Raspberry Pi Desktop: nuova versione per PC e Mac

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 18:21

Circa un mese fa è stato annunciato l’aggiornamento per il famoso single-board computer. L’azienda britannica ha ora comunicato la disponibilità di una nuova versione di Raspberry Pi Desktop per PC e Mac, dopo circa quattro anni di attesa. Gli utenti possono scaricare l’immagine ISO direttamente dal sito ufficiale o tramite Torrent.

Raspberry Pi Desktop basata su Debian 13 Trixie

Simon Long, Senior Principal Software Engineer di Raspberry Pi, ha ricordato come è nata l’idea di rilasciare Raspberry Pi Desktop per PC e Mac nel 2016. L’ingegnere ha evidenziato però che l’azienda guadagna dalla vendita dei piccoli computer, quindi lo sviluppo della versione per PC e Mac è stato sospeso per mancanza di tempo. Dopo circa quattro anni è finalmente arrivata la nuova distribuzione basata su Debian 13 Trixie (kernel 6.12). È compatibile solo con processori Intel, quindi serve un vecchio MacBook (il supporto per i chip Apple è ancora sperimentale).

Raspberry Pi Desktop per PC e Mac include tutte le novità della versione per il single-board computer, come il centro di controllo e la nuova dock. È stato inoltre aggiunto il client Raspberry Pi Connect che consente di controllare un PC o un Mac su cui è in esecuzione il Desktop.

Il funzionamento è identico a quello su Raspberry Pi. L’unica differenza è che, durante la configurazione, verrà chiesto di assegnare un nome identificativo al dispositivo, passaggio non necessario su Raspberry Pi, dove viene invece utilizzato un ID hardware univoco. Il nome scelto apparirà nell’elenco dei dispositivi visualizzato accedendo al sito web di Connect, permettendo di utilizzare la condivisione dello schermo o il terminale remoto sul dispositivo.

Raspberry Pi Desktop per PC e Mac è disponibile come immagine live. È quindi sufficiente creare una pen drive di boot USB. Quando richiesto è possibile scegliere l’opzione “run with persistence” (esegui con persistenza), in modo da salvare tutte le modifiche sulla pen drive. Lo stesso menu offre anche la possibilità di ripristinare la persistenza. Scegliendo questa opzione, le modifiche verranno eliminate e la pen drive tornerà allo stato dell’immagine originale pulita.

Dopo aver avviato Raspberry Pi Desktop è possibile scegliere di installarlo su disco, lanciando il programma di installazione standard di Debian (Calamares) tramite il collegamento sul desktop o la voce “Installa Raspberry Pi OS” nella categoria “Strumenti di sistema” del menu principale.

Spazio cloud senza sorprese: fino a 15 TB a prezzo fisso con Aruba

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 18:00

Con Smart Storage di Aruba è possibile accedere allo spazio cloud di cui si ha bisogno, con un’offerta in grado di adattarsi alle proprie necessità e a varie tipologie di progetti.

Il servizio in questione viene offerto con piani a prezzo fisso, senza alcuna complessità e, quindi, senza la necessità di dover fare i conti con costi legati al consumo.

Scegliendo uno dei piani Smart Storage, infatti, è possibile accedere a fino a 15 TB di spazio con traffico illimitato e la possibilità di effettuare Snapshot (sia manuali che automatici) per il ripristino dei dati.

Per accedere alle offerte basta visitare il [affiliate_link link_id=”4989″]sito di Aruba Cloud[/affiliate_link], premendo sul box qui di sotto, andando poi a scegliere il piano desiderato.

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Le offerte di Aruba

Aruba Cloud propone i seguenti piani di storage:

  • Smart Storage 1 TB con un costo di 4,6 euro + IVA al mese e 20 snapshot
  • Smart Storage 5 TB con un costo di 21,8 euro + IVA al mese e 40 snapshot
  • Smart Storage 10 TB con un costo di 43,3 euro + IVA al mese e 60 snapshot
  • Smart Storage 15 TB con un costo di 64,8 euro + IVA al mese e 80 snapshot

È previsto un costo aggiuntivo se si ha la necessità di effettuare una replica su un altro host. In base al piano scelto, il costo di replica va da 1,3 a 19,5 euro + IVA al mese.

Le soluzioni Smart Storage di Aruba Cloud possono rappresentare la soluzione giusta per vari casi d’uso, da backup al trasferimento dei documenti fino all’archiviazione sicura e alla creazione di repository per i software di recupero dati.

Per un quadro completo sulle opzioni disponibili e per attivare il piano desiderato basta raggiungere il sito ufficiale di Aruba, tramite il box qui di sotto.

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La IA risolve centinaia di problemi, i matematici vogliono bandirla

Zeus News - Gio, 10/08/2026 - 18:00
News - I risultati pubblicati da OpenAI hanno causato un'ondata di proteste da parte dei matematici, che vogliono cacciare l'IA dalla ricerca.

ArtCraft, sette applicazioni gratuite e open source sfidano il dominio di Adobe

Zeus News - Gio, 10/08/2026 - 18:00
Download - Le alternative a Photoshop, Premiere, Illustrator e compagnia sono scritte in Rust e non richiedono abbonamento.

Truffe con l'AI: 4 segnali d'allarme per non farsi ingannare

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 17:30

La vecchia truffa del finto premio da ritirare, con i suoi errori grammaticali e il tono palesemente artefatto, aveva almeno il pregio di essere riconoscibile. Bastava una lettura superficiale per capire che qualcosa non tornava. Quell’epoca è finita.

Le truffe basate sull’intelligenza artificiale sono un salto di categoria. Le email sono scritte in un italiano impeccabile, personalizzate con dettagli che sembrano impossibili da conoscere per un estraneo. Le voci al telefono imitano quelle dei familiari con una precisione che fa venire i brividi…

Truffe generate dall’AI: 4 indizi

Il problema non è più riconoscere la truffa dall’aspetto, ma dal meccanismo. Ecco i quattro segnali d’allarme che funzionano anche quando l’apparenza è perfetta.

Primo segnale: l’urgenza che non ammette pause

Il truffatore ha bisogno di una cosa sola: che la vittima agisca prima di pensare. Per questo il meccanismo preferito è l’urgenza la telefonata che annuncia un mandato di cattura se non si forniscono i dati immediatamente, il messaggio che avverte del blocco imminente di un conto, la voce di un familiare in difficoltà che ha bisogno di soldi adesso.

L’urgenza funziona perché attiva la parte del cervello che gestisce le emergenze e disattiva quella che ragiona. È progettata per impedire il pensiero critico, e più la situazione sembra grave, più efficace è il meccanismo.

La difesa è una sola: fermarsi. Non importa quanto la situazione sembri urgente. Se qualcuno chiama dicendo di essere del tribunale e minaccia un mandato se non si fornisce il codice fiscale, meglio riattaccare e chiamare direttamente il tribunale. Se un familiare chiama chiedendo soldi con voce disperata, idem, è preferibile chiudere e richiamare su un canale che si utilizza abitualmente.

Secondo segnale: le email sui propri account

Tra le truffe più diffuse ci sono le email che riguardano gli account, bancari, di posta, di servizi online. Quello che le rende pericolose nel 2026 è che sembrano autentiche. Il logo è quello giusto, il linguaggio è professionale, il formato è identico alle comunicazioni reali. A volte contengono persino dettagli personali corretti, come il nome, l’ultima cifra della carta, un riferimento a un acquisto recente.

Possono annunciare il blocco dell’account per attività sospetta, la necessità di reimpostare la password a causa di una violazione dei dati, un pagamento non autorizzato da verificare. Il meccanismo è sempre lo stesso: creare una preoccupazione e offrire un collegamento per “risolvere” il problema.

Quel collegamento è la trappola. Porta a una pagina che replica perfettamente quella del servizio reale e che cattura le credenziali nel momento in cui le si inserisce.

La regola: non cliccare mai su nessun collegamento in un’email non richiesta. Non scaricare allegati. Se il messaggio riguarda un problema con un account, aprire il sito del servizio digitandone l’indirizzo direttamente nel browser, mai dal collegamento nell’email, e verificare da lì. Se il problema esiste davvero, sarà visibile nell’account. Se non c’è traccia di nulla, l’email era la truffa.

Cambiare la password per precauzione non fa mai male, a patto di farlo dal sito ufficiale, non dal collegamento nell’email sospetta.

Terzo segnale: le richieste di denaro

Anche se il proprio migliore amico chiedesse dei soldi, la prima reazione dovrebbe essere chiedergli perché. Lo stesso vale per qualsiasi richiesta ricevuta per posta, per email o per telefono.

Le email e le voci generate dall’AI sono incredibilmente convincenti, e la paura di conseguenze, un pagamento mancato, un debito accumulato, una penale in arrivo, può spingere a reagire prima di ragionare. Soprattutto se si è persone scrupolose con le proprie finanze. l’idea di aver dimenticato un pagamento è talmente fastidiosa da rendere plausibile qualsiasi richiesta.

La difesa è la stessa di sempre: non cliccare su nessun collegamento e non fornire informazioni finanziarie. Se si è davvero mancato un pagamento, andare direttamente alla fonte, il sito della banca, il portale del servizio, l’ufficio competente, e verificare da lì. Gestire sempre i propri soldi nei canali che si usano abitualmente, mai attraverso qualcuno che vi contatta senza preavviso.

Un dettaglio che i truffatori sfruttano: le aziende vendono i dati degli utenti e subiscono violazioni informatiche con regolarità. Il fatto che un’email contenga informazioni personali corrette non significa che sia legittima, significa solo che quei dati sono finiti nelle mani sbagliate. Un’email con il proprio nome, il proprio indirizzo e il riferimento a un servizio che si usa davvero può essere tanto una comunicazione autentica quanto una truffa costruita con dati rubati.

Quarto segnale: la resistenza alle domande

Verificare le informazioni è la difesa fondamentale contro qualsiasi truffa. Ma c’è un segnale ancora più rivelatore: cosa succede quando si prova a verificare. I truffatori, umani o automatizzati, reagiscono male alle domande. Diventano evasivi, cambiano argomento, mettono pressione, si irritano, insistono che non c’è tempo per controlli.

Una persona o un’organizzazione legittima non ha nessun problema se si chiede di verificare. Un operatore bancario vero non si offende se si dice richiamo io il numero ufficiale. Un tribunale vero non minaccia conseguenze se si chiede un documento scritto. Un familiare vero non rifiuta di farsi richiamare.

Se la persona o il sistema con cui si sta parlando non collabora quando si fanno domande, se mette pressione, se diventa insistente, se cerca di impedire di verificare, è il segnale più forte che qualcosa non va. Non servono competenze tecniche per riconoscerlo, ma solo la volontà di fare una domanda in più e vedere come reagisce l’interlocutore.

La regola che funziona contro tutto

I quattro segnali sono diversi ma la difesa è sempre la stessa: verificare alla fonte, senza fretta, attraverso canali che si controllano. Non importa quanto l’email sia convincente, quanto la voce sia familiare, quanto la situazione sembri urgente. La truffa ha bisogno che si agisca prima di pensare. Il semplice atto di fermarsi, chiudere il messaggio, riattaccare il telefono e verificare l’informazione indipendentemente è sufficiente a neutralizzare la stragrande maggioranza dei tentativi, anche quelli costruiti con l’intelligenza artificiale più sofisticata.

Amazon lancia gli Alexa Tablet con Android, Google Play e assistente Alexa+

Zeus News - Gio, 10/08/2026 - 17:30
Maipiusenza - C'Ú anche la versione Alexa Kids dedicata ai bambini.

Fitbit Edge: specifiche complete e prezzo europeo

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 17:14

Dopo i primi dettagli pubblicati da AndroidHeadlines, Dealabs ha svelato tutte le specifiche e il prezzo europeo del Fitbit Edge. Il nuovo fitness tracker di Google sarà l’erede del Fibit Charge 6 del 2023 e dovrebbe essere annunciato ufficialmente entro fine ottobre. Il lancio imminente spiega i numerosi leak degli ultimi giorni.

Fitbit Edge: specifiche complete e prezzo

Il Fitbit Edge sarà disponibile nelle stesse combinazioni di colori (cassa in alluminio e cinturino in silicone): argento lucido/grigio nebbia, oro champagne/rosa opaco, pirite satinata/verde oliva e nero opaco/nero ossidiana. Lo schermo AMOLED è di forma rettangolare con diagonale di 1,34 pollici e modalità Always-on.

All’interno del fitness tracker ci sono tutti i sensori che permettono il tracciamento delle attività sportive e il monitoraggio dei paramenti di salute, tra cui accelerometro, giroscopio, barometro, altimetro, cardiofrequenzimetro e livello di ossigeno nel sangue (SpO2). Il Fitbit Edge può quindi misurare passi, distanza, calorie, frequenza cardiaca, qualità del sonno, ciclo mestruale, SpO2, temperatura cutanea, ECG, fibrillazione atriale, ritmo cardiaco irregolare e VO2 max.

Può rilevare anche l’andamento di pressione sanguigna e insulino-resistenza, oltre a 40 tipi di allenamento. È presente inoltre sfruttare un programma personalizzato con l’aiuto di Gemini. Integra un chip GPS e si collega allo smartphone (Android e iOS) tramite Bluetooth 5.4. Mostra quindi le notifiche per chiamate, SMS e app. Ha ricevuto anche le certificazione IP68 e 5ATM.

La batteria offre un’autonomia fino a sette giorni (due giorni con funzionalità Always-on). Il sistema operativo è Fitbit OS che supporta i servizi di Google, tra cui il Play Store. Il prezzo che verrà applicato in Europa è 179,00 euro, quindi 20 euro in più rispetto al Fitbit Charge 6.

Tutti i nuovi tablet di Amazon in preordine (c'è già qualche sconto)

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 16:57

Amazon ha presentato i suoi nuovi tablet. Cinque modelli in totale, già tutti in preordine sull’e-commerce con la possibilità di scegliere tra diverse versioni e colorazioni per ognuno. Al centro dell’esperienza c’è Alexa+, il sistema operativo è Android (non più Fire OS come in passato) ed è integrato il supporto nativo a Google Play per il download delle applicazioni.

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I nuovi tablet Amazon in preordine: tutti i modelli

Partiamo da Alexa Tablet 8, proposto a partire da 229,99 euro nell’edizione con pubblicità sullo schermo, 4 GB di RAM e 64 GB di memoria interna. Ha un display da 8,7 pollici, processore MediaTek MT8189 e connettività Wi-Fi 6E.

[parse_image link=”https://www.amazon.it/dp/B0FL9RWKPH?tag=hdblit-21&linkCode=ogi&th=1&psc=1″ program=”amazon” format_id=”131044″]Nuovo Amazon Alexa Tablet 8, 4 GB di RAM, 64 GB, tablet compatto da 8,7″ con display brillante, batteria che dura tutto il giorno, con Google Play, progettato per Alexa+, Turchese[/parse_image]

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Poi c’è Alexa Tablet 11, che porta la diagonale del pannello a 10,95 pollici e il quantitativo di RAM a 8 GB. Si parte da 329,99 euro e aumenta anche la capacità della batteria.

[parse_image link=”https://www.amazon.it/dp/B0F5FWK5BG?tag=hdblit-21&linkCode=ogi&th=1&psc=1″ program=”amazon” format_id=”131044″]Nuovo Amazon Alexa Tablet 11, 8 GB di RAM, 64 GB, straordinario schermo 2,5K da 11″, batteria che dura tutto il giorno, con Google Play, progettato per Alexa+, Ametista[/parse_image]

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A completare il trio è Alexa Tablet Pro 12, con display da 12 pollici di tipo Standard (Glossy) o Nanomatte, processore più potente, fino a 16 GB di RAM e memoria interna che arriva a 256 GB. La spesa è 499,99 euro per la versione base.

[parse_image link=”https://www.amazon.it/dp/B0FMS4QB9M?tag=hdblit-21&linkCode=ogi&th=1&psc=1″ program=”amazon” format_id=”131044″]Nuovo Amazon Alexa Tablet 12 Pro, 8 GB di RAM, 128 GB, straordinario schermo 2,8K da 12″, batteria che dura tutto il giorno, con Google Play, progettato per Alexa+, Grafite[/parse_image]

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Passiamo a quelli per i bambini. Il primo è Kids Tablet 8: costa 229,99 euro con il suo schermo da 8,7 pollici e un anno di Kids+ incluso. Le finiture disponibili in questo momento sono Turchese e Gatto arcobaleno.

[parse_image link=”https://www.amazon.it/dp/B0FSVXCTWN?tag=hdblit-21&linkCode=ogi&th=1&psc=1″ program=”amazon” format_id=”131044″]Amazon Kids Tablet 8 (ultimo modello), schermo HD da 8,7″, batteria che dura tutto il giorno, 1 anno di Kids+ con video, app, giochi e audiolibri, custodia rigida sottile inclusa (gatto arcobaleno)[/parse_image]

[parse_card link=”https://www.amazon.it/dp/B0FSWPVKTZ?tag=hdblit-21&linkCode=ogi&th=1&psc=1″ program=”amazon” format_id=”4600″]Amazon Kids Tablet 8 (ultimo modello), schermo HD da 8,7″, batteria che dura tutto il giorno, 1 anno di Kids+ con video, app, giochi e audiolibri, custodia rigida sottile inclusa (turchese)[/parse_card]

La carrellata si conclude con il Kids Tablet 11 che, come si può intuire dal nome, porta la diagonale dello schermo a 11 pollici. È in preordine a 329,99 euro nelle edizioni Turchese e Vortice stellare.

[parse_image link=”https://www.amazon.it/dp/B0F5FDQZH3?tag=hdblit-21&linkCode=ogi&th=1&psc=1″ program=”amazon” format_id=”131044″]Amazon Kids Tablet 11 (ultimo modello), schermo 2,5K da 11″, batteria per tutto il giorno, 1 anno di Kids+ con video, app, giochi e audiolibri, custodia rigida sottile inclusa (vortice stellare)[/parse_image]

[parse_card link=”https://www.amazon.it/dp/B0F5FXBZLC?tag=hdblit-21&linkCode=ogi&th=1&psc=1″ program=”amazon” format_id=”4600″]Amazon Kids Tablet 11 (ultimo modello), schermo 2,5K da 11″, batteria per tutto il giorno, 1 anno di Kids+ con video, app, giochi e audiolibri, custodia rigida sottile inclusa (turchese)[/parse_card]

Sono già online alcune offerte dedicate

Occhio alle offerte: alcuni modelli risultano già scontati. Bisogna verificare nelle schede dei singoli modelli se c’è la promo da applicare.

Ring Smart Lock: serratura con ricarica manuale

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 16:10

Ring è il brand usato da Amazon per commercializzare videocamere di sicurezza e videocitofoni. L’azienda di Seattle ha deciso di entrare in un altro mercato, quello delle serrature. Ring Smart Lock, disponibile per l’acquisto dall’inizio del 2027 (solo negli Stati Uniti), ha una caratteristica molto interessante. Gli utenti possono entrare nella propria abitazione anche se la batteria è scarica. Sono state inoltre annunciate cinque nuove videocamere (vendute anche in Italia).

Ring Smart Lock con ricarica manuale

A differenza dei videocitofoni, le serrature smart non sono molto diffuse a causa di un “difetto”. Se manca la corrente o la batteria è scarica, la porta non si apre e l’utente rimane fuori casa. Amazon ha trovato la soluzione. Nella parte inferiore della Ring Smart Lock è presente una manopola. Girandola avanti e indietro per tre o quattro volte viene generata una tensione di circa 3 Volt, sufficiente per attivare la serratura.

È possibile quindi entrare in casa usando uno dei quattro metodi disponibili, ovvero il tastierino numerico touch retroilluminato o il lettore di impronte digitali sulla parte frontale, l’app Ring o Alexa tramite comandi vocali. La batteria integrata ha un’autonomia di un anno circa. L’app Ring mostrerà una notifica quando è necessario ricaricarla.

L’app permette anche di configurare gli orari e la modalità di accesso all’abitazione, funzionalità utile ad esempio per gli utenti che mettono a disposizione la casa tramite Airbnb. Ovviamente, Ring Smart Lock può essere abbinata agli altri dispositivi di Amazon, come videocitofoni, videocamere e smart speaker Echo. Il prezzo è 249 dollari.

Nuove videocamere di sicurezza

Insieme alla serratura smart sono state annunciate cinque nuove videocamere di sicurezza, quattro delle quali con risoluzione 4K. Outdoor Camera 4K Plus è una videocamera per esterni disponibile in diverse configurazioni di alimentazione (batteria, alimentazione di rete, solare e Power over Ethernet (PoE). Il prezzo è 149,99 euro.

Spotlight Camera 4K Plus è una videocamera per esterni con faretto integrato da 550 lumen. È disponibile con batteria, presa di corrente e solare. Il prezzo è 199,99 euro.

Floodlight Camera 4K Plus è una videocamera per esterni con due faretti. Supporta la registrazione 24/7 e il rilevamento intelligente. Il prezzo è 219,99 euro.

Indoor Camera 4K è una videocamera per interni con campo visivo di 115 gradi, Wi-Fi 6 e otturatore fisico per la privacy. Il prezzo è 99,99 euro.

La nuova Ring Pan-Tilt Indoor Cam 2K ha una risoluzione 2K, ma possiede una caratteristica molto utile. Grazie alla copertura panoramica a 360 gradi e all’inclinazione di 175 gradi può seguire il movimento del soggetto inquadrato. Il prezzo è 69,99 euro.

XBOX XP, oltre il gaming: cinema, franchise ed esperienze live

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 16:04

Leggere una novità di Microsoft chiamata XP richiama inevitabilmente alla memoria il sistema operativo di inizio millennio. In questo caso, però, il vecchio Windows non c’entra: è la contrazione di Experience Points e si parla di XBOX, più nel dettaglio del nuovo progetto messo in campo dalla divisione per spingersi oltre i confini dell’ambito gaming.

Il futuro di XBOX, oltre il gaming con XP

Il post di presentazione sul blog ufficiale si apre con una dichiarazione d’intenti: La nostra ambizione è quella di diventare l’azienda di intrattenimento numero uno al mondo. Un obiettivo da raggiungere trasformando i giochi in franchise con una portata tale da andare al di là del settore videoludico. La visione non manca di certo.

XP è una nuova divisione, come annunciato dalla CEO Asha Sharma, promotrice di quel reset che sta profondamente cambiando la strategia di Microsoft legata al gaming. A guidarla sarà Kayleen Walters, già presidente di Mojang Studios (Minecraft).

Il focus rimarrà sui giochi, ma è lecito attendersi il lancio di progetti che punteranno, tra le altre cose, su film e merchandise. L’iniziativa si struttura in quattro aree, eccole.

  • XBOX PICTURES per la realizzazione di film, serie e altri contenuti di intrattenimento;
  • XBOX PRODUCTS per la creazione di prodotti destinati ai fan;
  • XBOX PLACES per l’organizzazione di eventi dal vivo, esperienze immersive, trasmissioni e destinazioni;
  • XBOX PARTNERSHIPS per collaborare con creator, brand e community.

L’impressione è che tra i primi franchise a essere interessati dalla novità ci possa essere anche Minecraft. Ricordiamo che Microsoft controlla la proprietà intellettuale dal lontano 2014, dai tempi dell’acquisizione dello sviluppatore Mojang Studios. Di recente il gioco è arrivato sul grande schermo con una pellicola interpretata, tra gli altri, da Jason Momoa e Jack Black. Ha ottenuto un ottimo successo commerciale raccogliendo circa un miliardo di dollari nelle sale.

L’annuncio di oggi fa riferimento anche al prossimo film di Call of Duty con il coinvolgimento di Peter Berg e Taylor Sheridan, alla serie animata di Diablo (con Netflix) presentata all’evento BlizzCon e ai diritti cinematografici e televisivi legati a PHYSINT di Kojima Production, titolo appena strappato a PlayStation.

Il ritorno dei tablet di Amazon: adesso si chiamano Alexa Tablet

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 15:13

Tre anni dopo aver sospeso la vendita in Italia dei suoi tablet, ecco che Amazon torna alla carica presentando nuovi dispositivi dedicati a questo segmento di mercato. Arriveranno anche da noi. Al di là della componente hardware che vedremo a breve, rispetto al passato c’è una differenza fondamentale: via il brand Fire, sostituito da Alexa. L’obiettivo è chiaro, ampliare il catalogo di prodotti che possono far leva sulle capacità dell’assistente virtuale, anche e soprattutto nella sua incarnazione Plus.

Amazon presenta i nuovi Alexa Tablet

In tutto ci sono cinque modelli, due dei quali indirizzati ai più piccoli con funzionalità ottimizzate per loro e di parental control (e senza riferimento ad Alexa nel nome). Hanno tutti in dotazione il sistema operativo Android con accesso a Google Play per il download delle applicazioni. E questo è un altro cambiamento importante, rispetto a quanto visto con Fire OS. Diamo uno sguardo alle specifiche tecniche integrate.

Alexa Tablet 8
  • Display da 8,7 pollici con risoluzione 1340×800 pixel (5:3, 180 ppi), refresh rate da 60 Hz e luminosità 400 nit;
  • processore MediaTek MT8189 con GPU Mali-G57 MC2;
  • 4 GB di RAM LPDDR5;
  • 64 o 128 GB di memoria interna;
  • fotocamere anteriore da 5 megapixel e posteriore da 8 megapixel;
  • connettività Wi-Fi 6E, Bluetooth 5.3 e porta USB Type-C;
  • batteria da 4.600 mAh con autonomia fino a 14 ore (riproduzione video);
  • dimensioni 208,9×132,6×7,9 millimetri, peso 329 grammi.
Alexa Tablet 11
  • Display da 10,95 pollici con risoluzione 2560×1600 pixel (16:10, 280 ppi), refresh rate da 90 Hz e luminosità 500 nit;
  • processore MediaTek MT8189 con GPU Mali-G57 MC2;
  • 8 GB di RAM LPDDR5;
  • 64 o 128 GB di memoria interna;
  • fotocamere anteriore e posteriore da 8 megapixel;
  • connettività Wi-Fi 6E, Bluetooth 5.3 e porta USB Type-C;
  • batteria da 6.500 mAh con autonomia fino a 15 ore (riproduzione video);
  • dimensioni 253,3×164,8×6,9 millimetri, peso 477 grammi.
Alexa Tablet Pro 12
  • Display da 12 pollici con risoluzione 2800×1840 pixel (3:2, 280 ppi), refresh rate da 120 Hz con finitura Glossy o Nanomatte;
  • processore MediaTek D8400 con CPU a 8 core, GPU a 7 core e 26 TOPS;
  • 8 o 16 GB di RAM LPDDR5X;
  • 128 o 256 GB di memoria interna;
  • connettività Wi-Fi 6E, Bluetooth e porta USB 3.0 Type-C;
  • batteria da 9.000 mAh con autonomia fino a 16 ore (riproduzione video) e ricarica da 27 W;
  • dimensioni 270,8×183,9×6,5 millimetri, peso 555 grammi.
Kids Tablet 8
  • Display da 8,7 pollici;
  • 4 GB di RAM;
  • 64 GB di memoria interna.
Kids Tablet 11
  • Display da 11 pollici;
  • 8 GB di RAM;
  • 64 GB di memoria interna
Cuore Android con Google Play e Alexa+

Come già anticipato, la piattaforma software è Android e non manca l’accesso a Google Play, che sui vecchi modelli con Fire OS poteva essere abilitato solo dopo aver aggirato le restrizioni integrate, tramite l’installazione manuale dei componenti necessari.

Amazon ha ottimizzato il tutto per favorire l’utilizzo di Alexa+, permettendo di interagire con la sua AI attraverso un box che compare sopra l’app aperta. A conti fatti, diventa una sorta di layer sempre disponibile, da richiamare all’occorrenza. In questo modo può vedere cosa c’è sullo schermo (se viene concessa l’autorizzazione) e agire di conseguenza, suggerendo cosa fare o rispondendo alle domande dell’utente.

A questo si aggiungono il browser Silk preinstallato per la navigazione e le altre app del gruppo, inclusa Kindle.

I prezzi di tutti i modelli

Diamo infine un’occhiata ai prezzi stabiliti da Amazon per i suoi nuovi tablet e per gli accessori dedicati. Eccoli.

  • Alexa Tablet 8 da 4/64 GB a 229,99 euro, 4/128 GB a 279,99 euro;
  • Alexa Tablet 11 da 8/64 GB a 329,99 euro, 8/128 GB a 379,99 euro;
  • Alexa Tablet Pro 12 da 8/128 GB a 499,99 euro con finitura Glossy e 559,99 euro con finitura Nanomatte, 16/256 GB a 669,99 euro con finitura Nanomatte  (tutti senza pubblicità).
  • Kids Tablet 8 da 4/64 GB a 229,99 euro;
  • Kids Tablet 11 da 8/64 GB a 329,99 euro;
  • tastiera Pro a 139,99 euro.

C’è anche la possibilità di scegliere bundle come quello per la produttività che include Alexa Tablet Pro 12, la tastiera Pro e la Pro Pen, al prezzo di 649,99 euro per la versione da 128 GB con finitura Glossy e 704,99 euro per quella Nanomatte, mentre quella Nanomatte da 256 GB costa 804,99 euro.

… in aggiornamento

OpenAI pubblica dati positivi su ChatGPT for Teens

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 14:54

Gli adolescenti trascorrono meno di 15 minuti su ChatGPT. Questo è uno dei dati pubblicati da OpenAI per evidenziare i risultati positivi ottenuti con il lancio di ChatGPT for Teens. Per una strana coincidenza, il report è arrivato proprio lo stesso giorno delle critiche ricevute da Common Sense Media. L’organizzazione nonprofit ritiene che questa versione del chatbot non offra le protezioni promesse dall’azienda californiana.

Solo il 2% degli adolescenti usa ChatGPT per oltre 3 ore

ChatGPT for Teens include specifiche funzionalità per evitare di creare una dipendenza e di usare il chatbot per svolgere i compiti. I genitori possono impostare le ore di silenzio, ovvero quando ChatGPT non può essere utilizzato. Sono disponibili anche promemoria che incoraggiano gli adolescenti a fare delle pause.

In base ai dati raccolti da OpenAI in circa due mesi, gli adolescenti trascorrono meno di 15 minuti al giorno su ChatGPT e meno del 2% degli adolescenti usa il chatbot per più di tre ore consecutive. Nelle conversazioni in cui è comparso un promemoria per una pausa, in quasi la metà dei casi i ragazzi hanno fatto una pausa o concluso la conversazione entro cinque minuti.

L’azienda californiana sottolinea che questi tempi di utilizzo sono molto inferiori alle 5 ore in media al giorno che gli adolescenti trascorrono sui social media. Ciò dimostra che ChatGPT è progettato per imparare, realizzare progetti ed esprimere la propria creatività, anziché scorrere passivamente i contenuti.

A proposito di apprendimento, ChatGPT for Teens offre la modalità studio. OpenAI ha rilevato che quasi 1,2 milioni di adolescenti ha usato le visualizzazioni didattiche per comprendere meglio concetti matematici e scientifici, e più di 180.000 hanno usato questa modalità per ricevere supporto nell’apprendimento passo dopo passo.

Secondo Common Sense Media, la modalità studio non funziona. È piuttosto facile aggirare il meccanismo e chiedere a ChatGPT di svolgere l’intero compito. OpenAI ha infine annunciato College Planner, un tool che permette agli adolescenti di pianificare il proprio percorso universitario.

Aruba vuole .ciao e .happy, mentre Trump punta a .trump

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 14:26

ICANN, l’organizzazione che si occupa di gestire i domini di primo livello su internet (come .it, .us e .si), ha annunciato che nella finestra utile per presentare le domande necessarie a registrarne di nuovi, ha ricevuto un totale pari a 1.615 richieste. Il periodo è quello che va dal 30 aprile al 12 agosto 2026. Tra questi, uno in particolare ha attirato l’attenzione: .trump.

.trump tra i nuovi domini di primo livello?

Nella scheda (link a fondo articolo) si legge chiaramente che a inviare la domanda è stata The Trump Organization (www.trump.com), una delle società che gestiscono l’impero economico e imprenditoriale collegato a Donald Trump e alla sua famiglia. L’obiettivo è quello di tutelare e promuovere il brand.

Trump è un cognome che ha acquisito carattere distintivo e un significato secondario grazie a decenni di uso commerciale continuo e sostanzialmente esclusivo.

La volontà è di associare qualsiasi indirizzo .trump all’organizzazione e alle sue attività, interne e non, ad esempio per il rapporto con i clienti. Non dovrebbero essere messi a disposizione di terzi. Insomma, l’utilizzo sarà strettamente legato al marchio, in caso di approvazione e via libera.

Il dominio di primo livello opererà esclusivamente in relazione al distintivo marchio Trump, anziché come piattaforma per registrazioni che descrivono una categoria generica di beni o servizi.

Quanto costa chiedere la registrazione di un dominio di primo livello? Non poco: 227.000 dollari. Il 17 novembre prenderà il via la fase di consultazione pubblica in cui chiunque può commentare ed eventualmente opporsi alle richieste, non fatichiamo a immaginare che .trump finirà al centro dell’attenzione.

Aruba piglia tutto: anche .ciao tra le richieste

ICANN fa sapere che in questo ultimo round ha ricevuto 333 domande riconducibili a brand, 15 a nomi geografici, 16 dall’Africa, 506 dall’Europa e 864 dal Nord America. Abbiamo sfogliato il database trovandone anche alcune decine provenienti dall’Italia, eccole di seguito. Quasi tutte le richieste provengono da Aruba.

  • .aid (Aruba);
  • .all (Aruba);
  • .asl (Aruba);
  • .beta (Aruba);
  • .bit (Aruba);
  • .bnb (Aruba);
  • .campania (Regione Campania);
  • .cart (Aruba);
  • .daily (Aruba);
  • .demo (Aruba);
  • .easy (Aruba);
  • .fix (Aruba);
  • .gaming (Aruba);
  • .gen (Aruba);
  • .genius (Aruba);
  • .gym (Aruba);
  • .happy (Aruba);
  • .hello (Aruba);
  • .hola (Aruba);
  • .human (Aruba);
  • .kit (Aruba);
  • .lab (Aruba);
  • .legami (Legami);
  • .mars (Aruba);
  • .max (Aruba);
  • .moon (Aruba);
  • .omg (Aruba);
  • .pec (Aruba);
  • .pop (Aruba);
  • .rem (Aruba);
  • .reply (Reply);
  • .roma (Aruba);
  • .sign (Aruba);
  • .sito (Aruba);
  • .super (Aruba);
  • .tag (Aruba);
  • .tex (Aruba);
  • .vps (Aruba);
  • .yes (Aruba);
  • .zen (Aruba);
  • .zzz (Aruba).

Come si può immaginare, per alcuni di questi Aruba non è il solo richiedente. Ad esempio per .hello, che vede in corsa sette realtà, mentre per .fix ce ne sono otto e per .all sono dieci.

Meta usa tool AI per bloccare inserzioni pedopornografiche

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 13:03

I predatori sessuali usano spesso i social media per cercare di contattare i minori e distribuire materiale pedopornografico (Child Sexual Abuse Material o CSAM in inglese). Meta ha annunciato nuove misure per contrastare questa attività illegale sulle sue piattaforme. Una di esse prevede l’uso di tool AI per rilevare e rimuovere inserzioni che portano a siti esterni con CSAM.

Oltre 33 milioni di CSAM in sei mesi

Meta avvia un’indagine quando rileva o riceve segnalazioni di contenuti di abuso sessuale o sfruttamento di minori. In tal caso, i contenuti vengono rimossi e gli account responsabili vengono chiusi. L’azienda di Menlo Park segnala successivamente i contenuti al National Center for Missing & Exploited Children (NCMEC).

Da alcuni anni, un team di esperti che include ex investigatori dell’FBI conduce indagini manuali per individuare, rimuovere e segnalare in modo proattivo reti di account riconducibili a predatori. Questi ultimi cambiano però le loro tattiche per non essere scoperti. Sempre più spesso sfruttano la pubblicità per eludere i controlli. Gli annunci sembrano innocui, ma indirizzando gli utenti verso materiale illegale ospitato su siti esterni.

Per individuare queste inserzioni, Meta ha implementato misure aggiuntive, alcune delle quali sono basate su tool AI. Un nuovo modello è in grado di identificare annunci che portano l’utente su siti con CSAM. Un team di agenti AI effettua invece la scansione dei sistemi per rilevare eventuale falle che possono essere sfruttate per aggirare le protezioni. Meta può inoltre scoprire se lo stesso predatore crea un nuovo account dopo la chiusura del precedente.

Quando i tool rilevano immagini e video vietati, PhotoDNA e altre tecnologie permettono di individuare e rimuovere copie simili. Quando un link viene bloccato, Meta cerca e cancella annunci, post e commenti che contengono il link. Ovviamente i contenuti pedopornografici vengono segnalati alle forze dell’ordine per consentire di identificare l’autore.

Tra gennaio e giugno 2026 sono stati rilevati e bloccati circa 33,2 milioni di CSAM su Facebook e Instagram. Oltre il 97% è stato rimosso in maniera proattiva, ovvero prima della loro visualizzazione e segnalazione da parte degli utenti.

Chrome 155 è arrivato con supporto nativo a JPEG XL

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 11:51

Dando seguito a una promessa formulata all’inizio dell’anno, Google ha confermato l’introduzione del supporto nativo ai file JPEG XL con l’arrivo di Chrome 155. È un formato di tipo raster per le immagini che prevede sia l’impiego di una compressione con perdita di dati sia una lossless, pensato per sostituire le alternative meno efficienti. Lanciato nel 2021, non è fino a oggi ancora stato adottato su larga scala.

JPEG XL e il supporto nativo di Chrome 155

Tra i vantaggi ci sono una compressione migliore del 30-50% rispetto al JPEG tradizionale e la compatibilità con l’HDR. Il gruppo di Mountain View afferma di aver realizzato il decoder necessario in Rust, così da garantire al tempo stesso prestazioni elevate e una maggiore sicurezza nella gestione della memoria, rispetto a quelli scritti in C++. L’invito rivolto agli sviluppatori del mondo online è quello di procedere con l’adozione.

Con l’arrivo ufficiale di JPEG XL in Chrome, il web diventa più veloce, ricco e sicuro. Invitiamo sviluppatori, creatori di contenuti e proprietari di piattaforme a iniziare a utilizzare immagini e animazioni JXL nei propri flussi di lavoro.

https://developer.chrome.com/static/blog/jpeg-xl-in-chrome/video/progressive_linear_annotated.mp4

L’estensione associata ai file è JXL. A differenza di quanto si potrebbe pensare, la sigla XL non sta a indicare Extra Large. È invece la combinazione della lettera X che identifica gli standard relativi alle immagini pubblicati dal 2000 (JPEG XT/XR/XS) e la L che testimonia la volontà di supportarlo in futuro (long term).

La versione 155 di Chrome è disponibile per il download a partire di ieri, nel canale Stable. Per scaricarla e installarla su Windows, macOS e Linux è sufficiente aprire le Impostazioni, selezionare la voce Guida e infine Informazioni su Google Chrome. Il software inizierà così a scaricare automaticamente il pacchetto. Al termine del processo è chiesto un riavvio dell’app.

Il supporto nativo al formato JPEG XL non è l’unica novità introdotta dall’aggiornamento. Ci sono anche 246 patch per la sicurezza (alcune vulnerabilità sono etichettate come critiche).

Windows 11: agenti e Copilot con intelligenza ibrida

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 11:39

Insieme alla nuova esperienza di ricerca, Microsoft ha svelato ieri sera la Hybrid Intelligence. Come si può intuire dal nome, Windows 11 sceglierà automaticamente la modalità di esecuzione (locale o cloud) di app, tool e agenti AI in base alla necessità. L’intelligenza ibrida verrà ovviamente sfruttata dalla nuova versione di Copilot.

Windows 11: piattaforma sicura per agenti

Microsoft sottolinea che gli agenti AI non sono semplici app. Possono usare tool, scrivere codice o accedere ai file senza intervento umano. Ciò richiede quindi un nuovo modello di sicurezza che definisce i limiti in cui un agente può operare. Dato che le tradizionali sandbox non sono progettate per gli agenti, la soluzione sviluppata dall’azienda di Redmond è Microsoft Execution Containers (MXC).

I “contenitori” sono ambienti isolati in cui è possibile indicare file e reti ai quali possono accedere gli agenti. Gli MXC sono già supportati da Codex di OpenAI, GitHub Copilot, OpenClaw, Replit, LM Studio e OpenShell di NVIDIA. Altri agenti supporteranno MXC nelle prossime settimane, tra cui Claude Code di Anthropic e Muse di Meta (con l’app per Windows in arrivo).

L’intelligenza ibrida verrà sfruttata da Copilot. L’assistente AI riceverà tre capacità locali:

  • Contesto locale: se autorizzato dall’utente, Copilot comprenderà i contenuti pertinenti presenti sul PC, inclusi file e attività recenti, integrando il contesto locale nel flusso di lavoro
  • Azioni locali: Copilot eseguirà operazioni per conto dell’utente, come l’organizzazione dei file, la valutazione della diagnostica del dispositivo, la risoluzione dei problemi, la scrittura di codice e l’esecuzione di flussi di lavoro
  • Modelli locali: Copilot potrà sfruttare modelli AI in esecuzione sul PC, utilizzando la potenza di calcolo locale per le attività appropriate e combinandola con l’intelligenza del cloud quando necessario

L’intelligenza ibrida verrà utilizzata da Copilot nelle tre sezioni (Home, Code e Autopilot). Questa versione aggiornata sarà disponibile sui Copilot+ PC (quindi non sono scomparsi) nei prossimi mesi tramite Windows Update.

UE, come tassare le Big Tech senza scatenare una guerra con Trump

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 11:37

La proposta arriva mentre i Paesi dell’UE sono impegnati in negoziati tutt’altro che semplici sul futuro bilancio comune. Gli Stati membri chiedono infatti di trovare nuove risorse proprie attraverso cinque prelievi, dai quali Bruxelles conta di ricavare circa 60 miliardi di euro all’anno a partire dal 2028.

Il problema è che anche il quadro internazionale sulla tassazione delle multinazionali è fermo. L’accordo raggiunto nel 2021 è ancora in stallo, mentre la tassa digitale europea è rimasta congelata. Solo quattro Paesi, tra cui Francia, Italia, Spagna e Austria, applicano oggi una propria imposta nazionale.

Tassare le Big Tech senza attirare le ire di Trump: il nuovo rompicapo della Commissione europea

In questo contesto, la Commissione lavora all’ampliamento della Risorsa d’impresa per l’Europa, rivela il Financial Times. Ancora allo studio, obbligherebbe le imprese che realizzano più di 100 milioni di euro di fatturato nell’UE a versare ogni anno un contributo forfettario, compreso tra 100.000 e 750.000 euro secondo Reuters, al bilancio comune.

Si tratta di una somma chiaramente modesta rispetto agli utili di un colosso tecnologici, da qui l’idea di innalzare le soglie e gli importi, per puntare solo ai grandissimi gruppi, di tutti i settori. Così, le Big Tech americane pagherebbero di più, ma allo stesso titolo delle altre. Ciò permetterebbe anche di non penalizzare le imprese di medie dimensioni.

L’obiettivo principale qui è soprattutto quello di non inasprire i rapporti con gli Stati Uniti. Poiché l’amministrazione Trump vede di pessimo occhio la regolamentazione europea sui suoi colossi tecnologici. Ritiene che le sue legislazioni, come il Digital Markets Act (DMA), prendano di mira principalmente i gruppi americani.

Placare Donald Trump

Dal suo arrivo al potere, Donald Trump moltiplica le minacce di ritorsioni nei confronti del Vecchio Continente, in particolare dazi doganali aggiuntivi, citando tasse e regole digitali “discriminatorie”. Nel mese di giugno, il presidente ha persino evocato un dazio doganale del 100% su tutti i prodotti di qualsiasi Paese che tassasse i servizi digitali americani. Ha inoltre promesso un’indagine in seguito a una multa inflitta a Google nel corso dell’estate.

Bruxelles, dal canto suo, ribadisce che le proprie leggi rientrano nella sua sovranità e si applicano a tutte le società, indipendentemente dalla loro nazionalità. Ma evidentemente, sceglie comunque di adattare il proprio approccio per calmare Washington.

Va detto che nulla è ancora deciso. Una maggioranza di Stati membri, infatti, si oppone alla Risorsa d’impresa per l’Europa nella sua forma attuale, ma un innalzamento delle soglie potrebbe effettivamente ampliare il consenso. L’unanimità dei 27 resta comunque indispensabile, e le discussioni proseguono.

Star Wars: Galactic Racer su Amazon Luna: le novità di ottobre

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 10:56

Ottobre è iniziato da appena una settimana, ma ha già calato un paio d’assi per chi ha accesso ad Amazon Luna. Sulla piattaforma sono arrivati Star Wars: Galactic Racer (sviluppato da Fuse Games) e Sonic X Shadow Generation (Sonic Team), due titoli destinati a tenere i giocatori incollati allo schermo per molto tempo. Il primo è ambientato nell’universo di Guerre Stellari e propone corse ad alto rischio in un circuito clandestino, il secondo vede invece la mascotte SEGA alle prese con una campagna completamente inedita.

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I nuovi giochi di ottobre su Amazon Luna

C’è poi anche Space Metal Mania, compatibile con la funzionalità Remote Play introdotta da poco (multiplayer da remoto senza abbonamenti aggiuntivi richiesti), un arcade shoot ‘em up che combina musica heavy metal e azione. Di seguito, invece, il calendario con i giochi da riscattare sulle diverse piattaforme dei partner.

  • Five Nights at Freddy’s: Into the Pit (già disponibile, Epic Games Store);
  • DOOM (già disponibile, GOG);
  • Conarium (già disponibile, codice GOG);
  • WarBreeds (già disponibile, codice GOG);
  • Vampire: The Masquerade – Swansong (15 ottobre, Epic Games Store);
  • Caravan SandWitch (15 ottobre, Amazon Games);
  • Ad Infinitum (22 ottobre, Epic Games Store);
  • Time Travel: Escape Room Game (22 ottobre, codice Legacy Games);
  • Trash Goblin (29 ottobre, Epic Games Store);
  • Kiborg (29 ottobre, Amazon Games).

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Per accedere al catalogo dei titoli in cloud gaming su Amazon Luna è sufficiente l’abbonamento Prime, lo stesso che dà diritto alla spedizione gratuita su gran parte dei prodotti in vendita sull’e-commerce e a offerte esclusive. Se non lo hai ancora fatto, puoi iniziare i 30 giorni di prova e accedere a tutti i vantaggi della sottoscrizione, incluso lo streaming dei contenuti su Prime Video. Potrai eventualmente cancellare il rinnovo prima della scadenza, così da non dover affrontare alcuna spesa.

4 perle pazzesche su Amazon nonostante la fine delle Offerte Prime

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 10:52

Nonostante sia finita da alcune ore la Festa delle Offerte Prime, su Amazon abbiamo trovato queste 4 perle pazzesche che meritano tutta la tua attenzione. Stanno andando a ruba. Per questo dovrebbero essere la tua priorità se vuoi aggiudicartene almeno una.

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Pixel Buds, Google annuncia 5 novità: ecco i modelli compatibili

Punto Informatico - Gio, 10/08/2026 - 10:51

A fine settembre Google aveva introdotto i comandi audio di Gemini sui Pixel Buds. Ora l’azienda torna alla carica con un nuovo annuncio, questa volta accompagnato da un entusiasmo piuttosto evidente. Sul blog ufficiale di Assistenza dedicato agli auricolari si legge infatti: Un aggiornamento importante dei Pixel Buds arriva presto!.

A detta di Big G, la futura versione software 6.144 è ricca di funzionalità eccezionali e molto attese, ma anche di miglioramenti basati sull’AI.

Ecco i modelli di Google Pixel Buds che riceveranno presto 5 novità

Ma prima di farsi strane illusioni, c’è una precisazione importante da fare. L’aggiornamento di ottobre non riguarda tutti i Pixel Buds. I Pixel Buds Pro di prima generazione, infatti, non riceveranno le nuove funzioni, che saranno invece disponibili sui Pixel Buds 2a e sui Pixel Buds Pro 2.

Ma quali sono queste nuove funzionalità eccezionali in arrivo? La prima è più un miglioramento che una novità. Rende la traduzione istantanea più naturale, funzionando al contempo in armonia con Google Traduttore, quindi non c’è più bisogno di tirare fuori il telefono dalla tasca, basta esercitare una pressione sugli auricolari perché la traduzione inizi istantaneamente.

Altra novità: la possibilità di modificare le impostazioni audio dei propri auricolari (attivare la cancellazione attiva del rumore o i comandi touch, oppure regolare l’equalizzatore) tramite i comandi vocali Gemini.

Grazie a questo aggiornamento, i Pixel Buds saranno ancora più integrati nell’ecosistema di Google. Ad esempio, se (e solo se) si ha uno smartphone Pixel, basta premere sugli auricolari durante una chiamata per disattivare o riattivare l’audio. E grazie al rilevamento del sonno del Pixel Watch, si dispone ora della messa in pausa automatica dei contenuti multimediali durante il sonno. Ciò significa che se si indossano i Buds quando ci si addormenta, questi metteranno in pausa la riproduzione della musica, disattiveranno i gesti e silenzieranno le notifiche.

Parlavamo di cinque novità, l’ultima è riservata ai Pixel Buds Pro 2. Si tratta della cancellazione attiva e dinamica del rumore. In concreto, gli auricolari regoleranno automaticamente il suono o la riduzione del rumore in base alla loro posizione nelle orecchie.

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