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Smart TV Samsung da 55″ a un ottimo prezzoSicuramente il rapporto qualità prezzo della Smart TV Samsung da 55 pollici oggi è imbattibile ed è il motivo principale per cui dovrai fare in fretta. Ha un design ultra sottile e una cornice praticamente invisibile per garantire una maggiore visione. La tecnologia mini LED con il processore NQ4 AI Gen2 e la risoluzione QLED 4K garantiscono immagini perfette.
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Daybreak di OpenAI per la cybersicurezza, bye bye Claude Mythos
Le due più grandi aziende AI hanno smesso da un pezzo di azzuffarsi solo sul terreno dei chatbot da scrivania. Adesso il fronte è un altro: la cybersicurezza. Anthropic aveva alzato la posta in gioco poche settimane fa con Claude Mythos, un modello descritto come troppo pericoloso per essere reso pubblico. OpenAI, che era rimasta a guardare (non senza criticare), ha finalmente piazzato la sua mossa e ha sfoderato Daybreak.
Daybreak, l’arma per la cybersicurezza di OpenAIEra passato poco più di un mese dall’annuncio di Claude Mythos, il modello che Anthropic aveva tenuto sotto chiave dentro una propria iniziativa chiamata Project Glasswing, distribuendolo solo in via riservata a partner selezionati. Cautela che, a quanto si è poi appreso, non è stata sufficiente a evitare che almeno qualche soggetto non autorizzato ci mettesse comunque le mani sopra. Una macchia non da poco per un’operazione che si presentava blindata fin dal lancio.
In tutto questo, OpenAI era rimasta vistosamente sguarnita. Aveva i modelli più chiacchierati del pianeta, le partnership più grosse, gli abbonamenti più diffusi, ma non un prodotto dedicato alla sicurezza informatica con una vera identità. Una mancanza che cominciava a pesare. Daybreak arriva proprio per colmare quel vuoto.
Cosa fa davvero DaybreakDaybreak non è un singolo modello. Il suo cuore operativo, infatti, è Codex Security, l’agente AI che OpenAI aveva fatto debuttare a marzo. L’agente costruisce un modello di minaccia basato sul codice di un’azienda, individua i possibili percorsi di attacco, valida le vulnerabilità più probabili e infine automatizza il rilevamento di quelle ad alto rischio.
In pratica, la macchina entra nel codice come un ladro esperto, lo studia con la mentalità di chi vuole forzarlo, e segnala in ordine di pericolosità le porte che il proprietario farebbe meglio a sigillare per primo.
OpenAI tiene a precisare che Daybreak poggia su un’architettura che combina una serie di partner di sicurezza con i modelli più capaci dell’azienda con Codex, tra cui GPT-5.5 con accesso fidato per la cybersicurezza e una variante chiamata GPT-5.5-Cyber, già in distribuzione dalla scorsa settimana.
Nei prossimi mesi, la rivalità con Anthropic, si giocherà sempre meno su chi ha il chatbot più carismatico e sempre più su chi convince i CISO delle grandi aziende di essere il fornitore più affidabile. Una partita che si sposta in un terreno meno glamour, ma molto più redditizio.
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Il paradosso dell'AI dentro Amazon: usare MeshClaw per far nulla
Dagli uffici di Amazon arriva una storia che descrive bene come la corsa all’intelligenza artificiale, a volte, si scontra con una realtà dei fatti ben distante dal desiderio di chi vuole spingere l’utilizzo della tecnologia a tutti i costi. Tre fonti hanno riferito al Financial Times che i dipendenti del gruppo stanno impiegando il tool MeshClaw sviluppato internamente per automatizzare attività non essenziali. L’obiettivo? Dimostrare ai manager di averlo utilizzato.
MeshClaw e le classifiche con l’utilizzo dei tokenÈ uno strumento creato per consentire la creazione di agenti AI in grado di connettersi al flusso di lavoro e portare a termine compiti fino a oggi svolti da collaboratori in carne e ossa. L’obiettivo è quello di sempre: ottimizzare i tempi e i costi, per poi arrivare all’ennesimo, inevitabile, round di licenziamenti.
Stando a quanto riferito, l’80% degli sviluppatori sarebbe già tenuto a usare l’intelligenza artificiale ogni settimana. Sarebbero inoltre stati introdotti strumenti di monitoraggio in grado di rilevare il consumo di token, con tanto di classifiche interne. Nonostante la volontà dei piani alti, alcuni processi ancora non possono beneficiare di questo automatismo, ma la competizione è forte e sono previsti incentivi per chi segue le linee guida, così c’è chi pensa a bruciare i crediti per scalare posizioni.
C’è una pressione enorme per usare questi strumenti. Alcune persone usano MeshClaw solo per massimizzare l’utilizzo dei loro token.
Amazon avrebbe rassicurato i dipendenti dicendo loro che le statistiche non sarebbero considerate per una valutazione del lavoro svolto, ma è davvero così?
I manager le stanno esaminando. Quando monitorano l’utilizzo, si creano incentivi perversi e alcune persone sono molto competitive al riguardo.
Non è una dinamica che interessa solo il gruppo di Seattle. Anche tra gli uffici di Meta si è iniziato a parlare di un fenomeno molto simile (tokenmaxxing).
MeshClaw, chiaramente ispirato a OpenClaw, sarebbe stato creato e addestrato da alcune decine di dipendenti per automatizzare operazioni come l’implementazione del codice, l’interazione con applicazioni Slack e la gestione delle email. Permangono dubbi sulla sicurezza e sull’affidabilità della tecnologia.
iOS 26.5: crittografia end-to-end nei messaggi RCS con Android
Per anni la bolla blu e la bolla verde sono state due tribù che si guardavano in cagnesco dalle sponde opposte di un fiume. Da una parte gli utenti iPhone e dall’altra gli utenti Android. Oggi quella distanza si riduce un po’. Apple ha attivato la crittografia end-to-end anche per i messaggi RCS scambiati con i dispositivi Android. La storica bolla verde smette finalmente di essere una chat di serie B e diventa sinonimo di conversazione finalmente protetta.
Chat tra iPhone Android più sicure su iOS 26.5Con iOS 26.5 il supporto alla crittografia end-to-end per le conversazioni RCS è disponibile in beta, perciò né Apple né Google possono leggere i messaggi mentre viaggiano. Una svolta che gli utenti aspettavano ormai da mesi, dopo che Cupertino aveva iniziato a testarla con alcuni utenti Android all’inizio dell’anno.
Visivamente, dentro l’app Messaggi, comparirà un piccolo lucchetto in cima alla chat insieme alla dicitura “Encrypted”. L’attivazione, promette Apple, avverrà di default e si estenderà progressivamente alle conversazioni nuove e a quelle già in corso. Niente menu nascosti da scovare, niente pulsanti da attivare in fondo a una pagina di impostazioni. Una volta tanto, una funzione che si fa trovare al posto giusto.
Le condizioni da rispettare per vedere il lucchettoPerché la crittografia entri davvero in funzione devono allinearsi tre pianeti. L’operatore telefonico deve supportare la funzione, l’utente Android dall’altra parte deve avere la versione più aggiornata di Google Messaggi, e ovviamente l’iPhone deve girare con iOS 26.5 installato.
Vale la pena ricordare che fino a ieri i messaggi RCS scambiati tra iPhone e Android viaggiavano già con la crittografia TLS, ma con una differenza sostanziale: le piattaforme potevano comunque accedere ai contenuti sui propri server. Con la crittografia end-to-end la chiave resta nelle mani di mittente e destinatario, e nessuno in mezzo, neanche Apple, neanche Google, neanche il provider mobile, può sbirciare.
Le altre novitàiOS 26.5 non si esaurisce con la crittografia. Con l’aggiornamento arrivano nuovi sfondi e la pubblicità dentro Mappe di Apple. Quando si apre l’app si materializza un pop-up che spiega come Mappe potrà mostrare annunci locali basati sulla propria posizione approssimativa, sulle ricerche in corso o sulla vista della mappa mentre si cerca.
Apple ci tiene a precisare che le informazioni pubblicitarie non sono collegate al proprio account Apple, che è rassicurante, ma non cancella il fatto sostanziale. La mappa, finora terreno relativamente pulito, comincia a popolarsi di sponsorizzazioni. Una piccola sconfitta per chi vedeva in Mappe uno degli ultimi angoli puliti dell’ecosistema Apple, e una conferma di quel lento ma costante movimento dell’azienda verso un modello in cui i servizi pubblicitari pesano sempre di più.
Insieme a iOS 26.5, sono arrivati anche iPadOS 26.5, macOS Tahoe 26.5, watchOS 26.5, tvOS 26.5 e visionOS 26.5. Un rilascio coordinato che ribadisce l’approccio Apple di muovere tutti i fronti contemporaneamente, anche quando le novità più consistenti riguardano un solo dispositivo.
Risparmia alla grande con l'anniversario di Godeal24: MSOffice 2021 Pro a vita a soli 29,89€ e super offerte su Windows 11
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Con questa non entri: la campagna per la carta d'identità elettronica
Regazzì, con questa non entri. È il buttafuori di una discoteca a ricordarci che a breve servirà la carta d’identità elettronica per tutto, anche per andare a ballare: quella cartacea sta per andare in pensione. Al via la campagna di comunicazione istituzionale per promuovere il passaggio alla CIE, accompagnata dallo slogan Se non è elettronica non vale.
Uno sport per la carta d’identità elettronicaQui sotto lo spot di 30 secondi che vede protagonisti anche un viaggiatore in aeroporto e una signora allo sportello. Un filmato dalla scelta cromatica interessante e con la data del 3 agosto 2026 sempre bene in primo piano: quel giorno avverrà il passaggio definitivo di consegne tra i due documenti.
Se non si è ancora in possesso della carta d’identità elettronica è possibile richiederla presso gli uffici del proprio comune, anche prenotando un appuntamento attraverso il portale Agenda CIE. Per maggiori informazioni rimandiamo al sito ufficiale. Per il rilascio occorre versare 16,79 euro (oltre i diritti fissi e di segreteria qualora previsti). Quando si effettua la domanda è necessario aver con sé quanto segue.
- Altro documento in corso di validità (oppure presentarsi con due testimoni);
- vecchio documento in caso di rinnovo o deterioramento;
- codice fiscale, numero dell’appuntamento e ricevuta del pagamento (se già effettuato);
- fototessera (anche in formato digitale seguendo le linee guida).
Una volta allo sportello, l’operatore procederà con l’acquisizione delle impronte digitali con le modalità previste. Lì sarà possibile anche esprimersi a proposito della volontà di donare gli organi. La consegna del documento avverrà entro sei giorni lavorativi.
A quanto l’arrivo in IT-Wallet sull’app IO?Se la scadenza di quest’estate per l’abbandono del documento cartaceo è nota da tempo, siamo ancora in attesa di conoscere la tempistica per l’arrivo della CIE all’interno di IT-Wallet, nel Portafoglio dell’app IO. L’ultimo aggiornamento in merito è quello dei mesi scorsi, quando il testo di un decreto ha confermato l’intenzione di portare a termine l’integrazione entro il 2027.
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Finalmente il tuo spazio cloud a vita e senza abbonamento è disponibile. Paga solo una volta per sempre il tuo storage online con pCloud, con sicurezza e privacy integrate. Cosa stai aspettando? [affiliate_link link_id=”28″]Scegli il piano a vita che fa per te tra quelli disponibili[/affiliate_link]. Sono tutti in offerta speciale a un prezzo davvero incredibile grazie allo sconto pazzesco.
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Arriva TIM Premium: più veloce, ma costa di più
Da Logitech un mouse pieghevole e ultra-portatile
Snapseed 4.0 in download per Android e iOS: senza AI, meno male
Snapseed 4.0 è arrivato, lo trovi già in download per Android e iOS. Google ha appena pubblicato la nuova versione dell’app, rinnovata nell’interfaccia e nelle funzionalità. È una buona notizia per i tanti, come il sottoscritto, che ormai da parecchio tempo la utilizzano per l’editing delle immagini su mobile.
Google ha pubblicato Snapseed 4.0: cosa cambiaCi sarà tempo per provare e valutare l’applicazione in ogni suo minimo dettaglio. Per ora facciamo riferimento al changelog ufficiale per capire cosa cambia. Prendiamo quello condiviso su Google Play.
- Nuova UI: editing più rapido, una nuova barra dei preferiti e visualizzazioni degli strumenti semplificate;
- aggiornamenti principali: sono disponibili l’editing non distruttivo e batch;
- funzionalità professionali: mascheratura intelligente, fotocamera Snapseed e aggiornamenti importanti a Ritratto e Pellicola;
- nuovi strumenti: padroneggia colore e illuminazione con Colore HSL, Rimuovi foschia, Alone di luce e Bagliore.
La mia prima impressione è che l’impatto dell’update sia significativo. Essendo abituato da anni all’interfaccia tradizionale di Snapseed, alla collocazione dei suoi strumenti e al modo di interagire con le varie sezioni, occorrerà un po’ di pratica per prendere la mano con questa nuova versione. Ha un’attitudine vintage, come dimostra la nuova fotocamera integrata (su Android non era presente) con le sue pellicole.
Ricordiamo che Google ha acquisito Nik Software, lo sviluppatore di Snapseed, nel 2012. Lo scorso anno l’app è passata alla versione 3.0, ma quasi inspiegabilmente solo su iPhone (iOS) e iPad (iPadOS). Con il rilascio di oggi, il gruppo di Mountain View ha colmato la lacuna.
Senza AI generativa, un miracolo di questi tempiIncredibile ma vero, pur arrivando da bigG, non c’è alcuna forma di intelligenza artificiale generativa, al di là della forma già presente per correzione e riempimento. O almeno così mi è parso da un rapido sguardo ai tool inclusi. Per quanto mi riguarda è sicuramente un valore aggiunto, nel momento in cui è quasi impossibile trovare uno strumento di editing che ne sia privo e che si concentri ancora sulle modifiche manuali.
Privacy Filter su Hugging Face, ma è la versione infetta
I ricercatori di HiddenLayer hanno scoperto un nuovo repository su Hugging Face per Privacy Filter, il piccolo modello AI rilasciato da OpenAI a fine aprile che permette di nascondere le informazioni personali dai prompt. In poco tempo è diventato molto popolare sulla piattaforma. Non si tratta però del progetto legittimo, in quanto è stato usato per distribuire un infostealer.
Oltre 244.000 download per il progetto sbagliatoIl repository ufficiale di Privacy Filter è openai/privacy-filter. Il nome del falso repository era Open-OSS/privacy-filter (dopo la segnalazione di HiddenLayer è stato rimosso). Era quasi un copia identica all’originale, ma nel file README.md erano indicate differenti istruzioni per l’uso del modello.
L’utente doveva clonare il repository ed eseguirlo localmente su Windows o Linux con i comandi specificati. Veniva quindi avviato uno script Python che, in background, disattivava la verifica SSL e decodificava un URL. Da questo indirizzo veniva scaricato un payload JSON contenente un comando PowerShell.
Il comando permetteva di ottenere privilegi elevati, aggiungere un’esclusione a Microsoft Defender e creare un’attività pianificata per la persistenza. Il payload finale era un infostealer scritto in Rust che poteva rubare numerosi dati: cookie, password e token di sessione dai browser basati su Chromium e Gecko, master key, database e token di Discord, estensioni e app per wallet di criptovalute, credenziali VPN, SSH e FTP, screenshot e informazioni sul sistema.
I dati venivano quindi compressi con gzip e inviati al server remoto. Non è noto il numero esatto delle vittime. Il repository ha ricevuto 667 like e circa 244.000 download, ma gli account potrebbero essere falsi (quasi tutti sono stati generati in automatico). Gli utenti devono ovviamente eliminare il repository dal computer e cambiare tutte le password.
Google scopre primo exploit 0-day sviluppato con AI
Gli esperti del Google Threat Intelligence Group hanno individuato il primo exploit zero-day sviluppato con l’intelligenza artificiale. L’azienda di Mountain View non ha trovato indizi sul LLM (Large Language Model) utilizzato, ma è certo che la scrittura del codice non è stata effettuata con Gemini. La scoperta conferma i rischi derivanti dall’eventuale disponibilità pubblica di modelli più potenti, come Claude Mythos di Anthropic.
Exploit per aggirare la 2FA di un tool per web adminGoogle sottolinea che l’AI viene sfruttata sempre più spesso per quasi ogni fase di un attacco informatico. Più recentemente è aumentato l’uso per l’individuazione delle vulnerabilità e la scrittura degli exploit, grazie alle migliori capacità dei modelli nella generazione di codice. Tra i più attivi ci sono i cybercriminali cinesi e nordcoreani.
I ricercatori di Google hanno individuato una collaborazione tra gruppi di criminali informatici per pianificare un’operazione di sfruttamento di vulnerabilità su larga scala. Analizzando il codice è stato scoperto l’exploit per una vulnerabilità zero-day. Un modello AI ha generato lo script Python che consente di aggirare l’autenticazione a due fattori (2FA) di un popolare tool open source per l’amministrazione dei sistemi. Google ha informato il fornitore e la vulnerabilità è stata corretta.
Non è noto il nome del tool, né quello del fornitore. I ricercatori escludono che sia stato utilizzato Gemini, ma è certa la scrittura dell’exploit zero-day con un modello AI. La vulnerabilità del tool di amministrazione non deriva da errori di implementazione come la corruzione della memoria o la mancata validazione degli input, ma da un bug di logica semantica di alto livello. Questo tipo di vulnerabilità viene identificata più facilmente dagli LLM, grazie alla loro capacità di ragionamento.
Nel report di Google sono elencati altri usi dell’AI, come la modifica dinamica del codice per evitare la rilevazione, la generazione dinamica del payload (polimorfismo) e l’integrazione di Gemini in PromptSpy, una backdoor per Android con funzionalità di spyware descritta da ESET a fine febbraio.
WhatsApp Plus arriva su iPhone, ma la personalizzazione si paga
Il nuovo Google Finance con AI debutta in Europa: cosa cambia
Per anni Google Finance è stato quel posto che si apriva per dare un’occhiata al titolo Apple prima della pausa pranzo e poi si chiudeva senza grandi cerimonie. Una pagina spartana, qualche grafico, niente di memorabile. Adesso Mountain View ha deciso che quel piccolo angolo del proprio impero meritava un trattamento speciale, con AI, grafici tecnici, dirette delle conference call e ricerche conversazionali.
L’arrivo in Europa, con il supporto alle lingue locali, segna un passaggio chiaro: la fase sperimentale è finita. Anche la finanza personale entra nell’era delle interfacce conversazionali, in cui è una chat a spiegare i movimenti dei mercati mentre si sorseggia il caffè.
Deep Search, grafici ed earnings call: il nuovo Google Finance con AI sbarca in EuropaIl nuovo Google Finance era partito in sordina, prima nei Search Labs riservati agli utenti statunitensi, poi annunciato a livello globale in oltre cento Paesi. L’Europa è ora una tappa, con il vantaggio non secondario delle lingue locali pienamente supportate. Significa che chi finora si era arrangiato in inglese tra terminologia anglosassone e tecnicismi di mercato potrà finalmente fare le stesse cose nella propria lingua, senza dover fare l’esercizio mentale del traduttore simultaneo.
La ricerca finanziaria sotto forma di chatIl pezzo forte è proprio la ricerca alimentata dall’AI. Si scrive una domanda dettagliata su un singolo titolo, su un settore intero, su una tendenza di mercato, e si riceve una risposta articolata generata dal modello, con tanto di link per approfondire se la curiosità non si esaurisce.
L’estensione globale di Deep Search dentro Google Finance fa un passo ulteriore. La promessa è quella di gestire interrogazioni più complesse, con un’analisi contestuale che dovrebbe andare oltre la singola risposta e ricomporre il quadro con maggiore profondità. Sulla carta è un servizio che fino a pochi anni fa avrebbe richiesto un abbonamento a una piattaforma professionale. Ora arriva impacchettato dentro un riquadro del browser.
Grafici con spiegazioniSui grafici arrivano anche gli indicatori tecnici, inclusi le bande sulla media mobile che da decenni gli analisti tecnici usano per capire se un titolo sta correndo troppo o troppo poco. La trovata più interessante, però, è un’altra: si può toccare un punto specifico sul grafico di un titolo e ricevere la spiegazione di cosa stava succedendo quel giorno.
Le notizie e le materie prime entrano nel feedPer tenere il passo con i mercati che si muovono in tempo reale, Google ha rimesso mano anche al feed di notizie integrato e ha allargato la copertura sulle materie prime e sulle criptovalute. È un riconoscimento implicito che il pubblico della finanza personale non è più solo quello dei vecchi titoli blue chip, ma una platea molto più variegata che salta dal Brent al Bitcoin nello stesso pomeriggio.
Le conference call in diretta, finalmenteL’aggiornamento più ghiotto, però, è il supporto live alle earnings call. Le riunioni con gli analisti in cui le aziende presentano i conti trimestrali sono sempre state un mondo a parte, frequentato da addetti ai lavori e seguito dal grande pubblico solo attraverso i titoli del giorno dopo. Google Finance le porta dentro la propria interfaccia, con audio in diretta, trascrizione sincronizzata e riassunto generato dall’AI.
C’è di più. Saranno disponibili anche annotazioni evidenziate che dovrebbero permettere di andare al punto, individuando rapidamente i passaggi chiave senza dover ascoltare per intero un’ora di gergo tecnico. Una funzione che vale doppio per chi vuole capire dove sta andando un’azienda senza necessariamente avere il tempo di seguirla in tempo reale.
Non usare l'AI come Google: l'errore che quasi tutti commettono
L’errore più comune che si commette con l’intelligenza artificiale è usarla come un motore di ricerca. Si scrive una domanda, si ottiene una risposta, e si chiude la finestra. Non è che sia sbagliato di per sé, è che così si rinuncia quasi completamente alle capacità più interessanti dello strumento.
La confusione è comprensibile perché in effetti, c’è una certa somiglianza, una casella di testo in cui si scrive qualcosa e si ottiene un risultato. Ma sotto quella superficie, i due strumenti funzionano in modo completamente diverso.
Cercare informazioni contro elaborare pensieriUn motore di ricerca recupera informazioni, l’intelligenza artificiale lavora con le informazioni, le riorganizza, le adatta, le semplifica, le mette in discussione, costruisce su di esse. Sono due operazioni completamente diverse, e confonderle è il motivo per cui molte persone restano deluse dall’AI. La differenza si vede bene con un esempio: organizzare le finanze personali. Se si cerca su un motore di ricerca “come risparmiare soldi”, si ottiene una sfilza di articoli con suggerimenti universali, come tagliare gli abbonamenti, evitare spese impulsive, fare un salvadanaio. Ma l’AI può lavorare su un contesto specifico, non su una categoria astratta.
Prompt da provare: Aiutami a creare un piano realistico per risparmiare denaro per una persona che ha entrate variabili, tende a spendere quando è stressata e fatica a seguire budget troppo rigidi.
L’AI non offre solo informazioni, prova a progettare un sistema compatibile con comportamenti, limiti e abitudini reali. È questo il salto rispetto a un motore di ricerca.
Quando usare il motore di ricerca e quando usare l’AILa distinzione è meno complicata di quanto sembri. Il motore di ricerca è lo strumento giusto quando si sa già cosa serve, un fatto specifico, un sito web, un prodotto, un’informazione puntuale. Ad esempio, “Quanto costa il treno per Milano?” o “Quando è stato costruito il Colosseo?” Per queste domande, il motore di ricerca è più veloce e più che sufficiente.
L’AI diventa lo strumento giusto in situazioni diverse, ad esempio quando i pensieri sono confusi e si ha bisogno di ordine, quando ci si sente sopraffatti e non si sa da dove cominciare, quando si ha bisogno di strutturare un’idea vaga in qualcosa di concreto o quando si vuole un confronto critico sulle proprie idee.
Prompt da provare per situazioni diverseHo queste idee sparse per un progetto: [fare elenco]. Aiutami a organizzarle in un piano strutturato con priorità chiare e primi passi concreti.
Mi sento sopraffatto da tutto quello che devo fare questa settimana. Ecco la lista: [elenco]. Aiutami a separare ciò che è davvero importante da ciò che può aspettare.
Ho scritto questa bozza: [incollare bozza]. Non mi convince, ma non capisco perché. Analizzala e dimmi cosa non funziona e come migliorarla.
Parlare con l’AI come si farebbe con una personaIl segreto per ottenere risposte migliori dall’intelligenza artificiale è smettere di scrivere come se si stesse digitando su una barra di ricerca e iniziare a scrivere come se stesse parlando con una persona competente.
Un motore di ricerca funziona meglio con parole chiave brevi e precise. L’AI con frasi complete che includono contesto, vincoli e obiettivi. Non “dieta mediterranea benefici“, ma Sono una persona che lavora tutto il giorno seduta, ha poco tempo per cucinare e vorrebbe migliorare l’alimentazione senza stravolgere le proprie abitudini. Cosa mi suggerisci di cambiare per prima cosa?
Più contesto si dà, più la risposta è calibrata su di sé. E se si attiva la funzione memoria, l’AI impara le proprie preferenze nel tempo, perciò le risposte diventano progressivamente più pertinenti senza dover ripetere le stesse informazioni ogni volta.
L’AI come secondo cervello, non come archivioLe domande puramente fattuali sono spesso il modo meno interessante di usare l’intelligenza artificiale. Non perché non sappia rispondere, ma perché le sue risposte possono essere imprecise o inventate, e quindi richiedono sempre verifica.
Il vero punto di forza dell’AI sta altrove, nella capacità di lavorare con il pensiero più che con i dati grezzi. Può mettere alla prova un ragionamento e mostrarne i punti deboli. Individuare connessioni che erano sfuggite. Prendere un problema confuso e scomporlo in passaggi affrontabili. Trasformare intuizioni vaghe in strategie concrete. Oppure dare ordine a informazioni già note, ma sparse, contraddittorie o difficili da gestire mentalmente.
È qui che cambia la natura dello strumento. Non più un deposito di risposte, ma un supporto attivo al ragionamento.
Prompt da provareHo preso questa decisione: [descrivere la decisione]. Mettila in discussione: quali sono i tre rischi che probabilmente sto sottovalutando?
La mia giornata tipo è questa: [descrivere la giornata tipo]. Cosa salta all’occhio come inefficiente o controproducente che io potrei non notare perché ci ho fatto l’abitudine?
Ho letto questi tre articoli su [specificare argomento]: [riassumere brevemente]. Sintetizza i punti in comune, le contraddizioni e ciò che dovrei approfondire.
Il momento in cui tutto diventa chiaroQuando il pensiero si ingolfa, troppe idee, troppe preoccupazioni, troppe cose aperte contemporaneamente, l’intelligenza artificiale diventa utile soprattutto come strumento per mettere ordine. Non perché sia più intelligente, ma perché non è intrappolata nello stesso caos mentale di chi la usa. Questa distanza le permette di riconoscere schemi, priorità e collegamenti, che spesso sfuggono a chi è immerso nel problema.
Può aiutare a scomporre problemi troppo grandi, trasformare ansie vaghe in questioni più facili da affrontare, oppure mettere ordine in idee sparse che nella testa sembrano un nodo impossibile da sciogliere. Non è qualcosa che si chiede a Google, con tutto il rispetto.
Windows 11: app e menu Start più veloci con Low Latency Profile
Per anni la fluidità dell’interfaccia è stata uno degli argomenti preferiti dei fan di macOS. Adesso Microsoft prova a recuperare terreno con una soluzione che, curiosamente, assomiglia parecchio a quello che da tempo fa felice chi sta dall’altra parte della barricata.
Windows 11 ruba il trucco di macOS: app, menu Start e finestre più reattiveLa funzione in fase di test si chiamerebbe “Low Latency Profile“, che dà alla CPU una piccola spinta extra, breve e mirata, ogni volta che l’utente compie un’azione che richiede una risposta immediata. Aprire il menu Start, far comparire un menu contestuale con il tasto destro, avviare un’app. Tutti gesti in cui ogni millisecondo si fa sentire, perché è lì che il sistema operativo viene percepito come reattivo o pigro.
È la stessa logica che gli smartphone usano da anni senza che nessuno se ne lamenti, e che Linux e macOS adoperano da tempo immemore: scalare dinamicamente la frequenza del processore per dare priorità ai compiti interattivi. Riposo per la CPU quando non serve, esplosione di potenza quando conta la velocità.
Le indiscrezioni raccolte da Windows Central parlano di guadagni tutt’altro che simbolici. I tempi di apertura delle app Microsoft scenderebbero fino al quaranta percento in meno, mentre il menu Start e i menu contestuali sparsi nel sistema operativo arriverebbero a essere fino al settanta percento più reattivi. Tester della Insider che stanno già provando questa novità da una settimana raccontano di un’esperienza nettamente più scattante, con Esplora File, Outlook, Microsoft Store e perfino il vecchio Paint che si comportano come se avessero bevuto un caffè doppio.
Come sempre quando si parla di prestazioni, la rete si è divisa. Qualcuno ha accusato Microsoft di trucchetti, sostenendo che dare brevi sferzate di frequenza al processore sia una specie di scorciatoia per coprire ottimizzazioni che non sono state fatte. La replica è arrivata da Scott Hanselman, vicepresidente del comparto tecnico di CoreAI, GitHub e Windows, in un post pubblico su X.
Your smartphone already does this. Constantly. Every touch wakes cores, boosts clocks, renders a frame, then drops back to idle milliseconds later. You’ve discovered dynamic frequency scaling
Welcome to modern computer science. Come on in! The water changes temperature often. https://t.co/peGdf6PcF1
— Scott Hanselman 🌮 (@shanselman) May 10, 2026
Hanselman ha ricordato che lo smartphone fa esattamente la stessa cosa, costantemente, che macOS lo fa, che Linux lo fa, e che nessuno è mai sembrato turbato per questo.
Una pulizia che va oltre la velocitàIl Low Latency Profile non è una mossa isolata. Microsoft sta portando avanti una revisione più ampia di Windows 11 che tocca prestazioni, affidabilità ed esperienza d’uso. Negli ultimi mesi sono stati rimossi pulsanti Copilot definiti non necessari da diverse aree del sistema, segno che a Redmond hanno preso atto che riempire l’interfaccia di scorciatoie per l’intelligenza artificiale non equivale automaticamente a renderla più utile.
Anche Windows Update, croce storica di chiunque abbia mai aspettato il riavvio in un momento sbagliato, è stato ripensato per essere meno invadente. Piccole cose, che sommate, fanno la differenza.
Se il roll out completo confermerà i numeri visti finora, l’eterno duello su qual è il sistema più reattivo potrebbe riservare qualche sorpresa entro la fine del 2026…
Ecco i chip della NASA per le future missioni spaziali
La NASA ha svelato alcuni dettagli sul progetto High-Performance Spaceflight Computing (HPSC), ovvero il chip di nuova generazione che verrà utilizzato per le future missioni spaziali. È stato progettato dall’agenzia statunitense in collaborazione con Microchip Technology, azienda di Chandler (Arizona) che ha ottenuto un contratto ad agosto 2022.
Space computing: prestazioni e affidabilità nello spazioIl termine “space computing” è stato coniato negli anni ’60 con l’Apollo Guidance Computer, il sistema di gestione del volo usato durante le missioni Apollo. In quel caso era presente un chip a 2 MHz. Si tratta di processori specifici per le missioni spaziali, quindi resistenti alle radiazioni che possono danneggiare i tradizionali chip usati sulla Terra.
Simili processori (più potenti) sono stati utilizzati in orbiter, rover, navicelle e telescopi negli anni successivi. Le future missioni saranno più complesse e lunghe, per cui è stata sviluppata una nuova soluzione: High-Performance Spaceflight Computing (HPC).
È un SoC (System-on-Chip) che offre una capacità di calcolo oltre 100 volte superiore a quella degli attuali processori spaziali. Integrando elaborazione e rete in un unico dispositivo, questa tecnologia riduce significativamente i costi e il consumo energetico. È possibile disattivare le funzioni non utilizzate, ottimizzando l’efficienza energetica per le operazioni critiche.
Verranno realizzate diverse versioni in base alla durata delle missioni, l’ambiente in cui dovrà operare senza interruzioni (Luna, Marte) e le attività da eseguire (controllo di navigazione, elaborazione dei dati raccolti dai sensori, guida autonoma dei rover, raccolta di immagini, connettività e altre). È ovviamente tollerante ai guasti e può correggere gli errori di calcolo.
I chip verranno realizzati nelle fabbriche statunitensi di Microchip Technology che ha ricevuto un contratto da 50 milioni di dollari. Essendo processori che possono funzionare nello spazio troveranno ovviamente posto anche nei dispositivi terrestri utilizzati in vari settori, come automotive, aviazione e sistemi industriali.
TikTok senza pubblicità: in arrivo l'abbonamento premium
Abbiamo ufficialmente messo un piede nell’era delle app a pagamento. Sono sempre esistite, sia chiaro, ma questa mania del lanciare un abbonamento premium per le piattaforme più note rischia di diventare un vero e proprio trend. E così, dopo WhatsApp, ecco che tocca anche a TikTok.
Cos’è e quanto costa l’abbonamento TikTok Ad-FreeByteDance, società che controlla il social, ha annunciato che entro i prossimi mesi nel Regno Unito sarà resa disponibile una sottoscrizione a pagamento chiamata Ad-Free. Come suggerisce il nome, permetterà di eliminare le pubblicità dal feed. Verrà proposta al prezzo mensile di 3,99 sterline, circa 4,60 euro al cambio, riservata agli utenti che avranno compiuto 18 anni.
Un altro vantaggio incluso sarà quello relativo al trattamento dei dati. Mettendo mano al portafogli non si elimineranno solo le inserzioni, ma si avrà anche la certezza che TikTok non utilizzerà le informazioni personali per mostrare advertising mirato. A questo proposito, va detto che per gli account free sono già previste impostazioni specifiche.
Il resto dell’esperienza non cambierà. Non ci sarà alcuna limitazione nell’accesso ai contenuti. Rimane da capire se il lancio in UK servirà come banco di prova in vista di un rollout su scala globale. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire un’opzione in più a chi vuole liberarsi della pubblicità durante lo scrolling, continuando a svolgere comunque il ruolo di vetrina per tutti gli altri.
Mantenendo una versione con pubblicità accanto al nuovo abbonamento, TikTok aiuta le piccole e medie imprese del Regno Unito a raggiungere il pubblico giusto.
Anche in questo caso, il successo dell’iniziativa è da verificare. Siamo abituati a considerare le piattaforme social gratuite per definizione: quanti sono disposti a mettere mano al portafogli per evitare gli spot? È vero che Facebook e Instagram fanno qualcosa di simile, ma per il servizio di ByteDance va considerato che si rivolge prevalentemente a un target più giovane.
Forza Horizon 6: leak e crack prima del lancio ufficiale
Uno dei giochi più attesi dell’anno è già disponibile con una settimana di anticipo. Una versione di Forza Horizon 6 è stata caricata sui server di Steam senza crittografia. I pirati hanno prontamente sviluppato un crack per aggirare la verifica online e pubblicato i file sulle piattaforme di sharing. Un simile “incidente” era capitato con Death Stranding 2 circa due mesi fa.
Grave errore di Playground Games?Come specificato sul sito di Playground Games (sussidiaria di Xbox Game Studios), Forza Horizon 6 per Xbox Series X/S e PC sarà disponibile dal 19 maggio su Microsoft Store e Steam, rispettivamente. La versione per PS5 arriverà nei mesi successivi.
L’accesso preliminare alla Premium Edition inizierà il 15 maggio. Il gioco è stato quindi precaricato sui server di Steam, come procedura standard usata anche per altri giochi. Stavolta però c’è stato un “piccolo” errore. I file di Forza Horizon 6 (circa 155 GB) non sono stati cifrati prima del caricamento (la protezione viene solitamente rimossa il giorno del lancio ufficiale). Tra i file c’è l’eseguibile del gioco.
Non è noto chi ha commesso questa grave leggerezza (forse qualche dipendente di Playground Games). La crittografia è stata successivamente applicata, ma il gioco è ormai accessibile a tutti tramite piattaforme di file sharing, torrent e siti dedicati con tanto di crack per aggirare la verifica online della licenza (quindi funziona anche offline). Si possono già trovare clip del gameplay su YouTube e streaming live su Twitch.
Forza Horizon 6 è ambientato in Giappone. Si possono percorrere anche noti quartieri di Tokyo e attraversare il famoso Shibuya Crossing, l’incrocio pedonale più affollato del mondo visto in molti film, tra cui The Fast and the Furious: Tokyo Drift. I giocatori troveranno oltre 550 automobili che possono ovviamente personalizzare. Al momento non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte di Playground Games o Microsoft.