Cloudflare bloccherà i bot usati per indicizzazione e scraping
Cloudflare ha comunicato quando inizierà a bloccare i bot AI ad uso misto, mettendo in pratica il piano anticipato un anno fa. Google e altre aziende dovranno separare i crawler usati per l’indicizzazione delle pagine web da quelli che effettuano lo scraping dei contenuti sfruttati per l’addestramento dei modelli AI. Gli editori avranno così un maggiore controllo.
Bot per addestramento e agenti bloccati dal 15 settembreCloudflare ha pubblicato alcuni dati aggiornati rispetto a quelli rilevati nel corso del 2025. Oggi oltre il 75% delle informazioni viene cercata sui social media e con i servizi di intelligenza artificiale, come AI Overview e AI Mode di Google. Oltre il 50% del traffico su Internet è non umano.
L’uso di bot e agenti AI comporta però una riduzione dei guadagni (pubblicità e abbonamenti) per gli editori, in quanto accedono ai contenuti senza pagare nulla. Diverse aziende AI (Google in particolare) usano crawler che combinano funzionalità di indicizzazione, addestramento e agentiche. Gli editori non possono bloccarli perché i loro siti non verrebbero più indicizzati (scomparirebbero dai risultati delle ricerche).
Cloudflare blocca il bot Google-Extended di Gemini per impostazione predefinita, ma non può bloccare Googlebot, in quanto viene usato sia per l’indicizzazione che per i servizi AI Overview e AI Mode, integrati nel motore di ricerca. L’azienda californiana ha comunicato che, a partire dal 15 settembre 2026, i nuovi clienti e i vecchi per i nuovi siti potranno usare nuovi controlli relativi ai bot AI.
Per impostazione predefinita verrà bloccato l’accesso alle pagine che ospitano inserzioni pubblicitarie ai bot usati per lo scraping e agli agenti AI. Ciò significa che i crawler ad uso misto, come Googlebot, non potranno accedere alle pagine. Ovviamente le impostazioni potranno essere cambiate dai clienti di Cloudflare. Lo scopo è spingere i provider AI a separare i bot in base alle funzionalità.
L’azienda di San Francisco ha inoltre annunciato la versione aggiornata di Pay per Crawl, denominata ora Pay per Use. Gli editori possono stabilire un prezzo per i contenuti che creano valore (quando mostrati nelle risposte dei chatbot), invece che in base all’accesso da parte dei bot.
Google blocca uBlock Origin su Chrome 150: come tornare indietro
È successo. Chrome 150 ha disattivato tutte le estensioni Manifest V2, inclusa uBlock Origin, l’adblocker che milioni di persone usavano per navigare senza pubblicità. Molti si aspettavano che accadesse con la versione 151, ma Big G ha sconciato i piani.
Non c’è più un modo ufficiale per riattivare le estensioni MV2 su Chrome 150. L’unica opzione è tornare a una versione precedente. Sì, proprio così, bisogna disinstallare Chrome 150 e reinstallare una versione vecchia. Non è consigliabile per i rischi di sicurezza, ma per chi ha bisogno di tempo per trovare alternative, ecco come fare.
Come ripristinare le estensioni Manifest V2 su ChromePer ripristinare le estensioni Manifest V2 bisogna scaricare una versione precedente ufficiale di Chrome da GitHub, al momento della scrittura, la v148 è disponibile. Meglio non scaricare da fonti non affidabili.
Chiudere Chrome e tutte le web app. Aprire Gestione computer (clic destro su Start > Gestione computer > Servizi). Trovare “Google Updater Internal Service”, se è in esecuzione, bisogna arrestarlo e cambiare il tipo di avvio in “Disabilitato.” Fare lo stesso con “Google Updater Service.”
Andare in Impostazioni di Windows > App e disinstallare Chrome. Mantenere la cronologia e i dati, poi riavviare Windows. Bisogna anche verificare nei Servizi che i due servizi Google Updater siano ancora disabilitati. Installare la versione precedente scaricata da GitHub.
Trovare il collegamento di Chrome, clic destro > Proprietà. Nel campo Destinazione, dopo chrome.exe (con uno spazio), aggiungere: “–disable-features=ExtensionManifestV2Unsupported,ExtensionManifestV2Disabled”
Lanciare Chrome. Le estensioni MV2 funzionano di nuovo. Nella pagina “Informazioni su Chrome,” il browser dirà che non riesce ad aggiornarsi, è corretto, perché sono stati disabilitati i servizi di aggiornamento per impedire che Chrome torni alla v150.
I rischiRestare su una versione vecchia di Chrome significa non ricevere patch di sicurezza. È un compromesso, funzionalità vs sicurezza, e non è consigliato a lungo termine.
Le alternativeSe non si vuole restare su Chrome vecchio, le opzioni sono tre: passare a Firefox (che supporta MV2 e non ha intenzione di smettere), passare a Opera (che ha detto che continuerà a supportare MV2 finché sarà possibile in Chromium), o passare a uBlock Origin Lite, la versione MV3 dell’adblocker, con funzionalità ridotte rispetto all’originale. La scelta spetta al singolo utente. Ma Chrome 150 ha reso la decisione inevitabile.
Musk smentisce il telefono SpaceX, ma le prove si accumulano
L’idea di fare un telefono mi fa venire voglia di morire. Lo ha detto Elon Musk l’anno scorso durante un evento in Pennsylvania. Poi ha aggiunto: Ma se dobbiamo farne uno, lo faremo. A febbraio aveva ribadito che SpaceX non stava sviluppando un telefono. Poi qualche giorno fa, il Wall Street Journal ha riportato che SpaceX ha mostrato agli investitori un prototipo simile a un telefono, più sottile di un iPhone, con chip Qualcomm Snapdragon e sistema operativo AI proprietario alimentato da xAI. Musk ha definito il report completamente falso.
Il copione, però, è familiare: una smentita categorica seguita da un annuncio qualche settimana dopo. Oppure dice semplicemente la verità. Con Musk, non si sa mai.
Cosa dice il Wall Street JournalSecondo il Wall Street Journal, SpaceX ha mostrato il prototipo ad alcuni investitori prima dell’IPO record di giugno. Il dispositivo era più sottile di un iPhone. Girerebbe su un chip Qualcomm Snapdragon e su un sistema operativo proprietario con funzionalità AI alimentate da xAI, l’azienda AI che SpaceX ha acquisito all’inizio dell’anno.
La settimana scorsa, il Financial Times ha riportato che la COO di SpaceX Gwynne Shotwell ha detto agli investitori che l’azienda sta considerando il lancio di un servizio mobile negli USA collegato alla rete satellitare Starlink. Starlink è attualmente l’unico business profittevole di SpaceX. Alcuni analisti speculano che SpaceX potrebbe acquisire T-Mobile.
Un servizio mobile Starlink + un telefono con OS proprietario + integrazione xAI = un ecosistema chiuso che non dipende da Apple né da Google.
La smentita di MuskTre dichiarazioni in un anno che vanno da “non lo facciamo” a “lo faremo se dobbiamo” a “è completamente falso che lo stiamo facendo.” Il Wall Street Journal dice che lo stanno facendo. Reuters aveva riportato lo stesso a febbraio. Il Financial Times parla di servizio mobile.
Il prototipo potrebbe anche non esistere, come sostiene Musk. Ma quando tre testate autorevoli arrivano, in momenti diversi, a conclusioni molto simili, non basta una semplice smentita per liquidare la faccenda.
F-Droid: la verifica degli sviluppatori Android è un malware
Circa due settimane fa, Google ha confermato la roadmap della verifica obbligatoria per gli sviluppatori Android. F-Droid ha pubblicato un nuovo post sul sito ufficiale per evidenziare le conseguenze, affermando che il servizio usato per bloccare le app non verificate è come un malware.
Android Developer Verifier è un trojanMarc Prud’hommeaux, uno dei sviluppatori del popolare store di terze parti, ha ricordato che sui dispositivi con almeno Android 8 verrà installato un servizio di sistema denominato Android Developer Verifier (ADV). Verrà distribuito tramite Play Protect ed eseguito in background con privilegi root. Non potrà essere bloccato, disattivato o rimosso. Quando la verifica diventerà obbligatoria (dal 30 settembre solo in quattro paesi), il servizio verrà attivato e bloccherà l’installazione delle app degli sviluppatori che non hanno ricevuto l’autorizzazione da Google.
Android Developer Verifier è stato già pubblicato sul Play Store, ma non è compatibile con i dispositivi italiani perché la verifica sarà obbligatoria nel 2027. Nella descrizione è scritto:
La verifica dello sviluppatore Android è un servizio di sistema di Google che protegge gli utenti su dispositivi Android certificati convalidando l’identità degli sviluppatori per le app installate da Internet. Garantendo che ogni app sia collegata a uno sviluppatore verificato, questo servizio fornisce un livello essenziale di sicurezza per il tuo dispositivo.
Lo scopo di Google è quindi evitare la distribuzione di app che possono essere sfruttate per varie attività pericolose. Secondo lo sviluppatore di F-Droid, ADV funziona come un malware e il vero scopo dell’azienda di Mountain View è decidere quali app possono essere installate (come Apple in pratica).
In base ai termini di servizio della Android Developer Console, Google può chiudere l’account degli sviluppatori se le loro app sono considerate pericolose. La verifica obbligatoria bloccherà di fatto il sideloading, ovvero l’installazione di app da fonti alternative al Play Store, come F-Droid. È disponibile un metodo per installare i file APK, noto come flusso avanzato (advanced flow), ma è pensato per gli utenti più esperti.
Lo sviluppatore evidenzia infine che ci sono diversi aspetti poco chiari. Non è noto ad esempio cosa succederà se l’utente prova ad installare un’app da F-Droid o a quelle già installate. Non è chiaro inoltre se l’utente potrà recuperare i dati dalle app eventualmente disattivate o rimosse.
X lancia Live Studio e paga i creator per fare live streaming
X vuole conquistare il mercato delle dirette video, così tanto da mettere sul tavolo un milione di dollari da destinare ai creator che trasmettono in live streaming. Inoltre, ha lanciato Live Studio, un centro di comando per gestire le live direttamente dal Creator Studio.
Il fatto che debba pagare i creator per fare live streaming sulla propria piattaforma la dice lunga… oggi nessuno apre X pensando di guardare una diretta. YouTube ha le dirette. Twitch è le dirette. Instagram e TikTok hanno le dirette. X ha i post e gli Spazi, e una storia di dirette finite male.
Live StudioIl nuovo centro di comando permette di creare una diretta, dare un titolo, caricare una miniatura, programmarla per un giorno e un’ora specifici, e scegliere chi può guardare, account verificati, account seguiti, abbonati o tutti.
Today we're announcing Live Studio, a brand new livestreaming command center on X
X is where everything is happening now. So we're launching the best tools for pro streamers to go live, connect with their followers & manage their streams
Check it out on 𝕏.com in Creator Studio pic.twitter.com/B06MLScFj9
— Nikita Bier (@nikitabier) July 1, 2026
Durante la diretta, Live Studio mostra i commenti degli spettatori e le metriche in tempo reale: numero di spettatori simultanei, paesi di provenienza, dispositivi usati. Il live streaming è disponibile esclusivamente per chi paga 3 dollari al mese per X Premium.
Premi in soldi per i creatorNikita Bier, responsabile prodotto di X, ha annunciato che X premierà i creator che trasmettono in live streaming destinando 1 milione di dollari nel prossimo ciclo. Non ha spiegato come saranno strutturati i pagamenti, ha detto che seguiranno più dettagli.
Un milione suddiviso tra i creator che faranno dirette nel prossimo mese non è una cifra enorme, dipende da quanti partecipano. Ma è un incentivo per far provare la funzione a creator che altrimenti non la considererebbero nemmeno.
To kick things off, we'll also be rewarding creators who livestream by allocating $1 million in the upcoming cycle—so start building your streaming audience now. More details to follow.
Start streaming now at: https://t.co/MQ51YW9fZm
— Nikita Bier (@nikitabier) July 1, 2026
Il problema è che X ha un problema di credibilità con le dirette. Nel 2023, Ron DeSantis doveva annunciare la propria candidatura presidenziale sugli Spazi, l’audio live di X. I server si sono praticamente fusi e la diretta è fallita. Un anno dopo, Elon Musk doveva intervistare il presidente Trump sempre su Spazi. La diretta è crashata ed è diventata inaccessibile.
Se i server reggono una diretta con un politico e un presidente è una domanda a cui X non ha ancora risposto in modo convincente. Live Studio ha gli strumenti giusti, ma gli strumenti servono a poco se l’infrastruttura non regge quando conta.
Anthropic sviluppa un chip AI con l'aiuto di Samsung?
Secondo le fonti di The Information, Anthropic potrebbe sviluppare un chip AI custom con l’aiuto di Samsung. Le prime indiscrezioni erano trapelate all’inizio di aprile. L’azienda guidata da Dario Amodei dovrebbe quindi seguire la stessa strategia di OpenAI per diversificare le forniture.
Anche Anthropic vuole utilizzare chip proprietariAnthropic ha sottoscritto accordi con i tre principali provider cloud (Amazon Web Service, Microsoft Azure e Google Cloud), ai quali si aggiunge la recente partnership con SpaceX per l’uso del data center Colossus 1. Sfrutta quindi le risorse di calcolo dei server con chip NVIDIA, AWS (Trainium) e Google (TPU). In futuro potrebbe accedere anche ai server Microsoft con chip Maia 200.
L’azienda californiana ha quindi un’ampia scelta a differenza dei concorrenti che dipendono quasi esclusivamente dalle GPU di NVIDIA. Nonostante ciò vuole evitare eventuali problemi di approvvigionamento, in quanto la domanda dei chip AI è in continuo aumento. Secondo le fonti di The Information, Anthropic avrebbe avviato discussioni con Samsung in merito allo sviluppo di un chip proprietario.
Il progetto è tuttavia ancora nelle fasi iniziali. L’azienda guidata da Dario Amodei non ha ancora deciso a cosa servirà il chip (addestramento o inferenza dei modelli), quale sarà la sua potenza o come si integrerà in un server. Le prime indiscrezioni sul possibile sviluppo di un chip custom risalgono all’inizio di aprile. Rispetto a tre mesi fa c’è stata però un’importante novità.
Anthropic ha assunto Clive Chan, l’ingegnere che ha contribuito allo sviluppo del chip Jalapeño di OpenAI. Ciò indica che esiste realmente un piano per progettare un chip. Nessun commento ufficiale è arrivato dalle due aziende.
Aziende cinesi accedono ai modelli di AnthropicNel frattempo, Anthropic deve trovare una soluzione per impedire alle aziende cinesi di accedere ai suoi modelli. Secondo le fonti del Financial Times, i dipendenti di Ant Financial accedono a Claude Code attraverso la intranet aziendale collegata ad un sussidiaria a Singapore.
ByteDance rimborsa invece l’abbonamento ai dipendenti che accedono ai modelli con una VPN. Altre aziende sfruttano Microsoft Azure per accedere ai modelli tramite sussidiarie a Singapore. Questi “trucchi” violano i termini di servizio.
Come prenotare il nome utente su WhatsApp, la guida passo passo
WhatsApp ha aperto le prenotazioni per i nomi utente. È la funzionalità che permetterà di iniziare a chattare con qualcuno senza comunicargli il proprio numero di telefono. Una novità che secondo Meta, che gestisce l’applicazione, contribuirà a tutelare la privacy degli utenti (qualcuno ha seri dubbi). Vediamo come verificare se si è già in grado di riservare il proprio ID e come farlo.
Nomi utente su WhatsApp: come prenotare il tuoPrima di tutto, una precisazione: siamo alla fase di prenotazione, ma i nomi utente non sono ancora attivi. Lo diventeranno più avanti nel corso dell’anno. Attualmente, Meta sta permettendo a un numero ristretto di account di procedere, per garantire che il proprio username non venga rubato da altri. Per capire se si è già in grado di farlo è sufficiente aprire l’applicazione, andare sulle Impostazioni, poi Account e vedere se compare la voce Nome utente. In alternativa, la stessa opzione dovrebbe essere presente nella schermata che si apre toccando la foto profilo.
A quel punto, un messaggio avvisa che I nomi utente saranno disponibili a breve, invitando comunque a prenotare il proprio. È possibile crearne uno nuovo oppure utilizzare quello dei social di Meta, ovvero Instagram o Facebook. Scegliamo la seconda opzione.
Per qualche strano motivo, selezionando l’ultima opzione, quella di Facebook, restituisce un messaggio di errore, sostenendo che il nome utente non sia più disponibile su WhatsApp (non sapevo di avere omonimi). Proviamo allora con “Crea nome utente”, inserendo lo stesso username di Instagram.
Premendo “Avanti” compare la schermata di login su Instagram. Bisogna effettuare l’autenticazione tramite nome utente, email o numero di telefono. È uno step necessario per la verifica che richiede anche l’inserimento di un codice temporaneo inviato direttamente su WhatsApp oppure via SMS.
Ecco fatto, la prenotazione è andata a buon fine. Lo username può essere del tipo @nome.cognome o altro, a seconda della disponibilità. WhatsApp avviserà quando sarà il momento di condividerlo al posto del numero di telefono per avviare una chat o una chiamata con un nuovo contatto.
WhatsApp cambia su iPad, può diventare il dispositivo principale
Fin dal suo lancio dell’anno scorso, l’edizione di WhatsApp per iPad ha sempre permesso di utilizzare il tablet Apple come una sorta di dispositivo secondario, mantenendo l’account associato allo smartphone. Le cose sono appena cambiate, con il lancio della versione 26.25.74 su iPadOS. Si tratta di una novità che farà comodo a molti, vediamo di cosa si tratta e come funziona.
iPad come dispositivo principale per WhatsAppDopo aver installato l’ultimo aggiornamento da App Store, alcuni utenti (il rollout è graduale) noteranno la possibilità di scegliere in che modo configurare l’applicazione, se come sempre fatto oppure rendendo iPad il dispositivo principale. Lo screenshot qui sotto, condiviso dalla redazione di WABetaInfo, mostra la schermata che chiede di inserire il proprio Paese e il numero di telefono. Poi bisognerà digitare il codice sei cifre ricevuto, per eseguire la verifica di rito. In alternativa, ci si può affidare alla passkey se è stata creata in precedenza.
Quali sono i vantaggi? Un dispositivo principale associato all’account, a differenza di uno secondario, non ha limitazioni. Significa che l’utente ha accesso a tutte le funzionalità, incluse quelle per la condivisione della posizione geografica in tempo reale e alle liste broadcast. Inoltre, il tablet non viene più disconnesso una volta trascorsi 14 giorni di inattività sullo smartphone. Quest’ultimo non è un dettaglio di poco conto: si pensi ad esempio a quando si manda l’iPhone in riparazione, il rischio è di rimanere tagliati fuori dalle chat.
Rollout graduale, serve un po’ di pazienzaCome anticipato, la novità non è subito alla portata da tutti, potrebbero trascorrere alcune settimane prima di vederla comparire. Meta, che controlla WhatsApp, ha scelto un approccio graduale per la distribuzione, così da poter eventualmente intervenire su eventuali problemi. Lo stesso metodo è in uso anche per le prenotazioni dei nomi utente che hanno preso il via da pochi giorni.
Meta lancia Pocket, un social di giochi interattivi creati dall'AI
Mozilla ha chiuso Pocket, l’app per salvare gli articoli e leggerli dopo, l’anno scorso. Meta ha preso il nome e ci ha fatto tutt’altro: una nuova app di feed social dove gli utenti creano e condividono piccoli giochi interattivi chiamati “gizmo,” generati da un prompt AI.
Pocket di Meta per creare mini-giochi con l’AII gizmo rispondono al vostro tocco e all’inclinazione del telefono. Riproducono effetti sonori e le vostre canzoni preferite. Possono usare la fotocamera o attingere alle foto dalla galleria. Alcuni possono perfino ragionare sul mondo intorno a voi, dice Meta nella descrizione su Google Play.
Un gizmo, quindi, è un’esperienza di gioco generata dall’AI. Si crea con un prompt, si pubblica nel feed, e gli altri possono remixarlo.
Meta ha assunto gli ingegneri da Atma Sciences Inc., l’azienda che aveva creato un’app chiamata, indovina, indovinello, Gizmo. Meta ha ottenuto una licenza non esclusiva sulla tecnologia. Dagli screenshot su Google Play, Pocket sembra molto simile all’app Gizmo originale.
Mark Zuckerberg ha descritto più volte la visione di un social media dove gli utenti usano l’AI per creare esperienze interattive e condividerle. Pocket è una delle manifestazioni di quella visione, insieme a Forum (il clone Reddit), Instants (foto che scompaiono), Arena (previsioni stile Polymarket), e l’app TV di Instagram.
DisponibilitàPer ora, Pocket non sembra disponibile negli USA. Non è presente nemmeno sull’App Store americano. Stranamente in Italia, sì. Si può scaricare da Google Play. Meta dice che l’app non è ancora disponibile ovunque.
La fabbrica di app MetaPocket è l’ennesima app lanciata da Meta. Quante di queste app sopravviveranno tra un anno è tutto da vedere. Meta ha una lunga storia di app lanciate e abbandonate, Threads è l’eccezione, non la regola. Ma con l’AI che riduce il costo di sviluppo, lanciare dieci app e vedere quali funzionano costa meno di una volta.
Aion è il sistema operativo AI di Microsoft che non vedremo mai
È spuntato il video di un progetto messo in cantiere da Microsoft e mai arrivato a concretizzarsi: nome in codice Aion, si tratta di un sistema operativo AI progettato per mettere Copilot al centro di tutto, facendo leva su Edge come motore per la gestione di interfaccia e funzionalità. Il filmato risale al 2024 e ci sono tutti gli elementi per affermare che l’idea sia stata accantonata, rimanendo ferma alla sua fase sperimentale.
Windows Aion: Copilot, Edge, AI e nessuna app nativaAlla base della piattaforma c’era una versione ridotta e alleggerita del codice di Windows, battezzata Win3, ottimizzata per richiedere meno risorse hardware e offrire altri benefici, a partire dalla durata delle batteria sui laptop. La clip visibile di seguito è stata pubblicata in origine da BetaWiki su Discord. La redazione del sito Windows Central ne ha confermato l’autenticità.
In poco più di tre minuti, il video mostra un desktop con la barra delle applicazioni posizionata sul bordo inferiore e un menu Start con il pulsante di Copilot al centro della scena. Premendolo, compare un campo di testo in cui digitare il prompt, interpretato poi dall’intelligenza artificiale per aprire la schermata/applicazione più adatta. Ad esempio, inserendo un URL si inizia la navigazione, mentre chiedendo suggerimenti su un posto dove cenare si apre una conversazione con il chatbot.
A ogni finestra è associata un’icona personalizzata, visualizzata anche sulla taskbar per semplificare il multitasking, grazie a una funzionalità chiamata Spaces.
È del tutto assente il supporto alle app native, non possono essere eseguite (un po’ come in Project Solara, dove sono sostituite dagli agenti AI). Tutto ruota attorno al web (pagine online e Web App), con un approccio che in qualche modo ricorda quello di ChromeOS. Può comunque sfruttare la connessione remota a un PC, via cloud, per l’esecuzione del software.
Ad aggiungere un po’ di confusione è il fatto che, secondo la voce fuori campo, esiste una versione di Aion che può essere eseguita all’interno di Windows 11, dunque facendo venire meno la limitazione appena descritta. In questo caso, però, andrebbero a perdersi i suoi principali vantaggi.
Un sistema operativo che non vedremo maiCome scritto in apertura, il filmato risale al 2024. Non c’è da stupirsi che Microsoft abbia poi scelto di abbandonare l’idea o di non portarla fino a un lancio commerciale. L’entusiasmo intorno a Copilot si è spento in fretta, tanto da spingere la software house a rivedere i propri piani legati a W11, ripulendo il sistema operativo da un eccesso di funzionalità AI.
Samsung Galaxy S26 (12/256GB) crolla su eBay a un ottimo prezzo
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Surfshark VPN è la soluzione giusta per una nuova VPN illimitata in grado di garantire un accesso a Internet protetto e senza limitazioni su base geografica. Il servizio è ora in promo: con la nuova offerta di luglio 2026, infatti, la VPN è attivabile con un prezzo ridotto a 2,49 euro al mese, scegliendo il piano biennale con 3 mesi extra, per un totale di 27 mesi di utilizzo. Ci sono anche 30 giorni di garanzia di rimborso. Per accedere all’offerta basta premere sul box qui di sotto e raggiungere il [affiliate_link link_id=”141″]sito ufficiale di Surfshark[/affiliate_link]. Lo sconto è valido solo per un breve periodo e solo tramite il link qui di sotto.
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Cosa prevede l’offerta di luglio 2026 di SurfsharkCon Surfshark è possibile accedere a una VPN illimitata e sicura. Tra le caratteristiche del servizio troviamo la possibilità di criptare il traffico dati, per un accesso protetto a Internet anche quando la rete non è provata.
Da segnalare anche la presenza di un network di migliaia di server che consente di scegliere un server situato in un altro Paese per aggirare blocchi geografici e censure online.
La VPN, inoltre, applica una politica no log che elimina il tracciamento e permette l’utilizzo da più dispositivi in contemporanea, senza limitazioni di banda e di traffico dati.
La promozione in corso permette di attivare Surfshark con un prezzo ridotto a 2,49 euro al mese. Lo sconto è legato all’attivazione del piano di 27 mesi (24 mesi + 3 mesi extra). Per tutti i nuovi clienti ci sono 30 giorni di garanzia di rimborso.
Lo sconto disponibile con l’offerta di luglio è valido solo per un breve periodo di tempo. Per accedere alla promo basta premere sul box qui di sotto.
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BioShocking: come ingannare un browser AI e rubare i dati
I ricercatori di LayerX hanno descritto una tecnica, denominata BioShocking, che permette di ingannare un browser AI attraverso uno scenario fittizio. In tal modo vengono aggirate le protezioni e si possono eseguire diverse attività, tra cui il furto dei dati dal computer. Tra i provider contattati, solo OpenAI ha risolto la vulnerabilità.
2 + 2 = 5Il PoC (Proof-of-Concept) di LayerX ha funzionato con sei browser agentici: ChatGPT Atlas, Comet, Fellou, Genspark Browser, Sigma Browser e Claude per Chrome (plugin). I rispettivi LLM (Large Language Model) hanno varie restrizioni che bloccano determinati prompt, quindi si rifiutano di rispondere se viene chiesto ad esempio di scrivere un’email di phishing o di fornire le istruzioni per rubare le credenziali.
I ricercatori hanno creato una pagina web ispirata al noto BioShock. Ai sei browser è stato quindi chiesto di risolvere un semplice gioco, ovvero fornire il risultato della somma 2 + 2. Dopo aver scritto 4 e premuto il pulsante di invio hanno letto il messaggio che indicava la risposta sbagliata. I browser AI hanno quindi capito che si trattava di un riferimento al romanzo 1984 di George Orwell e scritto 5 come risposta.
A questo punto, il gioco continua e i browser AI non rispettano più le restrizioni finendo una realtà alternativa. Con il prompt successivo, mostrato sulla pagina, viene chiesto di accedere ad un repository su GitHue e copiare le credenziali di login SSH. Dopo aver inserito le credenziali nella pagina, i browser AI vincono il gioco, ma hanno permesso ai cybercriminali di rubare dati sensibili. Nello screenshot si può leggere la risposta finale di ChatGPT Atlas:
LayerX ha contattato i sei provider. Fellou, Genspark e Sigmabrowser non hanno risposto. Perplexity ha ignorato la segnalazione, mentre Anthropic ha rilasciato una patch non funzionante. Solo OpenAI ha risolto la vulnerabilità. I ricercatori suggeriscono di aggiungere una conferma prima di effettuare operazioni potenzialmente pericolose. Tutti i browser AI hanno copiato le credenziali senza chiedere l’autorizzazione all’utente.
Robot con pelle morbida e AI emotiva per single e anziani...
Un’azienda cinese presenta un umanoide dal design ultra realistico concepito per combattere la solitudine di single e anziani. Queste macchine dotate di AI emotiva, segnano una svolta tanto affascinante quanto vertiginosa…
Da qualche tempo gli annunci di robot domestici capaci di riordinare casa o svolgere mansioni casalinghe si moltiplicano, come nel caso di Neo di 1X Technologies. Ma la Cina fa un salto di qualità che va ben oltre. Il suo fiore all’occhiello UBTECH, che commercializza già umanoidi, ha appena svelato la gamma UWORLD U1, con la quale segna ufficialmente l’arrivo dei primi androidi bionici al mondo progettati per una produzione di massa destinata ai nostri salotti.
Arrivano i robot-compagni con IA emotivaIl robot sfoggia un design iperrealista di grande impatto. È rivestito di una pelle in silicone morbido, ha capelli veri e possiede ciglia mobili che battono in modo naturale. Disponibile in silhouette maschili e femminili, l’androide integra soprattutto uno scheletro dotato di 88 articolazioni indipendenti che gli consentono di riprodurre fedelmente circa il 90% della gestualità umana, assicura l’azienda.
Il robot è dotato di un’intelligenza artificiale “emotiva”. Grazie a telecamere all’interno dei suoi occhi, mantiene il contatto visivo, segue l’utente con lo sguardo e decodifica le sue espressioni facciali. E per rendere lo scambio perfettamente fluido, un sistema di controllo proprietario riduce il tempo di reazione tra il parlato e il movimento delle labbra a soli 20 millisecondi, abbastanza da dare l’illusione di una conversazione del tutto naturale.
Sul fronte della privacy, il costruttore ha scelto un’architettura informatica locale. Alimentato da un processore Rockchip, il sistema cifra e archivia l’insieme dei dati emotivi e delle conversazioni direttamente sull’hardware del dispositivo. Nulla viene inviato a un cloud aziendale, garantendo, almeno sulla carta, che la vita privata degli utenti rimanga circoscritta.
Robot per combattere la solitudineLa serie U1 è progettata per rispondere a un’ampia gamma di applicazioni consumer e professionali, tra cui la compagnia quotidiana, il supporto emotivo, il miglioramento dello stile di vita e l’assistenza sociale, nonché i servizi di accoglienza e ospitalità, la cura degli anziani, il supporto psicologico, il turismo e le esposizioni, la ricerca e l’istruzione, e le applicazioni di servizi domestici di fascia alta, si legge nel comunicato stampa. Ma è soprattutto come strumento di salute mentale, capace di offrire una presenza e un supporto psicologico continuo, che la società intende posizionarsi.
Il mercato è immenso in Cina, il paese conta più di 90 milioni di adulti single e quasi 118 milioni di anziani che vivono soli. E l’approccio funziona. Disponibile in tre versioni a partire da 17.650 dollari, U1 ha già registrato oltre 13.000 preordini sin dalla sua presentazione. Che tristezza…
Usare ChatGPT durante un litigio: il prompt per mantenere la calma
Durante un litigio, la cosa più facile è reagire d’impulso. La più difficile è fermarsi. Tra l’emozione che travolge e le parole che stanno per uscire, o il messaggio che si sta per inviare, c’è una pausa brevissima, spesso impercettibile, ma è lì che si gioca il destino di una discussione. Ma quando rabbia, delusione o frustrazione prendono il sopravvento, quella pausa sembra non esistere. La prima risposta appare inevitabile, persino giusta. Eppure è spesso quella di cui ci si pente qualche ora dopo.
L’intelligenza artificiale non risolve i conflitti. Non è un terapista di coppia, non è un arbitro, non è un giudice che stabilisce chi ha torto e chi ha ragione. Ma può fare qualcosa che in certi momenti ha un valore enorme: creare artificialmente quella pausa che le emozioni vorrebbero cancellare. Non per vincere la discussione, ma per evitare di peggiorare la situazione e dire la cosa sbagliata.
Il prompt di ChatGPT da usare prima di un litigioIl prompt non richiede che il chatbot conosca per forza l’utente, che abbia la memoria attivata o che sappia come si gestisce normalmente la pressione. Funziona con qualsiasi conversazione nuova, in qualsiasi moment, perciò è particolarmente utile proprio nelle situazioni in cui non c’è tempo per preparare nulla.
Prompt da utilizzare: Sono agitato e vorrei rispondere, ma non voglio peggiorare le cose. Ecco cosa è successo: [descrivere la situazione]. Prima di darmi consigli: dimmi quali emozioni pensi che stia provando. Spiega cosa potrebbe provare l’altra persona, anche se l’ha espresso male. Segnala le supposizioni che sto facendo o le informazioni che potrebbero mancarmi. Aiutami a scrivere una risposta che sia onesta, rispettosa e che faccia avanzare la conversazione invece di farla degenerare. Non darmi automaticamente ragione. Se sto esagerando o reagendo in modo emotivo, dimmelo con gentilezza ma senza giri di parole.
L’ultima istruzione è la più importante di tutte. Ed è lì per una ragione precisa. ChatGPT, così come tutti i chatbot AI, ha un difetto strutturale quando si tratta di conflitti interpersonali, tende a validare la persona che sta parlando. È progettata per essere utile e accondiscendente, e il più delle volte va bene così. Ma quando si è nel bel mezzo di un litigio e si cerca un punto di vista equilibrato, l’ultima cosa che serve è un interlocutore che dia ragione su tutto.
L’istruzione di non dare automaticamente ragione ribalta quella dinamica. Dà al chatbot il permesso esplicito di dire che forse si sta esagerando, che la propria interpretazione potrebbe essere parziale, che l’altra persona ha probabilmente ragioni che non si è considerato. Non è sempre piacevole aprire gli occhi, ma è sicuramente utile.
Il risultato è una risposta che non parte dalla propri posizione e la conferma, ma che analizza la situazione da più angolazioni prima di suggerire come procedere.
Come funziona nella praticaQuando si descrive la situazione al chatbot, un disaccordo con il partner, una conversazione tesa con un collega, un messaggio frustrante ricevuto da un amico, il prompt lo costringe a procedere per fasi anziché saltare direttamente al consiglio.
Prima riflette sulle emozioni che probabilmente si sta provando. A volte le identifica con una precisione sorprendente. Dare un nome a ciò che si prova è già di per sé un atto che riduce la carica emotiva, il sentimento smette di essere un blocco indistinto e diventa qualcosa di specifico e più facile da gestire.
Poi considera cosa potrebbe provare l’altra persona. Questa è la fase che costa di più, perché quando si è arrabbiati l’ultima cosa che si vuole fare è mettersi nei panni dell’altro. Ma il chatbot lo fa con un distacco che un amico non potrebbe avere. Non parteggia per nessuno, analizza la situazione con la freddezza di chi non ha nulla da perdere. Molte volte ci si accorge che l’altra persona non è mossa dalla malafede, ma da un punto di vista diverso, da informazioni incomplete o da un livello di stress che condiziona il suo modo di interpretare gli eventi.
Questo cambio di prospettiva non significa dare ragione all’altro. Significa smettere di reagire a ciò che si crede stia succedendo e iniziare a rispondere a ciò che sta succedendo davvero.
Infine, il chatbot aiuta a formulare una risposta. Non una risposta diplomatica al punto da risultare vuota, ma una che sia onesta, che dica ciò che si pensa realmente, e allo stesso tempo costruita per evitare che la conversazione esploda. La differenza tra hai torto e ti spiego perché e capisco il tuo punto ma vedo le cose diversamente e vorrei parlarne è minima nelle parole e abissale negli effetti.
Cosa non fa (e perché è importante dirlo)L’intelligenza artificiale non sostituisce la conversazione umana. Non si risponde con le parole esatte suggerite dal chatbot come se fosse un copione, quello suonerebbe artificiale e probabilmente peggiorerebbe le cose. Il prompt serve a guadagnare lucidità, non a delegare la comunicazione. È un’impalcatura che si smonta una volta capito come procedere, non una protesi permanente.
Non è nemmeno un sostituto del lavoro su sé stessi. Se gli stessi conflitti si ripresentano ciclicamente, se le stesse dinamiche si riproducono con persone diverse, se la gestione emotiva è costantemente fuori controllo, il chatbot non è la risposta, un professionista lo è. Il prompt funziona per i momenti specifici in cui le emozioni prendono il sopravvento sulla lucidità, non per i problemi strutturali che richiedono un percorso diverso.
Monopolio Shopping: Google deve risarcire PriceRunner (Klarna)
Il Patent and Market Court di Stoccolma ha stabilito che Google deve pagare un risarcimento danni di circa 2 miliardi di dollari a PriceRunner (gruppo Klarna). La decisione del tribunale è correlata alla sanzione inflitta dalla Commissione europea per abuso di posizione dominante nel settore della comparazione dei prezzi con Google Shopping. L’azienda di Mountain View potrebbe presentare ricorso.
Risarcimenti in serie per GoogleAl termine di una lunga indagine avviata a fine novembre 2010, la Commissione europea ha inflitto una sanzione di 2,42 miliardi di euro a Google perché ha abusato della sua posizione dominante per penalizzare i servizi concorrenti di comparazione dei prezzi. Sia il Tribunale che la Corte di Giustizia dell’Unione europea hanno confermato l’abuso e la multa. Sono quindi ripresi i procedimenti legali avviati in diversi paesi (sospesi in attesa della sentenza definitiva).
PriceRunner (gruppo Klarna) aveva chiesto un risarcimento danni di circa 80 miliardi di corone svedesi (oltre 7,2 miliardi di euro o 8,3 miliardi di dollari). Il tribunale che si occupa di queste cause (Patent and Market Court di Stoccolta) ha stabilito un risarcimento inferiore, equivalente a circa 2 miliardi di dollari, ma è comunque un record per la Svezia.
Klarna ha dichiarato che il risarcimento compensa le perdite di fatturato causate dal trattamento preferenziale riservato da Google al proprio servizio di comparazione prezzi rispetto ai servizi concorrenti. Tale condotta comporta inoltre un aumento dei costi per i consumatori.
Google potrebbe ovviamente presentare ricorso. Un portavoce ha comunicato che verranno valutate tutte le opzioni legali, sottolineando che le modifiche implementate nel 2017 hanno generato profitti per centinaia di servizi di comparazione dei prezzi in Europa.
Come evidenziato circa un anno fa da Bloomberg, le richieste di risarcimento potrebbero superare i 12 miliardi di euro. Moltiply Group (Trovaprezzi) ha chiesto quasi 3 miliardi di euro, mentre un tribunale tedesco ha stabilito un risarcimento di 465 milioni di euro per Idealo.
Google Shopping è considerato un Core Platform Service in base al Digital Markets Act. L’azienda di Mountain potrebbe ricevere una sanzione per la violazione della legge.
Amazon ed eBay invasi da semi di piante inesistenti create con l'AI
Girasoli viola giganteschi, alti quanto una casa, con una nonnina sorridente usata come termine di paragone. Rose dai petali arcobaleno. Piante con foglie che sembrano farfalle, uccelli o teste di gatto. Hosta dall’aspetto di crostacei mostruosi. E perfino varietà nei colori della bandiera americana…
Nessuna di queste piante esiste. Eppure su eBay, Amazon ed Etsy vengono venduti migliaia di semi accompagnati da immagini generate dall’AI, così spettacolari da sembrare uscite direttamente dalla giungla aliena di Avatar.
Vendono semi di fiori che non esistono: le immagini AI alimentano la truffa più vecchia del webLa truffa dei semi precede l’AI generativa, ma l’intelligenza artificiale l’ha resa industriale. Creare un’immagine fotorealistica di una pianta impossibile richiedeva prima Photoshop e competenze. Adesso basta un prompt di trenta secondi. Il risultato? Una marea di inserzioni con fiori inesistenti su ogni piattaforma di e-commerce.
I semi spediti possono essere di una pianta completamente diversa da quella pubblicizzata, oppure non germogliare affatto. Il costo per il truffatore è minimo, una busta, l’affrancatura, un sacchetto di plastica e qualche ora per raccogliere semi casuali, come ha spiegato un moderatore di Reddit. Il prezzo di vendita è basso, ma abbastanza persone comprano da far quadrare i conti.
Il rischio che nessuno consideraSprecare soldi è il problema ovvio. Ma c’è un rischio meno visibile, chi pianta semi di una pianta diversa da quella ordinata, senza saperlo, potrebbe introdurre specie invasive nel proprio ambiente. Nel 2023, tre stati americani hanno emesso avvertimenti contro la semina di semi ricevuti per posta come parte di una truffa diffusa.
L’altro problema è che le immagini AI di fiori inesistenti stanno inquinando i risultati di ricerca. Un moderatore di r/mycology ha detto che a un certo punto, cercando “semi di rose esotiche” su Google Immagini, quasi tutti i risultati erano immagini AI o ritoccate di fiori finti. Le immagini AI non confondono solo i compratori, anche i motori di ricerca su come appaiono le piante reali.
La risposta delle piattaformeeBay dice di avere politiche e controlli per rilevare e prevenire attività fraudolente, incluse immagini AI fuorvianti. Amazon e Etsy non hanno risposto alla richiesta di commento.
Su Reddit e Facebook, le comunità di appassionati di piante si avvisano a vicenda sui siti truffa, ma per ogni venditore bannato, ne appaiono altri dieci. L’AI ha reso la creazione di inserzioni truffa così economica e veloce che le piattaforme non riescono a tenere il passo.