La crisi della RAM peggiora: Samsung prepara un altro aumento
Dall’inizio dell’anno, Samsung ha aumentato il prezzo delle proprie memorie DRAM di oltre il 90%. Poi di un ulteriore 50%. E adesso, secondo un report di Yicai, prepara un altro rincaro del 20% nel terzo trimestre del 2026. Il tutto mentre affronta una class action che la accusa, insieme a Micron e SK Hynix, di aver gonfiato i prezzi coordinando la riduzione dell’offerta.
Samsung produce la RAM, fissa i prezzi della RAM e poi presenta quegli stessi rincari come la giustificazione per aumentare il prezzo dei suoi telefoni. Un bel paradosso…
Samsung vuole aumentare i prezzi della RAM e l’effetto a cascataApple ha aumentato i prezzi di iPad, MacBook e Apple Watch. Microsoft ha alzato i prezzi dei Surface. Xbox ha annunciato l’aumento del prezzo delle Series X/S dal 1° agosto 2026. Samsung stessa fa salire i prezzi dei Galaxy Z Fold 8 Ultra e Z Flip 8.
Tutti tirano in ballo la stessa ragione: la RAM costa troppo. E la RAM costa troppo perché la domanda dei data center AI supera l’offerta, e perché i tre produttori che controllano quasi tutta la produzione mondiale hanno riorientato la capacità verso la memoria HBM ad alte prestazioni per l’AI, riducendo l’offerta di DRAM tradizionale per i consumatori.
Il doppio ruolo di SamsungSamsung non è solo un’azienda che subisce la crisi della RAM. Samsung è uno dei tre produttori che la causa, o che, secondo la class action, la orchestra. Produce le memorie, decide quanto produrne, a chi venderle. E poi aumenta i prezzi dei propri dispositivi perché le memorie che produce costano troppo.
L’accusa è che Samsung, Micron e SK Hynix abbiano privilegiato la produzione delle memorie HBM, molto più redditizie grazie al boom dell’intelligenza artificiale, riducendo al tempo stesso quella delle tradizionali DRAM utilizzate in smartphone e PC. Con meno chip disponibili sul mercato, i prezzi sarebbero schizzati alle stelle. Samsung non ha commentato, ma nel frattempo prepara un altro aumento del 20%.
Il 2027 potrebbe essere peggioSecondo Samsung stessa la crisi della RAM potrebbe aggravarsi nel 2027. Se i prezzi hanno già fatto +90% e poi +50% e poi +20% nel 2026, il 2027 si prospetta tutt’altro che roseo, e per i consumatori significa che ogni dispositivo elettronico continuerà a costare di più. Le belle notizie…
Il post di Trump su Meloni che trasforma la diplomazia in meme
Viviamo tempi strani, nei quali si immagina il futuro di Gaza con l’AI e la guerra diventa un videogioco. In entrambi i casi c’è lo zampino di Donald Trump, uno che avrebbe già un pezzo dovuto insegnarci che nulla è impossibile, che non c’è niente da dare per scontato, nemmeno che un presidente USA si autoritragga come Gesù. Invece, tendiamo ostinatamente a stupirci, anche quando via social chiede un ordine restrittivo per la quarta carica dello Stato.
Trump e Meloni: c’eravamo tanto amatiÈ esattamente quanto accaduto nella tarda serata di ieri, quando sulla sua piattaforma Truth, il tycoon ha pubblicato il meme visibile qui sotto. La protagonista è Giorgia Meloni, fotografata mentre lo guarda con occhi ammirati, diciamo così. Ad accompagnare l’immagine la scritta È necessario un ordine restrittivo.
I rapporti tra i due sono incrinati da qualche tempo, da quando Trump ritiene che l’Italia non si sia schierata apertamente al suo fianco nella gestione della guerra in Medio Oriente. Sembrano un lontano ricordo i tempi di quel bellissima rivolto alla premier dal palco presidenziale, eppure è passato meno di un anno.
Di recente, un botta e risposta (naturalmente sempre via social) in cui prima il presidente USA ha raccontato di aver concesso una foto a Meloni dopo essere stato supplicato e poi la premier ha risposto in modo piccato su Facebook. Oggi i rapporti della diplomazia internazionale non si costruiscono o lacerano più nelle stanze dei bottoni, in modo segreto e silenzioso, ma sulle bacheche delle piattaforme, con post che hanno il doppio obiettivo di affermare una presa di posizione e di consolidare il consenso dei follower.
Viviamo tempi strani, dicevamo. E allora non c’è da stupirsi se per trovare qualcosa in grado di compattare gli esponenti di maggioranza e opposizione occorra un ignobile bullo da quattro soldi, così Carlo Calenda ha dipinto Trump dopo la sua ultima uscita. Ovviamente tramite social, ma forse a questo punto specificarlo è ridondante.
Bending Spoons: startup italiana da 23 miliardi di dollari
La quotazione al Nasdaq di Bending Spoons è stata un grande successo. La startup di Milano ha collocato 57.971.015 azioni ad un prezzo di 29 dollari per azione, quindi l’offerta pubblica iniziale (IPO) è stata di circa 1,68 miliardi di dollari. Il valore delle azioni è aumentato del 40% al debutto. Alla chiusura della Borsa di New York, la capitalizzazione di mercato ha raggiunto circa 23 miliardi di dollari (oltre il doppio della valutazione privata).
Da Evertale a Bending Spoons e oltre 50 acquisizioniBending Spoons è nata nel 2013 dalle ceneri di Evertale, fondata nel 2010 a Copenaghen da Luca Ferrari. Il nome deriva da una famosa scena di The Matrix. Gli altri co-fondatori sono Francesco Patarnello, Matteo Danieli, Luca Querella e Tomasz Greber. La sede è stata spostata a Milano nel 2014.
La startup era conosciuta solo da poche persone. È diventata molto popolare nel 2020, quando è stata scelta dal governo italiano per sviluppare Immuni, l’app usata per monitorare la diffusione del COVID-19. Durante i suoi 13 anni di vita sono state effettuate oltre 50 acquisizioni. La prima di grandi dimensioni è Evernote a fine 2022. Negli ultimi due anni sono state acquisite diverse aziende statunitensi, tra cui WeTransfer, Vimeo, AOL e Eventbrite.
L’obiettivo di Bending Spoons è rivitalizzare aziende in declino. Ciò ha comportato però licenziamenti in massa per ridurre i costi (il debito è oltre 4 miliardi di dollari), come spesso accade dopo un’acquisizione. Il CEO Luca Ferrari ha dichiarato:
Il nostro modo di generare valore è acquistare aziende in cui c’è un nucleo di eccellenza, che si tratti di un marchio, di una base di clienti, magari di alcuni buoni aspetti dei prodotti o di alcuni buoni aspetti del team, quindi ricostruire tutto il resto per renderlo molto, molto migliore,
Grazie alla quotazione in Borsa sono disponibili nuovi capitali. Ferrari ha confermato che ci saranno altre acquisizioni con una possibile media di 5 all’anno. La scelta verrà fatta da una lista di oltre 1.000 aziende.
Trump cancella le pagine sul risparmio energetico, perché?
Mentre New York soffocava nella morsa del caldo e la rete elettrica era messa a dura prova per l’uso massiccio dei condizionatori durante il weekend festivo, l’amministrazione Trump ha cancellato circa 6.000 pagine dedicate all’efficienza e al risparmio energetico dal sito del Dipartimento dell’Energia.
Sono sparite pagine dedicate al risparmio dell’acqua, all’isolamento delle case, al Solar Decathlon e perfino quelle che suggerivano di regolare il termostato tra 24 e 26 gradi, lo stesso consiglio che il sindaco di New York Zohran Mamdani ha dato ai newyorkesi per ridurre lo stress sulla rete elettrica.
Come mai la Casa Bianca ha cancellato le pagine sul risparmio energetico?Dopo che Zohran Mamdani ha consigliato di impostare il condizionatore a 26 gradi per ridurre il rischio di blackout, alcuni politici repubblicani hanno criticato la proposta. Eppure si trattava della stessa raccomandazione pubblicata per anni dal Dipartimento dell’Energia e ripetuta anche dagli stessi governatori repubblicani.
Poco dopo, l’amministrazione Trump ha rimosso dal sito del Dipartimento quelle pagine insieme a migliaia di altri contenuti sul risparmio energetico. Fortunatamente, Internet Archive ha preservato le pagine perdute.
Il calore estremo uccide più di inondazioni, tornado e uragani messi insieme, secondo i dati del CDC e della NOAA. Le temperature sopra i 35 gradi mettono sotto pressione la rete elettrica, specialmente quando milioni di persone accendono l’aria condizionata contemporaneamente. Se la rete cede, i blackout lasciano le persone senza condizionatori, e vulnerabili al calore che uccide.
Consigliare di impostare il termostato a 26 gradi non è socialismo, serve per prevenire i blackout. Cancellare le pagine che danno quel consiglio, durante un’ondata di calore storica, per non dare ragione a un sindaco democratico è folle, oltre che stupido. Significa lasciare che la politica prevalga su informazioni di pubblica utilità, con gravi conseguenze sulla sicurezza delle persone.
Il bug di Windows 11 che porta via fino a 500 GB: come controllare
Se hai un PC con Windows 11 e sei rimasto a corto di spazio sul tuo disco/SSD, la colpa potrebbe non essere tua. Microsoft ha confermato l’esistenza di un bug che può portar via fino a 500 GB di memoria interna. Vediamo di cosa si tratta ed eventualmente come intervenire per risolverlo.
Windows 11 ha un bug che porta via tanto spazioLa prima cosa da fare è aprire le Impostazioni, accedere alla voce Sistema e poi ad Archiviazione. A questo punto, bisogna concedere al computer il tempo necessario per effettuare un controllo dello storage (solitamente un minuto è sufficiente), dopodiché ci si trova di fronte a una schermata di questo tipo.
L’elemento su cui concentrarsi è quello evidenziato qui sopra: File di sistema e spazio riservato. Se richiede centinaia di GB, quasi certamente la causa è un bug legato al file CapabilityAccessManager.db-wal, il cui peso è aumentato in modo anomalo. È relativo alle autorizzazioni che il sistema operativo concede, ad esempio, all’utilizzo della webcam, del microfono, della geolocalizzazione e ad altri controlli legati alla privacy. È sostanzialmente un database con i log relativi ai permessi, che di norma non dovrebbe superare qualche MB, ma da una segnalazione su Reddit si apprende che per qualcuno è arrivato a occupare 513 GB.
Secondo la redazione del sito Windows Latest, Microsoft è a conoscenza del problema e ha intenzione di risolverlo con il prossimo Patch Tuesday, quello in arrivo per tutti la prossima settimana. Il fix è già incluso nell’aggiornamento di anteprima KB5095093 distribuito a fine giugno, quello che, tra le altre cose, include la funzionalità Point-in-time Restore.
Il metodo più veloce per controllare il peso del file (CapabilityAccessManager.db-wal, si trova in C:\ProgramData\Microsoft\Windows\CapabilityAccessManager\) è digitare questo comando nel prompt, dopo averlo aperto con privilegi di amministrazione.
robocopy "C:\ProgramData\Microsoft\Windows\CapabilityAccessManager" "%TEMP%\CAMCheck" /L /B /R:0 /W:0 /BYTES /NP
Se l’ingombro è eccessivo, si può provare a rinominarlo (senza eliminarlo) in modo che Windows 11 lo generi di nuovo. Altrimenti, aspettare l’aggiornamento della prossima settimana è la via più sicura.
La pubblicità Google dove i padri fondatori usano Gemini...
“Progetto di gruppo, ma nel 1776.” Così si apre la nuova pubblicità di Google Workspace. Benjamin Franklin manda un messaggio a Thomas Jefferson per chiedere a che punto è la bozza. Jefferson fotografa il manoscritto e usa l’AI per trascriverlo su Google Doc. Franklin e Adams entrano per fare modifiche in modalità suggerimento. Gemini trova loro un orario per la riunione. Prende appunti durante una call su Google Meet. E poi Nano Banana genera un sigillo per gli Stati Uniti con un tacchino al posto dell’aquila.
L’ultimo passaggio prima dei fuochi d’artificio, i padri fondatori chiedono a Gemini se dare a Re Giorgio III l’accesso in modifica alla Dichiarazione d’Indipendenza.
Google usa la Dichiarazione d’Indipendenza per vendere Gemini: Internet non l’ha presa beneLa pubblicità vuole essere spiritosa, ma ha suscitato l’effetto contrario. Un professore di storia del CUNY, Angus Johnston, ha scritto su Bluesky: Anche in una fantasia comica, è impossibile dimostrare che l’AI sia uno strumento utile per l’organizzazione politica, la scrittura o la collaborazione umana.
Il punto è questo: la Dichiarazione d’Indipendenza è uno dei documenti più importanti della storia americana, scritto da esseri umani che rischiavano la vita per ogni parola. Immaginare che avrebbero usato un chatbot per redigere le bozze, trovare gli orari delle riunioni e generare il sigillo nazionale non è un omaggio, è una banalizzazione.
Vale la pena chiedersi anche cosa avrebbe scritto Gemini sulla schiavitù? O sul diritto di voto delle donne? O sul Destino Manifesto? Un modello linguistico può argomentare quasi qualsiasi posizione in modo plausibile. L’AI che oggi può aiutare a scrivere un discorso è la stessa che, con un prompt diverso, potrebbe sostenere anche idee che oggi consideriamo profondamente sbagliate.
Gemini ovunqueGoogle continua a integrare Gemini in tutti i suoi prodotti: Gmail, Docs, Slides, Fogli, Meet, Foto, Search, Calendar e Maps. Il messaggio implicito sembra essere che non esiste momento della vita, o della storia, che non possa essere migliorato da Google Workspace e Gemini. Nemmeno la nascita di una nazione.
La logica è simile a quella dello spot di Apple sulla privacy con cui ha deriso Android, usare valori universali come leva pubblicitaria. Ma mentre Apple presenta la tecnologia come un mezzo per tutelare la privacy, Google la propone come qualcosa che può intervenire direttamente in un processo umano complesso: scrivere, confrontarsi e prendere decisioni.
Una nuova versione di WinRAR grazie a chi paga la licenza
A dispetto di quanto dicano in molti, c’è chi paga WinRAR. Oltre che per le sue caratteristiche che lo hanno reso quasi uno standard nella gestione degli archivi compressi, il software è noto per il suo approccio molto permissivo alla gestione delle licenze: anche dopo la scadenza della demo iniziale, continua a rimanere disponibile gratis in ogni sua funzionalità. Una peculiarità alla base di numerosi meme. Eppure, gli utenti che finanziano il progetto ci sono, tanto da permettere di continuare lo sviluppo.
È disponibile la versione 7.23 di WinRARNegli ultimi giorni, il team ha annunciato il rilascio della nuova versione 7.23, già disponibile per il download attraverso le pagine del sito ufficiale. I cambiamenti rispetto alla precedente 7.22 sono elencati nel changelog.
- Corretta una vulnerabilità heap overflow nei volumi di ripristino RAR5 per WinRAR, RAR e UnRAR;
- impediti attacchi di path traversal tramite collegamenti simbolici (symlink) fuori dalla cartella di destinazione;
- introdotta la libreria 7zxa.dll 26.02 con correzioni di sicurezza;
- corretto il comando -iver e migliorata la formattazione degli output.
Nel momento in cui scriviamo e pubblichiamo questo articolo, l’aggiornamento non è ancora stato pubblicato per quanto riguarda la release in italiano. La traduzione è opera di un gruppo di volontari, occorre tempo. Questo il post di annuncio pubblicato su X, da cui si coglie un filo di ironia.
Grazie a tutti i vostri recenti pagamenti, siamo stati in grado di sviluppare una nuova versione!
📣Thanks to all of your recent payments, we've been able to develop a new version! 🔥🚀
WinRAR has just released the new, shiny, version 7.23! 🥳 pic.twitter.com/ZEbncav2Z8
— WinRAR (@WinRAR_RARLAB) June 30, 2026
Qualcuno ha commentato il post chiedendo quanto denaro serva per mettersi al lavoro sulla versione 7.24. La risposta non si è fatta attendere: Un milione di dollari. Un altro domanda se il team organizzi una festa ogni volta che qualcuno acquista una licenza: Sì, certo.
Qual è (quale sarebbe) il prezzo da pagare per mettersi in regola con WinRAR? Non è chiarissimo: il sito ufficiale dice 29,95 euro per l’utilizzo di un singolo utente su un computer, mentre il messaggio che compare dopo l’installazione offre una promo a 25,57 euro invece di 36,54 euro di listino.
Samsung Galaxy Tab S10 Lite: il giusto prezzo e ottime prestazioni
Hai deciso di acquistare un tablet ma non vuoi spendere un patrimonio e non sei ancora riuscito a trovare l’offerta giusta per le tue esigenze? Allora dai un’occhiata a questa promozione davvero interessante. Si trova su Amazon e ti permette di avere il Samsung Galaxy Tab S10 Lite a 299 euro, invece che 399 euro.
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Samsung Galaxy Tab S10 Lite: ottimo rapporto qualità prezzoPossiamo dire con certezza che il Samsung Galaxy Tab S10 Lite ha un ottimo rapporto qualità prezzo e difficilmente riuscirai a trovare un tablet con queste caratteristiche a questa cifra. Innanzitutto gode di un generoso display LCD da 10,9 pollici con refresh rate da 90 Hz per streaming fluido. E con la S-Pen inclusa potrai disegnare e prendere appunti in modo estremamente veloce e naturale.
A bordo troviamo il processore Exynos 1380 con GPU Mali-G68 MP5 supportato da 6 GB di RAM e da una memoria di 128 GB che potrai espandere tramite una microSD fino a 2 TB. Lo scomparto fotografico è composto da una fotocamera posteriore da 8 MP e da una fotocamera frontale da 5 MP. La batteria ha una capacità da 8000 mAh, garantendo quindi fino a 16 ore di riproduzione video, e una ricarica cablata da 25 W.
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Marshall Major V: comode, belle e performantiLe Marshall Major V fanno sicuramente del design il loro punto di forza, distinguendosi in modo netto da altri modelli. Possiamo infatti notare i cuscinetti quadrati on-ear con finitura premium e la rotella che ti permette di gestire in modo semplice e veloce il volume e le opzioni audio. L’archetto è regolabile e imbottito per garantire il massimo del confort e potrai chiudere gli auricolari verso l’interno così da poterle mettere tranquillamente una borsa o in uno zainetto e portartele con te.
Garantiscono un audio eccezionale con bassi potenti e corposi e alti e medi nitidi e cristallini che ti consentiranno di ascoltare la musica in modo estremamente coinvolgente. Mentre il microfono interno capta la tua voce per chiamate perfette. La connessione Bluetooth è veloce e con bassa latenza. Inoltre potrai collegarle con un cavo jack da 3,5 mm all’occorrenza. E potrai avvalerti di ben 100 ore di audio con una ricarica completa, anche in modalità wireless, per evitare di ricaricarle in continuazione.
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Midjourney chiede agli studios di Hollywood come usano l'AI
Midjourney vuole avere tutti i dettagli sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte di Disney, Universal e Warner Bros. Discovery. La richiesta è stata presentata dall’azienda di San Francisco per difendersi in tribunale dalle accuse dei tre studios di Hollywood che hanno presentato le rispettive denunce a giugno e settembre 2025.
Fair use o violazione di copyrightDisney, Universal e Warner Bros. Discovery hanno denunciato Midjourney perché consente agli utenti di generare contenuti protetti dal diritto d’autore. Secondo le tre major cinematografiche, i modelli AI dell’azienda californiana sono stati addestrati con immagini e video di film e fumetti con noti personaggi, tra cui Superman, Batman, Wonder Woman, Iron Man e Darth Vader.
Midjourney ha affermano che si tratta di “fair use”, in quanto sono contenuti pubblici e quindi liberamente accessibili a tutti. Durante la fase preliminare del procedimento legale (prima delle udienze in tribunale), le parti possono depositare memorie difensive. L’azienda di San Francisco vuole quindi conoscere come i tre studios utilizzano l’AI.
Un giudice aveva stabilito che devono fornire solo informazioni sulle applicazioni AI consumer (non sui tool AI interni). Midjourney ha ora chiesto (PDF) di annullare l’ordinanza. Bobby Ghajar (avvocato dell’azienda) scrive che l’ordinanza consente ingiustamente agli studios di selezionare solo i documenti che ritengono supportino le loro affermazioni, privando al contempo Midjourney dei documenti che potrebbero supportare la sua difesa.
I tre studios dovrebbero rivelare i loro piani aziendali sull’AI, i report di ricerca, i dataset di addestramento, i pesi dei modelli e altri dati che dimostrino come utilizzano gli strumenti di AI per creare e commercializzare film e serie TV. L’azienda cerca in pratica di dimostrare che le major utilizzano contenuti protetti dal copyright per addestrare i loro modelli AI, ovvero ciò che farebbe Midjourney, secondo le accuse.
Se i ricorrenti stanno sviluppando modelli di AI per la generazione di immagini, addestrati su dati di terze parti protetti da copyright e non autorizzati, per uso interno nello storyboard o nell’ideazione di contenuti per film o TV, tale prova dimostrerebbe ugualmente che è una consuetudine del settore, anche tra gli studios stessi, scaricare e addestrare l’AI su contenuti protetti da copyright e non autorizzati.
NetNut: smantellati proxy residenziali della botnet Popa
L’FBI ha chiuso centinaia di domini usati da NetNut, un servizio di proxy residenziali gestito dall’azienda israeliana Alarum Technologies. Milioni di dispositivi, tra cui streaming box con Android, sono stati sfruttati dalla botnet Popa per nascondere la provenienza del traffico di rete. L’operazione è stata eseguita in collaborazione con Google, Lumen Technologies e The Shadowserver Foundation.
Infettati oltre 2 milioni di dispositiviI cybercriminali usano spesso i dispositivi degli utenti per aggirare i sistemi di monitoraggio del traffico di rete. Gli attacchi sembrano provenire da indirizzi IP privati, quindi il traffico appare legittimo. NetNut era una rete di proxy residenziali composta da oltre 2 milioni di dispositivi, tra cui smart TV e streaming box con Android.
Era associata alla botnet Popa utilizzata per varie attività illecite, come scraping dei contenuti, frodi pubblicitarie e furto di account. L’accesso a NetNut veniva venduto da Alarum Technologies a gruppi di cybercriminali che eseguivano materialmente gli attacchi. I dispositivi funzionavano come nodi di uscita della botnet. In alcuni casi, gli ISP (Internet Service Provider) hanno identificato il traffico sospetto e bloccato l’accesso a Internet.
FBI, Google, Lumen Technologies e The Shadowserver Foundation hanno collaborato per smantellare NetNut (e quindi Popa). L’azienda di Mountain View ha chiuso gli account Google che sfruttavano i servizi Google per inviare comandi. Google Play Protect rileva e blocca le app che usano il NetNut SDK (installate su streaming box Android e smart TV Samung e LG).
Un consulente legale di Alarum Technologies ha dichiarato:
Alarum prende sul serio la questione e collaborerà pienamente con le forze dell’ordine per garantire che qualsiasi uso improprio della sua infrastruttura venga indagato a fondo e che i responsabili siano chiamati a risponderne.
In pratica, il servizio offerto dall’azienda israeliana è stato usato nel modo sbagliato. Google consiglia di acquistare solo streaming box di produttori noti (invece che cinesate a basso prezzo) che hanno ricevuto la certificazione Play Protect.
Samsung Galaxy Z Fold8 e Z Flip8: prezzi più alti in Europa
Il secondo evento Unpacked 2026 è previsto il 22 luglio (non è arrivata ancora la conferma ufficiale). Samsung dovrebbe annunciare tre nuovi smartphone pieghevoli: Galaxy Z Fold8, Galaxy Z Fold8 Ultra e Galaxy Z Flip8. Il noto leaker Roland Quandt ha svelato i possibili prezzi per il mercato europeo. Come ipotizzato sono più alti rispetto ai Galaxy Z Fold7 e Galaxy Z Flip7, in quanto sono aumentati i costi di RAM e storage.
Prezzi maggiorati e possibili specificheSamsung domina da anni il mercato degli smartphone pieghevoli. Per i modelli 2026 ci saranno due importanti novità. Il Galaxy Z Fold8 ha uno schermo più largo (wide) rispetto all’attuale Galaxy Z Fold7. Il nuovo Galaxy Z Fold8 Ultra conserva invece il design precedente. Nessuna novità di rilievo nemmeno per il Galaxy Z Flip8.
Secondo il leaker Roland Quandt, questi saranno i prezzi dei nuovi smartphone in Europa (tra parentesi è indicata la differenza rispetto alla serie attuale):
- Samsung Galaxy Z Fold8 (256 GB): 1.999,00 euro
- Samsung Galaxy Z Fold8 (512 GB): 2.199,00 euro
- Samsung Galaxy Z Fold8 (1 TB): 2.599,00 euro
- Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra (256 GB): 2.199,00 euro (+100)
- Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra (512 GB): 2.399,00 euro (+180)
- Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra (1 TB): 2.799,00 euro (+280)
- Samsung Galaxy Z Flip8 (256 GB): 1.299,00 euro (+100)
- Samsung Galaxy Z Flip8 (512 GB): 1.499,00 euro (+180)
I prezzi in Italia potrebbero essere più alti, considerando IVA e “tassa SIAE“.
Queste sono le principali specifiche del Galaxy Z Fold8: schermo interno da 7,6 pollici, schermo esterno da 5,4 pollici, processore Snapdragon 8 Elite Gen 5, 12/16 GB di RAM, 256/512 o 1 TB di storage, due fotocamere posteriori da 50 megapixel, fotocamera frontale da 10 megapixel, batteria da 4.800 mAh e Android 17 con One UI 9.
Queste sono le principali specifiche del Galaxy Z Fold8 Ultra: schermo interno da 8 pollici, schermo esterno da 6,5 pollici, processore Snapdragon 8 Elite Gen 5, 12/16 GB di RAM, 256/512 o 1 TB di storage, fotocamere posteriori da 200, 50 e 10 megapixel, fotocamera esterna e frontale da 10 megapixel, batteria da 5.000 mAh e Android 17 con One UI 9.
Queste sono le principali specifiche del Galaxy Z Flip8: schermo interno da 6,9 pollici, schermo esterno da 4,1 pollici, processore Snapdragon 8 Elite Gen 5 o Exynos 2600, 12 GB di RAM, 256/512 GB di storage, fotocamere posteriori da 50 e 12 megapixel, fotocamera esterna da 10 megapixel, batteria da 4.300 mAh e Android 17 con One UI 9.
Conto BBVA è giovane: canone zero, cashback 3% e nessun obbligo aggiuntivo
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Non una fintech qualunque: un gruppo bancario con decenni di storiaBBVA è un istituto bancario con milioni di clienti nel mondo, oggi sbarcato in Italia con un conto pensato per chi vuole i vantaggi di una banca solida senza i costi di quelle tradizionali. Il canone è gratuito per sempre, senza bisogno di accreditare lo stipendio o mantenere un saldo minimo, e la carta di debito Mastercard è inclusa senza costi aggiuntivi. A questo si aggiunge una serie di operazioni che altrove si pagano:
- Bonifici SEPA ordinari e istantanei
- Prelievi di contante superiori a 100 euro nell’area euro
- Pagamenti in valuta estera senza commissioni sul cambio
- Gestione completa via app, con monitoraggio dei movimenti in tempo reale
- Strumenti per organizzare i risparmi, come il Salvadanaio Digitale
L’apertura è interamente online e richiede pochi minuti, senza filiali da visitare né documenti da spedire. L’offerta cashback è valida per chi sottoscrive il Conto BBVA entro il 30 settembre 2026, quindi c’è ancora tempo per approfittarne senza dover decidere di fretta. Che l’obiettivo sia far fruttare i risparmi, ridurre le spese quotidiane o semplicemente lasciare la banca tradizionale che costa senza offrire nulla in cambio, il Conto BBVA mette sul piatto entrambe le cose insieme, in un conto che si apre comodamente da casa.
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Film pirata su Telegram, pedopornografia su Instagram
Il governo indiano ha incrementato i controlli sulle piattaforme online. Il Ministero dell’Informazione ha chiesto a Telegram di rimuovere i canali che distribuiscono film pirata. L’azienda guidata da Pavel Durov deve anche fornire informazioni sulle misure implementate per bloccare le truffe. I dirigenti di Meta sono stati invece convocati per spiegare perché Instagram pubblicizza contenuti pedopornografici ospitati su Telegram.
Telegram e Instagram sotto esame in IndiaCirca quattro mesi fa, il governo indiano aveva ordinato a Telegram di disattivare l’accesso a oltre 3.000 canali che distribuiscono contenuti protetti dal diritto d’autore, tra cui film, serie TV e audiolibri. Ieri è stato inviato un ultimatum. Entro 15 giorni, la piattaforma deve individuare i canali, rimuovere i contenuti e prendere provvedimenti contro amministratori e singoli utenti.
Il governo ha inoltre richiesto dettagli sul meccanismo di gestione dei reclami di Telegram per produttori cinematografici, piattaforme OTT e forze dell’ordine. Nell’avviso è specificato che la violazione del copyright non è solo un reato civile, ma anche criminale. Oltre a risarcimento danni e sanzioni amministrative è prevista la reclusione.
All’inizio della settimana, Telegram ha ricevuto inoltre una richiesta di informazioni sugli username (nomi utente) che permettono la registrazione senza numero di telefono. L’azienda deve spiegare come protegge gli utenti da impersonificazioni, phishing e truffe. Una simile richiesta è stata inviata a Signal e WhatsApp. Nel caso del servizio di messaggistica di Meta è un avviso preventivo, in quanto la funzionalità non è ancora attiva (ma si possono già prenotare gli username).
In seguito ad un’indagine, la BBC ha scoperto su Instagram inserzioni pubblicitarie che promuovono contenuti pedopornografici ospitati su Telegram. In seguito alla segnalazione, Meta non aveva rimosso le inserzioni perché non violavano le linee guida del servizio, ma successivamente ha eliminato le pubblicità, bloccato gli URL e chiuso gli account. Il governo indiano ha convocato i rappresentanti dell’azienda per chiedere informazioni sull’argomento.
ChatGPT: quando NON bisogna aprire una nuova conversazione
Quasi tutti gli utenti di ChatGPT hanno la cattiva abitudine di cliccare su “nuova chat” a ogni interazione, per qualsiasi cosa. Si deve scrivere un’e-mail? Nuova chat. Pianificare un viaggio? Nuova chat. Riprendere un progetto iniziato il giorno prima? Nuova chat. Per molti è diventato una sorta di automatismo. Eppure smettere di ricominciare da zero a ogni richiesta cambia notevolmente la qualità delle risposte.
Perché ChatGPT dà risposte migliori se si continua la stessa conversazione 1. Il contesto è tuttoBisogna immaginare ChatGPT come un collega a cui si chiede aiuto su un progetto. La prima volta si deve spiegare tutto, su cosa si sta lavorando, che tono si cerca, dove si vuole arrivare. Ma dopo qualche ora di collaborazione, non serve più fare il preambolo, basta la domanda.
I modelli di linguaggio funzionano in modo sorprendentemente simile. Man mano che la conversazione cresce, ChatGPT costruisce quella che si chiama finestra di contesto, una memoria di lavoro di tutto ciò che è stato discusso in quella specifica conversazione. Ogni messaggio aggiunge un tassello al quadro: il tono che si preferisce, i vincoli del progetto, le scelte già fatte, le direzioni scartate. Più il quadro è ricco, più le risposte sono precise.
Aprire una nuova chat cancella tutto e si deve rispiegare tutto dall’inizio. La risposta è, prevedibilmente, generica, costruita per il lettore medio.
2. I prompt diventano più corti, non più lunghiLa scoperta più sorprendente è che restare nella stessa conversazione accorcia i prompt anziché allungarli. Quando il contesto è già stabilito, le domande di approfondimento possono essere di una o due frasi, tipo Puoi rendere le opzioni per la cena più economiche? oppure a proposito di un viaggio, E se il secondo giorno piovesse?
ChatGPT ricorda già i dettagli, i partecipanti, le preferenze alimentari, la destinazione, il budget. Non serve ripeterli. Ogni risposta si costruisce sulle fondamenta della precedente anziché ripartire da una tabula rasa. Il risultato è un uso più efficiente del modello e una riduzione significativa della possibilità di raggiungere i limiti di utilizzo.
Quando si lavora sul codice, per esempio, si può iniziare discutendo il concetto di base. Una volta stabilito, non serve un nuovo prompt per spiegare le modifiche, basta chiedere di testare il lavoro, suggerire miglioramenti o segnalare aree problematiche.
3. Da motore di ricerca a collaboratoreL’abitudine di aprire ogni volta una nuova chat è il sintomo di un problema più profondo: trattare ChatGPT come un motore di ricerca. Una domanda, una risposta, avanti il prossimo. Ma ChatGPT non è progettato per quello, è pensato per la conversazione, e la conversazione è un processo cumulativo.
Quando si resta nella stessa chat, l’interazione smette di essere una transazione e diventa una collaborazione. Alla fine di una sequenza di scambi, ChatGPT ha una maggiore comprensione di ciò che si sta cercando di fare, molto più ricca di qualsiasi prompt iniziale, per quanto lungo e dettagliato. Spesso è la terza o quarta risposta in una catena che produce il risultato migliore, perché il modello ha avuto il tempo di calibrarsi sulle proprie esigenze reali anziché su quelle che ha dovuto indovinare dalla prima richiesta.
4. Quando aprire davvero una nuova chatSia chiaro, tenere ogni conversazione nella stessa chat è un’idea pessima. La finestra di contesto ha un limite, e quando la conversazione diventa troppo lunga il modello inizia a confondersi, tira fuori idee di quaranta messaggi fa che non sono più rilevanti, mescola i contesti, perde il filo. A quel punto, ricominciare è la scelta giusta.
Ci sono quattro situazioni in cui una nuova chat è la decisione corretta. Quando si passa a un argomento completamente diverso, è meglio non mescolare la pianificazione dei pasti con un progetto di programmazione. Quando si vuole confrontare risposte, se serve un parere non influenzato dal contesto precedente, il contesto va eliminato. Quando si stanno sperimentando approcci radicalmente diversi nella formulazione dei prompt. E quando la conversazione è diventata talmente lunga da risultare dispersiva.
La regola pratica è semplice, prima di cliccare su “nuova chat”, bisogna chiedersi se si sta davvero iniziando qualcosa di nuovo o se si sta continuando lo stesso pensiero. Se è la seconda ipotesi, restare dove si è, è quasi sempre la scelta migliore.
La differenza tra memoria e contestoSe si attiva la funzione di memoria di ChatGPT, il modello ricorda alcune preferenze generali tra una conversazione e l’altra, ad esempio come si preferisce la formattazione, i dettagli ricorrenti sulla propria vita, le regole stabilite. Ma questa è una cosa fondamentalmente diversa dal contesto all’interno di una singola conversazione.
La memoria è ChatGPT che ricorda chi è l’utente. Il contesto della conversazione è ChatGPT che ricorda su cosa sta lavorando adesso. La memoria riconosce all’ingresso; il contesto segue durante il lavoro. È il secondo, l’accompagnamento immediato, specifico, calibrato sul progetto in corso, che produce le risposte più pertinenti.
L’esperimento da fare subitoAprier una conversazione esistente di ChatGPT, una dove si è già discusso un progetto, e fare una domanda di approfondimento. Poi copiare la stessa identica domanda e incollarla in una nuova chat vuota. Confrontare le due risposte. La differenza di profondità, di pertinenza e di utilità è quasi sempre evidente al primo sguardo. Tutto quel contesto costruito senza accorgersene stava lavorando in silenzio per produrre risposte migliori. E ogni volta che si cliccava su “nuova chat”, semplicemente si buttava via.
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Jon Prosser risponde ad Apple incolpando l'altro accusato
A distanza di quasi un anno dalla denuncia, Jon Prosser ha risposto alle accuse di Apple negando di aver partecipato ad una cospirazione con lo scopo di danneggiare l’azienda di Cupertino. Ha ammesso di aver registrato la videochiamata e condiviso i guadagni ottenuti con i video pubblicati sul canale YouTube Front Page Tech, evidenziando però che la responsabilità della divulgazione dei segreti commerciali è unicamente di Michael Ramacciotti.
Jon Prosser si difende e incolpa l’altro accusatoDurante una videochiamata, Michael Ramacciotti ha mostrato l’interfaccia di iOS 19 (successivamente lanciato come iOS 26) sull’iPhone di un suo amico (Ethan Lipnik), dipendente di Apple (immediatamente licenziato per non aver informato l’azienda). Jon Prosser ha quindi pubblicato tre video che mostravano il nuovo design Liquid Glass. Lo YouTuber e Ramacciotti sono stati denunciati da Apple.
Lo scorso 2 luglio è stata resa pubblica la deposizione di Prosser (PDF), ovvero la risposta alle accuse dell’azienda di Cupertino. The Verge ha riassunto i punti salienti:
- Secondo Apple, dopo aver appreso che Ramacciotti aveva bisogno di soldi e che Lipnik lavorava per Apple, Prosser e Ramacciotti hanno pianificato di accedere alle informazioni contenute nell’iPhone di Lipnik. Prosser ha negato di aver pianificato insieme l’accesso alle informazioni o di essere a conoscenza della situazione finanziaria di Ramacciotti. Non sapeva inoltre che Lipnik fosse un dipendente di Apple
- Prosser ha ammesso di aver partecipato a una chiamata FaceTime con Ramacciotti durante la quale gli sono state mostrate alcune funzionalità di iOS sull’iPhone di Lipnik. Prosser ha anche ammesso che Ramacciotti ha mostrato diverse funzionalità e applicazioni, che rivelavano dettagli del sistema operativo iOS 19 non ancora rilasciato, ma non sapeva se iOS 19 fosse effettivamente non ancora rilasciato
- Apple ha affermato che, in base al messaggio vocale di Ramacciotti, quest’ultimo avrebbe utilizzato la geolocalizzazione per sapere quando Lipnik si sarebbe assentato, avrebbe ottenuto il passcode di Lipnik e avrebbe forzato l’accesso al suo iPhone. Prosser nega di essere a conoscenza della geolocalizzazione, che l’iPhone fosse lo smartphone di Lipnik e come Ramacciotti sia riuscito ad accedervi
- Prosser ha ammesso di aver registrato la chiamata FaceTime, di aver effettuato screenshot della chiamata e di aver condiviso registrazioni e rendering in seguito
- Prosser nega di aver reclutato o corrotto Ramacciotti prima della videochiamata FaceTime, ma ha ammesso di aver condiviso una parte dei ricavi pubblicitari di YouTube con Ramacciotti dopo la pubblicazione dei video. Prosser ha inoltre affermato di aver interrotto le comunicazioni con Ramacciotti non appena ha scoperto come avesse ottenuto le informazioni riservate
- Prosser afferma infine che Ramacciotti è pienamente responsabile della divulgazione dei presunti segreti commerciali di Apple, quindi è responsabile di tutti i danni causati a Prosser e dovrebbe risarcirlo per tutti i danni arrecati
The Verge ha contattato Apple, ma non ha ottenuto una risposta. Circa due mesi fa, una portavoce aveva dichiarato che l’azienda non rilascia commenti su procedimenti legali in corso.
Benefici e rischi dell'AI secondo le Nazioni Unite
Un panel internazionale indipendente delle Nazioni Unite composto da 40 esperti e scienziati, tra cui Yoshua Bengio (Premio Turing 2018), ha pubblicato il report preliminare sull’intelligenza artificiale che evidenzia benefici e rischi per le persone e l’ambiente. La versione finale verrà illustrata durante il forum Global Dialogue on AI Governance che si terrà a Ginevra il 6/7 luglio.
I governi non riescono a tenere il passo dell’AIGli esperti sottolineano che, solo pochi anni fa, l’AI era in grado di rispondere a domande o generare testo. Oggi può scrivere codice, analizzare enormi quantità di dati, creare immagini e video realistici, aiutare gli scienziati a scoprire nuovi farmaci e agire sempre più autonomamente con una supervisione umana minima (agenti AI). Le capacità dell’AI si evolvono molto rapidamente, ma le norme che ne garantiscono un utilizzo sicuro faticano a tenere il passo.
Se utilizzata in modo responsabile, l’intelligenza artificiale potrebbe accelerare i progressi in diversi campi, tra cui assistenza sanitaria, istruzione, ricerca scientifica, agricoltura e accessibilità per le persone con disabilità. Senza adeguate protezioni potrebbe invece acuire le disuguaglianze, diffondere disinformazione, minacciare i diritti umani, sconvolgere i mercati del lavoro e concentrare potenti sistemi AI nelle mani di pochi governi e aziende.
Tra i benefici descritti nel report ci sono:
- Progressi in campo medico: l’AI ha previsto la struttura di oltre 200 milioni di proteine, accelerando la scoperta di farmaci, lo sviluppo di vaccini e la ricerca sulla resistenza agli antibiotici
- Migliore assistenza sanitaria: i medici utilizzano l’AI per diagnosticare precocemente malattie come il cancro al seno, mentre gli operatori sanitari nei paesi in via di sviluppo utilizzano strumenti AI in lingue locali per migliorare l’assistenza ai pazienti
- Sicurezza alimentare: i sistemi di allerta precoce basati sull’AI contribuiscono a identificare l’insicurezza alimentare prima che si trasformi in una crisi
- Miglioramento della vita: l’AI supporta la ricerca scientifica, rende la tecnologia più accessibile alle persone con disabilità ed espande le opportunità per istruzione personalizzata e supporto alla salute mentale
La stessa tecnologia può tuttavia creare nuovi rischi:
- Abuso online: l’AI aumenta la diffusione di materiale pedopornografico e deepfake a sfondo sessuale, con donne e bambini maggiormente a rischio
- Disinformazione: l’AI può generare informazioni false, minando la fiducia nel dibattito pubblico e nella democrazia
- Criminalità: i criminali utilizzano l’AI per eseguire attacchi informatici, frodi e truffe di ingegneria sociale
- Salute mentale: alcuni sistemi AI possono rafforzare convinzioni o comportamenti dannosi, portando a problemi di salute mentale, incluso il suicidio
- Perdita di controllo: con l’aumentare dell’autonomia dell’AI, gli esperti avvertono che potrebbe diventare più difficile monitorarla e governarla senza misure di sicurezza più rigorose
- Impatto ambientale: i data center ad alto consumo energetico che alimentano l’AI contribuiscono alle emissioni di gas serra, responsabili del riscaldamento globale
Il report evidenzia inoltre che l’AI è attualmente “gestita” da pochi paesi. Gli Stati Uniti possiedono circa il 75% della potenza di calcolo dei supercomputer più avanzati al mondo, mentre la Cina ne detiene circa il 15%. La maggior parte dei modelli AI viene sviluppata da aziende con sede in questi due paesi.
Molti paesi in via di sviluppo non dispongono delle infrastrutture informatiche, delle competenze tecniche, dei dati, degli investimenti e delle risorse linguistiche locali necessarie per sfruttare appieno i vantaggi dell’intelligenza artificiale. Dipendono quindi da tecnologie che non possono sviluppare, ispezionare, verificare o adattare alle proprie società. Se non si colmano queste lacune, l’AI potrebbe rafforzare le disuguaglianze globali esistenti anziché ridurle.
I legislatori necessitano di dati scientifici affidabili prima di introdurre nuove regolamentazioni, ma quando i dati saranno disponibili in quantità sufficiente, la tecnologia potrebbe essersi già evoluta. Esistono oltre 40 normative e linee guida per l’AI in diverse parti del mondo, ma sono frammentate, incoerenti e raramente vengono testate per verificarne l’efficacia.
Molte valutazioni di sicurezza vengono inoltre condotte dalle stesse aziende che sviluppano la tecnologia. Sono quindi necessarie valutazioni indipendenti più rigorose, una maggiore cooperazione internazionale e standard comuni per garantire che i sistemi AI rimangano sicuri, trasparenti e responsabili.
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