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Updated: 1 hour 2 min fa

Google svela Gemini Intelligence: AI in Android e Chrome

Mer, 05/13/2026 - 11:38

Durante l’evento Android Show: I/O Edition 2026, Google ha annunciato nuove funzionalità AI che fanno parte di Gemini Intelligence. Saranno principalmente disponibili su Android (non è nota la versione minima), ma gli utenti troveranno alcune novità anche in Chrome. L’azienda di Mountain View sottolinea che verrà chiesto il consenso esplicito e garantisce la protezione dei dati.

Novità di Gemini Intelligence

Le novità di Gemini Intelligence saranno inizialmente disponibili su Google Pixel e Samsung Galaxy entro l’estate e arriveranno anche su smartwatch, smart glass e notebook entro fine anno. L’esecuzione automatica delle attività con app di cibo e ridesharing può essere già sfruttata su Pixel 10 e Galaxy S26 da fine febbraio (solo Stati Uniti e Corea). Presto sarà possibile utilizzare immagini o screenshot, oltre a testo e voce.

L’utente potrà ad esempio aprire un’app di appunti, tenere premuto il pulsante di accensione per attivare Gemini e chiedere di aggiungere la lista della spesa al carrello del sito di e-commerce. Oppure sarà possibile scattare una foto di una brochure di viaggio e chiedere di trovare un tour. L’utente dovrà solo completare l’acquisto.

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_videos/Final-5.5.-GI-_Automations_v02.mp4

Sfruttando la funzionalità Personal Intelligence di Gemini è possibile compilare automaticamente i campi di un modulo in qualsiasi app, Chrome incluso. Rambler è invece la funzionalità di Gboard che permette una dettatura vocale in linguaggio naturale. Supporta anche più lingue in contemporanea.

Create My Widget consente invece la creazione di nuovi widget personalizzati tramite una descrizione in linguaggio naturale.

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_videos/Final-5.5-GI-_Gen_UI_Widget_v02.mp4

Ci sono infine nuove funzionalità AI per Chrome su Android che sfruttano il modello Gemini 3.1. Cliccando sull’icona in alto a destra nella barra degli strumenti, Gemini si aprirà nella parte inferiore dello schermo, consentendo di fare domande sulla pagina aperta nel browser, riassumere articoli lunghi o ottenere spiegazioni dettagliate su argomenti complessi.

Gemini in Chrome si integra anche con altre app Google. L’utente può ad esempio aggiungere eventi al calendario, portare gli ingredienti da una ricetta in Google Keep o trovare informazioni specifiche in Gmail. Con Nano Banana è invece possibile creare versioni personalizzate delle immagini trovate sul web.

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_videos/260511_Chewy_Bowl_with_disclaimer_zBaCcOC.mp4

È possibile infine sfruttare la navigazione automatica. L’utente deve solo chiedere a Gemini le attività da eseguire. Queste novità saranno disponibili dal mese di giugno negli Stati Uniti per dispositivi con almeno Android 12. Per la navigazione automatica serve l’abbonamento Google AI Pro o Ultra.

Meta AI su Threads non si può bloccare, utenti infuriati

Mer, 05/13/2026 - 11:23

Meta ha presentato un nuovo account ufficiale chiamato Meta AI che permette agli utenti di taggarlo per ottenere risposte a domande o contesto durante una conversazione. Una funzione che fin qui ricorda parecchio quello che fa Grok su X. Peccato che gli utenti abbiano scoperto subito un piccolo dettaglio non da poco: l’account Meta AI non si può bloccare.

Meta AI su Threads: gli utenti scoprono di non poterlo bloccare e scoppia la rivolta

L’idea, di per sé, non è nuova. Su X la pratica di taggare l’intelligenza artificiale Grok per chiedere spiegazioni sotto un post è diventata talmente comune da generare meme, controversie e perfino qualche scivolone tecnico ad alto tasso di imbarazzo. Meta ha deciso di replicarla sulla propria piattaforma Threads. La versione mostrata in un video promozionale fissato in cima al profilo mostra il classico utilizzo: si scrive un post chiedendo “perché tutti sono ossessionati dal matcha“, oppure “come si pronuncia davvero Cannes“, si tagga Meta AI e si ottiene una risposta più o meno autorevole.

La cosa, per ora, è in fase di test in cinque mercati: Argentina, Malesia, Messico, Arabia Saudita e Singapore. Una selezione geografica curiosa, che evita per il momento Stati Uniti, Europa e i grandi mercati occidentali, presumibilmente per testare il comportamento degli utenti in contesti meno esposti mediaticamente.

Il problema è scoppiato in modo classico, ovvero quando qualcuno è andato a curiosare. Andando sul profilo di Meta AI, aprendo il menu a tre puntini in alto a destra, l’utente normale si aspetta di trovare la solita serie di opzioni: silenzia, smetti di seguire, segnala, blocca. Sull’account Meta AI, però, l’opzione blocca semplicemente non c’è. Una scelta evidentemente deliberata.

La reazione è arrivata a valanga. Sotto i post di Meta AI, sotto quelli dell’account principale di Threads, e perfino sotto i post di Connor Hayes, il responsabile della piattaforma, sono comparse centinaia di risposte indignate. Karissa Bell di Engadget ha raccontato che la frase “Users cannot block Meta AI” era diventata trending topic su Threads con oltre un milione di post a riguardo. Curiosamente, da un certo punto in poi, quel trend ha smesso di apparire nei feed di chi era andato a cercarlo. Casualità degli algoritmi, magari. Oppure no.

Qualcuno ha provato a forzare la mano, andando a vedere se in alcune versioni dell’app comparisse comunque l’opzione di blocco. Pare che a una manciata di utenti l’opzione apparisse davvero, ma cliccandoci sopra il sistema restituisse semplicemente un errore.

La risposta di Meta

Davanti alla raffica di critiche, Meta ha mandato avanti una portavoce, Christine Pai, che ha cercato di spiegare la cosa con la dovuta diplomazia. Gli utenti possono gestire la propria esperienza con Meta AI durante il test, ha detto a The Verge. L’idea, ha aggiunto, è quella di offrire un modo rapido per raccogliere contesto prima di entrare in una conversazione. Per chi non vuole vedere risposte di Meta AI nel proprio feed di Threads, ci sono però delle alternative: si possono silenziare o nascondere le risposte di Meta AI, oppure usare l’opzione “Non mi interessa” sotto un singolo post.

Insomma, non si può bloccare, ma solo evitare. Una scelta che, dal punto di vista del prodotto, ha senso. Meta ha investito miliardi nell’intelligenza artificiale, ha lanciato ad aprile il nuovo modello Muse Spark, e ora ha bisogno che i suoi modelli vengano usati, mostrati, discussi. Un account AI che si può bloccare in massa sarebbe stato un disastro di engagement.

La domanda interessante è se Meta cederà sotto la pressione o se tirerà dritto. Le precedenti vicende suggeriscono una via di mezzo.

Le migliori offerte Amazon per rendere smart casa con due soldi

Mer, 05/13/2026 - 11:13

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Mouse wireless da Pro Gamer Logitech G PRO X SUPERLIGHT 2 DEX al 45%

Mer, 05/13/2026 - 11:10

Sei un appassionato di videogiochi e sei quindi alla ricerca di un mouse senza fili che garantisca ottime prestazioni senza doverlo strapagare? Allora dai un’occhiata a questa promozione che ti stiamo segnalando. Se vai immediatamente su Amazon puoi acquistare l’epico Logitech G PRO X SUPERLIGHT 2 DEX a 98,41 euro, anziché 179 euro.

Sembra incredibile ma ti posso assicurare che è tutto vero e non ci sono errori. Siamo di fronte a uno sconto del 45% che ti consente di risparmiare la bellezza di oltre 80 euro sul totale. E potrai anche dilazionare il pagamento in comode rate a tasso zero con Cofidis, selezionando l’opzione in pagina.

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Logitech G PRO X SUPERLIGHT 2 DEX non ha rivali

Inutile girarci intorno, se vuoi un mouse wireless da veri gamer qualcosina in più la devi spendere e dunque, a questa cifra, il Logitech G PRO X SUPERLIGHT 2 DEX non rivali. Offre un design estremamente confortevole pensato per avere stabilità e velocità ed è dotato di pulsanti anche dove appoggi il pollice per scorciatoie rapide. In più potrai usare il software dedicato scaricabile gratuitamente per personalizzare diversi tasti.

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Il sensore ha un tracciamento fino a 44.000 DPI su tutta la gamma di movimenti e un’accelerazione fino a 888 IPS/88G. Inoltre la tecnologia wireless LIGHTSPEED ha un polling fino a 8 kHz per essere estremamente affidabile e reattivo. I piedini per mouse in PTFE  gli consentono di scorrere su qualsiasi superficie anche senza il tappetino. Inoltre potrai usarlo per 95 ore con una singola ricarica, che avviene tramite il cavo USB che trovi già incluso.

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Questa è assolutamente una promozione da non lasciarsi sfuggire e dunque fai alla svelta. Fiondati su Amazon e acquista il tuo Logitech G PRO X SUPERLIGHT 2 DEX a 98,41 euro, anziché 179 euro. Se completi l’ordine adesso lo riceverai a casa entro pochi giorni senza costi aggiuntivi, grazie ai servizi Prime. Se non sei ancora abbonato fallo ora cliccando qui.

Widget su misura con Gemini: la nuova funzione di Android

Mer, 05/13/2026 - 11:01

Per quasi vent’anni la home dei telefoni è rimasta uguale a se stessa: una griglia di icone intercambiabili. Si potevano spostare, raggruppare, al massimo cambiare lo sfondo. Il repertorio della personalizzazione finiva più o meno qui, con differenze trascurabili tra un sistema operativo e l’altro. Google adesso prova a scardinare l’abitudine con Create My Widget, uno strumento che costruisce widget su misura partendo da una semplice descrizione testuale.

Google lancia Create My Widget: widget personalizzati con l’AI

La presentazione è arrivata martedì, dentro il pacchetto di novità annunciate da Mountain View al proprio Android Show. La logica è quella che ormai sta colonizzando ogni nuova funzione AI, smettere di chiedere all’utente di imparare un linguaggio tecnico e cominciare a parlarci in linguaggio naturale. Si descrive a Gemini cosa serve, l’assistente capisce, costruisce, deposita il widget pronto sulla home. Nessuna programmazione, nessun template fisso, nessuna ricerca tra app di terze parti che promettono mari e monti per poi limitarsi a mostrare la previsione del tempo con un font diverso.

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_videos/Final-5.5-GI-_Gen_UI_Widget_v02.mp4

L’esempio che meglio cattura lo spirito della cosa è quello del ciclista. Chi va in bici sul serio ha bisogno di sapere solo due cose, quanto vento e se piove. Tutto il resto è noia. Con Create My Widget si può chiedere all’assistente di costruire un widget che mostri esattamente quei due dati, niente di più.

L’idea, fuori da questo esempio specifico, è che ognuno possa costruire la propria interfaccia ritagliata sulle proprie ossessioni quotidiane. Il fanatico del giardinaggio che vuole solo monitorare le temperature notturne. La persona che fa investimenti e vuole un riassunto secco di tre indici. Il genitore che vuole un widget con il countdown all’arrivo del bus dei figli. Ognuna di queste configurazioni, fino a ieri, avrebbe richiesto competenze di programmazione o app specializzate. Adesso basta scriverla, o meglio dettarla, e Gemini la crea.

Gemini è capace di pescare informazioni dal web e di collegarsi alle app Google come Gmail e Calendario per costruire dashboard davvero personali. Google ha mostrato l’esempio del raduno familiare a Berlino. L’utente sta organizzando l’incontro, Gemini raccoglie automaticamente i dettagli del volo, gli orari dell’hotel, le prenotazioni dei ristoranti, e aggiunge persino un conto alla rovescia all’evento. Tutto in un solo widget.

Naturalmente poi bisognerà vedere quanto rapidamente Gemini riconosce le informazioni rilevanti, quanto pulito sia il design del widget generato, e quanto affidabili siano gli aggiornamenti.

Disponibilità

Il roll out sarà progressivo. Create My Widget arriverà prima sui telefoni Samsung Galaxy e sui Pixel di Google nel corso dell’estate, per poi estendersi agli altri dispositivi Android nei mesi successivi.

Monitor BenQ da 23,8" IPS con refresh rate da 144Hz per zero compromessi

Mer, 05/13/2026 - 10:57

Se non vuoi affaticare la vista durante le ore che passi davanti al computer, per lavoro o per hobby, approfitta di questa promozione spettacolare. Se vai subito su Amazon puoi aggiungere al tuo carrello il monitor BenQ da 23,8 pollici a soli 129,99 euro, invece che 139 euro.

Anche se lo sconto del 6% non è da strapparsi i capelli si tratta del minimo storico e per ciò che offre è davvero un ottimo prezzo. Inoltre potrai decidere di acquistarlo subito e pagarlo in comode rate a tasso zero con Cofidis, selezionando l’opzione visibile in pagina. Devi fare presto però perché l’offerta è a tempo limitato e potrebbe scadere da un momento all’altro.

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Monitor BenQ da 23,8 pollici: qualità prezzo top

Sicuramente il monitor BenQ da 23,8 pollici ha un rapporto qualità prezzo interessante e con questo sconto ancora di più. Oltre ad avere le giuste dimensioni per non essere troppo ingombrante ma garantire comunque un’ottima visione, offre anche diverse tecnologie che garantiscono un risultato eccellente.

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Ha una frequenza di aggiornamento da 144 Hz per immagini dettagliate anche quando sono molto veloci e un pannello IPS perfettamente visibile da qualsiasi angolazione. La bassa emissione di luce blu ti consentirà di stare davanti allo schermo tutto il tempo che vuoi senza affaticare la vista. Ha inoltre una cornice ultra slim per ampliare il campo visivo e il 99% di colori sRGB per garantire un ottimo risultato. Puoi collegare computer, console di gioco e un secondo schermo grazie alle porte HDMI, DisplayPort e USB Type-C.

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Google cambia gli emoji: un'anteprima delle nuove faccine 3D

Mer, 05/13/2026 - 10:45

Google ha ridisegnato l’intero set di faccine creando i suoi nuovi emoji 3D. Li vedremo arrivare più avanti nel corso dell’anno sui nostri dispositivi, a partire dagli smartphone della gamma Pixel (quasi certamente con il rollout di Android 17), quando sarà possibile inserirli nei messaggi delle chat. È un restyling pensato per dare profondità agli elementi grafici ormai diventati un linguaggio universale, che ci vengono in aiuto quando non sappiamo come esprimere un concetto per esteso o non vogliamo farlo.

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Restyling per le emoji di Google con il set Noto 3D

L’obiettivo è quello di mettere nelle mani (e sugli schermi) degli utenti qualcosa che possa portare con sé una sensazione fisica, tangibile, in grado di segnare la differenza tra un messaggio ricevuto e una presenza percepita. Il nome di questo set è Noto 3D e il filmato qui sotto ne mostra un’anteprima.

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_videos/Emoji_wave_v02.mp4

Per certi versi, il restyling rende gli emoji più simili visivamente a quelli già presenti su iOS, contribuendo a rendere più uniforme e standardizzato lo scambio tra piattaforme diverse.

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Non certo la novità più importante tra quelle annunciate ieri dal gruppo di Mountain View (ci sono anche il Googlebook e Gemini Intelligence), ma è fuori discussione che una modifica sostanziale agli elementi grafici ai quali ci affidiamo tutti i giorni per comunicare abbia il suo peso. Ad esempio, quanti sanno che Tears of Joy 😂è la più utilizzata al mondo? Oppure, che secondo il report Future of Creativity di Adobe hanno un impatto psicologico reale (il 91% degli utenti li usa per alleggerire il tono delle conversazioni). Ancora, ne esistono migliaia, ma 100 occupano l’82% degli invii totali.

HONOR Watch 4 (ricondizionato eccellente) a soli 55€ è un affare

Mer, 05/13/2026 - 10:44

Ormai i prodotti ricondizionati sono un’ottima soluzione per ottenere dei dispositivi a molto meno del loro prezzo senza sacrificare la qualità e oggi ti segnaliamo un’offerta speciale. Se vai subito su eBay puoi mettere nel tuo carrello l’HONOR Watch 4 (ricondizionato eccellente) a soli 55,99 euro, invece che 149,90 euro, inserendo il codice promozionale FRITPSPRM26 al momento del pagamento.

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HONOR Watch 4 (ricondizionato eccellente) a prezzo shock

Questo HONOR Watch 4 è un ricondizionato eccellente con garanzia di 12 mesi ed è perfettamente funzionante come il nuovo con una batteria che ha almeno l’80% della durata. È uno smartwatch straordinariamente performante e ti dà la possibilità di rispondere alle chiamate direttamente dal polso.

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Smartwatch, PowerBank e Smart TV: 5 bombe in promo su eBay

Mer, 05/13/2026 - 10:36

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Overdose dopo aver chiesto a ChatGPT; OpenAI: 'modello vecchio'

Mer, 05/13/2026 - 10:18

Sam Nelson aveva 19 anni. È morto a causa di una overdose dopo aver chiesto a ChatGPT (modello GPT-4o) consigli su come assumere le sostanze che gli hanno tolto la vita. Abbiamo ricostruito la vicenda nel dettaglio in un articolo dedicato pubblicato nei mesi scorsi. Ora, la famiglia ha deciso di trascinare OpenAI in tribunale.

Morire per overdose, davanti a ChatGPT

La tragedia che ha portato via un ragazzo e cambiato per sempre le esistenze dei genitori Leila e Angus rischia di diventare rumore di fondo, una notizia come tante altre, nel momento storico in cui cresce in modo preoccupante il numero dei casi di suicidio e decessi in qualche modo associati all’intelligenza artificiale. È anche per questo che gli addetti ai lavori stanno facendo il possibile per introdurre protezioni create ad hoc.

Vale comunque la pena scriverne non solo per segnalare l’avvio della causa legale, ma anche per avere coscienza di quella che è la posizione assunta da una realtà come OpenAI di fronte a queste situazioni. È ben sintetizzata dalla dichiarazione che un portavoce ha affidato alla redazione del New York Times, la riportiamo di seguito in forma tradotta e integrale.

Queste interazioni si sono svolte su una versione precedente di ChatGPT, ora non più disponibile. ChatGPT non sostituisce l’assistenza medica o psicologica e, grazie al contributo di esperti di salute mentale, abbiamo continuato a migliorare la sua gestione di situazioni delicate e acute. Le misure di sicurezza attualmente presenti in ChatGPT sono progettate per identificare il disagio, gestire in modo sicuro le richieste potenzialmente dannose e indirizzare gli utenti verso un supporto concreto. Questo lavoro è in corso e continuiamo a migliorare il sistema in stretta collaborazione con i clinici.

Dunque, la colpa è del vecchio modello dismesso

La strategia difensiva, se così la possiamo definire, fa leva sul fatto che i consigli forniti al giovane prima che andasse incontro alla morte sono arrivati da un modello vecchio, non più disponibile. È come a dire ai genitore che, se il figlio avesse aspettato l’aggiornamento successivo, sarebbe ancora vivo. Il chatbot non avrebbe risposto Stai attento se hai intenzione di farlo comunque quando il ragazzo lo ha consultato dopo aver bevuto alcol e assunto una dose elevata di kratom, per chiedere se lo Xanax avrebbe aiutato a togliere la nausea.

Erano le 3 del mattino del 31 maggio 2025. Il corpo di Sam Nelson è stato ritrovato qualche ora più tardi.

Android: nuove protezioni contro truffe e furti

Mer, 05/13/2026 - 10:12

Durante l’evento Android Show I/O Edition 2026, Google ha annunciato molte novità relative a sicurezza e privacy. Quella più importante si chiama Intrusion Logging, sviluppata in collaborazione con Amnesty International e Reporters Without Borders. L’azienda di Mountain View ha inoltre migliorato le protezioni contro truffe e furto del dispositivo. Alcune funzionalità sono incluse in Android 17.

Migliorano sicurezza e privacy su Android

Le truffe bancarie sono in aumento. I cybercriminali impersonano i dipendenti delle banche e contattano le potenziali vittime da un numero di telefono che sembra quello ufficiale. In realtà viene modificato l’identificatore del chiamante (spoofing). La nuova protezione sviluppata da Google rileva e blocca queste chiamate attraverso l’app dell’istituzione finanziaria.

Quando l’utente riceve una chiamata, l’app verifica se arriva dalla banca. Se la chiamata è falsa viene chiusa. Le banche possono anche indicare i numeri usati solo in ricezione. Le chiamate provenienti da questi numeri verranno terminate automaticamente. La funzionalità sarà disponibile per smartphone con almeno Android 11. Al momento sono supportate solo le app di Revolut, Itaú e Nubank.

Google ha migliorato anche Live Threat Detection, la funzionalità che sfrutta l’AI per rilevare attività sospette delle app. Ora viene mostrato un avviso di pericolo per gli SMS inoltrati e l’abuso dei servizi di accessibilità per visualizzare contenuti impercettibili sullo schermo.

Un’altra funzionalità, denominata Dynamic Signal Monitoring, sarà disponibile entro fine anno su Android 17. L’utente vedrà un avviso se vengono rilevate attività sospette delle app, come cambiare o nascondere la propria icona, avviarsi in background o abusare dei permessi di accessibilità.

Se Safe Browsing è attivato, Chrome rileverà eventuali malware e bloccherà il download dei file APK. Con Android 17 verrà invece rimosso l’accesso ai servizi di accessibilità da tutte le app che non sono tool di accessibilità. Altre due novità esclusive di Android 17 riguardano la protezione contro i furti.

Google ha aggiunto la possibilità di usare l’autenticazione biometrica per bloccare lo smartphone con la funzionalità “Mark as lost” di Find Hub. I ladri che riescono ad ottenere passcode o PIN non potranno sbloccare il dispositivo. Con la funzionalità è possibile anche nascondere le impostazioni rapide e disattivare le connessioni Wi-Fi e Bluetooth.

Con Android 17 è stato inoltre ridotto il numero di tentativi per indovinare PIN o passcode e aumentato l’intervallo di tempo tra un tentativo fallito e il successivo. Un’importante novità riguarda la privacy. Android 17 permette di condividere temporaneamente l’esatta posizione geografica solo quando l’app è aperta. Verrà anche mostrato un indicatore per l’app che accede alla posizione nella parte superiore dello schermo.

Sulla tastiera di Android arriva la dettatura vocale con Gemini

Mer, 05/13/2026 - 10:10

Per anni una piccola folla di startup ha provato a convincere il mondo che dettare con la voce poteva essere meglio che scrivere. Le app sono quasi tutte concentrate su desktop e iOS, lasciando il continente Android quasi vergine. Adesso Google ha deciso di piantare la propria bandiera proprio lì, e l’ha fatto integrando Rambler direttamente dentro Gboard, la tastiera di Android.

Rambler con Gemini: la nuova dettatura vocale arriva su Gboard

L’annuncio è arrivato durante l‘Android Show: I/O Edizione 2026. Rambler, presentato come funzione di dettatura vocale alimentata da Gemini, entra nell’arsenale di Gboard senza chiedere il permesso e soprattutto senza richiedere un’app aggiuntiva. È sufficiente avere la tastiera di Google attiva, e il microfono diventa improvvisamente molto più intelligente di quanto fosse fino a ieri.

Gboard è la tastiera predefinita sulla stragrande maggioranza dei dispositivi Android nel mondo, perciò Rambler arriva preinstallata su un parco utenti che le startup del settore si sognano. Per le aziende che fino a oggi avevano dominato la nicchia, lo scenario cambia radicalmente.

Cosa fa davvero Rambler

Rambler rimuove gli intercalari, i classici “ehm” e “ah” che popolano qualsiasi flusso di pensiero parlato e che nessuno vorrebbe vedere finire in un messaggio. Capisce anche le correzioni a metà frase.

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_videos/Final-5.6-Rambler.mp4

Il dettaglio davvero interessante, però, sta altrove. Rambler usa modelli multilingue basati su Gemini e supporta il code switching, ovvero il passaggio da una lingua all’altra all’interno della stessa frase. Funzione che chi ha vissuto in contesti realmente multilingue conosce bene, e che le grandi app occidentali di dettatura hanno trattato finora con una certa pigrizia. Significa che un parlante può cominciare in italiano, scivolare nell’inglese per una citazione tecnica, tornare in italiano e Rambler riesce a seguire il discorso senza perdere il filo.

La questione della privacy, un terreno scivoloso

Sul fronte della tutela dei dati, Google ha provato a giocare d’anticipo. L’azienda ha dichiarato che Gboard mostrerà chiaramente all’utente quando Rambler è in uso. Le registrazioni vocali non vengono conservate, e l’audio serve esclusivamente per trascrivere quello che si dice. Ben Greenwood, director of Android Core Experiences, ha spiegato che si tratta di un mix tra elaborazione locale sul dispositivo e cloud per garantire funzioni sicure e private.

Un debutto a tappe

Il roll out iniziale di Rambler sarà limitato. La funzione arriverà nei prossimi mesi estivi prima sui telefoni Samsung Galaxy e sui Pixel di Google, per poi raggiungere progressivamente gli altri dispositivi Android.

Per gli utenti europei, la curiosità maggiore riguarderà il supporto delle lingue meno diffuse e la qualità delle trascrizioni in italiano. I modelli multilingue basati su Gemini lasciano sperare bene, ma sarà il banco di prova dei mesi successivi a dire se Rambler funziona davvero bene anche fuori dall’inglese di Silicon Valley.

Api sotto attacco: arriva l'arma green contro i parassiti

Mer, 05/13/2026 - 09:58

Una scoperta tutta italiana dà lustro al nostro bel paese dimostrando che non siamo solo “pizza, spaghetti e mandolino”, come alcuni sostengono dopo l’esibizione di Sal Da Vinci alla prima semifinale dell’Eurovision Song Contest di ieri. Nello specifico, un gruppo di ricerca dell’Università di Padova ha messo a punto un’innovativa arma green per proteggere le api dai principali parassiti che le mettono in pericolo.

Il risultato di questo studio è stato pubblicato sul Journal of Drug Delivery Science and Technology. A questa ricerca ha anche partecipato Chemicals Laif, azienda farmaceutica con sede nel veneto, e l’Istituto di Chimica della Materia Condensata e di Tecnologie per l’Energia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova.

L’arma green contro i parassiti delle api

Quest’arma green contro i parassiti delle api è fondamentalmente una tecnica avanzata che sfrutta una serie di pratiche più sostenibili e che punta a risolvere un problema proteggendo la salute di questi speciali insetti sociali.

Questo lavoro fornisce nuove conoscenze sui meccanismi alla base dell’interazione della silice mesoporosa con i composti volatili e sottolinea il potenziale delle formulazioni a base di VEOC/SilSol come alternative sostenibili ed efficaci per la gestione delle infestazioni da Varroa destructor“, si legge nello studio.

Queste miscele presentano diversi aspetti positivi che potrebbero giustificarne l’immissione in commercio in futuro. Il primo aspetto positivo riguarda il punto di vista produttivo. Infatti, sono facili da preparare e il costo di produzione è relativamente economico. Invece, dal punto di vista normativo, è positivo il fatto che la silice è generalmente considerata sicura. Anche l’ipotesi di una contaminazione del miele non è un problema secondo i ricercatori.

Il regolamento UE UE 1333/2008 (Allegato II, Elenco dell’Unione degli additivi alimentari) non indica alcun limite ( quantum satis ) alla quantità di silice nei prodotti alimentari/nutrizionali e le prove scientifiche hanno dimostrato che, se esposta ad un ambiente acquoso, questa specifica mesopolvere si dissolve entro 2 giorni.

I ricercatori suggeriscono che “queste formulazioni potrebbero rappresentare una soluzione ecocompatibile e affrontare le principali limitazioni dei trattamenti esistenti offrendo un rilascio controllato e prolungato, riducendo la frequenza di applicazione e i costi di manodopera“.

Come fanno i lupi di Chernobyl a essere "immuni" alle radiazioni

Mer, 05/13/2026 - 09:05

Il 26 aprile 1986 è cambiata la storia per una zona che ora è chiamata di esclusione dove gli esseri umani non possono abitarci perché troppo pericolosa. A quarant’anni dal disastro di Chernobyl gli scienziati stanno cercando di capire come i lupi grigi (Canis lupus) possano vivere senza problemi essendo “immuni” alle radiazioni. Non solo, ma stando a quanto rilevato la loro densità di popolazione è addirittura aumentata vertiginosamente dal 1986 a oggi.

Ad aiutare i ricercatori nella comprensione di questo “mistero” potrebbe esserci un nuovo studio genetico. Gli studiosi Cara Love e Shane Campbell-Staton dell’Università di Princeton hanno scoperto che questi lupi manifestano differenze genetiche rispetto ai lupi di altre parti del mondo. Questo suggerisce che potrebbero aver sviluppato caratteristiche utili ad affrontare le diffuse radiazioni ionizzanti della regione.

Campbell-Staton, al Short Wave, ha affermato: “Potrebbero esserci variazioni genetiche all’interno della popolazione che potrebbero consentire ad alcuni individui di essere più resistenti o resilienti di fronte a tali radiazioni; in tal caso, potrebbero comunque sviluppare il cancro con la stessa frequenza, ma ciò potrebbe non avere un impatto sulle loro funzioni tanto quanto accadrebbe, ad esempio, a un individuo al di fuori della zona di esclusione“.

Come funziona la resilienza dei lupi di Chernobyl “immuni” alle radiazioni

La domanda che gli scienziati e i ricercatori si stanno facendo è una sola: come funziona la resilienza dei lupi di Chernobyl “immuni” alle radiazioni? Attualmente non è stata trovata una risposta certa a come sia possibile ciò. “Per qualche ragione, riescono a sopportare meglio quel peso. Oppure potrebbe trattarsi di resistenza“, ha risposto Campbell-Staton.

Abbiamo iniziato a collaborare con biologi oncologi e aziende del settore per aiutarci a interpretare questi dati e cercare di capire se esistono differenze direttamente applicabili che potrebbero offrire, ad esempio, nuovi bersagli terapeutici per il cancro negli esseri umani.

Una cosa è certa: “Nonostante quella pressione, quell’esposizione alle radiazioni, semplicemente non si ammalano di cancro con la stessa frequenza“. La ricercatrice ha poi aggiunto: “I lupi grigi offrono un’opportunità davvero interessante per comprendere gli impatti dell’esposizione cronica, a basse dosi e multigenerazionale alle radiazioni ionizzanti, grazie al ruolo che svolgono nei loro ecosistemi“.

Windows 11 KB5089549 in download con la Xbox Mode e agenti AI

Mer, 05/13/2026 - 08:55

L’appuntamento con il Patch Tuesday di maggio porta con sé il pacchetto KB5089549 per Windows 11, ricco di novità. Tra queste ci sono anche la Xbox Mode annunciata nei mesi scorsi e un miglioramento delle prestazioni. Porta la versione 25H2 del sistema operativo alla build 26200.8457 e la precedente 24H2 alla build 26100.8457.

Patch Tuesday: KB5089549 arriva su Windows 11

Il download è automatico, sempre che non sia stata selezionata l’opzione per sospendere gli aggiornamenti. Per forzare l’installazione è sufficiente aprire l’utility Windows Update e controllarne la disponibilità. In alternativa è possibile trovare i file .msu sull’Update Catalog per procedere in modalità manuale.

Veniamo alle novità. Partiamo proprio dalla Xbox Mode che abbiamo citato in apertura. È quella che sostanzialmente trasforma il PC in una sorta di console, aggiungendo un’interfaccia per il gaming. Una volta attivata (anche con la combinazione di tasti Windows+F11), la UI classica del sistema operativo lascia il posto a una dashboard dedicata, silenziando le notifiche meno importanti e le applicazioni non essenziali. È navigabile tramite controller, proprio come se si fosse davanti alla TV. Il rollout è graduale e può essere configurata alla voce Giochi delle Impostazioni.

Altre novità degne di nota introdotte da KB5089549 sono quelle relative al miglioramento di Esplora file. Microsoft ha finalmente risolto il problema che abbiamo documentato su queste pagine a dicembre, quel fastidioso flash che compariva all’apertura avendo impostato il tema scuro dell’OS. Inoltre, ora sono tenute in considerazione le preferenze dell’utente sulla modalità di ordinamento degli elementi, è stato aggiunto il supporto all’estrazione di archivi compressi in nuovi formati e finalmente i processi explorer.exe vengono terminati correttamente chiudendo la finestra.

Ancora, Microsoft ha lavorato sulle modalità di input alternative a mouse e tastiera, ottimizzando le interazioni con schermi touch, pennini e comandi vocali, aggiungendo un feedback aptico in risposta ad azioni come l’allineamento delle finestre al bordo dello schermo o il loro ridimensionamento. Inoltre, la schermata della dettatura vocale non si apre più in full screen permettendo di rimanere concentrati sul documento.

Spazio anche per l’intelligenza artificiale, con gli agenti AI sulla barra delle applicazioni. Il fatto che la software house abbia deciso di rendere Copilot meno invadente non significa che abbia smesso di puntare in questa direzione. Il primo a debuttare è Researcher, collegato a 365, per l’analisi e la compilazione dei dati. Ne vedremo arrivare altri dagli sviluppatori di terze parti.

Ci sono poi novità per il file system FAT32 che dopo 30 anni può finalmente gestire contenuti con dimensioni superiori a 32 GB (ora fino a 2 TB), un intervento sul problema legato ai certificati Secure Boot, la risoluzione di alcuni problemi relativi allo Store, a Windows Hello e alla gestione del desktop remoto. Come sempre, il rollout di ogni singolo cambiamento può essere graduale e impiegare diverso tempo prima di comparire sul PC.

Norton Antivirus in offerta shock: sicurezza, privacy e ottimizzazione

Mer, 05/13/2026 - 08:33

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Android lancia Intrusion Logging contro gli attacchi spyware

Mer, 05/13/2026 - 08:32

C’è una categoria di persone, sparse in vari angoli del pianeta, per cui lo smartphone non è soltanto un compagno di pause caffè. È una potenziale prova contro di loro, una porta che governi ostili possono tentare di forzare con strumenti sviluppati apposta da aziende come Cellebrite.

Attivisti, giornalisti, dissidenti, difensori dei diritti umani. Per loro un’analisi forense del telefono può fare la differenza tra capire cosa è successo e brancolare nel buio, magari pagandone le conseguenze. Adesso Google sta finalmente offrendo a queste persone uno strumento serio per ricostruire eventuali intrusioni, e l’ha chiamato Intrusion Logging.

Android lancia Intrusion Logging, come funziona

Intrusion Logging crea un nuovo tipo di registro che documenta in modo sistematico gli eventi che potrebbero indicare un attacco spyware. Non un log generico di quelli che già esistono e che vengono sovrascritti in fretta, lasciando ai ricercatori di sicurezza poche briciole su cui ragionare. Una specie di scatola nera dedicata, pensata fin dall’inizio per la rilevazione delle intrusioni.

I log vengono generati una volta al giorno, cifrati, e salvati nel cloud sull’account Google dell’utente. La scelta del cloud non è casuale. Conservarli sul dispositivo significherebbe lasciarli alla mercè di uno spyware sufficientemente sofisticato, che potrebbe semplicemente cancellarli per nascondere le proprie tracce.

Spostarli in remoto, in forma cifrata, significa metterli al sicuro da chi è entrato nel telefono ma non ha le chiavi del cloud. Anche Google, importante sottolinearlo, non può accedere a quei log, solo l’utente possiede la chiave per decifrarli e condividerli con i ricercatori di sua fiducia.

Cosa registra esattamente

L’elenco delle cose annotate da Intrusion Logging è proprio quello che serve a chi indaga su un attacco. Quando il telefono viene sbloccato, quando le applicazioni vengono installate o disinstallate. Quali siti web e server il dispositivo ha contattato. Se qualcuno ha collegato il telefono ad Android Debug Bridge, il protocollo che permette a un computer o a uno strumento forense di interfacciarsi con un dispositivo Android. E, dettaglio cruciale, se qualcuno ha tentato di cancellare i log stessi, perché un tentativo di cancellazione è di per sé un indizio pesante.

In pratica, se un’autorità sblocca con la forza il telefono di un attivista con uno strumento come Cellebrite, lo collega a una postazione forense ed estrae i dati, oppure ci installa sopra uno spyware per continuare a sorvegliare il bersaglio, queste operazioni lasciano tracce dentro il nuovo log. Tracce che fino a oggi venivano spazzate via dalla normale rotazione dei log di sistema, e che adesso restano accessibili per essere analizzate.

La collaborazione con Amnesty International

A rendere la storia ancora più interessante c’è il fatto che Intrusion Logging è stato sviluppato in collaborazione con Amnesty International.

Donncha Ó Cearbhaill, a capo del Security Lab di Amnesty e veterano di decine di indagini sugli abusi di spyware in giro per il mondo, ha raccontato a TechCrunch quanto i limiti tecnici di Android avessero reso difficile l’analisi profonda dei log di sistema. Per anni gli hacker conosciuti contro Android sono stati molto più difficili da rilevare in modo affidabile rispetto a quelli contro iPhone. Una asimmetria pesante, considerando quante delle persone a rischio nel mondo usano dispositivi Android.

I limiti che ancora restano

Ma non è tutto rose e fiori. Per attivare Intrusion Logging serve aver acceso anche la Modalità avanzata di protezione di Android, lanciata da Google l’anno scorso, pensata appositamente per chi è a rischio di attacchi mirati. La funzione richiede inoltre la versione più recente del sistema, è disponibile soltanto sui dispositivi Pixel prodotti direttamente da Google, e impone che il dispositivo sia collegato a un account Google.

Un’altra questione delicata riguarda la natura stessa dei log. Vengono registrate, tra le altre cose, la cronologia di navigazione e le connessioni di rete. Informazioni che chi si trova a essere bersaglio di sorveglianza statale potrebbe non voler condividere a cuor leggero nemmeno con i ricercatori che indagano sul caso. Una tensione che fa parte del compromesso, per documentare un attacco serve raccogliere dati sensibili, e a quel punto la fiducia nella catena di custodia diventa decisiva.

La parentela con Lockdown Mode

La modalità di protezione avanzata di Android è il cugino spirituale del Lockdown Mode di Apple, lanciato da Cupertino qualche anno fa con obiettivi molto simili. La modalità Apple gode già di una buona reputazione. Lo stesso colosso di Cupertino ha dichiarato a marzo di non aver mai rilevato un attacco riuscito contro utenti che avessero attivato il Lockdown Mode. Nel 2023 i ricercatori del Citizen Lab avevano documentato come la funzione avesse bloccato attivamente un tentativo di infezione tramite lo spyware Pegasus di NSO Group.

Per Google, allinearsi a quel livello di protezione e aggiungere uno strumento forense nativo, cosa che neanche Apple offre pubblicamente, significa colmare un divario che pesava da troppo tempo.

Disponibilità

Google aveva presentato Intrusion Logging più di un anno fa, e da allora la funzione era rimasta in cassetto in attesa di essere completata. Il roll out è iniziato adesso, su tutti i dispositivi che girano sull’aggiornamento di dicembre di Android 16 e successivi.

Amnesty International, dal canto suo, ha pubblicato istruzioni dettagliate passo per passo su come scaricare i log nel caso in cui un utente sospetti di essere stato preso di mira da uno spyware oppure abbia ricevuto una notifica di minaccia dalle big tech.

Apple, Google e Meta inviano da anni queste notifiche agli utenti che ritengono possano essere vittime di attacchi statali. Una rete di allerta che, secondo i ricercatori del settore, è stata cruciale negli ultimi anni per smascherare casi concreti di abuso.

Sony Xperia 1 VIII è ufficiale: design ORE, AI e cuore Snapdragon

Mer, 05/13/2026 - 08:09

Sony Xperia 1 VIII è il nuovo smartphone del marchio. Un modello che taglia i ponti con il passato soprattutto dal punto di vista dell’estetica, basta uno sguardo per capirlo. C’è stato l’annuncio, ma sono ancora tanti i dettagli d svelare. Vediamo cosa è stato reso noto dal produttore giapponese.

Tutto ciò che sappiamo sul Sony Xperia 1 VIII

La prima cosa che balza all’occhio è il design ORE ispirato ai materiali naturali e proposto in quattro colorazioni: Graphite Black, Iolite Silver, Garnet Red e Native Gold. La superficie è lavorata in modo da ottenere una texture che restituisce una sensazione confortevole al tatto e una presa migliorata. Sui bordi sono presenti il pulsante di scatto e il jack da 3,5 mm per le cuffie cablate che stanno tornando di moda.

È alimentato dal processore Snapdragon 8 Elite Gen 5 di Qualcomm e la batteria dichiarata arriva fino a due giorni di autonomia con una ricarica. Le altre specifiche tecniche non sono state annunciate. Sul fronte audio, lo smartphone integra altoparlanti stereo identici per i caneli sinistro e a destro, con riproduzione di bassi profondi e frequenze alte estese.

Tra i punti di forza c’è anche la tecnologia AI Camera Assistant basata su Xperia Intelligence, che fa leva sull’intelligenza artificiale per permette di catturare immagini migliori suggerendo interventi sulle impostazioni della fotocamera: dalla tonalità di colore alla selezione della modalità di scatto, fino agli effetti da applicare considerando la scena e il soggetto. Il sensore è da 1/1,56 pollici, circa quattro volte più grande di quello presente nel modello Xperia 1 VII. Sul retro ce ne sono tre, affiancati da ottiche 16 mm, 24 mm e 70 mm.

 

Al momento non ci sono informazioni sul prezzo di vendita, né sulla data di uscita per Xperia 1 VIII. Sony le comunicherà più avanti. Sappiamo però che sarà accompagnato al lancio da una custodia opzionale in materiale traslucido e dotata di un supporto integrato che permette di posizionarlo sia verticale sia in orizzontale, per la riproduzione dei contenuti multimediali.

Arrivano i Googlebook: addio ai Chromebook (ma senza fretta)

Mer, 05/13/2026 - 08:01

Per anni i Chromebook sono stati i computer portatili senza troppe pretese delle scrivanie scolastiche e delle famiglie con il budget limitato. Funzionali, leggeri, vagamente ascetici nel loro essere poco più di un browser su un paio di gambe. Adesso Google ha deciso che è il momento di promuoverli a qualcosa di più ambizioso, e ha tirato fuori il nome Googlebook.

Un brand nuovo di zecca, una linea di laptop in arrivo per l’autunno, un sistema operativo che non si chiama ancora ufficialmente in alcun modo e che sembra una specie di matrimonio combinato tra Android e ChromeOS. Il tutto annunciato, va detto, senza mostrare un solo prodotto vero, perché a Mountain View hanno scelto la strategia del lento svelamento.

Google annuncia i Googlebook con Gemini e widget AI

Il debutto è arrivato durante l’Android Show, l’evento annuale che Google dedica al proprio sistema mobile, dentro un calderone di novità più ampio. Ma i Googlebook hanno catturato l’attenzione più di tutto il resto.

Le informazioni concrete, però, scarseggiano in modo quasi sospetto. Google si è limitata a confermare l’esistenza della piattaforma, a mostrare qualche render artistico di un laptop misterioso, ad annunciare i partner coinvolti. Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo lavoreranno alla produzione dei primi modelli. Niente nomi commerciali, niente schede tecniche, niente prezzi, niente date precise. Un teaser raffinato che ricorda più la dichiarazione d’intenti di una start-up che il keynote del colosso che dovrebbe aver finalizzato il prodotto.

Il sistema operativo che non si chiama Aluminium

Sul fronte software la confusione è totale. Per mesi i leak avevano parlato di Aluminium OS, e la sigla è circolata talmente tanto da sembrare ormai il nome definitivo. Smentita formale. Peter Du, dal team comunicazione globale di Google, ha confermato a The Verge che Aluminium è il nome in codice di sviluppo, non quello che leggeremo sulle scatole. Il branding ufficiale arriverà più avanti nell’anno. Quel che è certo, sotto al cofano, è che si tratta di un sistema operativo costruito su sistema operativo di Android.

In pratica, i Googlebook faranno girare Chrome per la navigazione web e potranno eseguire le app Android, attingendo direttamente all’ecosistema del Play Store. Una scelta che ha un peso strategico enorme, perché mette sul tavolo da subito milioni di applicazioni mobili che altrimenti avrebbero faticato a trovare casa su un sistema desktop nuovo di pacca.

Un’altra trovata interessante riguarda l’integrazione con il telefono Android. I Googlebook potranno accedere direttamente ai file dello smartphone e perfino eseguire le app installate sul telefono senza bisogno di passare al dispositivo. Una continuità che ricorda quella che Apple ha costruito con cura maniacale tra iPhone, iPad e Mac, e che Google prova ora a portare nel proprio universo con un colpo solo.

Il puntatore magico e i widget creati dall’AI

La parte spettacolare dell’annuncio riguarda l’integrazione di Gemini Intelligence, infilata praticamente dappertutto, fino al cursore del mouse. Si chiama Magic Pointer. si agita il cursore puntandolo su qualcosa visualizzato sullo schermo, e il sistema offre suggerimenti contestuali. Puntare una data in una mail per impostare una riunione, selezionare immagini di mobili e ambienti per visualizzare come starebbero insieme.

A questo si aggiungono i widget personalizzati generati dall’intelligenza artificiale, novità presentata oggi anche per Android e Wear OS. Si può chiedere al sistema di costruire un widget per organizzare voli, hotel e ristoranti di una vacanza, oppure un conto alla rovescia per un raduno di famiglia. Sempre voli, hotel e ristoranti, naturalmente. Si direbbe che a Mountain View qualcuno ami davvero molto viaggiare.

Sul fronte hardware è stato mostrato un solo elemento distintivo, e ha quel sapore di marchio di fabbrica che le grandi aziende amano coltivare. Tutti i Googlebook avranno una barra di luce colorata con i colori di Google, una specie di firma luminosa che li renderà riconoscibili a colpo d’occhio.

Sul resto, silenzio totale. Nessuna parola sul processore, e qui la curiosità è massima. Saranno chip basati su architettura ARM, in continuità con il mondo mobile da cui il sistema operativo proviene? Oppure ci sarà spazio anche per l’x86 di Intel e AMD, per non tagliare fuori la compatibilità con software professionali storici? Per ora è top secret.

I Chromebook sono morti?

Se Googlebook è una piattaforma che fonde Android e ChromeOS, cosa succede ai milioni di Chromebook già esistenti e ai loro proprietari? Google si è premurata di rispondere. Peter Du ha dichiarato che ci saranno ancora Chromebook in uscita dopo il lancio dei Googlebook, e che tutti i Chromebook continueranno a ricevere supporto fino alla data prevista al momento dell’acquisto. Per i modelli usciti dal 2021 in poi, parliamo di dieci anni di aggiornamenti automatici di sicurezza.

Promessa generosa, ma chiunque abbia un minimo di memoria storica sa come finiscono di solito queste storie. La piattaforma vecchia viene mantenuta in vita per inerzia, con aggiornamenti che si fanno via via più sporadici, mentre tutta l’attenzione e gli investimenti si spostano sul nuovo cavallo di battaglia.

Non è detto che vada così con ChromeOS, ma scommetterci contro sarebbe imprudente. La sensazione è che i Chromebook, pur sopravvivendo formalmente, siano destinati a un lento ridimensionamento mentre Googlebook prende la scena.

Detto questo, la curiosità per i Googlebook resta alta. La promessa è quella di un dispositivo capace di unire la semplicità di Android, la maturità di Chrome, l’ecosistema di app del Play Store e una dose massiccia di AI generativa, in una forma laptop che possa competere finalmente da pari con Windows e macOS in qualche fascia di mercato.

Se Google riuscirà davvero a centrare il bersaglio, lo capiremo solo quando i primi modelli arriveranno nei negozi. Nel frattempo, restano i render e le promesse.

Android per PC: spunta Aluminium OS prima dell'evento Google

Mar, 05/12/2026 - 18:47

C’è un copione che si ripete stranamente tutte le volte. Google sta per salire sul palco del proprio Android Show. Ha curato le slide, ha provato le frasi a effetto, ha tenuto sotto chiave il prodotto come una sorpresa di compleanno. Poi qualcuno, da qualche parte del pianeta, decide che la sorpresa è troppo bella per aspettare e fa filtrare un video di sedici minuti in cui si vede tutto in funzione.

Stavolta tocca ad Aluminium OS, la versione di Android pensata per girare sui laptop, saltata fuori dal cassetto di Mountain View con qualche ora di anticipo sul keynote ufficiale.

Aluminium OS svelato in anticipo: Android per PC esiste davvero

Il leak è apparso sul canale Telegram di Mystic Leaks, ed è stato ripreso da Android Authority. Sedici minuti netti. La sequenza si apre con una schermata di caricamento che porta in primo piano il logo Android, poi si entra direttamente nel processo di configurazione di un nuovo dispositivo. Wizard di benvenuto, impostazioni iniziali, account, le solite tappe che chi accende un telefono nuovo ha già visto cento volte.

Il dettaglio interessante è proprio nella familiarità. L’interfaccia complessiva, dalla configurazione fino alla home, somiglia tantissimo ad Android, solo ridimensionato per uno schermo più grande. Nessuna rivoluzione visiva, Mountain View sembra aver scelto la strada della continuità, cosa che semplifica la vita a chi viene da Android e fa venire qualche dubbio a chi sperava in un sistema operativo davvero ripensato per il desktop.

Una via di mezzo tra Chrome OS e Android

Chi conosce Chrome OS troverà alcuni elementi familiari. La barra delle applicazioni e il pannello delle app riprendono soluzioni che gli utenti di Chromebook usano da anni, segno che Google sta provando a fondere i due mondi senza buttare via il lavoro fatto in precedenza. La home page di default, però, introduce qualcosa che né Android né Chrome OS avevano davvero, come le icone sul desktop in stile Windows e una barra di ricerca Google in bella vista.

Un mix curioso, che ricorda quelle ricette di fusione tra cucine diverse, dove si capisce subito che il cuoco sta cercando un equilibrio nuovo senza tradire del tutto le origini. La barra di ricerca, in particolare, è un dettaglio che racconta molto. Google sta dicendo all’utente che il suo nuovo OS è prima di tutto un punto di accesso al motore di ricerca, prima ancora che un sistema operativo nel senso tradizionale.

Una conferma definitiva sulla natura della creatura arriva dal menu delle impostazioni, che identifica il sistema operativo come “Android version 17“. Niente fronzoli, niente nome di fantasia. Sotto il cofano c’è proprio Android.

Spuntano anche i Googlebook

Insieme al video di Mystic Leaks, martedì sono spuntate online anche immagini di una nuova linea di dispositivi battezzati “Googlebooks“. L’ipotesi è che si tratti dei laptop pensati per ospitare nativamente Aluminium OS.

Se l’idea fosse confermata, Google starebbe ricostruendo da zero il proprio rapporto con il computer portatile, dopo anni in cui i Chromebook avevano dominato la fascia entry-level senza mai sfondare nei segmenti premium. Avere un sistema operativo che gira su Android 17, una piattaforma di app già enorme, e una linea di hardware proprietaria per accompagnarla, è una posizione che potrebbe finalmente dare battaglia a Windows e macOS nel terreno dove serve davvero, quello della produttività personale.

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