Banane armate e cervelli fritti: il lato oscuro dell'AI slop
Immaginate un’anguria che piange. Ora immaginate che la stessa anguria venga legata a una sedia, interrogata, e infine fatta a pezzi da un ananas con il volto coperto e una bandiera alle spalle. Non è un incubo post-cenone… È un reel, ne esistono milioni, e gli adolescenti sono i principali fruitori.
Il fenomeno ha già un nome: fruitslop. Video generati dall’intelligenza artificiale in cui frutti antropomorfi vivono drammi da soap opera scadente, triangoli amorosi, licenziamenti, fratellanze spezzate, persino qualche deriva stranamente pornografica.
Fruitslop, la violenza generata dall’AI che invade i socialSolo che, secondo un’analisi del Global Network on Extremism and Technology (GNET), la macedonia si sta guastando. Sempre più clip scivolano in quello che i ricercatori chiamano senza troppi giri di parole “AI fruit/vegetable gore”: torture, mutilazioni, crudeltà messe in scena con la leggerezza di un cartone animato.
Non si tratta di brutalità astratta, tipo Tom e Jerry con il martello. Gli analisti notano che i carnefici vengono spesso caratterizzati: cartelli criminali, gruppi di estrema destra, nichilismo militante. La violenza indossa un’uniforme, e l’uniforme ha un’ideologia.
Gli slop basati sulla violenza rafforzano il fascino per la violenza fine a sé stessa, scrivono i ricercatori, permettendo alla cosiddetta “ode alla violenza” online di guadagnare terreno tra i giovanissimi. E soprattutto, preparano il palato. Una volta che il cervello si è abituato al cocomero smembrato, il passo verso materiale audiovisivo vero e molto più brutto diventa una discesa senza attrito.
Il report del GNET è un’analisi di superficie, non uno studio longitudinale con dati e revisione tra pari, che l’AI stia davvero spingendo i ragazzi verso l’estremismo resta, per ora, un’ipotesi appesa a un filo.
Il problema non è la fruttaChe la papaya torturata produca o no piccoli estremisti, francamente, è una questione secondaria. Il vero nodo è la fabbrica. Questa roba viene sfornata da bot farm a ritmo industriale, un rubinetto aperto che non si chiude mai, e trascina tutti noi, i bambini per primi, perché la loro alfabetizzazione mediatica è ancora un cantiere aperto, in un incubo ricorsivo dove l’algoritmo serve solo ciò che trattiene.
Oggi glorifica la violenza. Domani, con lo stesso identico stampo, glorificherà i brogli elettorali, il razzismo, o qualunque altra patologia sociale venga in mente, basta cambiare il prompt. È questa plasticità infinita, questa capacità di riempire qualsiasi contenitore con qualsiasi veleno, a rendere lo slop generativo pericoloso. Punto.
Apple cambierà il consenso al tracciamento per le app
L’autorità antitrust della Germania (Bundeskartellamt) ha accettato gli impegni vincolanti di Apple e chiuso il procedimento avviato oltre quattro anni fa sulla funzionalità App Tracking Transparency (ATT). L’azienda di Cupertino ha promesso che cambierà l’interfaccia per garantire un equo trattamento agli sviluppatori di terze parti. Le modifiche saranno valide in tutta Europa, in quanto l’auto-preferenza è vietata dal Digital Markets Act (DMA).
Novità per il consenso al tracciamentoLa funzionalità App Tracking Transparency (ATT) è stata introdotta nel 2021 con iOS 14.5. Consente agli utenti di bloccare il tracciamento da parte delle app e quindi l’uso dei dati per le inserzioni pubblicitarie. L’autorità antitrust della Germania ha avviato un procedimento perché Apple chiede un doppio consenso per le app di terze parti, mentre per le sue app è solo uno.
Nelle schermate vengono inoltre utilizzati elementi grafici e testo che spingono gli utenti a bloccare il tracciamento delle app di terze parti e ad accettare il tracciamento delle app proprietarie. Ciò rappresenta un abuso di posizione dominante, in quanto c’è un trattamento asimmetrico, come evidenziato nei risultati preliminari di metà febbraio 2025.
A distanza di oltre quattro anni, Apple ha finalmente deciso di modificare le schermate del consenso su iOS e iPadOS entro i prossimi quattro mesi. L’azienda di Cupertino utilizzerà layout, testo, simboli e colori uguali per le app proprietarie e quelli di terze parti. Gli sviluppatori potranno inoltre spiegare più chiaramente come vengono usati i dati e combinare la richiesta di consenso di Apple con altri prompt, come quello obbligatorio in base al GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati).
Gli impegni presi da Apple sono vincolanti per sette anni. I cambiamenti si applicheranno a quasi tutti i paesi europei. Il procedimento tedesco viene pertanto chiuso senza sanzioni. L’autorità antitrust italiana ha inflitto una multa di circa 98 milioni di euro a fine dicembre 2025 (Apple ha presentato ricorso). L’azienda di Cupertino ha invece ricevuto una multa di 150 milioni di euro in Francia a fine marzo 2025.
Questa è la dichiarazione ufficiale di Apple:
Noi di Apple crediamo che la privacy sia un diritto umano fondamentale e abbiamo introdotto App Tracking Transparency per offrire agli utenti un modo semplice per controllare se le app hanno il permesso di tracciare la loro attività su app e siti web di altre aziende. Pur ritenendo che l’attuale richiesta di ATT fornisca un modo chiaro, semplice ed efficace per consentire agli utenti di mantenere il controllo sui propri dati – un’opinione condivisa anche dalle autorità tedesche per la protezione dei dati – abbiamo accettato di apportare modifiche al testo e alla formattazione del prompt su richiesta del Bundeskartellamt. Gli impegni ci consentono di continuare a fornire questo importante strumento per la privacy in Europa e garantire agli utenti il controllo dei propri dati, e non alle aziende e ai data broker.
OpenAI spiega come difendersi dagli agenti AI
Dopo aver perso il controllo dei suoi agenti AI che hanno attaccato i server di Hugging Face, OpenAI vuole “ripulirsi la coscienza” spiegando come intende migliorare le protezioni contro simili incidenti e fornendo utili suggerimenti per la cosiddetta cyberdifesa. L’articolo sul sito ufficiale è stato scritto dal co-fondatore e presidente Greg Brockman.
I modelli open source diventano più potentiIl presidente spiega che l’incidente OpenAI-Hugging Face è stato un momento spartiacque per la sicurezza informatica perché ha anticipato cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi, se i nuovi modelli AI verranno usati dai cybercriminali. Le loro avanzate capacità possono essere sfruttate per trovare e sfruttare le vulnerabilità software, ma anche per scrivere le patch. È quindi necessario migliorare le pratiche di cybersicurezza con una maggiore velocità rispetto al passato.
I recenti modelli AI di OpenAI sono accessibili solo ad un numero limitato di partner che possono sfruttare le capacità cyber per rafforzare le difese. Brockman sottolinea però che i modelli open source sono diventati più potenti, citando i miglioramenti ottenuti da Z.ai con GLM-5.3 (disponibile gratuitamente entro fine agosto). OpenAI è una delle aziende che non vuole il loro ban.
Brockman ha testato le capacità di GPT-5.6 Sol sul sito personale, usando ChatGPT Work. In appena 15 minuti ha trovato 13 vulnerabilità e errori di configurazione. Lo stesso agente AI ha quindi corretto i problemi in circa un’ora. Ciò dimostra che i modelli AI possono diventare cyberguardiani.
Il presidente di OpenAI ammette che sono state sottostimate le capacità cyber dei modelli. L’azienda californiana ha quindi avviato una serie di azioni per migliorare le difese usando gli stessi modelli, tra cui la risoluzione delle vulnerabilità presenti nel codice usato internamente e il monitoraggio continuo dei possibili percorsi di attacco.
Brockman ha infine fornito vari consigli che dovrebbero essere seguiti dalle aziende, come risorse dedicate, uso di agenti specializzati, valutazione dei rischi, simulazioni e validazione dei risultati con interventi umani.
Usare Gemini 3.7 Flash per mettere ordine tra email e bollette
Esiste un disordine che non occupa spazio, non si vede eppure continua ad accumularsi sotto i nostri occhi: quello nella casella di posta elettronica e su Google Drive. Scadenze sepolte in e-mail mai aperte, moduli scolastici da compilare finiti tra le promozioni, bollette con la carta di credito scaduta che mandano avvisi che nessuno legge, appuntamenti confermati settimane fa e poi dimenticati. Sono le piccole bombe a orologeria dell’amministrazione quotidiana, innocue finché non esplodono, e a quel punto è sempre troppo tardi.
Gemini 3.7 Flash, il nuovo modello leggero di Google, è stato presentato come il “cavallo da soma” dell’ecosistema AI dell’azienda. Per testare se il soprannome fosse meritato, la scelta è caduta su un compito volutamente enorme: chiedere al modello di setacciare l’intero archivio di posta e documenti per trovare tutto ciò che potrebbe richiedere attenzione nei prossimi trenta giorni.
Un incarico “massiccio”, quello che solitamente si rimanda per settimane perché richiede ore di lavoro manuale, ma che Gemini può completare in pochi minuti.
Il prompt Gemini per trovare scadenze dimenticate nella postaIl prompt è lungo, deliberatamente, perché ogni parte ha una funzione precisa. Si può copiare e incollare direttamente su Gemini.
Prompt da utilizzare con Gemini: Agisci come il mio assistente per l’amministrazione personale dei prossimi trenta giorni. Cerca nella mia posta elettronica e nel mio archivio digitale i messaggi, i documenti e i moduli degli ultimi trenta giorni che contengano una scadenza imminente, un appuntamento, un pagamento, un evento, un modulo da compilare, una prenotazione, un acquisto, un obbligo scolastico o un’azione che dovrei completare. Prima di fare qualsiasi cosa, crea un elenco principale organizzato per data. Per ogni voce includi: cosa deve succedere, la scadenza o la data dell’evento, chi è coinvolto, dove hai trovato l’informazione con un collegamento all’email o al file originale, se l’azione è confermata, poco chiara o potenzialmente obsoleta, e la prossima azione che devo compiere. Cerca conflitti, informazioni duplicate, moduli mancanti e messaggi a cui potrei non aver risposto. Se due fonti sono in disaccordo, mostrami entrambe le versioni invece di decidere quale è corretta. Poi crea un piano realistico per completare tutto. Raggruppa le azioni che si possono gestire insieme, dai la priorità a quelle urgenti e non programmare più di tre azioni importanti nello stesso giorno. Prepara le bozze delle risposte, dei messaggi di sollecito o delle domande necessarie, ma non inviarle. Suggerisci eventi del calendario e promemoria, ma mostrali prima di aggiungere qualsiasi cosa. Non cancellare, spostare o modificare nessuna email o file esistente. Concludi con una sezione intitolata “Cosa richiede attenzione immediata” con le cinque voci più urgenti. Segnala chiaramente se non sei riuscito ad accedere a qualcosa o se qualche conclusione si basa su un’ipotesi.
Ogni istruzione nel prompt serve a prevenire un problema specifico. Chiedere il collegamento all’e-mail o al file originale impedisce al modello di inventare informazioni, si può verificare tutto con un clic. La regola di mostrare entrambe le versioni quando le fonti sono in disaccordo evita che l’AI faccia scelte al posto dell’utente. Il limite di tre azioni importanti al giorno produce un piano realistico anziché una lista di cose da fare che causa più stress di quello che risolve. E il divieto di inviare, cancellare o modificare qualsiasi cosa mantiene il controllo saldamente nelle proprie mani.
Il prompt è lungo perché non ci si può permettere un banale organizza la mia vita, è troppo generico. L’AI non è ancora abbastanza intelligente da capire cosa significa, e francamente, è un bene che non lo sia.
Il modello lavora con metodo. Setaccia la posta elettronica, esamina i file nell’archivio e può chiedere persino dei chiarimenti quando necessario. Per ogni elemento trovato, Gemini indica il collegamento all’email o al documento originale. Nessuna informazione va presa per buona sulla fiducia, si apre la fonte, si verifica e si decide come procedere.
Dal caos al piano d’azioneLa parte più impressionante non è tanto la ricerca, ma l’organizzazione. Gemini è in grado di prendere decine di voci sparse in fonti diverse e di assemblarle in un piano cronologico con le azioni raggruppate per giornata, le urgenze in cima e le bozze dei messaggi di risposta già preparate. Può individuare anche eventi per cui non è stata inviata la conferma di partecipazione, preparare la risposta e mostrarla, senza inviarla, in attesa di approvazione.
I limiti da non sottovalutareIl modello non è infallibile, può capitare che tralasci email che invece dovrebbero rientrare nella selezione, e non riuscire a individuare i documenti archiviati con nomi poco chiari. Per chi usa la posta aziendale, potrebbe essere necessario che l’amministratore conceda l’accesso a Gemini prima che il prompt funzioni.
Ma nel complesso, Gemini 3.7 Flash tiene botta dall’inizio alla fine, un punto critico, perché i modelli di intelligenza artificiale tendono a seguire la prima parte del prompt e a dimenticare i requisiti verso la fine. In questo caso, il divieto di inviare messaggi e le richieste di mostrare le fonti vengono rispettati fino all’ultimo.
Il prompt si può modificare per qualsiasi situazione. Chi sta organizzando un viaggio può restringere la ricerca a prenotazioni, conferme e pagamenti. I genitori possono concentrarsi su comunicazioni scolastiche, moduli e attività extracurricolari. I liberi professionisti possono cercare fatture, incarichi e messaggi dei clienti rimasti senza risposta. Basta cambiare le categorie di ricerca e il periodo temporale, la struttura del prompt resta la stessa.
Google, si può eliminare il watermark AI dalle immagini di Gemini
Riconoscere un’immagine generata dall’intelligenza artificiale potrebbe diventare molto più difficile su Google. L’azienda di Mountain View offre, infatti, la possibilità di rimuovere il watermark AI da Gemini.
Qualche anno fa, distinguere un’immagine generata dall’AI da una foto vera era piuttosto semplice. L’AI tendeva a commettere numerosi errori. Dita in più, volti deformati, scritte troncate… Ma le cose si evolvono in fretta, molto in fretta. Oggi, i generatori di immagini sono sempre più performanti, al punto che distinguere il vero dal falso non è così scontato. I deepfake che sfruttano l’intelligenza artificiale oramai generano imitazioni più vere del vero.
Google permetterà di togliere i watermark dalle immagini generate con l’AIPer questo motivo sono nati i watermark, che permettono di identificare facilmente contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Ad esempio, i contenuti generati da modelli come Nano Banana e Omni sono accompagnati automaticamente da un piccolo logo a forma di scintilla, che contrassegna le immagini generate dalla macchina.
Già nel 2023, Google aveva una filigrana per identificare le immagini create dall’AI. In seguito, Google Foto ha iniziato a contrassegnare le immagini ritoccate dall’intelligenza artificiale con una filigrana segreta. Ma le cose stanno per cambiare, e non in meglio. Big G offrirà la possibilità di rimuovere i watermark visibili dalle immagini, dai video e dalle musiche generate dai suoi molteplici strumenti AI. In seguito a questo aggiornamento, l’identificazione visibile dei contenuti AI sarà dunque puramente facoltativa.
È importante sottolineare, però, che i contenuti generati dall’AI resteranno comunque identificabili. Google manterrà le filigrane invisibili SynthID e i metadati C2PA, che consentono di riconoscere l’origine artificiale dei contenuti anche in assenza di un contrassegno visibile.
Indovina cosa succede nei commenti del nuovo spot PlayStation
Sony ha pubblicato sui propri canali ufficiali YouTube (anche quello italiano) un nuovo spot dedicato alla sua console PlayStation 5, intitolato It Happens on PS5. Come si può facilmente immaginare, tra i commenti nessuno si è concentrato sulla piattaforma o sui titoli mostrati, cogliendo l’occasione per dar vita all’ennesima ondata di proteste contro la decisione di dire addio ai giochi su disco. Era inevitabile.
Un’altra ondata di commenti negativi per SonyQualsiasi mossa della casa giapponese è ormai accompagnata da una manifestazione di dissenso, ma l’azienda non ha alcuna intenzione di tornare sui suoi passi. Gli investitori hanno applaudito alla scelta e l’hanno premiata sul fronte finanziario. Non ci sono petizioni né altre iniziative che possano convincere la società a tenere in vita il supporto fisico, toccherà farsene una ragione al più presto.
Feedback negativi a parte, il video risulta interessante per altri due particolari. Il primo è quello che mostra una breve (anzi brevissima) sequenza di GTA 6, con il protagonista Jason alla guida di una moto e un aereo che lo segue in cielo. La clip, un frame è diventato la copertina di questo articolo, è tratta dal primo trailer pubblicato a fine 2023. È l’ennesima testimonianza di quanto il titolo sia atteso. La seconda ragione è invece visibile qui sotto: al termine del filmato, Sony mostra solo la Digital Edition della console, la Standard non viene più nemmeno presa in considerazione. Manca comunque anche la versione Pro.
Concentrandoci su Grand Theft Auto VI, ricordiamo che tra dieci giorni esatti andrà in scena la lunga anteprima su Netflix in cui, forse, vedremo finalmente per la prima volta anche qualche spezzone di gameplay. Rimarrà in esclusiva per poche ore sulla piattaforma di streaming, dopo arriverà anche su YouTube. Stando alle ultime indiscrezioni trapelate, potrebbe trattarsi di una miniserie composta da tre episodi.
Bug in Screen Sharing di macOS permette l'accesso al Mac
Il Netherlands Cyber Security Center (NCSC) ha avvisato gli utenti che circola un exploit funzionante in grado di sfruttare una vulnerabilità di macOS. Ignoti cybercriminali hanno già eseguito attacchi per tentare di accedere ai Mac non aggiornati e installare un miner Monero. Apple ha rilasciato la relativa patch il 6 agosto, quindi è consigliato effettuare l’aggiornamento del sistema operativo.
Disattivare Screen Sharing o usare una VPNLa vulnerabilità, indicata con CVE-2026-65400, è presente nella funzionalità Screen Sharing (condivisione dello schermo) che permette agli utenti sulla stessa rete di visualizzare il contenuto dello schermo e controllare il Mac da remoto (aprire file, avviare app e altre azioni). Viene usato il protocollo VNC sulla porta TCP 5900.
Il bug permette di accedere al Mac da remoto senza credenziali valide, se la porta TCP 5900 è accessibile da Internet. Il Netherlands Cyber Security Center ha comunicato che circola un exploit funzionante. Almeno un cybercrimnale ha trovato alcuni Mac vulnerabili con la porta TCP 5900 esposta su Internet, sfruttato la vulnerabilità per ottenere privilegi root e installato un miner di criptovalute Monero.
Al momento non ci sono ulteriori dettagli sull’attacco informatico, né quanti utenti sono interessati. Non sembra che l’exploit sia stato sfruttato per eseguire altre azioni (distribuire malware, rubare credenziali), oltre all’installazione del miner. Apple ha rilasciato la relativa patch con macOS Tahoe 26.6.1, Sequoia 15.7.9 e Sonoma 14.8.9. È quindi fortemente consigliata l’installazione degli aggiornamenti.
Gli utenti che non usano la funzionalità devono disattivarla in Impostazioni di sistema > Generali > Condivisione. Quando viene usata la condivisione dello schermo è preferibile effettuare la connessione tramite VPN o tunneling SSH, come suggerito da molti esperti di sicurezza.
OpenRouter sarà la nuova acquisizione di Stripe
La stretta di mano non è ancora stata ufficializzata, ma dovrebbe esserlo a breve: Stripe sta per annunciare l’acquisizione di OpenRouter. Si tratta di un’operazione dal valore economico quantificato in oltre 7 miliardi di dollari, secondo alcune fonti ritenute a conoscenza dell’accordo, ma per ovvie ragioni rimaste anonime. A darne notizia è stata la redazione di Bloomberg.
Stripe vicina all’acquisizione di OpenRouterUna mossa di questo tipo è particolarmente interessante perché rappresenta un evidente punto di contatto tra due realtà appartenenti ad ambiti solo apparentemente diversi e lontani: quello della finanza (nel dettaglio della gestione dei pagamenti) e quello dell’intelligenza artificiale, settore al centro dell’attenzione da ormai parecchio tempo e che molti danno come ormai prossimo allo scoppio della bolla.
OpenRouter ha annunciato un restyling del proprio logo e della propria identità visiva proprio di recente, a metà luglio. Non sapremo mai se l’ha fatto proprio in vista dell’acquisizione. Sul proprio sito ufficiale, la società afferma di avere già oltre 10 milioni di utenti su base mensile, supportando più di 500 modelli AI forniti da circa 80 provider.
Come già scritto, al momento non ci sono conferme. Entrambe le aziende si sono trincerate dietro al più classico dei no comment. Vista l’assenza di smentite e l’autorevolezza di chi ha lanciato l’indiscrezione, l’esperienza ci dice che presto vedremo arrivare un comunicato ufficiale.
L’ipotesi PayPal non è ancora del tutto sfumataRimane sul piatto anche l’ipotesi dell’acquisizione di PayPal, già formulata all’inizio dell’anno, ma di cui non si è saputo più nulla. In questo caso, l’investimento economico sarebbe molto più ingente, arrivando a toccare i 53 miliardi di dollari stando a quanto emerso.
Le azioni PYPL hanno invertito un trend negativo nell’ultimo mese e sono tornate a crescere. Ora, la flessione rispetto a un anno fa è pari all’11% circa, di gran lunga inferiore rispetto a quanto era alla fine dell’inverno.
AI Paper Trail di Proton svela i dati personali usati da ChatGPT
Lumo è il chatbot AI di Proton (da fine giugno è disponibile la versione 2.0) che offre funzionalità simile a quelle dei concorrenti, rispettando la privacy. La stessa tecnologia viene sfruttata per analizzare le conversazioni e scoprire quali dati personali sono finiti sui server di ChatGPT e Claude.
Come funziona AI Paper TrailMilioni di utenti usato i chatbot AI ogni giorno senza prestare attenzione alle informazioni condivise durante le conversazioni. I dati personali servono per ottenere risposte più pertinenti, ma vengono anche sfruttati per migliorare e addestrare i modelli AI. Il Garante della privacy italiano ha inflitto una sanzione di 15 milioni di euro a OpenAI, successivamente revocata dal tribunale di Roma.
Proton afferma che, dopo settimane o mesi di prompt relativi a lavoro, salute e relazioni personali, i chatbot possono creare un profilo quasi completo dell’utente. Questi dati hanno un elevato valore per i provider e possono essere anche venduti agli inserzionisti.
I chatbot più popolari, tra cui ChatGPT, Gemini e Claude, conservano per un periodo più o meno lungo i seguenti dati: conversazioni, file e documenti caricati, modalità di utilizzo (frequenza, funzionalità e durata delle sessioni), indirizzo IP, tipo di browser, sistema operativo e posizione approssimativa, nome, indirizzo email e dettagli del profilo forniti.
AI Paper Trail è un tool gratuito che sfrutta Lumo per analizzare le conversazioni esportate da ChatGPT e Claude (in futuro verranno supportati anche Gemini e Copilot). L’utente deve quindi caricare l’archivio ZIP o il file JSON nell’interfaccia del tool. Al termine verrà generato un report suddiviso in quattro categorie. My Privacy Type indica se i dati condivisi possono consentire la profilazione. My AI Exposure Score è invece un punteggio su base 100 che indica la quantità di informazioni personali trovate nelle conversazioni.
La sezione What AI Knows About Me elenca il tipo di dati condivisi con i chatbot, tra cui interessi, lavoro, posizione, relazioni sentimentali, salute e finanze. Infine, My Data Value stima il valore che i provider potrebbero attribuire ai dati.
Proton sottolinea che i dati vengono eliminati subito dopo il completamento dell’analisi e non sono mai conservati sui server di Lumo.
Omarchy 4, major release per la distro Linux basata su Arch
Tra le distribuzioni Linux rese disponibili negli ultimi giorni, segnaliamo Omarchy 4. È quella basata su Arch e curata da David Heinemeier Hansson. La nuova major release è stata soprannominata Quattro e il suo creatore l’ha presentata con un filmato (proposto qui sotto) che come sfondo del desktop ha proprio un Audi Quattro in versione rally. Un assist perfetto.
Le novità più importanti di Omarchy 4Definita come la release più importante dall’inizio del progetto, porta con sé novità di rilievo come la shell del desktop rivista in Quickshell in cui barra, launcher, menu, notifiche, indicatori a schermo, pannelli e lock screen tutti gestiti da un unico processo, sempre in esecuzione e dotato di un’architettura a plugin. Questo ha permesso l’eliminazione di elementi come Waybar, Walker, Mako e SwayOSD. Tra le altre cose, questo consente una maggiore personalizzazione dell’interfaccia facendo leva sui temi.
Migliorano poi ridimensionamento del testo, supporto alle configurazioni Hyprland, collegamento a monitor esterni e funzionalità di rete. Tra le aggiunte figurano i pannelli per meteo, Tailscale e Dropbox e diverse applicazioni come Omawrite per la scrittura del codice, Omacut per tagliare i video (basata su ffmpeg), la calcolatrice Omacalc e la possibilità di configurare agenti di coding facendo leva su diversi modelli AI (Claude Code, Codex, OpenCode, Gemini, Grok, Copilot e così via). Rimandiamo al sito ufficiale per il download dell’ISO, scesa al di sotto dei 6 GB e con un processo di installazione reso circa il 30% più veloce. È possibile effettuare l’aggiornamento da una edizione precedente.
Omarcgy è una distribuzione Linux definita omakase. È un termine giapponese che significa letteralmente Lascerò a te la decisione. In altre parole, è una piattaforma pensata per chi non ha un’idea precisa di ciò che vuole e preferisce fidarsi di chi ha l’esperienza adatta a confezionare un prodotto, in questo caso un sistema operativo, nel migliore dei modi.
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Cineby chiude: il sito di streaming pirata ha deciso di sparire
In un angolo della homepage di Cineby è comparso un messaggio che avvisa della sua imminente chiusura, come si legge nello screenshot più avanti. È fissata tra meno di una decina di giorni, prima di fine mese, il 26 agosto. Si tratta di un sito dedicato allo streaming pirata che raccoglie link per vedere anche le ultime uscite al cinema e gli episodi delle serie appena arrivate sulle piattaforme. Come riportato dalla redazione di TorrentFreak, che ha dato per primo la notizia, il portale ha fatto registrare oltre 160 milioni di visite considerando solo il mese scorso.
Streaming pirata: Cineby annuncia la chiusuraIn fono a ogni pagina c’è che un disclaimer che recita: Questo sito non memorizza alcun file sul nostro server, ci limitiamo a fornire link a contenuti multimediali ospitati su servizi di terze parti. Non è stato però sufficiente a evitare numerose cause legali e proprio una di queste potrebbe aver spinto i suoi gestori a prendere la decisione di dire addio. Riportiamo qui sotto l’avviso in forma tradotta.
Cineby e tutti i servizi correlati cesseranno le attività il 26 agosto. È stata una bella avventura, ma è giunto il momento di fermarsi.
Il sito rimarrà disponibile fino a quella data. Potreste riscontrare instabilità durante questo periodo e non forniremo assistenza per eventuali problemi che dovessero presentarsi.
Dopo il 26 agosto, il sito verrà disattivato definitivamente. Tutti i server verranno spenti e tutti gli account utente verranno eliminati.
Cosa accadrà, adesso? Come già visto diverse volte in questi casi, non è da escludere che, chiuso il mirror principale, ne spuntino altri. Anche i cybercriminali potrebbero essere interessati a quanto sta succedendo: abbiamo documento in passato occasioni nelle quali i malintenzionati hanno messo online versioni fasulle dei siti scomparsi, con il solo obiettivo di truffare i visitatori e rubare i loro dati.
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Amazon: nuove condizioni d'uso per impedire le class action
Nel fine settimana, Amazon ha inviato un’email agli utenti statunitensi per informarli che sono in vigore le nuove condizioni d’uso di sito, servizi e app. La novità più rilevante riguarda le controversie legali. L’azienda di Seattle ha stabilito che possono essere risolte solo tramite arbitrato vincolante.
Gli utenti devono rinunciare alla class actionLa class action (azione collettiva) è una soluzione molto utilizzata dai consumatori per difendere i propri diritti e ottenere un risarcimento (in Italia è disponibile da circa 6 anni, ma non ha la stessa efficacia). Amazon ha ricevuto numerose denunce che includono la richiesta di class action. Una delle più recenti riguarda gli aggiornamenti per Fire TV Stick. Spesso viene sottoscritto un accordo extragiudiziale con il pagamento di un risarcimento inferiore rispetto a quello che avrebbe deciso il giudice.
Gli utenti statunitensi che vogliono usare sito, servizi e app di Amazon devono ora accettare le nuove condizioni. Eventuali controversie legali possono essere risolte solo mediante arbitrato vincolante, quindi senza processo in tribunale. Ci sono alcune eccezioni che prevedono l’intervento del giudice ordinario, ad esempio se la controversia rientra nella competenza del tribunale o se è necessario chiedere un’ingiunzione per fermare la violazione dei diritti d’autore.
Prima di ricorrere all’arbitrato è obbligatorio tentare la risoluzione delle controversie contattando il servizio clienti. Amazon ha inoltre aggiunto una sezione che impedisce le class action:
Qualsiasi procedimento arbitrale sarà condotto esclusivamente su base individuale e non con un’azione collettiva o rappresentativa.
Le nuove condizioni d’uso potrebbero tuttavia essere contestate in tribunale. Gli avvocati potrebbero comunque intentare azioni legali collettive, quindi spetterebbe al giudice decidere se consentire o meno il procedimento. Al momento, la novità è limitata agli Stati Uniti.
Dopo Pixel e Galaxy, Scam Detection di Google sui vivo
La sempre attenta redazione del sito Android Authority ha analizzato il codice presente nella versione 234.0.9 dell’app Telefono di Google, scovando un dettaglio molto interessante. È quello che sembra anticipare l’arrivo della tecnologia Scam Detection sugli smartphone del marchio vivo. Come si può intuire già dal nome, è il sistema per la protezione delle truffe già visto in azione sui Pixel e sui Samsung Galaxy di fascia alta della generazione S26.
Dopo Pixel e Galaxy, Scam Detection di Google sui vivoMesso a punto da bigG, sfrutta un modello di intelligenza artificiale gestito in locale per identificare un tentativo di raggiro effettuato tramite chiamata, tempestivamente. L’esempio più chiaro è quello di un falso operatore bancario che chiama la potenziale vittima con l’obiettivo di convincerla a farsi comunicare le credenziali dell’home banking o le informazioni sui metodi di pagamento, magari facendo leva sull’esigenza non reale di aggiornare dati anagrafici, bloccare un bonifico in uscita o altro. Purtroppo, accade molto spesso.
Al momento non è dato sapere su quali modelli arriverà, ma non è da escludere il debutto di Scam Detection sui telefoni della serie X500 di vivo attesa per il mese di settembre. Non è chiaro nemmeno se verrà integrata in modo nativo (come avviene ad esempio per Samsung) oppure se sarà necessario installare l’applicazione di Google. A questo proposito, va sottolineato che il brand utilizza un proprio dialer nel mercato cinese. Si affida invece a quello di bigG per i dispositivi distribuiti a livello internazionale.
Se confermata, la notizia andrebbe interpretata anche come la volontà di portare la tecnologia anti-scam su un numero maggiore di smartphone. Quando rileva una possibile truffa, mostra un avviso sul display e riproduce un suono con l’obiettivo di richiamare l’attenzione dell’utente e metterlo in guardia. Il gruppo di Mountain View afferma di averla sviluppata tenendo conto dell’esigenza di rispettare la privacy.
Conto a canone zero, ecco perché HYPE è il prodotto giusto da scegliere oggi
Per un conto a canone zero, ideale per gestire le spese quotidiane, è possibile puntare sul Conto HYPE. Si tratta di un prodotto a canone zero, senza requisiti da rispettare per eliminare i costi di mantenimento.
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Conto HYPE, la soluzione giusta a canone zeroCon HYPE è possibile accedere a un conto a canone zero che include la carta virtuale (con possibilità di utilizzo tramite wallet digitali) e la possibilità di richiedere la carta fisica (con un costo di 9,90 euro).
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I clienti HYPE hanno la possibilità di accedere a una piattaforma bancaria completa, per gestire pagamenti e operazioni di vario tipo. C’è anche la possibilità di sfruttare il cashback fino al 10% sugli acquisti online effettuati presso gli store partner.
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HYPE, infatti, può diventare il prodotto di riferimento per moltissimi utenti, giovani e meno giovani, per la gestione delle spese e dei propri risparmi. Con il codice CIAOHYPER, inoltre, si riceve un bonus di 5 euro (che sale fino a 25 euro scegliendo uno dei piani a pagamento).
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Windows 11 26H2 più sicuro senza una vecchia funzionalità
Mentre gli italiani organizzavano la grigliata di Ferragosto, Microsoft ha rilasciato nuove versioni preliminari di Windows 11 24H2 e 25H2 nel canale Release Preview del programma Insider. Oltre a diverse novità, l’azienda di Redmond ha incluso miglioramenti per la sicurezza, uno dei quali riguarda WMIC. La vecchia utility è stata rimossa, quindi non sarà più disponibile. A partire da Windows 11 26H2 non verrà più inclusa tra i file di installazione.
WMIC usata spesso dai malwareWMIC (Windows Management Instrumentation Command-line) è un tool aggiunto all’edizione Professonal di Windows XP nel 2001. È un utility a riga di comando che consente agli amministratori di interagire con Windows Management Instrumentation (WMI) e quindi a raccogliere informazioni sul sistema operativo e configurazioni hardware. Permette anche l’esecuzione di script, il monitoraggio degli eventi e la gestione remota.
È chiaramente uno strumento aziendale, ma è presente anche in Windows 11 24H2/25H2. Viene considerato un LOLBIN (living-off-the-land binary), ovvero eseguibili legittimi che i cybercriminali sfruttano per eseguire attacchi informatici. Permette ad esempio di verificare quali antivirus, firewall e software di sicurezza sono installati sul computer, di eseguire comandi per scaricare malware tramite script e di accedere ai computer collegati alla stessa rete locale.
L’abbandono graduale di WMIC è iniziato nel 2016 con la rimozione da Windows Server 2012. Nel 2021 è stato eliminato da Windows 10 21H1. A partire da Windows 11 22H2 è una FoD (Feature on Demand), quindi è preinstallata e attivata per impostazione predefinita. In Windows 11 24H2 e 25H2 è ancora presente, ma è disattivata.
Nelle nuove installazioni di Windows 11 24H2/25H2 era già stata rimossa. Le build 26100.9267 e 26200.9267 rilasciate nel canale Release Preview rimuovono WMIC anche dalle vecchie installazioni. Come conseguenza ovvia, il tool non verrà incluso in Windows 11 26H2, quindi gli utenti beneficeranno di una maggiore sicurezza. Microsoft consiglia di usare PowerShell per eseguire le stesse attività disponibili tramite WMIC.
Ray-Ban Meta, i video delle molestie sono ancora online
A metà luglio, il capo di Instagram aveva promesso di eliminare i video di molestie girati con gli occhiali smart di Meta. Un mese dopo, decine di video simili sono ancora online su account verificati, nonostante alcune siano stati rimossi in seguito a segnalazioni dirette.
Gli occhiali Ray-Ban Meta integrano una fotocamera nella montatura fin dal lancio nel 2021. Le vendite, che avevano superato il milione di unità nel 2024, hanno raggiunto i 7 milioni nel 2025, più del triplo dell’anno precedente, e Meta occupa il primo posto nel mercato degli occhiali smart. Su Instagram e TikTok, l’ultimo trend è quello dei video girati per rimorchiare con questi occhiali.
Degli uomini avvicinano delle donne per strada con battute preparate, registrano tutto con la fotocamera nascosta e poi pubblicano la scena. Altri utenti filmano “scherzi” a cassiere o addetti ai servizi. Adam Mosseri aveva dichiarato a metà luglio che la piattaforma avrebbe eliminato i video delle molestie. Un mese dopo quell’annuncio, un giornalista americano ha passato al setaccio account popolari e verificati di Instagram per verificare se la promessa fosse stata mantenuta. E indovina, indovinello?…
Meta elimina i video delle molestie solo dopo una segnalazione direttaColin Allen è un creatore di contenuti sull’account Instagram @thatiscolin. Ha pubblicato un video in cui avvicina una donna seduta su un marciapiede con la battuta Sei un codice segreto? Perché sto cercando di decifrarti. Dopo che un giornalista americano di Business Insider ha trasmesso a Meta un link a più di 20 video di questo tipo e scherzi molesti provenienti da account diversi, l’azienda ha rimosso il video insieme ad altri otto, ma altre sequenze di Colin Allen, girate con la stessa tecnica con donne diverse, sono ancora online.
Tracy Clayton, portavoce di Meta, ha dichiarato che migliaia di contenuti erano stati rimossi e diversi account sospesi, in base agli standard della comunità sulle molestie, e che i termini di ricerca “rizz” e “cold approach”, comuni nel gergo del rimorchio, erano stati anch’essi bloccati. Due account di siti di rimorchio erano stati inizialmente disattivati, ma uno di essi è stato riattivato pochi giorni dopo. Un portavoce di Meta ha parlato di un errore, prima che l’account venisse nuovamente sospeso in seguito a una segnalazione.
Dopo aver ricevuto elenchi di video simili pubblicati anche su Instagram, TikTok e YouTube hanno reagito ciascuno a modo proprio. TikTok ne ha rimossi due su quattro con la motivazione delle molestie, mentre YouTube ha eliminato diversi video ed escluso un canale dal proprio programma di monetizzazione.
Le buone intenzioni di MetaMeta ha attivato un meccanismo di spegnimento automatico della fotocamera degli occhiali, che si attiva quando la spia luminosa di registrazione viene manomessa, sebbene alcuni continuino a proporre la rimozione totale di questa spia dietro compenso. Eppure, secondo Mark Zuckerberg, gli occhiali connessi sono uno dei prodotti elettronici di consumo a più rapida crescita della storia.
Cosa dice la leggeÈ bene ricordare che in Italia, secondo l’articolo 615-bis del codice penale, registrare immagini o video della vita privata all’interno di domicili o luoghi assimilati (come uffici, spogliatoi, palestre o bagni) è un reato punibile con la reclusione, che aumenta se i contenuti vengono diffusi online. Anche in luoghi pubblici non è consentito riprendere o fotografare le persone di nascosto o senza il loro consenso esplicito, soprattutto se i file vengono pubblicati o condivisi.
Tutto ok, è iPhone: cartellone rimosso, bambini salvi
La notizia che tutti stanno dando è che Apple ha deciso di rimuovere una sua pubblicità da una delle vie più centrali e trafficate di Milano. Quella vera è che la mela morsicata ha così ammesso di aver sbagliato strategia di marketing, caso più unico che raro. Il riferimento è a uno dei cartelloni Tutto ok, è iPhone prima comparso e poi rimosso alle porte di piazza Gae Aulenti.
Via da Milano il cartellone Tutto ok, è iPhoneL’immagine che apre questo articolo è stata ricostruita per mostrarlo in modo chiaro, mentre quello reale è qui sotto, riprendiamo la foto pubblicata da Repubblica. Si vede lo slogan e, accanto, un bambino con in mano lo smartphone, evidentemente sporco.
Apriti cielo: associazioni e psicoterapeuti si sono subito scagliati contro il messaggio veicolato, ritenendolo sbagliato e deleterio. Non si può mostrare un telefono in mano ai più piccoli, sia mai che poi ai genitori venga in mente di farlo davvero, che fortunatamente per ora nessuno ha mai pensato di tenerli buoni con un display.
Apple ha tolto il cartellone e il caso verrà presto dimenticato. E va bene così a tutti: all’azienda che tra poche settimane presenterà iPhone 18, a chi ha alzato la voce e sente di aver fatto giustizia, a papà e mamma che sicuramente così potranno continuare a proteggere i loro pargoli dall’influenza negativa di una tecnologia deviante.
A ogni modo, sarebbe stato sufficiente valutare il messaggio della campagna tenendo conto del suo contesto più ampio per capire che nessuno ha mai voluto vendere uno smartphone ai bambini. Poco sopra si vede un altro maxi-poster dedicato alla funzionalità Dov’è. Potrei sbagliarmi, ma credo che la volontà fosse quella di comunicare che anche se la creatura di famiglia maneggia il dispositivo, non c’è rischio che lo distrugga. Tra l’altro, è un claim che abbiamo già visto anni fa.
Anche all’estero, lo slogan è in uso da tempo. La versione inglese è Relax, it’s iPhone. Qui sotto lo spot che inizia con un geco stecchito. Chissà se ha fatto arrabbiare qualche animalista.
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