasto a Claude, ChatGPT o qualsiasi chatbot si preferisce. L’AI genera un riassunto audio, un podcast personale sulla propria ricerca. E adesso quel podcast appare su Spotify, nel proprio feed, accanto agli altri che si ascoltano ogni giorno.

È “Salva su Spotify“, un nuovo strumento da riga di comando che permette agli agenti AI come Claude Code e Codex di OpenAI di salvare contenuti audio direttamente nella propria libreria Spotify.

Gli agenti AI possono salvare podcast generati direttamente su Spotify

Basta scaricare e installate la CLI Save to Spotify da GitHub. Poi si dà il prompt al proprio agente AI come al solito, aggiungendo “salva su Spotify” alla fine. L’audio generato appare nel proprio feed podcast.

Ora è possibile salvare e riprodurre podcast personali su Spotify, dice l’azienda nel blog. Il tuo agente può generare un briefing giornaliero, privato per te, salvato insieme a tutto il resto nella tua libreria. E come sempre con Spotify, è integrato su tutti i dispositivi che usi.

Per chi ha senso

Se si usa regolarmente l’AI per generare riassunti audio di ricerche, articoli, documenti o notizie, e si vuole ascoltarli durante il tragitto o la corsa mattutina, avere quei contenuti nel feed di Spotify invece di file audio sparsi è un miglioramento pratico. L’alternativa finora era scaricare l’audio, caricarlo da qualche parte, e poi ricordarsi dov’era.

Certo è, che Spotify sta cambiando faccia. da piattaforma di contenuti prodotti da altri a piattaforma dove i propri contenuti personali convivono con quelli professionali. Dopo la vendita di libri fisici, Page Match per sincronizzare audiolibri e libri cartacei, e l’integrazione di ElevenMusic per la musica generata dall’AI, Spotify aggiunge un altro formato.

Hantavirus: boom di ricerche online, le fonti affidabili per informarsi

Ven, 05/08/2026 - 10:43

Il grafico qui sotto mostra il volume delle ricerche su Google relative al termine hantavirus eseguite nelle ultime due settimane. Tra le parole correlate vi sono nave, crociera, cos’è e sintomi. Il motivo è chiaro: la diffusione delle notizie relative al focolaio esploso sulla MV Hondius che avrebbe già causato tre morti.

Dove trovare informazioni affidabili su hantavirus

Nel momento in cui virale può assumere una doppia valenza, una in ambito medico e l’altra sui social, è bene fare chiarezza e riferimento alle fonti autorevoli. C’è il documento pubblicato proprio nei giorni scorsi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con l’obiettivo di far luce (e tranquillizzare) su un argomento che sta finendo al centro dell’attenzione mediatica in tutto il mondo. È accompagnato da un breve video informativo che risponde ad alcune delle domande più frequenti sul tema.

Chi ha poca dimestichezza con l’inglese può consultare l’approfondimento condiviso da Humanitas, che tocca aspetti come le modalità di infezione da hantavirus, i sintomi, la diagnosi e le cure.

Quanto è esteso il problema? Il rischio di una nuova epidemia è reale? Prima che qualcuno riporti in auge le teorie del complotto chiamando in causa Bill Gates, vale la pena ricordare che su queste pagine abbiamo già scritto del tema nel marzo 2020, poche settimane dopo l’inizio della crisi sanitaria legata a COVID-19, quando online si stava diffondendo un clima di tensione molto simile a quello che si respira oggi. Riportiamo dal documento dell’OMS.

Ad oggi, la trasmissione da uomo a uomo è stata documentata solo per il virus Andes nelle Americhe e rimane rara. Quando si verifica, la trasmissione tra persone è stata associata a contatti stretti e prolungati, in particolare tra membri della stessa famiglia o partner intimi, e sembra più probabile durante la fase iniziale della malattia, quando il virus è più trasmissibile.

Apple pronta al lancio degli AirPods con fotocamere

Ven, 05/08/2026 - 10:26

Sotto la guida di John Ternus (nuovo CEO dal 1 settembre), Apple annuncerà nuovi dispositivi indossabili. Due di essi (smart glass e ciondolo) appartengono a categorie di prodotti mai sperimentate dall’azienda di Cupertino. Il terzo è invece l’evoluzione di un prodotto già sul mercato. Si tratta degli AirPods con fotocamere che hanno recentemente raggiunto l’ultimo stadio di sviluppo.

AirPods con fotocamere e Siri

Apple vende attualmente due auricolari wireless (AirPods 4 e AirPods Pro 3), oltre alle cuffie AirPods Max 2. Le prime indiscrezioni su una versione più avanzata risalgono a circa due anni fa. Mark Gurman (giornalista di Bloomberg) aveva confermato i piani di Apple a metà febbraio, ma l’arrivo sul mercato avverrà più tardi del previsto.

Le fonti di Gurman hanno comunicato che è stato raggiunto l’ultimo stadio di sviluppo. I prototipi hanno design e funzionalità che gli utenti troveranno sul prodotto finale. Gli AirPods con fotocamere sono quasi identici agli attuali AirPods Pro 3, ma hanno steli più lunghi per ospitare sensori e lenti. Non saranno però fotocamere di elevata qualità in grado di scattare immagini o registrare video. Serviranno solo per aggiungere “occhi” a Siri.

Dovevano essere disponibili entro metà 2026, ma il lancio è stato posticipato alla fine dell’anno perché la versione 2.0 di Siri (quella basata su Google Gemini) non è ancora pronta (verrà annunciata durante la WWDC 2026). Proprio la parte software necessita ancora di miglioramenti, in particolare le funzionalità Visual Intelligence.

Usando le fotocamere, Siri risponderà alle domande degli utenti su ciò che viene inquadrato. Fornirà ad esempio gli ingredienti di un piatto o indicazioni più precise per raggiungere una destinazione. Un LED indicherà l’attivazione delle fotocamere per informare le persone nelle vicinanze. Potrebbe però essere inutile considerate le dimensioni degli auricolari.

Non ci sono al momento indiscrezioni sul prezzo, ma sarà certamente maggiore dei 249 euro necessari per acquistare gli AirPods Pro 3.

A Fastweb non piace lo spot iliad con Megan Gale: effetto Streisand

Ven, 05/08/2026 - 10:12

Nei giorni scorsi iliad ha lanciato una campagna promozionale con una testimonial che non è passata inosservata: Megan Gale. Chi all’inizio del millennio aveva già tra le mani un telefonino non faticherà a ricordarla come volto delle pubblicità Omnitel e Vodafone. A qualcuno questo ritorno non è piaciuto e ora minaccia di ricorrere a vie legali.

Lo spot di iliad con Megan Gale e la lettera di Fastweb

Benedetto Levi, CEO di iliad, ha condiviso su LinkedIn la lettera ricevuta da Fastweb, che all’inizio dell’anno ha definitivamente incorporato Vodafone Italia. Si apre riconoscendo il valore evocativo del personaggio, molto forte presso il target di riferimento. Che poi, guarda caso, sarebbe proprio il motivo per cui l’attrice e modella è stata scelta per il nuovo spot. Prosegue citando alcune frasi pronunciate da chi la vede camminare per le vie di Milano, riconosciuta dalla gente come protagonista di un’altra pubblicità: Megan, cosa ci fai in questo spot?, Ho deciso di cambiare, Eh sì, è passata in iliad anche lei. Il dito è poi puntato contro la scelta dell’abbigliamento: Peraltro, Megan Gale è vestita di rosso, il colore che identifica Vodafone sin dal suo uso nel mercato italiano a partire dal 2003.

Fastweb cita la possibile violazione di numerose norme del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale e del codice civile, poiché realizza infatti un indebito e ingiustificato agganciamento alla notorietà e all’immagine aziendale Vodafone, oggi Fastweb, con effetti denigratori nei confronti del marchio, abbandonato persino dalla sua storica testimonial. Anche se purtroppo non ci è mai successo, comprendiamo bene che essere lasciati da una come Megan possa spezzare il cuore.

La lettera va avanti chiamando in causa una comparazione meramente suggestiva fra Vodafone e iliad a tutto vantaggio di quest’ultima. Va detto che non c’è mai alcun riferimento diretto a Vodafone, né un confronto tra le tariffe dei due operatori. Insomma, che fosse una frecciatina alla concorrenza l’abbiamo capito tutti dal primo frame, ma ce n’è abbastanza per chiedere l’immediata cessazione della diffusine della campagna?

Ciò che sta già avvenendo è il più classico effetto boomerang (o effetto Streisand): più si cerca di affondare un contenuto, in questo caso un messaggio pubblicitario, più gli si dà rilievo. Basta dare un’occhiata ai profili social di Gale per capire quanto la mossa sia stata efficace.

Mythos di Anthropic scova su Firefox bug nascosti da 15 anni

Ven, 05/08/2026 - 09:46

Ad aprile 2025, Firefox ha rilasciato 31 correzioni di bug. Ad aprile 2026, ne ha rilasciate 423. La differenza ha un nome: Mythos, il modello di cybersicurezza di Anthropic che Sam Altman ha definito “marketing basato sulla paura e che Anthropic ha dichiarato troppo potente per il rilascio pubblico.

I ricercatori di sicurezza di Mozilla ora raccontano cosa significa lavorare con Mythos nella pratica. La risposta: centinaia di vulnerabilità ad alta gravità scoperte, incluse alcune dormienti nel codice da oltre dieci anni.

Il salto di qualità con Mythos di Anthropic

Fino a sei mesi fa, gli strumenti AI per la ricerca di bug erano più un fastidio che un aiuto, inondavano i team di sicurezza con report di bassa qualità e falsi positivi. I ricercatori di Mozilla descrivono però un cambiamento rapidissimo: È difficile rendere l’idea di quanto la situazione sia cambiata in pochi mesi. Da una parte, i modelli sono diventati molto più capaci. Dall’altra, abbiamo migliorato radicalmente il modo in cui li utilizziamo.

La differenza, spiegano, è nei nuovi sistemi agentici, non si limitano a segnalare possibili problemi, ma verificano anche la qualità delle proprie analisi e scartano autonomamente i risultati meno affidabili.

Mythos riesce a violare la sandbox di Firefox

Il risultato più impressionante riguarda la sandbox di Firefox, la parte più sicura del browser, progettata per isolare i processi e impedire che codice malevolo raggiunga il sistema. Per trovare vulnerabilità nella sandbox, il modello deve scrivere una patch compromessa per il browser, poi attaccare la parte più sicura del software con il nuovo codice implementato. È un processo a più step, che richiede creatività e attenzione ai dettagli.

Il programma bug bounty di Mozilla paga fino a 20.000 dollari per chi trova un bug nella sandbox. Nonostante la cifra, Brian Grinstead, ingegnere di Mozilla, dice che Mythos trova più vulnerabilità sandbox di quante ne abbiano mai trovate i ricercatori umani.

Mythos trova i bug, ma non li corregge

Un dettaglio importante, Mozilla non usa l’AI per correggere i bug che trova. Il team chiede all’AI di proporre patch, ma il codice che ne risulta non può essere distribuito direttamente, serve come modello per un ingegnere umano. Per i bug di cui parliamo in questo post, ognuno ha un ingegnere che scrive la patch e uno che la rivede. Non può essere automatizzato, dice Grinstead.

Insomma, l’AI sa dove sono i problemi, ma non sa ancora come risolverli in modo affidabile.

Un mese dopo l’anteprima di Mythos, la maggior parte dei bug scoperti probabilmente non è stata ancora corretta. Anthropic segue le norme di divulgazione responsabile, ma è probabile che malintenzionati usino tecniche simili dietro le quinte.

Come osserva Grinstead: È uno strumento utile sia per gli hacker sia per chi si occupa di difesa. Però il fatto che sia disponibile sposta l’ago della bilancia leggermente a favore della difesa. La realtà è che nessuno conosce ancora davvero la risposta.

Il punto, quindi, è che queste tecnologie possono rafforzare entrambe le parti: chi protegge i sistemi e chi cerca di violarli.

Telegram: bot AI e altre 9 nuove funzionalità

Ven, 05/08/2026 - 09:11

La software house guidata da Pavel Durov ha rilasciato ieri sera la versione 12.7 di Telegram che include 10 nuove funzionalità. Quasi il 50% di esse riguarda l’uso dei bot AI per eseguire varie azioni. Ci sono inoltre novità per emoji, sticker, sondaggi, pianificazione dei messaggi e reazioni. L’aggiornamento può essere già scaricato dagli store di Apple e Google.

Tutte le novità di Telegram

Telegram permette ora di utilizzare gli assistenti AI o altri tool automatizzati di terze parti come bot ospiti all’interno delle chat private o di gruppo. Gli utenti devono solo citarli (fino a 3 contemporaneamente) con @username nel messaggio per chiedere informazioni o generare immagini. I bot hanno accesso solo al messaggio specifico in cui sono citati e a tutte le risposte a quel messaggio. Non possono vedere quali utenti sono nella chat e non possono accedere ad altri messaggi.

L’aggiornamento introduce anche la comunicazione tra bot. I bot possono quindi rispondere ad altri bot. La funzionalità è utile per automatizzare i flussi di lavoro con agenti completamente autonomi. I bot possono ora scrivere le risposte in streaming man mano che vengono generate, invece di attendere il completamento del messaggio.

Infine, gli utenti possono collegare un bot al proprio profilo e permettergli di rispondere ai messaggi. È possibile scegliere le chat a cui può accedere, escludendo ad esempio quelle con i contatti personali oppure rispondendo solo alle nuove chat. La funzionalità si trova in Impostazioni > Account > Automazione chat.

Telegram consente anche di creare stili AI personalizzati, inserendo un prompt nell’editor di testo. I team possono ad esempio standardizzare i testi per post e promozioni, mentre le community possono creare stili con meme per i loro membri. Ogni stile personalizzato ha un link condivisibile che permette agli altri utenti di visualizzare l’anteprima dello stile e di aggiungerlo al proprio editor di testo.

Sfruttando modelli AI custom che operano sulla rete Cocoon è possibile trovare facilmente oltre 100 milioni di emoji e sticker pubblici creati dagli utenti di Telegram attraverso la funzione di ricerca nel pannello degli sticker (sono supportate parole chiave in 36 lingue).

Altre due novità riguardano i sondaggi. Quelli nei gruppi e nei canali mostrano un grafico interattivo per gli amministratori che traccia il numero di voti per ogni opzione nel tempo. Gli amministratori dei canali possono invece impostare limiti personalizzati su chi può partecipare ai sondaggi, consentendo la partecipazione solo agli iscritti o solo agli utenti di specifici paesi.

Infine, i messaggi pianificati possono essere consegnati in modo silenzioso (senza suono di notifica), mentre gli amministratori dei gruppi possono ora eliminare le reazioni di utenti specifici.

Perplexity lancia Personal Computer su Mac: l'agente AI locale

Ven, 05/08/2026 - 09:06

Personal Computer di Perplexity è un agente AI che gira sul Mac, accede ai file locali, alle app native, al web e a oltre 400 connettori, ed esegue workflow multi-step per conto dell’utente. Dopo un mese di accesso limitato agli abbonati Max con lista d’attesa, ora è disponibile per tutti gli utenti Mac.

Un agente AI che lavora sul vostro Mac: cosa fa Perplexity Personal Computer

Personal Computer porta le capacità dell’agente AI di Perplexity dal cloud al proprio dispositivo. Lavora con i file locali, le app Mac native e il web. Può gestire strumenti, usare i connettori e sfruttare il proprio contesto personale, il tutto all’interno di un ambiente di sviluppo sicuro sui server di Perplexity.

Ad esempio, è possibile confrontare due file da app diverse, prendere appunti da un’app e creare una bozza in un’altra, lavorare con spreadsheet e documenti e materiali distribuiti tra più applicazioni. Se si abbina a Comet, il browser AI di Perplexity, può operare su strumenti web senza bisogno di connettori dedicati.

L’aspetto più interessante, è che è progettato per girare su dispositivi sempre accesi come un Mac Mini, Personal Computer può essere controllato da remoto dall’iPhone, si possono avviare compiti o approvare richieste dal telefono mentre l’agente lavora sul Mac.

La differenza con OpenClaw

OpenClaw ha reso popolare il concetto di agente AI locale, ma ha sollevato preoccupazioni serie sulla sicurezza a causa dei permessi elevati richiesti. Personal Computer si presenta come alternativa più sicura, o almeno, questa è la promessa. Il fatto che l’esecuzione avvenga in un ambiente controllato sui server di Perplexity, pur accedendo ai file locali, è il compromesso tra sicurezza e funzionalità.

Microsoft sta integrando funzionalità simili in Copilot, Google le porta su Chrome Enterprise con auto browse. Perplexity arriva con il vantaggio dell’indipendenza da un ecosistema specifico, non è legata a Windows come Copilot, né a Google Workspace come Chrome Enterprise.

La vecchia app Mac di Perplexity verrà deprecata nelle prossime settimane, il team si concentra su Personal Computer come app principale. Chi usava Perplexity su Mac dovrà passare alla nuova app.

Cloud a vita senza abbonamento con Internxt all'85% di sconto

Ven, 05/08/2026 - 09:00

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